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	<title>Commenti a: JFK: Oswald non potè sparare quei colpi?</title>
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	<description>Sito ufficiale dello scrittore e &#34;detective del mistero&#34; Massimo Polidoro</description>
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		<title>Di: Massimo</title>
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		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 15:31:26 +0000</pubDate>
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		<description>Vi segnalo che Diego Verdegiglio ha appena pubblicato sul sito una lunga inchiesta sulla vicenda. La potete leggere qui: http://www.massimopolidoro.com/indagini/chi-ha-sparato-davvero-a-jfk.html

msm</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vi segnalo che Diego Verdegiglio ha appena pubblicato sul sito una lunga inchiesta sulla vicenda. La potete leggere qui: <a href="http://www.massimopolidoro.com/indagini/chi-ha-sparato-davvero-a-jfk.html" rel="nofollow">http://www.massimopolidoro.com/indagini/chi-ha-sparato-davvero-a-jfk.html</a></p>
<p>msm</p>
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		<title>Di: Federico Ferrero</title>
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		<dc:creator>Federico Ferrero</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Nov 2007 12:36:51 +0000</pubDate>
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		<description>Buongiorno a tutti,
la pagina segnalata da Polidoro e dedicata al Carcano su www.johnkennedy.it è ora disponibile a questo Url:

http://johnkennedyit.wordpress.com/2007/09/27/il-mannlicher-carcano/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno a tutti,<br />
la pagina segnalata da Polidoro e dedicata al Carcano su <a href="http://www.johnkennedy.it" rel="nofollow">http://www.johnkennedy.it</a> è ora disponibile a questo Url:</p>
<p><a href="http://johnkennedyit.wordpress.com/2007/09/27/il-mannlicher-carcano/" rel="nofollow">http://johnkennedyit.wordpress.com/2007/09/27/il-mannlicher-carcano/</a></p>
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		<title>Di: Luca</title>
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		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Nov 2007 14:28:12 +0000</pubDate>
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		<description>Caro sig Verdegiglio

Le mie conoscenza sul caso Kennedy, che comprendono anche la lettura del suo ottimo libro, mi portano a pensare che il sig Garrison non possa essere assolutamente la bandiera della teoria del complotto. Come lei sa benissimo Garrison ha sempre ammesso che Shaw e Ferry avevano un ruolo comunque marginale nell&#039; attentato, inoltre sapeva bene che Ferry non poteva portare via Oswald da Dallas perchè L&#039;aereo di Ferry non poteva volare.
Sul Fatto che Shaw e Ferry non si conoscessero questo è tutto da discutere, in quanto, pur volendo tralasciare Russo, molti altri testimoni sotto giuramento hanno ammesso di aver visto più volte i due assieme.

Sig Verdegiglio, comunque a me Garrison non entusiasma affatto, ma l&#039; ho solo voluto citare perchè il Sig Polidoro dipinge Garrison come un pazzo paranoico, basta leggere i grandi gialli della storia.

Ma tralasciando Garrison, sono molto ansioso di leggere le sue obiezioni al servizio ansa, visto che lei conosce molto bene il caso.
Vorrei solo chiederle se verranno pubblicate qui o nel sito a cui lei fa capo con il sig ferrero.
A preso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro sig Verdegiglio</p>
<p>Le mie conoscenza sul caso Kennedy, che comprendono anche la lettura del suo ottimo libro, mi portano a pensare che il sig Garrison non possa essere assolutamente la bandiera della teoria del complotto. Come lei sa benissimo Garrison ha sempre ammesso che Shaw e Ferry avevano un ruolo comunque marginale nell&#8217; attentato, inoltre sapeva bene che Ferry non poteva portare via Oswald da Dallas perchè L&#8217;aereo di Ferry non poteva volare.<br />
Sul Fatto che Shaw e Ferry non si conoscessero questo è tutto da discutere, in quanto, pur volendo tralasciare Russo, molti altri testimoni sotto giuramento hanno ammesso di aver visto più volte i due assieme.</p>
<p>Sig Verdegiglio, comunque a me Garrison non entusiasma affatto, ma l&#8217; ho solo voluto citare perchè il Sig Polidoro dipinge Garrison come un pazzo paranoico, basta leggere i grandi gialli della storia.</p>
<p>Ma tralasciando Garrison, sono molto ansioso di leggere le sue obiezioni al servizio ansa, visto che lei conosce molto bene il caso.<br />
Vorrei solo chiederle se verranno pubblicate qui o nel sito a cui lei fa capo con il sig ferrero.<br />
A preso.</p>
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	<item>
		<title>Di: diego verdegiglio</title>
		<link>http://www.massimopolidoro.com/crimini-e-gialli/jfk-oswald-non-pote-sparare-quei-colpi.html/comment-page-1#comment-681</link>
		<dc:creator>diego verdegiglio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2007 21:58:33 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Massimo, mi farebbe molto piacere rispondere agli amici Paola e Luca sull&#039;argomento Garrison. Se lo desiderano, possono contattarmi direttamente alla mia email dv52@libero.it. Anticipo tuttavia che io non credo alla malafede pregiudiziale di Garrison: il fatto fu che partì in quarta come un toro contro il panno rosso, convinto di nessi logici e di testimonianze del tutto campate in aria (non fu mai provato che Shaw e Oswald si conoscessero, e la testimonianza di Perry Russo in questo senso era del tutto fuorviante). Garrison si trovò in mano una bomba che gli era scoppiata senza che lui stesso ne avesse valutato le conseguenze. Era ovvio che CIA ed FBI si difendessero dall&#039;accusa di aver addirittura coperto un complotto. Comunque sarò lieto di rispondere ai nostri amici, se tu permetti. razie. Ciao. Diego Verdegiglio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Massimo, mi farebbe molto piacere rispondere agli amici Paola e Luca sull&#8217;argomento Garrison. Se lo desiderano, possono contattarmi direttamente alla mia email <a href="mailto:dv52@libero.it">dv52@libero.it</a>. Anticipo tuttavia che io non credo alla malafede pregiudiziale di Garrison: il fatto fu che partì in quarta come un toro contro il panno rosso, convinto di nessi logici e di testimonianze del tutto campate in aria (non fu mai provato che Shaw e Oswald si conoscessero, e la testimonianza di Perry Russo in questo senso era del tutto fuorviante). Garrison si trovò in mano una bomba che gli era scoppiata senza che lui stesso ne avesse valutato le conseguenze. Era ovvio che CIA ed FBI si difendessero dall&#8217;accusa di aver addirittura coperto un complotto. Comunque sarò lieto di rispondere ai nostri amici, se tu permetti. razie. Ciao. Diego Verdegiglio</p>
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		<title>Di: luca</title>
		<link>http://www.massimopolidoro.com/crimini-e-gialli/jfk-oswald-non-pote-sparare-quei-colpi.html/comment-page-1#comment-680</link>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2007 10:34:31 +0000</pubDate>
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		<description>Signor Polidoro

Aspettavo iondubbiamente una sua smentita all&#039; indagine fatta dall&#039; ansa.

Conoscendo abbastanza bene l&#039; argomento concordo con lei, ovviamente, che il tempo necessario a sparare era inferiore a quello millantato dal test ansa.
Lo sappiamo dalla commissione Warren, come lei , tra l&#039; altro sa benissimo.
Non di meno la sua posizione nei confronti dell&#039; attentato di Dallas sono fallaci e tendenziose.
L&#039; effetto Jet, che se vuole possiamo discutere a fondo, e non con due semplici foto di un melone, non può essere il responsabile del movimento innaturale del presidente, e lei lo sa benissimo.
Infatti la è emblematica l&#039; immagine di Jaqueline quando si sporge nel retro della macchina per raccogliere la materia celebrale asportata al marito dal proiettile fatale.
Tutto il pubblico fu inondato di materia celebrale, in tutte le direzioni.
Lo studio del dottor alvarez è abbastanza lacunoso, in quanto si dimentica di dirci che se lo spruzzo (il jet, appunto) è isotropo, l&#039; effetto non può avvenire. Il fatto che lo spruzzo non fosse sufficiente per causare l&#039; effetto si evince dal film di zapruder, dove si nota che la materia celebrale è purtroppo sparsa a 360°.
Signor Polidoro, lei inoltre, nel caso dell&#039; agente Baker trasforma in maniera tendenziosa la posizione di Oswald nella sala mensa, e lo fa perchè la vera testimonianza di Baker rappresenta un alibi abbastanza importante per il nostro.
Mi risulta inoltre impossibile accettare il suo trattamento nei confronti di Garrison, il quale, pur volendo fare la parte di istrione del foro, non ha condotto un indagine così idiota come lei vuole far credere ai suoi lettori.
Di fatti, ad esempio, non è assolutamente vero che Shaw ferry e oswald non si conoscessero, come hanno testimoniato in tanti al processo, senza essere condannati per falsa testimonianza.
E la sua descrizione della somministrazione del pentothal a Russo è assolutamente tendenziosa.
Non sono un fan di garrison, ma lei lo distrugge, infatti in maniera maliziosa lei ricorda che non è più stato rieletto nel &#039;72 a new Orleans, verissimo.Questo farebbe credere ai meno informati che in louisiana tutti avessero perso fiducia in Garrison.
Però non informa il lettore che è stato in seguito eletto alla corte suprema della Louisiana...Perchè, mi scusi?
Ed inoltre la sua logica nei confronti dell&#039; uso della giustizia è del tutto incoerente, le spiego perchè:
quando lei vuole mettere cattiva luce sulle indagini di Garrison afferma senza troppi complimenti che il nostro ha deliberatamente plagiato e minacciato testimoni, senza però citare che molti informatori erano al libro paga dell&#039; fbi, come recenti documenti hanno dimostrato.
Quando viene assolto Shaw, lei ovviamente plaude alla legge, senza mettere in dubbio i sospetti di garrison.
Ma quando Garrison viene assolto al suo processo, lei insinua iun una nota che la giuria fu comprata.
Ma insomma, perchè quando le fa comodo ha un uso tutto suo della legge, signor Polidoro? Le incoerenze sul suo libro sono tante, e se lo studio Ansa ha sbagliato sulla tempistica, non ha poi così sbagliato sulla pallottola magica.
A presto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Signor Polidoro</p>
<p>Aspettavo iondubbiamente una sua smentita all&#8217; indagine fatta dall&#8217; ansa.</p>
<p>Conoscendo abbastanza bene l&#8217; argomento concordo con lei, ovviamente, che il tempo necessario a sparare era inferiore a quello millantato dal test ansa.<br />
Lo sappiamo dalla commissione Warren, come lei , tra l&#8217; altro sa benissimo.<br />
Non di meno la sua posizione nei confronti dell&#8217; attentato di Dallas sono fallaci e tendenziose.<br />
L&#8217; effetto Jet, che se vuole possiamo discutere a fondo, e non con due semplici foto di un melone, non può essere il responsabile del movimento innaturale del presidente, e lei lo sa benissimo.<br />
Infatti la è emblematica l&#8217; immagine di Jaqueline quando si sporge nel retro della macchina per raccogliere la materia celebrale asportata al marito dal proiettile fatale.<br />
Tutto il pubblico fu inondato di materia celebrale, in tutte le direzioni.<br />
Lo studio del dottor alvarez è abbastanza lacunoso, in quanto si dimentica di dirci che se lo spruzzo (il jet, appunto) è isotropo, l&#8217; effetto non può avvenire. Il fatto che lo spruzzo non fosse sufficiente per causare l&#8217; effetto si evince dal film di zapruder, dove si nota che la materia celebrale è purtroppo sparsa a 360°.<br />
Signor Polidoro, lei inoltre, nel caso dell&#8217; agente Baker trasforma in maniera tendenziosa la posizione di Oswald nella sala mensa, e lo fa perchè la vera testimonianza di Baker rappresenta un alibi abbastanza importante per il nostro.<br />
Mi risulta inoltre impossibile accettare il suo trattamento nei confronti di Garrison, il quale, pur volendo fare la parte di istrione del foro, non ha condotto un indagine così idiota come lei vuole far credere ai suoi lettori.<br />
Di fatti, ad esempio, non è assolutamente vero che Shaw ferry e oswald non si conoscessero, come hanno testimoniato in tanti al processo, senza essere condannati per falsa testimonianza.<br />
E la sua descrizione della somministrazione del pentothal a Russo è assolutamente tendenziosa.<br />
Non sono un fan di garrison, ma lei lo distrugge, infatti in maniera maliziosa lei ricorda che non è più stato rieletto nel &#8217;72 a new Orleans, verissimo.Questo farebbe credere ai meno informati che in louisiana tutti avessero perso fiducia in Garrison.<br />
Però non informa il lettore che è stato in seguito eletto alla corte suprema della Louisiana&#8230;Perchè, mi scusi?<br />
Ed inoltre la sua logica nei confronti dell&#8217; uso della giustizia è del tutto incoerente, le spiego perchè:<br />
quando lei vuole mettere cattiva luce sulle indagini di Garrison afferma senza troppi complimenti che il nostro ha deliberatamente plagiato e minacciato testimoni, senza però citare che molti informatori erano al libro paga dell&#8217; fbi, come recenti documenti hanno dimostrato.<br />
Quando viene assolto Shaw, lei ovviamente plaude alla legge, senza mettere in dubbio i sospetti di garrison.<br />
Ma quando Garrison viene assolto al suo processo, lei insinua iun una nota che la giuria fu comprata.<br />
Ma insomma, perchè quando le fa comodo ha un uso tutto suo della legge, signor Polidoro? Le incoerenze sul suo libro sono tante, e se lo studio Ansa ha sbagliato sulla tempistica, non ha poi così sbagliato sulla pallottola magica.<br />
A presto</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Paola Altrui</title>
		<link>http://www.massimopolidoro.com/crimini-e-gialli/jfk-oswald-non-pote-sparare-quei-colpi.html/comment-page-1#comment-679</link>
		<dc:creator>Paola Altrui</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2007 10:10:23 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto &quot;I grandi gialli della Storia&quot; e, mio malgrado (&quot;JFK&quot; è sempre stato uno dei miei film preferiti!), ho dovuto arrendermi alla scrupolosa ricostruzione degli eventi effettuata dall&#039;Autore, della cui serietà ed onestà intellettuale mi fido ciecamente.
Vorrei però formulare due obiezioni, sperando di ottenere un chiarimento esaustivo.
Primo: il fatto che Jim Garrison fosse un procuratore ambizioso, spregiudicato, fin troppo disinvolto nel perseguire colpevoli veri o presunti, non dimostra - di per sé - che le conclusioni della sua inchiesta fossero infondate o volutamente distorte. E&#039; comprensibile che l&#039;assenza di etica professionale getti delle ombre sul suo operato, ma non ne consegue automaticamente l&#039;implausibilità delle tesi da lui sostenute.
Secondo: una serie di esperimenti condotti in laboratorio ha dimostrato in modo piuttosto univoco che un corpo colpito da un proiettile tende, se la perforazione determina la fuoriuscita del suo contenuto, a spostarsi in direzione opposta a quella di entrata del proiettile stesso; ne conseguirebbe, osservando l&#039;immagine del colpo mortale che raggiunge Kennedy e il conseguente spostamento della sua testa verso l&#039;indietro, che il proiettile non avrebbe provenienza anteriore, bensì posteriore.
Tuttavia, gli esperimenti in questione (e le relative immagini, riportate nel libro) mostrano che la fuoriuscita del contenuto avviene al momento dell&#039;uscita del proiettile e nella sua stessa direzione: come mai, allora, gran parte della materia cerebrale di Kennedy finisce sparsa sul cofano posteriore dell&#039;auto su cui egli viaggiava?
Ringrazio per l&#039;attenzione e rivolgo un cordiale saluto all&#039;Autore e ai suoi lettori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto &#8220;I grandi gialli della Storia&#8221; e, mio malgrado (&#8220;JFK&#8221; è sempre stato uno dei miei film preferiti!), ho dovuto arrendermi alla scrupolosa ricostruzione degli eventi effettuata dall&#8217;Autore, della cui serietà ed onestà intellettuale mi fido ciecamente.<br />
Vorrei però formulare due obiezioni, sperando di ottenere un chiarimento esaustivo.<br />
Primo: il fatto che Jim Garrison fosse un procuratore ambizioso, spregiudicato, fin troppo disinvolto nel perseguire colpevoli veri o presunti, non dimostra &#8211; di per sé &#8211; che le conclusioni della sua inchiesta fossero infondate o volutamente distorte. E&#8217; comprensibile che l&#8217;assenza di etica professionale getti delle ombre sul suo operato, ma non ne consegue automaticamente l&#8217;implausibilità delle tesi da lui sostenute.<br />
Secondo: una serie di esperimenti condotti in laboratorio ha dimostrato in modo piuttosto univoco che un corpo colpito da un proiettile tende, se la perforazione determina la fuoriuscita del suo contenuto, a spostarsi in direzione opposta a quella di entrata del proiettile stesso; ne conseguirebbe, osservando l&#8217;immagine del colpo mortale che raggiunge Kennedy e il conseguente spostamento della sua testa verso l&#8217;indietro, che il proiettile non avrebbe provenienza anteriore, bensì posteriore.<br />
Tuttavia, gli esperimenti in questione (e le relative immagini, riportate nel libro) mostrano che la fuoriuscita del contenuto avviene al momento dell&#8217;uscita del proiettile e nella sua stessa direzione: come mai, allora, gran parte della materia cerebrale di Kennedy finisce sparsa sul cofano posteriore dell&#8217;auto su cui egli viaggiava?<br />
Ringrazio per l&#8217;attenzione e rivolgo un cordiale saluto all&#8217;Autore e ai suoi lettori.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nicola</title>
		<link>http://www.massimopolidoro.com/crimini-e-gialli/jfk-oswald-non-pote-sparare-quei-colpi.html/comment-page-1#comment-678</link>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2007 07:46:36 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao, credo sia molto interessante al riguardo questo articolo di Igor Man: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200708articoli/24327girata.asp che nel caso non funzionasse riporto interamente di seguito


Il 22 di novembre dell’anno di grazia 1963, a Dallas, ammazzarono John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti. Quel delitto «sconvolse il mondo». Radio Mosca, data la notizia, annullò tutti i programmi irradiando musica classica. Aveva 46 anni il presidente cattolico che un po’ tutti chiamavamo Camelot immaginando la Oval Room come una replica postmoderna della Tavola di Re Artù. Quarantotto ore dopo il delitto, attribuito immediatamente a «un poco di buono», Lee Harvey Oswald, un ex marine, chi scrive arrivava a Dallas. Mi aspettavo una città in gramaglie mentre, invece, quegli abitanti (se non tutti senz’altro la maggioranza) lietamente si affannavano a preparare il Thanksgiving Day, il giorno del ringraziamento. Il Carousel Lounge, il locale di Ruby, sì, l’assassino di Oswald, non accettava più prenotazioni, tutti i tavoli esauriti diceva un cartello. In verità Dallas era squassata da un isterico vento di follia: c’era chi non si curava di nascondere la gioia per la morte di JFK, colpevole, agli occhi dei neoconservatori texani d’essere un «bostoniano comunista», una «testa d’uovo» wanted per tradimento come affermavano manifesti che ritraevano, di fronte, di profilo, il presidente, in simbolica foto segnaletica. C’era chi manifestava composto dolore, come il signor John L. Block. Nel punto in cui Kennedy è stato ucciso, ai lati della strada che va in discesa, si aprono due verdi prati: sull’erba la pietà di pochi ha improvvisato un sacrario. Accanto a una corona di fiori, un mucchietto di lettere. Ne ricordo una: «...gli Stati Uniti hanno perso il Presidente della Nuova Frontiera, io ho perduto mio fratello». Firmato John L. Block. Il quale signor Block ha avuto il torto di adoperare la carta intestata, con l’indirizzo eccetera. «Ignoti» hanno bussato alla sua porta, si sono fatti aprire per infine massacrarlo di botte. Ricordo come fosse oggi quanto mi disse un costernato reverendo metodista, il dottor Jimmy R. Allen: «Se è vero che il delitto poteva accadere dovunque, è un fatto come nessuno si sia sorpreso che sia avvenuto a Dallas». Ma perché il Vecchio Cronista scrive di JFK quarant’anni «dopo»? Vediamo.

Ai primi di luglio l’agenzia Ansa ha dato rilievo a un singolare test eseguito a Terni dal Comando logistico dell’Esercito. Quegli specialisti dovevano esaminare un glorioso fucile da guerra italiano: il Carcano modello 91,38 matricola C2766, calibro 6,5 prodotto dalla Regia fabbrica d’armi di Terni. E ciò per accertare se l’assassino diremo ufficiale (Oswald) di JFK aveva sparato dal sesto piano del deposito della Libreria pubblica di Dallas, da un’altezza di ottanta metri, esattamente tre colpi; uno di essi fece saltare la calotta cranica di Camelot. Il verdetto di Terni differisce dalle conclusioni del «Rapporto Warren» secondo il quale Oswald agì da solo senza nessun aiuto: alone and unaided. A codesta conclusione giunsero anche i tecnici del Fbi, dopo una ricostruzione animata sul percorso fatale della decappottabile di Kennedy. La stampa italiana aveva a Dallas tre inviati: Virgilio Lilli del Corriere della Sera, Auro Roselli del Giorno e chi scrive.

Il metodo di indagine del Fbi non ci convinceva, non tanto per la conclusione quanto per le sue modalità. Una sera, dopo la oramai abituale discussione sui tempi e i modi della mitica polizia federale, convenimmo che se un esperimento si doveva fare, tanto valeva eseguirlo sparando senza cartuccia con un foto-fucile in modo che ad ogni colpo del percussore scattasse un fotogramma. Il punto indicato sulla fotografia dalle coordinate del mirino avrebbe corrisposto al colpo sul bersaglio. Auro Roselli, figlio di un inventore, riuscì a trovare l’arma, ad adattarle un mirino telescopico a quattro ingrandimenti, una batteria e una Nikon con un potente teleobiettivo che riproduceva l’ingrandimento del mirino, badando ad allineare quest’ultimo con l’obiettivo (da 180 millimetri) della macchina fotografica. Per eseguire l’esperimento che era diventato, per noi tre, una vera e propria scommessa professionale non bastava la Nikon adattata da Roselli con perizia e pazienza rabbinica. Occorreva l’arma, occorreva soprattutto il permesso dei «federali». Presi di petto un antico amico, l’avvocato Carr Collins: «L’America è o non è il paese della libertà? - gli dissi -, fateci fare ’sto esperimento che può aiutare la commissione d’inchiesta, vai a sapere. Vogliamo soltanto dare una mano», conclusi. Carr ci fece avere il permesso di entrare in quel «colossale corpo del reato» ch’era il deposito di libri. Nessun problema per l’arma. Negli Stati Uniti, in quel fosco novembre le statistiche stimavano ci fossero in giro cinquanta milioni di armi da fuoco. Comperare un fucile come quello che ci serviva fu facilissimo. Al 2108 della Elm Street c’è una scritta: Guns. Nel negozio di Billy Hodge, Roselli trova il fucile che ci serve: un Terni 38, calibro 7/35 simile al Carcano calibro 6/5 dell’assassino. Costa 14 dollari e 95 cents. Il signor Hodge scrive su di un registro il numero di matricola, S.5297, la data della vendita e domanda a Roselli come si chiami. Lui potrebbe dare un nome qualsiasi, magari Giuseppe Garibaldi, ma preferisce far le cose a modo. «Se vi serve poche ore, dopo il lavoro riportate pure il fucile. Ve lo ricompro per dieci dollari: mio figlio compie dieci anni a giorni, mi piacerebbe fargli un così bel regalo», dice l’armaiolo.

Ora racconterò il nostro «esperimento»: sulla scorta degli appunti che conservo in una cartella sulla quale, allora, scrissi CAMELOT. Dopo essere andato su e giù con l’ascensore della memoria, adopererò il tempo presente. Nel tentativo di attualizzare la cronaca della tragedia «che sconvolse il mondo».

Col fucile in bella mostra percorriamo un po’ di strada sino a un posteggio di taxi. Nessuno ci bada, nel Texas puoi camminare armato fino ai denti, nessuno ti dirà niente; guai però a portare una pistola nascosta addosso. In taxi sino al 3121 di Rooth Street per ritirare dal signor Jim McCannon la Nikon arrangiata secondo le indicazioni di Roselli. Dieci dollari di spesa. Imbarchiamo pure il giudice di pace Charlie T. Davis, campione di tiro indicatoci dal Times Herald. Giunti al deposito saliamo al sesto piano: noi giornalisti, il signor Truly, guardiano del deposito, tre uomini del Secret Service, un agente del Fbi. Ed eccoci nella vasta soffitta che corre su tutta l’area del palazzo-libreria. Sette finestroni si aprono lungo la facciata esterna; da quello che fa angolo sulla sinistra rispetto alla strada, l’assassino sparò. Oswald piazzò qualche pacco di libri in modo da risultare defilato e appoggiò l’arma proprio su questi libri. Libri sacri, Cristo in croce sulla copertina (il caso è un regista dalla mano pesante, a volte).

Il giudice prende posto seguendo le indicazioni dell’agente federale, io preparo il magnetofono che registrerà la cadenza dei colpi. Da qui, a ottanta metri, si domina ampiamente la Houston Street, volgendo lo sguardo a destra si inquadrano perfettamente i sessanta metri fatali. Roselli ha noleggiato una convertibile rossa e si è portato appresso Nick buon tiratore, come riserva: farà da autista. Accanto a Roselli che siederà al posto di JFK, Virgilio Lilli. È il 4 di dicembre del 1963, una giornata fra il lusco e il brusco come quella in cui si spense nel mondo la luce della democrazia. Accesa da un presidente cattolico.

Allorché la convertibile rossa guidata da Nick con a bordo Roselli e Lilli imbocca la Houston Street, inopinatamente quassù tutti entriamo in tensione. Ecco, la convertibile ricalca il percorso della morte ed è angoscioso osservare «quella» automobile dal punto di vista, nel senso esatto della parola, dell’assassino. Oswald doveva disporre di nervi implacabili se fino all’ultimo succhiò un osso di quel pollo che aveva mangiato in attesa della preda per poi sputarlo e sparare. Adesso è un giudice di pace a sparare: per finta, come in teatro.

Come più tardi ci diranno le fotografie della Nikon incorporata nel fucile, il primo colpo sfiora la tempia destra di Lilli, e finisce nella spalla di Nick al volante; il secondo colpo sfiora di cinque centimetri la testa di Roselli e colpisce il cruscotto; il terzo passa al di sopra, un po’ sulla sinistra, dalla testa di Lilli. Il tutto nello spazio di sei secondi e mezzo con la convertibile a 25 km l’ora. Vale il terzo tentativo, i primi due essendo andati a vuoto: per l’eccessiva velocità della convertibile, per l’emozione del tiratore oltre tutto non pratico dell’arma.

Se il risultato dell’esperimento (nelle condizioni descritte e con lo svantaggio che il peso della Nikon e di una batteria applicate al fucile con rigidi tiranti di fil di ferro han costruito per il tiratore) è quello detto sopra, è lecito affermare come per chi conosceva l’arma (Oswald, che inoltre sparava con un modello più veloce) sia stato possibile, in cinque secondi e mezzo far centro due volte, sia pure con una forte dose di fortuna. In fatto l’assassino aveva cinque secondi e mezzo per sparare non tre ma due colpi: il primo infatti, era già in canna.

Qui finisce il racconto del Vecchio Cronista. Chi volesse saperne di più legga l’intrigante pezzo di Tessandori uscito sulla Stampa del 30 di giugno e ancora il lucido intervento sempre sulla Stampa (del 4 di luglio), dell’americanista Claudio Gorlier.

P.S. Cari amici americani mi dicono che nel suo ultimo viaggio JFK aveva messo in valigia i versi di Whitman. Sottolineando con la matita copiativa questi versi. Un presagio, forse, dell’imminente buio.

«Presso la riva dell’Ontario azzurro / un fantasma dal sacro volto / mi venne vicino / mentre meditavo sulla pace tornata / sui morti che non tornano più. / Cantami, disse, il Poema dell’America / l’inno della vittoria / e prima di andar via / cantami le doglie della democrazia». (Democrazia, predestinata vincitrice, eppure da ogni parte sorrisi ipocriti di traditori, e morte e infedeltà ad ogni passo).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, credo sia molto interessante al riguardo questo articolo di Igor Man: <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200708articoli/24327girata.asp" rel="nofollow">http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200708articoli/24327girata.asp</a> che nel caso non funzionasse riporto interamente di seguito</p>
<p>Il 22 di novembre dell’anno di grazia 1963, a Dallas, ammazzarono John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti. Quel delitto «sconvolse il mondo». Radio Mosca, data la notizia, annullò tutti i programmi irradiando musica classica. Aveva 46 anni il presidente cattolico che un po’ tutti chiamavamo Camelot immaginando la Oval Room come una replica postmoderna della Tavola di Re Artù. Quarantotto ore dopo il delitto, attribuito immediatamente a «un poco di buono», Lee Harvey Oswald, un ex marine, chi scrive arrivava a Dallas. Mi aspettavo una città in gramaglie mentre, invece, quegli abitanti (se non tutti senz’altro la maggioranza) lietamente si affannavano a preparare il Thanksgiving Day, il giorno del ringraziamento. Il Carousel Lounge, il locale di Ruby, sì, l’assassino di Oswald, non accettava più prenotazioni, tutti i tavoli esauriti diceva un cartello. In verità Dallas era squassata da un isterico vento di follia: c’era chi non si curava di nascondere la gioia per la morte di JFK, colpevole, agli occhi dei neoconservatori texani d’essere un «bostoniano comunista», una «testa d’uovo» wanted per tradimento come affermavano manifesti che ritraevano, di fronte, di profilo, il presidente, in simbolica foto segnaletica. C’era chi manifestava composto dolore, come il signor John L. Block. Nel punto in cui Kennedy è stato ucciso, ai lati della strada che va in discesa, si aprono due verdi prati: sull’erba la pietà di pochi ha improvvisato un sacrario. Accanto a una corona di fiori, un mucchietto di lettere. Ne ricordo una: «&#8230;gli Stati Uniti hanno perso il Presidente della Nuova Frontiera, io ho perduto mio fratello». Firmato John L. Block. Il quale signor Block ha avuto il torto di adoperare la carta intestata, con l’indirizzo eccetera. «Ignoti» hanno bussato alla sua porta, si sono fatti aprire per infine massacrarlo di botte. Ricordo come fosse oggi quanto mi disse un costernato reverendo metodista, il dottor Jimmy R. Allen: «Se è vero che il delitto poteva accadere dovunque, è un fatto come nessuno si sia sorpreso che sia avvenuto a Dallas». Ma perché il Vecchio Cronista scrive di JFK quarant’anni «dopo»? Vediamo.</p>
<p>Ai primi di luglio l’agenzia Ansa ha dato rilievo a un singolare test eseguito a Terni dal Comando logistico dell’Esercito. Quegli specialisti dovevano esaminare un glorioso fucile da guerra italiano: il Carcano modello 91,38 matricola C2766, calibro 6,5 prodotto dalla Regia fabbrica d’armi di Terni. E ciò per accertare se l’assassino diremo ufficiale (Oswald) di JFK aveva sparato dal sesto piano del deposito della Libreria pubblica di Dallas, da un’altezza di ottanta metri, esattamente tre colpi; uno di essi fece saltare la calotta cranica di Camelot. Il verdetto di Terni differisce dalle conclusioni del «Rapporto Warren» secondo il quale Oswald agì da solo senza nessun aiuto: alone and unaided. A codesta conclusione giunsero anche i tecnici del Fbi, dopo una ricostruzione animata sul percorso fatale della decappottabile di Kennedy. La stampa italiana aveva a Dallas tre inviati: Virgilio Lilli del Corriere della Sera, Auro Roselli del Giorno e chi scrive.</p>
<p>Il metodo di indagine del Fbi non ci convinceva, non tanto per la conclusione quanto per le sue modalità. Una sera, dopo la oramai abituale discussione sui tempi e i modi della mitica polizia federale, convenimmo che se un esperimento si doveva fare, tanto valeva eseguirlo sparando senza cartuccia con un foto-fucile in modo che ad ogni colpo del percussore scattasse un fotogramma. Il punto indicato sulla fotografia dalle coordinate del mirino avrebbe corrisposto al colpo sul bersaglio. Auro Roselli, figlio di un inventore, riuscì a trovare l’arma, ad adattarle un mirino telescopico a quattro ingrandimenti, una batteria e una Nikon con un potente teleobiettivo che riproduceva l’ingrandimento del mirino, badando ad allineare quest’ultimo con l’obiettivo (da 180 millimetri) della macchina fotografica. Per eseguire l’esperimento che era diventato, per noi tre, una vera e propria scommessa professionale non bastava la Nikon adattata da Roselli con perizia e pazienza rabbinica. Occorreva l’arma, occorreva soprattutto il permesso dei «federali». Presi di petto un antico amico, l’avvocato Carr Collins: «L’America è o non è il paese della libertà? &#8211; gli dissi -, fateci fare ’sto esperimento che può aiutare la commissione d’inchiesta, vai a sapere. Vogliamo soltanto dare una mano», conclusi. Carr ci fece avere il permesso di entrare in quel «colossale corpo del reato» ch’era il deposito di libri. Nessun problema per l’arma. Negli Stati Uniti, in quel fosco novembre le statistiche stimavano ci fossero in giro cinquanta milioni di armi da fuoco. Comperare un fucile come quello che ci serviva fu facilissimo. Al 2108 della Elm Street c’è una scritta: Guns. Nel negozio di Billy Hodge, Roselli trova il fucile che ci serve: un Terni 38, calibro 7/35 simile al Carcano calibro 6/5 dell’assassino. Costa 14 dollari e 95 cents. Il signor Hodge scrive su di un registro il numero di matricola, S.5297, la data della vendita e domanda a Roselli come si chiami. Lui potrebbe dare un nome qualsiasi, magari Giuseppe Garibaldi, ma preferisce far le cose a modo. «Se vi serve poche ore, dopo il lavoro riportate pure il fucile. Ve lo ricompro per dieci dollari: mio figlio compie dieci anni a giorni, mi piacerebbe fargli un così bel regalo», dice l’armaiolo.</p>
<p>Ora racconterò il nostro «esperimento»: sulla scorta degli appunti che conservo in una cartella sulla quale, allora, scrissi CAMELOT. Dopo essere andato su e giù con l’ascensore della memoria, adopererò il tempo presente. Nel tentativo di attualizzare la cronaca della tragedia «che sconvolse il mondo».</p>
<p>Col fucile in bella mostra percorriamo un po’ di strada sino a un posteggio di taxi. Nessuno ci bada, nel Texas puoi camminare armato fino ai denti, nessuno ti dirà niente; guai però a portare una pistola nascosta addosso. In taxi sino al 3121 di Rooth Street per ritirare dal signor Jim McCannon la Nikon arrangiata secondo le indicazioni di Roselli. Dieci dollari di spesa. Imbarchiamo pure il giudice di pace Charlie T. Davis, campione di tiro indicatoci dal Times Herald. Giunti al deposito saliamo al sesto piano: noi giornalisti, il signor Truly, guardiano del deposito, tre uomini del Secret Service, un agente del Fbi. Ed eccoci nella vasta soffitta che corre su tutta l’area del palazzo-libreria. Sette finestroni si aprono lungo la facciata esterna; da quello che fa angolo sulla sinistra rispetto alla strada, l’assassino sparò. Oswald piazzò qualche pacco di libri in modo da risultare defilato e appoggiò l’arma proprio su questi libri. Libri sacri, Cristo in croce sulla copertina (il caso è un regista dalla mano pesante, a volte).</p>
<p>Il giudice prende posto seguendo le indicazioni dell’agente federale, io preparo il magnetofono che registrerà la cadenza dei colpi. Da qui, a ottanta metri, si domina ampiamente la Houston Street, volgendo lo sguardo a destra si inquadrano perfettamente i sessanta metri fatali. Roselli ha noleggiato una convertibile rossa e si è portato appresso Nick buon tiratore, come riserva: farà da autista. Accanto a Roselli che siederà al posto di JFK, Virgilio Lilli. È il 4 di dicembre del 1963, una giornata fra il lusco e il brusco come quella in cui si spense nel mondo la luce della democrazia. Accesa da un presidente cattolico.</p>
<p>Allorché la convertibile rossa guidata da Nick con a bordo Roselli e Lilli imbocca la Houston Street, inopinatamente quassù tutti entriamo in tensione. Ecco, la convertibile ricalca il percorso della morte ed è angoscioso osservare «quella» automobile dal punto di vista, nel senso esatto della parola, dell’assassino. Oswald doveva disporre di nervi implacabili se fino all’ultimo succhiò un osso di quel pollo che aveva mangiato in attesa della preda per poi sputarlo e sparare. Adesso è un giudice di pace a sparare: per finta, come in teatro.</p>
<p>Come più tardi ci diranno le fotografie della Nikon incorporata nel fucile, il primo colpo sfiora la tempia destra di Lilli, e finisce nella spalla di Nick al volante; il secondo colpo sfiora di cinque centimetri la testa di Roselli e colpisce il cruscotto; il terzo passa al di sopra, un po’ sulla sinistra, dalla testa di Lilli. Il tutto nello spazio di sei secondi e mezzo con la convertibile a 25 km l’ora. Vale il terzo tentativo, i primi due essendo andati a vuoto: per l’eccessiva velocità della convertibile, per l’emozione del tiratore oltre tutto non pratico dell’arma.</p>
<p>Se il risultato dell’esperimento (nelle condizioni descritte e con lo svantaggio che il peso della Nikon e di una batteria applicate al fucile con rigidi tiranti di fil di ferro han costruito per il tiratore) è quello detto sopra, è lecito affermare come per chi conosceva l’arma (Oswald, che inoltre sparava con un modello più veloce) sia stato possibile, in cinque secondi e mezzo far centro due volte, sia pure con una forte dose di fortuna. In fatto l’assassino aveva cinque secondi e mezzo per sparare non tre ma due colpi: il primo infatti, era già in canna.</p>
<p>Qui finisce il racconto del Vecchio Cronista. Chi volesse saperne di più legga l’intrigante pezzo di Tessandori uscito sulla Stampa del 30 di giugno e ancora il lucido intervento sempre sulla Stampa (del 4 di luglio), dell’americanista Claudio Gorlier.</p>
<p>P.S. Cari amici americani mi dicono che nel suo ultimo viaggio JFK aveva messo in valigia i versi di Whitman. Sottolineando con la matita copiativa questi versi. Un presagio, forse, dell’imminente buio.</p>
<p>«Presso la riva dell’Ontario azzurro / un fantasma dal sacro volto / mi venne vicino / mentre meditavo sulla pace tornata / sui morti che non tornano più. / Cantami, disse, il Poema dell’America / l’inno della vittoria / e prima di andar via / cantami le doglie della democrazia». (Democrazia, predestinata vincitrice, eppure da ogni parte sorrisi ipocriti di traditori, e morte e infedeltà ad ogni passo).</p>
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		<title>Di: Diego verdegiglio</title>
		<link>http://www.massimopolidoro.com/crimini-e-gialli/jfk-oswald-non-pote-sparare-quei-colpi.html/comment-page-1#comment-677</link>
		<dc:creator>Diego verdegiglio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Aug 2007 12:16:18 +0000</pubDate>
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		<description>Su richiesta di Polidoro, presto pubblicherò un&#039;ampia smentita documentata in dieci punti della cosiddetta &quot;inchiesta&quot; fatta a Terni dal giornalista Claudio Accogli dell&#039;ANSA. Cordiali saluti a tutti. DV</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Su richiesta di Polidoro, presto pubblicherò un&#8217;ampia smentita documentata in dieci punti della cosiddetta &#8220;inchiesta&#8221; fatta a Terni dal giornalista Claudio Accogli dell&#8217;ANSA. Cordiali saluti a tutti. DV</p>
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		<title>Di: MartyMcFly</title>
		<link>http://www.massimopolidoro.com/crimini-e-gialli/jfk-oswald-non-pote-sparare-quei-colpi.html/comment-page-1#comment-676</link>
		<dc:creator>MartyMcFly</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jul 2007 14:36:14 +0000</pubDate>
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		<description>Da bravo infromatico, mi fido del deus machina e quindi della ricostruzione computerizzata che si può trovare qui http://www.jfkfiles.com/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da bravo infromatico, mi fido del deus machina e quindi della ricostruzione computerizzata che si può trovare qui <a href="http://www.jfkfiles.com/" rel="nofollow">http://www.jfkfiles.com/</a></p>
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		<title>Di: Renzo</title>
		<link>http://www.massimopolidoro.com/crimini-e-gialli/jfk-oswald-non-pote-sparare-quei-colpi.html/comment-page-1#comment-675</link>
		<dc:creator>Renzo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jul 2007 17:43:29 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao a tutti,

mi sembra che l&#039;articolo di Polidoro sia caratterizzato da un approccio critico che invece non trovo sul &#039;&#039;sito italiano dove saperne di piu&#039;&#039;&#039; sul caso.
Forse sarebbe bene, per chi volesse verificare questo o quell&#039;aspetto, collegarsi direttamente ai vari siti foia.gov che si trovano negli Stati Uniti. E naturalmente il Nara, dove e&#039; possibile trovare anche online una gran parte dei documenti sul caso Kennedy.
Cosi&#039; ad esempio, rispetto ai &#039;&#039;mitici&#039;&#039; test dell&#039;Fbi - a cui molti credono a spada tratta... ma noi italiani siamo mezze cartucce? L&#039;Esercito italiano non vale certo meno di altri! -incollati da Polidoro si legge che il tiratore - questi si&#039; scelti - che ha effettuato i colpi nel tempo previsto:
Mr. Miller succeeded in hitting the third target on both attempts with the telescope. He missed the second
target on both attempts with the telescope, but he hit
the second target with the iron sight. And he emplaced
all three rounds on the target, the first target.

Come a dire... ci ha messo meno di 5 secondi, ma non ha preso il secondo bersaglio... che poi lo abbia preso col mirino senza ottica... beh.

Dall&#039;altra, proprio a dirla tutta, non si capisce dove poggino tante certezze sul caso. E&#039; vero forse che gli americani - e qualche italiano - non si rassegnano all&#039;idea che un uomo solo, mezzo demente, e pure scarso con i fucili (191 as a marksman nel &#039;59..) abbia assassinato Kennedy e interrotto un processo storico rilevante (per la verita&#039; solo rimandato).
Ma non e&#039; forse vero che se invece fu un complotto, e di evidence ce ne sono, la cosa sarebbe talmente aberrante da meritare l&#039;approccio di Polidoro al caso -non preconcetto?

bye</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti,</p>
<p>mi sembra che l&#8217;articolo di Polidoro sia caratterizzato da un approccio critico che invece non trovo sul &#8221;sito italiano dove saperne di piu&#8221;&#8217; sul caso.<br />
Forse sarebbe bene, per chi volesse verificare questo o quell&#8217;aspetto, collegarsi direttamente ai vari siti foia.gov che si trovano negli Stati Uniti. E naturalmente il Nara, dove e&#8217; possibile trovare anche online una gran parte dei documenti sul caso Kennedy.<br />
Cosi&#8217; ad esempio, rispetto ai &#8221;mitici&#8221; test dell&#8217;Fbi &#8211; a cui molti credono a spada tratta&#8230; ma noi italiani siamo mezze cartucce? L&#8217;Esercito italiano non vale certo meno di altri! -incollati da Polidoro si legge che il tiratore &#8211; questi si&#8217; scelti &#8211; che ha effettuato i colpi nel tempo previsto:<br />
Mr. Miller succeeded in hitting the third target on both attempts with the telescope. He missed the second<br />
target on both attempts with the telescope, but he hit<br />
the second target with the iron sight. And he emplaced<br />
all three rounds on the target, the first target.</p>
<p>Come a dire&#8230; ci ha messo meno di 5 secondi, ma non ha preso il secondo bersaglio&#8230; che poi lo abbia preso col mirino senza ottica&#8230; beh.</p>
<p>Dall&#8217;altra, proprio a dirla tutta, non si capisce dove poggino tante certezze sul caso. E&#8217; vero forse che gli americani &#8211; e qualche italiano &#8211; non si rassegnano all&#8217;idea che un uomo solo, mezzo demente, e pure scarso con i fucili (191 as a marksman nel &#8217;59..) abbia assassinato Kennedy e interrotto un processo storico rilevante (per la verita&#8217; solo rimandato).<br />
Ma non e&#8217; forse vero che se invece fu un complotto, e di evidence ce ne sono, la cosa sarebbe talmente aberrante da meritare l&#8217;approccio di Polidoro al caso -non preconcetto?</p>
<p>bye</p>
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