L’enigma del reduce

[inserito il 28.03.08 alle ore 9:00]
in Blog, Dai lettori

Il reduce di guerra

Fara mi scrive: «Il tuo post sulla Guerra Civile Americana e sui falsi autentici mi ha ricordato una specie di indovinello che ho letto tempo fa su Reader’s Digest e che potrebbe essere sottoposto agli aspiranti investigatori come uno dei test di osservazione! Non so essere precisa nei dettagli, purtroppo non ho conservato la rivista (la lettera di cui si parla era composta molto bene), ma la sostanza è quella che ti riporto di seguito:

All’inizio degli anni ‘90 una donna si presenta al Ministero della Difesa inglese (ma potrebbe essere anche quello italiano!) e mostra una lettera trovata in casa del bisnonno John Smith in occasione di un recente trasloco. Il bisnonno ha valorosamente combattuto nel corso della guerra 1914/18.

La lettera risale ai primi anni 20 ed è redatta su carta intestata ministeriale autentica dell’epoca. Sono autentici anche l’inchiostro e i timbri che essa contiene. Il documento attesta, fra l’altro, che il Ministero, visti gli atti eroici compiuti da John Smith nel corso della I Guerra Mondiale, gli accorda un cospicuo vitalizio.
Secondo la nipote, però, il bisnonno non ha mai reclamato ne’ riscosso la pensione promessa. E’ morto alcuni anni fa, e la donna intende promuovere un’azione legale affinchè la famiglia possa incassare la cifra che spettava a John Smith, comprensiva di quasi 70 anni di interessi.

L’impiegato sulle prime ritiene che la donna abbia pieno titolo per ottenere il risarcimento: è tutto plausibile e autentico, addirittura il nome dell’ufficiale che in quegli anni firmava tali documenti.
Ad un certo punto però l’impiegato sorride alla donna, si congratula con lei per l’ottima messa in scena e la invita ad andarsene. E’ stata davvero in gamba e non chiamerà la polizia.

La donna, ben sapendo di essere una truffatrice, si allontana ma senza capire in cosa abbia sbagliato. Non è stato facile procurarsi la carta e i timbri dell’epoca (grazie alla complicità di un amico impiegato negli archivi dello stesso Ministero), ma ci è riuscita; il bisnonno ha davvero combattuto in quegli anni; e quindi dove sta l’errore?

Dove sta l’errore? Vediamo chi ci arriva per prima/o…

36 commenti a “L’enigma del reduce”

  1. simona dice:

    forse perché quando è stata combattuta la prima guerra mondiale non si sapeva ancora che ce ne sarebbe stata una seconda?

  2. Stefano dice:

    Salve a tutti!

    L’errore secondo me sta nel fatto che nella lettera la guerra del ‘15-’18 viene chiamata 1° guerra mondiale: come facevano nei primi anni 20 a sapere che ce ne sarebbe stata stata una seconda tanto da dover chiamare così la prima per distinguerle?

    Inoltre, nei primi anni ‘20 l’Italia era ancora una monarchia e quindi non so se esistessero già i ministeri… A rigor di logica quella lettera doveva essere firmata dal re e non da un ministro… ma probabilmente mi sbaglio perché le mie nozioni di storia sono scarsine…

    Infine (ma è solo un arzigogolo, dato che non cambia la sostanza della lettera), la frase d’apertura è sibillina: la lettera era del nonno ed è stata trovata durante un recente trasloco della casa della nipote o la lettera è stata trovata durante un recente trasloco della casa del nonno?

    Buona giornata a tutti,
    Ste

  3. giorgia dice:

    Forse la corresponsione del vitalizio non era subordinata ad un’istanza/richiesta dell’interessato e quindi, se così fosse, vi sarebbe necessariamente traccia della documentazione con la quale il Ministero, o comunque l’ente preposto a tali pagamenti, provvedeva al pagamento, e che questo veniva rifiutato dal beneficiario?

  4. giorgia dice:

    E poi le missive delle pubbliche amministrazioni recano sempre necessariamente un numero di protocollo, quindi da quello si dovrebbe poter sempre risalire alla relativa pratica. Sicuramente un numero di protocollo “inventato”, dopo l’opportuno controllo, rivelerebbe che la pratica non esiste

  5. Gabriele dice:

    Ciao Massimo,

    probabilmente il busillis è nel fatto che la guerra del 14/18 viene indicata come “I Guerra Mondiale”: sicuramente negli anni ‘20 non veniva denominata in tal modo in quanto non c’era ancora stata la seconda….

    Purtroppo sono abbastanza ignorante di storia e quindi non so se sto per dire una cavolata, ma direi che sarebbe stato corretto indicarla come la Grande Guerra.

    Giusto?

    Ciao,

    Gabriele

  6. Daniele dice:

    Beh, sarebbe troppo facile se nella lettera ci fosse scritto “I guerra mondiale”. Però, siccome nel quiz tale espressione non è virgolettata, ma si usa il discorso indiretto (”attesta che…”) non appare chiaro se il falso documento abbia la dizione “I guerra mondiale” o se così dice chi racconta il fatto in epoca attuale, con il senno di poi.
    Spero nella seconda ipotesi, e che il vero errore sia un po’ più difficile da scoprire… :-)

  7. Emanuela dice:

    Perché negli anni ‘20 non potevano sapere che sarebbe scoppiata una II guerra mondiale, quindi perché chiamare la guerra del 15-18 “prima”??

  8. Federico dice:

    Se l’inchiostro usato è quello originale, come dice il testo, dovrebbe trattarsi di inchiostro ferrogallico, che era ancora molto usato nei primi decenni del secolo scorso. E se l’inchiostro era ferrogallico un documento vecchio di decenni è subito riconoscibile da uno appena scritto a causa sia della corrosione della carta che esso produce, sia del viraggio del colore verso il marrone che si produce dopo anni, una volta che tutto il ferro contenuto nell’inchiostro sia stato ossidato.

  9. Stefano dice:

    Viste le poche informazioni fornite e il fatto che può essere ambientato in qualsiasi paese, l’unico errore possibile è di carattere storico.

    Tratto da wikipedia.it:
    “La prima guerra mondiale (per i contemporanei Grande Guerra) fu il conflitto cominciato il 28 luglio 1914 a seguito dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) il 28 giugno 1914 da parte del nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip, e conclusosi l’11 novembre 1918.”

    I contemporanei (quelli vissuti negli anni 20) la chiamavano “Grande Guerra” e non “I Guerra Mondiale”, chiamata così solo dopo il ‘45 per distinguerla dalla seconda. Quindi (anche se al ministero potevano prevede un altro conflitto mondiale;) non avrebbero mai scritto “I Guerra Mondiale” in una lettera degli anni venti.

    Grazie di questo ‘brain training’

  10. MaurizioR dice:

    L’indizio che potrebbe aver insospettito l’impiegato è il cenno alla I Guerra Mondiale.
    Negli anni venti l’avrebbero definita “Grande Guerra” ma soprattutto non l’avrebbero definita “prima”, dal momento che non si poteva prevedere in anticipo l’esistenza di una seconda

  11. Matteo dice:

    Forse il fatto che la guerra in cui ha combattuto viene chiamata “Prima guerra mondiale” quando i contemporanei non la chiamavano così.

  12. Andrea dice:

    CI SONO CI SONO CI SONO!!!
    Perché il ministero della difesa inglese fu creato nel 1940 da Churchill, mentre quello italiano fu creato nel 1947 nel secondo governo de Gasperi!!!
    fonte: wikipedia

    All’inizio mi sono concentrato solo sul timbro postale e sull’inghilterra, ma visto che risale al 1700 (circa, non ricordo), mi è venuto in mente del ministero della difesa.
    Forse perché conoscevo già questa storia?

  13. marco dice:

    Beh, detta così, a mio modesto avviso, non è chiarissima… poichè si racconta l’accaduto in tono discorsivo e non si riporta l’esatta dicitura che compare sul documento (ad esempio, tra virgolette), trovo lecito parlare tranquillamente di Prima guerra mondiale… che, ovviamente, non poteva essere definita così negli Anni Venti…

  14. Mario dice:

    Negli anni venti la 1a guerra mondiale non si chiamava ancora così. Infatti non si sapeva ancora che ce ne sarebbe stata una seconda, quindi la lettera che parla di prima guerra mondiale non può essere degli anni 20.

    Ho indovinato?

    Saluti Mario

  15. hronir dice:

    Nessun indizio/suggerimento? :)

  16. swamp dice:

    negli anni 20 non era ancora scoppiata la seconda guerra mondiale, quindi non si poteva chiamare prima guerra mondiale. infatti era nominata come “grande guerra”.

  17. Aldo Grano dice:

    Se nel documento degli anni ‘20 la Guerra è denominata “I Guerra Mondiale” ( non si capisce bene dalla presentazione dell’ enigma)si tratta certamente di un falso: è stata così chiamata solo alla fine degli anni ‘40, dopo che ce ne era stata una seconda, ancor più grande. Nel caso mi fossi sbagliato voglio comunque esprimere la mia gioia per la recente soppressione dell’ edizione italiana del Reader’s Digest, criminalmente responsabile della decadenza, tramite americanizzazione, della cultura italiana.

  18. Ale dice:

    Forse… negli anni venti non potevano sapere che ci sarebbe stata una seconda guerra mondiale e quindi non potevano definire la guerra appena combattuta “prima”…

  19. Andrea dice:

    “La lettera risale ai primi anni 20 ed è redatta su carta intestata ministeriale autentica dell’epoca. Sono autentici anche l’inchiostro e i timbri che essa contiene. Il documento attesta, fra l’altro, che il Ministero, visti gli atti eroici compiuti da John Smith nel corso della I Guerra Mondiale, gli accorda un cospicuo vitalizio.”

    ma negli anni 20 come facevano a scrivere in una lettera I° guerra mondiale se non ce ne era stata una seconda?
    Avevano la sfera di cristallo?

  20. GG dice:

    Se la lettera e’ stata scritta nei primi anni 20, non potevano sapere che quella sarebbe stata definita “la prima guerra mondiale”, non essendoci ancora stata la seconda.

  21. PaoLo dice:

    Io forse ho la risposta:

    ATTENZIONE: NON LEGGETE QUI SOTTO SE VOLETE CONTINUARE A PENSARE PER TROVARE LA SOLUZIONE ALL’ENIGMA
    ***************************************************************************

    Non sono un esperto in materia, ma dopo una ricerca su Wiki ho scoperto che un vitalizio è una somma (o un bene, o un servizio) periodicamente erogata al destinatario lungo l’arco della sua vita.
    Dunque non è possibile che il bisnonno non l’abbia ricevuto: è sbagliato dire “ritirare la pensione” intendendo invece “ricevere il vitalizio”.
    Dunque la donna ha voluto utilizzare un termine più ricercato, senza informarsi però sul suo reale significato.
    Penso sia questo l’errore.
    Comunque sia, grazie per il divertimento !
    Ciao a tutti/e !

  22. Luca Copersini dice:

    Se nella lettera viene espressamente citata la “Prima Guerra Mondiale”, l’errore è questo. Non avrebbe avuto senso, infatti, parlare di “Prima” Guerra Mondiale negli anni ‘20, quando ancora non si sapeva che ce ne sarebbe stata una seconda….

  23. Mark dice:

    I Guerra Mondiale negli anni 20

  24. rebecca dice:

    non so se la ricerca va fatta anche nella figura in alto..ma so che gli inglesi nella prima guerra mondiale non sono mai riusciti ad usare i cani…in piu vedo una scritta in alto alla mia destra che mi sembra in tedesco….!

  25. Ilya Kuriakhin dice:

    Mi vengono in mente 2 cose: o francobollo/annullo sulla busta non corrispondente all’epoca, oppure lettera scritta con penna a sfera (invece che stilografica, ad esempio). Anche se, volendo, in quest’ultimo caso si potrebbe cavillare: benché il prototipo migliore sia stato brevettato da Biro nel 38, quest’ultimo era solo il punto di arrivo di una serie di altri “esperimenti” più o meno falliti (di solito di origine Tedesca).

  26. Ilya Kuriakhin dice:

    O, ancora, la cifra del vitalizio potrebbe essere stata indicata in maniera decimale, invece che con il vecchio sistema (usato fino al 1971). Quest’ultimo prevedeva una sterlina(£) divisa in 20 scellini(s), a loro volta divisi in 12 pence(d). Un errore nell’indicare la cifra, ad esempio utilizzare l’abbreviazione moderna di pence, cioè (p), potrebbe aver fatto insospettire l’impiegato.
    Anche se, l’indicazione del fatto che il Ministero potrebbe essere “italiano” potrebbe invalidare tutto questo ragionamento.

  27. Neottolemo dice:

    A me che faccio storia è parso strano trovare nel periodo 1914-18 un ministero della difesa. Ho controllato ed effettivamente in quel periodo esisteva il ministero della guerra (war office). Il ministero della difesa è stato creato solo negli anni ‘60.

    Non so se questa sia la soluzione, nel caso mi stia sbagliando (leggo che ci sono dei timbri originali dell’epoca) c’è probabilmente un errore nel testo :)

  28. Neottolemo dice:

    Oops… già detto da Andrea in un precedente commento. Letto dopo.

  29. Stel dice:

    Non credo che la soluzione sia nella dicitura “ministero della difesa”. O meglio, credo che quello non sia un errore volontario, ma una grave imprecisione n ella formulazione del quiz. Perché si dice anche che è stata adoperata “carta intestata ministeriale autentica dell’epoca” e che “Sono autentici anche l’inchiostro e i timbri”, quindi il nome del ministero è quello dell’epoca: da questo punto di vista non vi è stata contraffazione.

    Per altro verso, non posso credere neanche che la soluzione sia nella dicitura “I guerra mondiale”, perché ciò sarebbe troppo sciocco. Mi ricorderebbe tanto il famoso quiz sul ritrovamento di un’antica moneta con iscritta la dicitura “94 a.C.”, che avevo risolto con molto orgoglio quando ero in quarta elementare. E’ quindi evidente che la dicitura “I guerra mondiale” è usata nel discorso indiretto da chi riferisce ora “a senso” il contenuto del documento.

    A questo punto però mi arrendo: qual è la soluzione?

  30. ros dice:

    penso di aver risolto l’enigma…

    il vitalizio non viene dato alla famiglia quando un caro muore in guerra?
    il bisnonno non è morto durante la guerra ma solo “alcuni anni fa”
    quindi non aveva diritto il vitalizio.

  31. Mefisto dice:

    Un vitalizio dura fino a che il beneficiario è in vita , e non è trasmissibile agli eredi .

  32. stel dice:

    Per ros e mefisto.
    Il problema non è - non può essere - nella sussistenza o meno del diritto al vitalizio da parte dei familiari. Può essere solo nella contraffazione del documento, nel fatto cioé che fosse un falso.
    Ciò emerge anche dalla precisazione che il funzionario “non chiamerà la polizia”, lasciando intendere che avrebbe potuto farlo, e che quindi è stato commesso un reato. Il falso è un reato, invece il semplice inoltro di una richiesta per cui non si ha titolo non è un reato: in quel caso semplicemente si va incontro ad un diniego da parte dell’Amministrazione.
    Mi sembra che da tutti i commenti non sia ancora emerso nessun evidente e sicuro errore nella falsificazione del documento.
    Massimo, facci sapere qualcosa…

  33. NERI GIANLUCA dice:

    finalmente trovata la soluzione . o controllato tutti i nomi dei combattenti della guerra e jonh smith non c’e’ , non partecipo’alla guerra . e’ giusto?

  34. Fabio A dice:

    Forse la donna aveva sulla maglietta la scritta “sono una truffatrice” e l’impiegato se ne è accorto solo alla fine

  35. Anthor dice:

    Ragazzi ma è più semplice di ciò che pensate! Voi vi siete spremuti le meningi per pensare ad una situazione reale, invece avreste dovuto tener conto che si tratta di un semplice quiz: un problema concepito da una mente umana e quindi plausibilmente impreciso rispetto a certi dettagli che la persona che lo ha concepito ignorava o ha trascurato.
    Ad esempio, il fatto che nel testo sia usata la dicitura I guerra mondiale non è fra virgolette e quindi non è la precisa dicitura della lettera ed il fatto che all’epoca non esisteva un ministero della difesa è un errore fatto da chi ha concepito il quiz perchè si dice chiaramente che timbri e carta intestata erano autentici, anche l’ufficiale che ha firmato era quello in servizio all’epoca. E poi questi sarabbero stati errori troppo grossolani per passare inosservati ad una prima lettura.

    La soluzione è semplice ed è nella psiche della donna che ha presentato la lettera: lei sa che è un falso. Mi spiego, il fatto che una persona presenti una simile richiesta dopo settantanni è una cosa sospetta perchè è strano che il nonno non l’abbia mai ritirata, anche perchè nel dopoguerra c’era certamente bisogno di denaro. Quindi l’addetto ha semplicemente “bluffato” per verificare la buona fede della donna dicendole che la lettera era falsa e la donna sapendo che era falsa se n’è andata, confermando i sospetti dell’addetto.

  36. cerberoleso dice:

    ma insomma, qual’è la soluzione?io non l’ho ancora capito….

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