Domanda cruciale: quali lettori per la rivista?
Sul “Forum” del CICAP, Beatrice Mautino ha sollevato una questione importante che riporto anche qui: «Ciao tutti, voto anche io per Capire (per ora battuto, nella mia classifica personale, solo da ciRcap” suggerito da un amico e che dovrebbe dar l’idea dell’abbandono del dogmatismo…
«Scemenze a parte, rilancio con qualche domanda che mi piacerebbe discutessimo tutti assieme prima di decidere le cose pratiche (tipo il formato o la grafica)… chi saranno i lettori della nostra rivista?
non si puo’ andare in edicola per i motivi che ci spiegava massimo qualche tempo fa, pero’ la rivista potrebbe comunque aumentare il numero di lettori (i cambiamenti dovrebbero servire anche a quello) e questi nuovi lettori, chi vogliamo che siano? inesperti attratti dagli argomenti? amici magari inconsapevoli del cicap (di quelli che diciamo “ma com’e’ che lui non e’ del cicap?”)? accademici/intellettuali per riuscire a tirarli dalla nostra parte? ggiovani? Bea».
Chi vogliamo che siano i nostri nuovi lettori? Questa è una domanda fondamentale e bene ha fatto Beatrice a ricordarcela: chi vogliamo che legga questa nuova S&P che stiamo cercando di costruire?
Se fino a oggi sono stati soprattutto i decisi sostenitori del CICAP, e se chi si è avvicinato per caso magari poi l’ha lasciata perché lontana da quello che immaginava, come ci dobbiamo regolare per il futuro? Personalmente, credo che più gente sia possibile raggiungere meglio è, ma è anche evidente che non si possono raggiungere tutti.
E’ inutile inseguire pubblici troppo distanti da noi, rischieremmo di scontentare tutti. Però non è nemmeno semplice decidere chi vogliamo che siano i nostri futuri, nuovi lettori: giovani e studenti? Accademici e intellettuali? Curiosi di misteri ma inesperti? A seconda del pubblico che si sceglie, anche il linguaggio e la forma dovranno variare. Forse è possibile trovare un terreno comune per questi gruppi o forse no.
Voi che cosa ne pensate?








Una cosa che trovo sia un limite per Scienza e Paranormale è che non è immediatamente raggiungibile da un giovane che non abbia già una precisa idea del fenomeno di cui si parla negli articoli,che sono esaustivi sia chiaro, ma solo a costo di leggerli per intero.
A me la rivista piace così com’è .. certo se talvolta fosse un pò meno monotematica… però mi rendo conto che a casa mia S&P lo leggo solo io…Focus a ad esempio tutti…
volevo dire ‘essere stato troppo Duro’ non ‘suro’ …
Provo a dire la mia andando in controcorrente.
Potrebbe essere utile in qualche modo per stabilire quale pubblico coinvolgere, stabilire con certezza quale pubblico sicuramente NON si può catturare.
Non potremmo mai riuscire a coinvolgere:
- tutte le persone che non hanno un minimo interesse per la scienza
- persone che sono credenti di natura che quando credono in una cosa non le smuoverai mai
- persone che hanno dei preconcetti negativi verso il Cicap
Poi a mio parere ci potrebbero essere anche dei lettori che potrebbero trovare quello che si scrive forse troppo complicato per le proprie conoscenze. Potrei pensare a fare un piccolo spazio dedicato ad un argomento del paranormale partendo dalla base, e in ogni numero parlare di un fenomeno differente.
Quindi ad esempio parlare nel prossimo numero di cosa è l’omeopatia, come dovrebbe funzionare e quale è la posizione della scienza al momento. Il numero dopo si potrebbe parlare di psicofonia e così via.. 2-3 pagine dedicato a questo.
Si deve riuscire a trovare un equilibrio tra articoli semplici accessibili a tutti ed articoli di approfondimento. Ad esempio l’altro giorno (io sono abbonato a Cicap-extra) sfogliavo on line il numero dedicato all’astrologia. Sono anni che me ne occupo in quanto appassionato di astronomia, e devo confessare che non è stato proprio banale riuscire a comprendere tutti gli articoli. Cioè, andavano bene, ma secondo me sarebbe servito un articolo generale in più proprio perchè non tutti i lettori sono esperti.
Massimo spero di non essere stato troppo suro, ma qui è il caso di dirlo te la sei cercata tu
Un ultima cosa: sarebbe fattibile riuscire ad uscire mensilmente? Una copia ogni 2 mesi è un po’ pochina a mio avviso. Anche per dare un input maggiore per il pubblico, avere una frequenza mensile sarebbe meglio. Ricordo quando era uscito (10 e più anni fa) la prima copia di ‘paperinik’ dover aspettare 2 mesi ogni volta per un numero era un attesa estenuante!
Ciao
Marco
aldo: se metti un giornale a 20 Euro la copia, ne stampi 10 e ne vendi 3…
Ragazzi, mi pare proprio che non possano esserci dubbi sul fatto che Piero è e resta il “faro” del CICAP, no? Il nostro discorso è un altro: come allargare il nostro pubblico, visto che parliamo comunque di una rivista, e non di un programma televisivo, e visto che i nostri argomenti sono molto più limitati di quelli che può toccare Piero nei suoi programmi. Questo il quesito a cui si lega necessariamente l’altro: verso quale pubblico ci vogliamo “allargare”?
Errata Corrige: ho detto “concordo con massimo”, volevo dire “concordo con paolo”.
Sul taglio e sul target concordo con Massimo: il Cicap nasce da Piero Angela e a lui deve ispirarsi (oltre che godere del suo diretto apporto), sia per il registro linguistico che per il grado di approfondimento delle tematiche, che veramente raggiungono il pubblico più vasto (dai ragazzi delle medie agli insegnati) senza scontentare quasi nessuno.
Paolo, certo: non intendiamo inseguire un pubblico, e la rivista una sua identità chiara ce l’ha e non potrebbe essere altrimenti, visto che è l’organo ufficiale del CICAP. Però, a seconda del pubblico cui ci si rivolge il taglio da dare agli articoli può essere diverso. Per esempio, non so quanto si sovrapponga il pubblico di chi legge la rivista solo su carta e di chi invece la legge online, forse già per questi due pubblici, pur dicendo le stesse cose, l’approccio potrebbe essere diverso. Così come sarebbe diverso se vogliamo che la rivista sia apprezzata e “capita” anche in ambito universitario, piuttosto che in altri ambiti.
I nostri ragionamenti, quindi, riguardano ora più che altro il tentativo di capire come presentarci per raggiungere un pubblico più vasto di quello attuale.
E Daniele: hai ragione, sarebbe bello poter ripubblicare gli interventi di Hofstadter. Proveremo a informarci…
Più che inseguire un pubblico in particolare, la rivista dovrebbe avere una sua identità.
Trovare il linguaggio è difficile ma non impossibile, di certo la scuola della divulgazione di Piero Angela è un buon esempio, asciutto ma non sciatto. La rivista può benissimo far convivere articoli e spazi di approfondimento, che il lettore può scegliere di leggere se incuriosito ma tralasciare senza perdere il senso del discorso.
Consiglio di dare un’occhiata all’ottimo testo di Luisa Carrada, “Il mestiere di scrivere”, per avere un’idea su come costruire testi agili, chiari e esaustivi. Si legge in un amen ed è illuminante.
Massimo, un suggerimento (anzi, una supplica). Probabiilmente ricordi che nei primi anni ottanta Douglas Hofstadter aveva una rubrica su “Le Scienze” che s’intitolava “Temi metamagici” (che prese il posto dei “Giochi matematici” di Gardner). In America quegli articoli sono stati raccolti in un libro (appunto: Metamagical themes), mentre in Italia nessun editrore (neanche Adelphi) li ha mai ripubblicati, e sono caduti nel dimenticatoio. Non compaiono neanche nel nuovo CD con l’archivio de “Le Scienze”! Erano brevi articoli bellissimi (con il taglio di Hofstadter accessibile a tutti) e, quelli che ricordo, non sono per nulla superati o “datati”. Se si riuscisse, con il consenso de “Le Scienze” e dello stesso Hofstadter, a ripubblicarli su “Capire”, darebbero alla rivista un valore aggiunto enorme, secondo me. Io non so cosa darei per rileggerli, e non credo di essere l’unico.
Il mio dubbio principale, non solo sulla Vs/rivista, ma anche su quelle che leggo meno malvolentieri (nessuna, da anni, la leggo con piacere)è che la carta stampata sia finita, grazie alle pagine digitali. Se non perderemo la luce elettrica, la carta stampata, in qualsiasi formato, diventerà come la navigazione a vela: un articolo per ricchi colti e snob. Quindi, se posso darVi un sugerimento, fatela bella, ricca e patinata, come le riviste di Franco Maria Ricci, e mettetela in vendita a 20 € a copia. Curate molto di più la pubblicazione degli articoli via Internet e facilitate i blog su singoli argomenti.