Mostro di Firenze: quella cartuccia di Pacciani…

[inserito il 19.01.09 alle ore 14:51]
in Blog, Cronaca nera, Misteri aperti

Ho parlato in questi giorni con Enrico Manieri, che è stato uno dei consulenti tecnici di parte durante il processo a Pietro Pacciani per i delitti del Mostro di Firenze. Mi ha segnalato alcuni rilievi molto interessanti circa la famosa cartuccia che contribuì a “incastrare” Pacciani. Gli ho chiesto di riassumerci la vicenda ed eccovi qui la lettera che mi ha scritto:

«Ciao Massimo,
ti scrivo queste poche righe perché voglio segnalarti un fatto che ritengo di un qualche interesse per chi, come te, si è interessato delle tristi e drammatiche vicende degli omicidi del Mostro di Firenze.
Mi chiamo Enrico Manieri e in rete sono conosciuto col nickname  Henry62.
In tempi recenti mi sono occupato degli attacchi dell’11 settembre, dopo aver partecipato a due trasmissioni di SpecialeTG1 dedicate agli attacchi al Pentagono e al World Trade Center, ma in passato collaboravo come giornalista pubblicista con diverse riviste del settore armiero.

Provenendo da un ambiente tecnico, il mio interesse è sempre stato incentrato sui fatti sperimentali, in particolare nel settore della tecnologia delle armi da fuoco e, più in generale, della balistica.
Il primo processo Pacciani, come ricorderai, ebbe un ampia eco sui media e gli Italiani, come spesso accade, si divisero fra “innocentisti” e “colpevolisti”.

Nel periodo del processo uscì anche in commercio il libro scritto dal  dottor Perugini, dirigente di Polizia responsabile della speciale squadra messa in campo per le indagini, in cui si raccontava la vicenda investigativa dal suo punto di vista.

All’epoca si faceva un gran parlare della famosa cartuccia trovata nell’orto di Pacciani, la “prova regina” come veniva all’epoca chiamata. Dopo la condanna del Pacciani, decisi quindi di approfondire l’analisi delle perizie balistiche che erano state effettuate nel corso del processo.

Ricevute dal Tribunale di Firenze le copie delle relazioni finali, effettuai uno studio approfondito delle stesse, che portò alla pubblicazione su una rivista del settore di un corposo articolo, pubblicato nel luglio 1995, in cui illustravo i fatti ma anche i dubbi di natura tecnica che la lettura dei fascicoli mi aveva creato.
L’impatto di quell’articolo fra gli addetti ai lavori fu notevole.

Gli avvocati storici fiorentini di Pacciani, avvocato Bevacqua ed avvocato Fioravanti, mi chiesero di supportarli come consulente tecnico di parte nella preparazione dei motivi di appello e nel processo di appello che si sarebbe aperto a breve.

Ovviamente accettai e supportai la difesa di Pacciani sia per la stesura dei motivi aggiunti d’appello che nel successivo dibattimento, ovviamente limitatamente alle questioni inerenti con le specifiche conoscenze tecniche del mio settore.

Il processo si concluse con la clamorosa assoluzione di Pietro Pacciani, sentenza che, in seguito a ricorso in Cassazione dell’accusa, venne successivamente annullata per cui Pacciani avrebbe dovuto essere sottoposto ad un nuovo processo.

Nel frattempo Pacciani morì ed iniziò il processo ai “compagni di merenda”, ma della famosa cartuccia trovata nell’orto di Pacciani non se ne parlò più.

Da allora furono scritti molti libri, da investigatori, da magistrati, da giornalisti, da avvocati e da ricercatori ma in nessuno di questi emerse mai un fatto che, ora, a distanza di quasi 14 anni dal primo processo Pacciani, vorrei raccontarti.

Dalla lettura delle relazioni peritali mi ero accorto che nella terza perizia, svolta secondo il rito dell’incidente probatorio prima dell’apertura del processo, la perizia metallografica che doveva rispondere alla domanda da quanto tempo la cartuccia fosse interrata,  la “cartuccia Pacciani” (chiamiamola così per semplicità, anche se più correttamente dovremmo parlare di “corpo di reato n. 55357”), la cartuccia era stata tagliata ed inglobata in resina metallografica.

Il reperto trovato nell’orto di Pacciani non era un bossolo, come ancora si sente raccontare, ma una cartuccia inesplosa, che si era danneggiata probabilmente per un inceppamento, che come tale aveva un bossolo di ottone, una palla in piombo e, all’interno, innesco e polvere da sparo.

Parlando con gli avvocati difensori, mi resi conto che non erano al corrente che la cartuccia era stata tagliata, e lo stesso avvenne col consulente della difesa del primo processo e addirittura con uno dei consulenti tecnici d’ufficio che aveva effettuato una delle tre perizie.

Nel corso della mia analisi, effettuata solo sulla base del materiale documentale presente nelle relazioni peritali, avevo individuato anche altre tracce, non descritte adeguatamente dai periti del primo processo, che avrebbero potuto essere motivo di analisi in un nuovo processo, ma espressi il timore che il taglio della cartuccia avrebbe potuto aver compromesso per sempre la possibilità di fare queste nuove analisi.

In tempi recenti, parlando con un avvocato che è molto addentro nella conoscenza degli atti e che ha scritto un paio di libri sulla vicenda,  ha appreso da me  con sorpresa quanto in realtà io avevo già pubblicato nel luglio 1995.

Caro Massimo, dato che anche tu ti sei occupato diffusamente nei tuoi libri di questa vicenda e visto che apprezzo il tuo modo documentato di affrontare la ricostruzione storica, ti vorrei segnalare questo fatto, che credo sia importante per meglio inquadrare gli eventi del processo a Pacciani.

Data la difficile reperibilità della mia analisi fatta a suo tempo, ho aperto un blog in cui documento quanto ti ho scritto:

http://mostro-di-firenze.blogspot.com/2009/01/dossier-processo-pacciani-le-perizie.html

Ti saluto con grande piacere e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi ed avere un tuo commento su quanto ti ho raccontato».

Ringrazio Enrico per la segnalazione e suggerisco a tutti gli interessati di leggere le perizie pubblicate sul suo blog. In effetti, gli interrogativi legati alla vicenda del Mostro di Firenze sono ancora tanti ma, del resto, sono ancora tre le inchieste, coordinate dai pm Paolo Canessa e Alessandro Crini, aperte sui delitti del Mostro.

La prima riguarda le persone che, secondo l’accusa, oltre all’ex farmacista Francesco Calamandrei, da poco prosciolto, farebbero parte del secondo livello, quello dei mandanti del mostro: si tratta, scrive il giudice Silvio De Luca nelle motivazioni della sentenza su Calamandrei, di uno stilista, un medico di malattie tropicali, un orefice, un imprenditore e un ortopedico. «I pm - scrive il giudice - hanno dichiarato di aver provveduto da tempo, escluse ovviamente le persone decedute, alla loro iscrizione nel registro degli indagati e che le indagini sono ancora in corso».

La seconda è a carico di un ex carabiniere di San Casciano: «I pm - scrive ancora il giudice - hanno riferito dell’esistenza di un procedimento penale a suo carico quale possibile fornitore delle armi» agli autori dei delitti del mostro. La terza, nella quale è indagato anche lo stesso ex militare, riguarda la morte di Renato Malatesta, marito di una delle donne frequentate dai compagni di merende: per i pm ci sarebbero dubbi sul fatto che l’uomo, morto impiccato, si sia suicidato.

E, dunque, nonostante siano passati 40 anni dal primo delitto e 24 dall’ultimo, le indagini continuano, come è giusto che sia, e sopravvive la speranza, prima o poi, di sapere come andarono veramente le cose sulle colline toscane in quei terribili anni.

9 commenti a “Mostro di Firenze: quella cartuccia di Pacciani…”

  1. juhan dice:

    post strano, lungo per fornire un indirizzo o poco più.

  2. Aldo Grano dice:

    Vicenda che ha appassionato anche me, che sono di Firenze, che conosco i luoghi per essere maniaco di passeggiate nei boschi e nelle campagne. Pia Rontini e Claudio Stefanacci fuono uccisi a un chilometro dalla casa che avevo in affitto a Vicchio. Ho sempre negli occhi lo sguardo addolorato del padre di Pia, che incrociavo spessissimo, sia a Vicchio che vicino alla Questura di Firenze, dove mia moglie aveva un negozio. A differenza di altri crimini di cui si è occupato Massimo, questo ha indubbiamente relazione con il paranormale, in quanto i compagni di merende avevano una loro setta satanica. Ma se restiamo nel campo dello scetticismo e delle prove provate, la verità, che tutti a Firenze sappiamo, è che Vigna non riuscì a imbastire prove sufficienti, tanto che affidò la pubblica accusa al giovane (allora) Canessa, per evitare di fare brutte figure.
    Ma i giurati popolari si arrabbiarono moltissimo con Pacciani, da cui si sentirono presi in giro perchè recitava il ruolo dell’ anima candida. Memorabile una ripresa televisiva che lo ritrae mentre piange, aprendo l’ occhio convinto di non essere visto, per vedere che effetto faceva sulla corte. Per questo lo condananrono, in primo appello, senza prove sufficienti: guai a prendere in giro i toscani in generale e i fiorentini in particolare! Poi, per fortuna, il mostro è morto. Giuttari ha avuto ostacoli di ogni genere nella sua ricerca del terzo livello, perché molti indagati sono massoni. Del resto lo è anche Vigna, ma A LUI FAREI UN MONUMENTO PER IL CORAGGIO CHE HA AVUTO!
    Il terzo livello è probabilmente composto da altri satanisti che cercavano di comprare i feticci per i loro riti. Molti di loro non conoscevano nemmeno Pacciani. Prendete questo, ovviamente, come mia opinione personale, di cui mi assumo la responsabilità: non ho prove scientificamente inoppugnabili e nemmeno prove che possano convincere una giuria a un processo.

  3. Marco Di Falco dice:

    “”"
    che sono di Firenze, che conosco i luoghi per essere maniaco “”"”

    Mi hai fatto sudare freddo!!! :)

  4. CM dice:

    Salve,

    Ho trovato un blog interessante che riguarda la triste vicenda del Mostro di Firenze, il cui indirizzo è il seguente :
    http://www.elamigodelmonstruo.blogspot.com

    Che ne pensa ?

    Saluti
    CM

  5. elamigodelmonstruo dice:

    a Henry62
    Che peccato che mi abbiate snobbato, potevano venire fuori delle cose interessanti, la pallottola inesplosa per esempio, mi piacerebbe sapere se esista la possibilitá di un’analis, tipo ADN del terriccio attaccato al reperto rinvenuto nell’orto del Pacciani, per determinarne se effettivamente stesse interrata lí da tempo o se buttata nell’orto dopo essere stata riesumata in un’altro posto e buttata successivamente nel giardino della vittima prescelta per essere accusata-Potrebbe essere una pista se ovviamente fosse tuttavia possibile questo tipo di analisi. Avrei due posti dove controllare se la terra fosse la stessa.
    Scusi se torno a molestarla, peró il caso stá a cuore anche a me.

  6. roby fiasconaro dice:

    Insomma questa cartuccia malandata- ritrovata nell’orto di Pacciani- era del tipo Winchester serie H oppure no? Cordialità Roby Fiasconaro,teste inf.sui fatti nell’inchiesta Mostro-ter

  7. lucilla dice:

    Secondo Mario Spezi, nel suo libro “dolci colline di sangue”, il maresciallo Arturo Minoliti, di San Casciano, avrebbe espresso dei dubbi sulla genuinità del ritrovamento della pallottola nell’orto di Paccani.

  8. patrizia dice:

    ho seguito molto la storia sul mostro di firenze e l,idea che mi sono fatta e,,,che pacciani e gli amici erano pagati da qualcuno che commissionavano i delitti sicuramente c,erano di mezzo le sette sataniche

  9. Roberto Avenosi dice:

    Il signor Enrico Manieri non venne mai contattato dagli avvocati Fioravanti e Bevaqua (chiedere per credere) ma si offrì come consulente. La sua offerta venne rifiutata in quanto era stato già nominato un consulente di parte, consulente che riuscì a dimostrare gli errori dei periti e quindi a far assolvere Pacciani: sul sito http://www.earmi.it è presente la consulenza.

Lascia un commento