Mostro di Firenze: quella cartuccia di Pacciani…

Ho parlato in questi giorni con Enrico Manieri, che è stato uno dei consulenti tecnici di parte durante il processo a Pietro Pacciani per i delitti del Mostro di Firenze. Mi ha segnalato alcuni rilievi molto interessanti circa la famosa cartuccia che contribuì a “incastrare” Pacciani. Gli ho chiesto di riassumerci la vicenda ed eccovi qui la lettera che mi ha scritto:

«Ciao Massimo,

ti scrivo queste poche righe perché voglio segnalarti un fatto che ritengo di un qualche interesse per chi, come te, si è interessato delle tristi e drammatiche vicende degli omicidi del Mostro di Firenze.

Mi chiamo Enrico Manieri e in rete sono conosciuto col nickname  Henry62.

In tempi recenti mi sono occupato degli attacchi dell’11 settembre, dopo aver partecipato a due trasmissioni di SpecialeTG1 dedicate agli attacchi al Pentagono e al World Trade Center, ma in passato collaboravo come giornalista pubblicista con diverse riviste del settore armiero.

Provenendo da un ambiente tecnico, il mio interesse è sempre stato incentrato sui fatti sperimentali, in particolare nel settore della tecnologia delle armi da fuoco e, più in generale, della balistica.

Il primo processo Pacciani, come ricorderai, ebbe un ampia eco sui media e gli Italiani, come spesso accade, si divisero fra “innocentisti” e “colpevolisti”.

Nel periodo del processo uscì anche in commercio il libro scritto dal  dottor Perugini, dirigente di Polizia responsabile della speciale squadra messa in campo per le indagini, in cui si raccontava la vicenda investigativa dal suo punto di vista.

All’epoca si faceva un gran parlare della famosa cartuccia trovata nell’orto di Pacciani, la “prova regina” come veniva all’epoca chiamata. Dopo la condanna del Pacciani, decisi quindi di approfondire l’analisi delle perizie balistiche che erano state effettuate nel corso del processo.

Ricevute dal Tribunale di Firenze le copie delle relazioni finali, effettuai uno studio approfondito delle stesse, che portò alla pubblicazione su una rivista del settore di un corposo articolo, pubblicato nel luglio 1995, in cui illustravo i fatti ma anche i dubbi di natura tecnica che la lettura dei fascicoli mi aveva creato.

L’impatto di quell’articolo fra gli addetti ai lavori fu notevole.

Gli avvocati storici fiorentini di Pacciani, avvocato Bevacqua ed avvocato Fioravanti, mi chiesero di supportarli come consulente tecnico di parte nella preparazione dei motivi di appello e nel processo di appello che si sarebbe aperto a breve.

Ovviamente accettai e supportai la difesa di Pacciani sia per la stesura dei motivi aggiunti d’appello che nel successivo dibattimento, ovviamente limitatamente alle questioni inerenti con le specifiche conoscenze tecniche del mio settore.

Il processo si concluse con la clamorosa assoluzione di Pietro Pacciani, sentenza che, in seguito a ricorso in Cassazione dell’accusa, venne successivamente annullata per cui Pacciani avrebbe dovuto essere sottoposto ad un nuovo processo.

Nel frattempo Pacciani morì ed iniziò il processo ai “compagni di merenda”, ma della famosa cartuccia trovata nell’orto di Pacciani non se ne parlò più.

Da allora furono scritti molti libri, da investigatori, da magistrati, da giornalisti, da avvocati e da ricercatori ma in nessuno di questi emerse mai un fatto che, ora, a distanza di quasi 14 anni dal primo processo Pacciani, vorrei raccontarti.

Dalla lettura delle relazioni peritali mi ero accorto che nella terza perizia, svolta secondo il rito dell’incidente probatorio prima dell’apertura del processo, la perizia metallografica che doveva rispondere alla domanda da quanto tempo la cartuccia fosse interrata,  la “cartuccia Pacciani” (chiamiamola così per semplicità, anche se più correttamente dovremmo parlare di “corpo di reato n. 55357”), la cartuccia era stata tagliata ed inglobata in resina metallografica.

Il reperto trovato nell’orto di Pacciani non era un bossolo, come ancora si sente raccontare, ma una cartuccia inesplosa, che si era danneggiata probabilmente per un inceppamento, che come tale aveva un bossolo di ottone, una palla in piombo e, all’interno, innesco e polvere da sparo.

Parlando con gli avvocati difensori, mi resi conto che non erano al corrente che la cartuccia era stata tagliata, e lo stesso avvenne col consulente della difesa del primo processo e addirittura con uno dei consulenti tecnici d’ufficio che aveva effettuato una delle tre perizie.

Nel corso della mia analisi, effettuata solo sulla base del materiale documentale presente nelle relazioni peritali, avevo individuato anche altre tracce, non descritte adeguatamente dai periti del primo processo, che avrebbero potuto essere motivo di analisi in un nuovo processo, ma espressi il timore che il taglio della cartuccia avrebbe potuto aver compromesso per sempre la possibilità di fare queste nuove analisi.

In tempi recenti, parlando con un avvocato che è molto addentro nella conoscenza degli atti e che ha scritto un paio di libri sulla vicenda,  ha appreso da me  con sorpresa quanto in realtà io avevo già pubblicato nel luglio 1995.

Caro Massimo, dato che anche tu ti sei occupato diffusamente nei tuoi libri di questa vicenda e visto che apprezzo il tuo modo documentato di affrontare la ricostruzione storica, ti vorrei segnalare questo fatto, che credo sia importante per meglio inquadrare gli eventi del processo a Pacciani.

Data la difficile reperibilità della mia analisi fatta a suo tempo, ho aperto un blog in cui documento quanto ti ho scritto:

http://mostro-di-firenze.blogspot.com/2009/01/dossier-processo-pacciani-le-perizie.html

Ti saluto con grande piacere e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi ed avere un tuo commento su quanto ti ho raccontato».

Ringrazio Enrico per la segnalazione e suggerisco a tutti gli interessati di leggere le perizie pubblicate sul suo blog. In effetti, gli interrogativi legati alla vicenda del Mostro di Firenze sono ancora tanti ma, del resto, sono ancora tre le inchieste, coordinate dai pm Paolo Canessa e Alessandro Crini, aperte sui delitti del Mostro.

La prima riguarda le persone che, secondo l’accusa, oltre all’ex farmacista Francesco Calamandrei, da poco prosciolto, farebbero parte del secondo livello, quello dei mandanti del mostro: si tratta, scrive il giudice Silvio De Luca nelle motivazioni della sentenza su Calamandrei, di uno stilista, un medico di malattie tropicali, un orefice, un imprenditore e un ortopedico. «I pm – scrive il giudice – hanno dichiarato di aver provveduto da tempo, escluse ovviamente le persone decedute, alla loro iscrizione nel registro degli indagati e che le indagini sono ancora in corso».

La seconda è a carico di un ex carabiniere di San Casciano: «I pm – scrive ancora il giudice – hanno riferito dell’esistenza di un procedimento penale a suo carico quale possibile fornitore delle armi» agli autori dei delitti del mostro. La terza, nella quale è indagato anche lo stesso ex militare, riguarda la morte di Renato Malatesta, marito di una delle donne frequentate dai compagni di merende: per i pm ci sarebbero dubbi sul fatto che l’uomo, morto impiccato, si sia suicidato.

E, dunque, nonostante siano passati 40 anni dal primo delitto e 24 dall’ultimo, le indagini continuano, come è giusto che sia, e sopravvive la speranza, prima o poi, di sapere come andarono veramente le cose sulle colline toscane in quei terribili anni.



17 Comments

  1. Non si capisce come mai Paolo Cochi, nel suo gruppo FB, Il salto del Capretto o come si chiama, non mostri stima verso Enrico Manieri

  2. in risposta a quanto scrive arzenta. La psicosi è una malattia che funziona in modo un pò più complesso di come lo descrivi. I traumi scatenanti la furia omicida non avvengono in modo repentino e non di certo è un unico evento traumatico , come l’omicidio locci /lo bianco, in età adulta il responsabile di quegli eventi.
    La psicosi di un serial Killer è una malattia profondamente legata a una pluralità di fattori, genetici, ambientali, sociologici, e anche traumatici ovviamente. Ma è un processo lungo che nasce in fase pubescente e si caratterizza con una fervida fantasia immaginativa che è propria del futuro serial killer già dalla nascita, una fantasia che negli psicotici si confonde con la realtà e cristallizza le immagini nella mente , sviluppandosi sempre più in fase adolescente- E’ un processo che senza un adeguato intervento di uno psichiatra esperto è incontrollabile e le diverse fasi, che non elenco per brevità di spazio, che concorrono a formare la mente e le azioni di un serial killer possono durare da pochi giorni a molti anni. L’idea che un guardone qualsiasi abbia assistito alla morte di lobianco e locci per caso e da li sia scaturita la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è anche possibile ma decisamente poco probabile. Quelle fantasie che furono realizzate ciclicamente dal mostro sono immagini nate anni e anni prima nella sua mente e sviluppatesi in modo continuo dalla nascita all’adolescenza e all’ età adulta. E non necessariamente il modus operandi del Sk corrisponde all’ evento traumatico subito , ma anzi è solo una trasmigrazione nella realtà di un evento, capovolto, vissuto o solo immaginato anni e anni prima, che serve al SK per riequilibrare il suo rapporto malato con la società. L’omicidio consente allo psicotico di ottenere quella rivalsa che la vita gli ha negato, riportando la sua posizione di perdente a quella di vincente, per dirla in parole semplici. E’ quindi assolutamente sbagliato pensare che un evento traumatico A venga riprodotto da un SK in un atto A, in genere non è mai così. Inoltre la psicosi degenera in atti omicidiari più per una serie di traumi anche piccoli o insignificanti per una persona normale, piuttosto che da un unico grande trauma. La causa scatenante è il mal funzionamento della mente, della comprensione di una serie di valori e stà nell’ incapacità dello psicotico di incanalare le valutazioni sulle sue incapacità, sui traumi, sull’ ambiente che lo circonda, in un corretto rapporto con i valori morali e le regole sociali e legislative. Quindi è da ritenere impossibile che l’omicidio locci lo bianco sia la causa scatenante la furia del mostro. Bisogna guardare all’ infanzia, al rapporto con i genitori, se li ha avuti, e anche ada eventuali traumi gravi, certo, ma purtroppo in questi casi il trauma potrebbe essere anche solo una fantasia della mente del mostro. Sono casi molto difficili. E’ certo solo che quegli omicidi no sono il prodotto di menti come quelle di Vanni, Pacciani , e Lotti. E, quella del mostro, una mente sofisticata, abile, e di intelligenza superiore alla media, ma questo non significa che non possa essere un rozzo contadino, un pellettiere, o un semplice imbianchino. La mente del Sk non corrisponde necessariamente a un medesimo livello professionale, o modello sociale. Ma ha ragione canessa quando diceva che era più abile col coltello che non con la pistola. Una mente non grezza però…

  3. Ho letto attentamente la missiva diretta a Massimo Polidoro.
    Per una semplice curiosità chiedo ad Enrico Maniero a che titolo il Tribunale gli fornì le copie delle perizie della famosa cartuccia rinvenuta nell’orto di Pacciani. Non credo sia stata una cosa facile, anzi ho motivo da ritenerla impossibile. A meno che le cose non siano andate diversamente da come raccontate nella stessa missiva, ma questo lo potrà spiegare solo il diretto interessato.
    Da chiarire poi che l’incidente probatorio,fatto nel rispetto delle regole, è un’atto che non si può impugnare –

  4. Ho lavorato sui casi del mostro di firenze per circa 5anni, all’epoca ne1979 non era esistente la SAM (squadra antimostro firenze) ma ero in servizio presso la questura di Firenze e quei casi vennero affidati alla mia squadra, e proprio in quegli anni ci furono tre omicidi.Ad oggi nessuna delle persone arrestate o fermate o sospettate mai nessuno di loro si e’ macchiato di tutti quei crimini o ne avesse un minimo di conoscenza.L’unico dato a cui ho dato sempre importanza e mi sonosoffermato piu’ volte in quel periodo ad indagare e riflettere e’ stato l’omicidio di Barbara Locci e di Lo Bianco nel1968.Praticamente e’ l’unico degli omicidi a cui si puo’ dare un’importante svolta e significato di tutti i delitti commessi dal mostro di Firenze.Agosto 1968 viene uccisa in piena notte la coppia prima citata.I due erano amanti e si appartavano nello stesso posto gia’ da tempo.Il futuro mostro era solito nascondersi vicino alla macchina dei due, finche’ una sera sentito sopraggiungere un altro uomo nel silenzio,si nasconde ed assiste a tutta la scena dell’omicidio perpretato da Stefano Mele,riesce a vedere anche dove l’assassino butta via l’arma, ma non nel canalone adiacente al misfatto.Il Mele fugge, il guardone rimane impietrito ed alquanto scosso di quanto era accaduto,vede che c’e’ un bambino vivo e sta bene,recupera l’arma e fugge anche lui.Da quel momento nasce la malattia psicotica nel cervello del mostro,tanto turbato di quanto ha visto che dopo sei anni passati con in mano quella cal.22 decide di riprovare le stesse gesta che lo hanno traumatizzato e reso instabile il suo stato psicologico.Non solo uccide i due ma strazia la donna in tutte le parti del suo colpo,quasi vendicare la natura del tradimento femmiile oggetto del primo omicidio….questo e’ quanto e sempre da li’ si deve ripartire..tutto il resto tempo perso,persone accusate senza vere prove, mi scuso ancora col sign:Spalletti che lo svegliammo alle 6.00 del mattino,perquisimmo la sua casa ma io fui il primo a dire che lui non era il mostro….avevo poco piu’ che vent’anni

  5. Propendo anch’io per l’innocenza dei compagni di merenda. In questo caso Canessa non è stato per niente furbacchione.
    Questi delitti sono classici del solitario serial killer. Il vero responsabile non è stato mai individuato.
    Se volete saperne di più andate sul blog “il mostro di Firenze blog di Enrico di giacomo” e leggetevi con attenzione tutti i post.- Lasciate anche il vostro parere sullo stesso blog.-

  6. mi fa’ piacere notare che la curiosita’ e ancora viva. in ordine vi elenco i colpevoli di almeno due dei tre ranghi operativi . esecutori materiali : francesco vinci ,antonio vinci , pietro pacciani , Vanni era un aiuto che pacciani si portava con se perche’ era come la sua (del pacciani) puttanella .lotti il ritardato del paese e amico succube di pacciani sapeva tutto e a cercato di mostrarlo anche a un altro . pero’ era cosi impaurito dal pacciani che non aveva mai trovato il coraggio di parlare con le autorita’ . il medico perugino morto nel lago trasimeno , lui potrebbe essere uno dei mandanti e anche colui che mostro’ come fare nel primo plurimo omicidio .da ora in poi e’ facile scoprire gli ultimi due rimasti che si dividono il podio . e sono anche gli unici vivi di tutta l’inchiesta.

  7. il mostro e una persona sola,con difetto fisico, quei quattro innocenti di compagni merenda, quel canessa che furbacchione

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