Mostro di Firenze: assolto il presunto “mandante”
Oggi esce il nuovo numero di Focus Storia (giugno 2008) dove, all’interno di un dossier dedicato ai delitti della “nera” che hanno fatto storia, analizzo la psicosi del “mostro” che assalì Firenze e l’Italia nella prima metà degli anni ’80. E proprio oggi, da Firenze, arriva la notizia dell’assoluzione di Pietro Calamandrei, sospettato dai pm Paolo Canessa e Alessandro Crini, di essere stato il mandante dei delitti del mostro.
Resta da capire, ma forse lo si saprà nei prossimi giorni, se con l’assoluzione (“perchè il fatto non sussiste”) si è voluto smontare il teorema del secondo livello (quello di chi avrebbe commissionato a Pacciani e ai suoi “compagni di merende” gli omicidi) oppure se, più semplicemente, non c’erano prove sufficienti per condannare Calamandrei.







Io credo- ma posso sbagliarmi- che il Mostro di Firenze sia uscito da una congrega di personaggi altisonanti e che si sia mescolato tra di loro. Penso anche che il killer delle coppiette sia morto ma che abbia lasciato uno scritto, o qualcosa che possa ricondurlo a lui : potrebbero essere dei quadri, una stanza murata, con dentro i suoi segreti. Il Mostro ha condotto un tragico e macabro gioco. Ha sfidato le istituzioni, gli investigatori, quanti gli davano la caccia. Ma alla fine, vedi anche il caso del serial-killer Roberto Succo, e di tanti altri sk ,vuole farsi prendere o riconoscere. Forse il Mostro è uno dei personaggi, sospettati, morti subito dopo l’ultimo duplice delitto.E non c’è solo Narducci. Sono parecchi. O perchè deceduti in circostanze mai chiarite, o tra le vittime dei delitti collaterali.Cordialità Roberto Fiasconaro,giornalista,teste inf.sui fatti nell’inchiesta Mostro-ter.
il delitto del 1985 è avvenuto non tra domenica e lunedi ma tra sabato e domenica ,lo testimoniano le larve presenti sul corpo della giovane che secondo il prof. introna non potevano essere state deposte da meno di 36ore considerando anche il caldo nella tenda. poi il fatto che la donna era attesa nel suo paese in francia la domenica sera per portare l’indomani la figlia al suo primo giorno di scuola,se avesse tardato è da presumere che avrebbe sicuramente avvertito.
inoltre il mostro ha sempre colpito in modo da avere il giorno dopo libero,tra l’altro quella notte si doveva fare e si è fatto pure 40km per andare a spedie la lettera alla procura col pezzo di seno.
e se l’omicidio è avvenuto tra sabato e domenica, cadono di colpo le accuse dei fasulli “supertest” (un disadattato, un oligofrenico cioè un deficiente mentale, una prostituta ed il suo pappone) contro pacciani e quindi pacciani e vanni sono innocenti,e la storia dei compagni di merende è solo una ridicola invenzione.
leggetevi il libro dolci colline di sangue dello spezi per sapere la verità sul mostro
Thomas De Quincey asserì che in un delitto, tolto l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile è la verità….
L’Impossibile: setta satanica, pista umbra, sisde, Massoneria, ecc…ecc…
Nel 1968 fu commesso un delitto: la signora Locci, nota moglie fedifraga si appartava in auto con i vari amanti portandosi dietro il figlio. La notte del delitto quando lei e l’ennesimo amante furono uccisi il figlio di allora 7 anni vide in faccia il “mostro”(?) Il quale mostro gli disse più o meno: è stato solo un brutto sogno”…Se lo caricò in spalla e lo lasciò davanti al portone dell’abitazione dei suoi zii…Quel bambino conosceva “quel mostro”…E Quel delitto fu un “delitto d’onore” come si diceva ai tempi. Facile intuire l’identità del killer…Sicuramente non fu Pacciani, ne Vanni, ne nessuno dei compagni di merende…Perché se fosse stato un “serial Killer”, di quelli tradizionalmente conosciuti, lo avrebbe ucciso quel bambino..Henry Lee Lucas lo avrebbe fatto, così come Ed Kemper o Cikatilo, e potrei continuare…Quindi Pacciani perlomeno nel 1968 fa parte dell’ impossibile. Inoltre aggiungo. Se si analizzano i profili psicopatolgici die più famosi serial killer italiani e stranieri, si nota come l’ SI (soggetto ignoto) sia una persona con grave turbe sessuali, inespresse per molto tempo. Pacciani, pure in modo “anormale” la sua sessualità (deviata) l’ha sempre espressa… Un Serial Killer maschio, inoltre, come la cronaca ci insegna uccide quasi sempre solo esclusivamente donne, se ovviamente come movente si sceglie la pista “sessuale”…
Una volta la ex fidanzata (toscana) di un mio caro amico a cena mi disse (eravamo a cena insieme e discutevamo sul caso Pacciani): hai presente Amici miei? Ecco, noi toscani siamo così…cattivi di natura, di un umorismo nero, talvolta macabro…Prendiamo sempre in giro tutto e tutti, senza ritegno…”
Mi fece capire che lei credeva all’eventualità di una sorta di “Amici miei” versione Horror…Un SK comune inolte non lascia passare così tanto tempo tra un delitto e l’altro…
Il MOSTRO DI FIRENZE non può in alcun modo essere un Serial Killer che agisce sotto manie, ossessioni psico compulsive…Non è un ted Bundy, non è un Ed Gein…No.
Saluti
mah la storia di mario mi sembra molto fantasiosa, i proiettili calibro 22 poi erano diffusissimi!
Lotti mentiva nelle sue dichiarazioni!
Pacciani era un perverso, ma dubito fortemente fosse il mostro di firenze.
Vanni era un bontempone col vizio del sesso, ebbe la sfortuna di conoscere Pacciani, che a sua volta ebbe la sfortuna di essere un emarginato!
Leggete il libro di Nino Filastò, a mio avviso contiene un profilo compatibile cn quello del vero assassino!
mario,la tua testimonianza mi ha fatto venire i brividi! ma il “capocantiere” è ancora in vita?
Mario perkè nn hai piu’ risposto?
Dovevi infornare qualcuno di quello ke sapevi….puoi darci qualkedettaglio in piu’?sn anni che sto dietro a questastoria e nn riesco ankora a venirne a capo..
Non capisco. Per accusare qualcuno, serve dimostrarne la colpevolezza. Gli indizi inquietanti e gli aloni abominevoli non possono trasformare un uomo moralmente ripugnante nell’autore presunto di gesta compiute in assenza di testimoni e senza lasciare tracce. Ciò che mi pare non sia mai stato accettato dagli inquirenti, dai giudici e dalla gente comune è che negli ultimi quarant’anni le campagne attorno a Firenze sono state attraversate del centinaia di milioni di persone. Fiorentini, toscani, italiani, europei e gente venuta per tutti gli scopi concepibili da ogni angolo del mondo.
La malvagità purtroppo non è rara. In numerosi casi essa non si mostra all’esterno, se non quando concretamente si esprime come condotta criminale. L’investigatore non ha tuttavia scelta: deve giungere al reo osservando prima il corpo sanguinolento della vittima, lo strappo sulla tenda, il foro di uscita di un proiettile, e cercando poi, nelle persone e nei fatti della vita quotidiana, possimi legami coi primi. E’ una ricerca a volte disperata. E quando, per avventura, si discerne qualcosa, le emozioni possono obnubilare la ragione, mistificare il significato e ingigantire la portata probatoria di semplici coincidenze. Perché Pacciani? Perché nel 1951 uccise il rivale in amore? Perché gli sguardi fulminei davanti alla corte e quel suo parlare all’orecchio dell’avvocato coprendosi la bocca con la mano, parevano giustificarsi solo ammettendo che avesse un enorme segreto da nascondere? E le confessioni di Lotti? Non si è davvero capaci di comprendere che un uomo di più di 50 anni, debole di mente, povero, disoccupato, scapolo e allontanato dalla famiglia, deriso da tutto il paese, potesse aver accettato quella parte per guadagnarsi, oltre al mantenimento a spese dello stato, anche il timore rispetto di quanti prima lo avevano dileggiato. L’ultimo delitto risale al 1985. La scienza nel 1985 ignorava ancora il DNA. Soltanto due anni dopo si apprese che, rinvenendo un capello sulla scena di un delitto, se ne può comparare la struttura genetica a quella di un sospettato, accertandone in laboratorio l’appartenenza. Fino al 1987, chi commetteva un reato senza un movente tale da relazionarlo per via deduttiva alla vittima, in luoghi isolati ed in assenza di testimoni, adoperando guanti onde evitare il rinvenimento di impronte digitali e usando un’arma da fuoco non registrata, aveva la quasi totale certezza dell’impunità. Perché non si accetta questa premessa?
MOSTRO DI FIRENZE: IN EDICOLA LIBRO SU ASSOLUZIONE CALAMANDREI
È in edicola da qualche giorno, al costo di 9,90 euro più il prezzo del giornale Metropoli Day ed alle varie edizioni dei suoi allegati del venerdì (Metropoli Chianti, Metropoli La Piana, Metropoli Campi Bisenzio), il libro sulla sentenza di assoluzione di Francesco Calamandrei dall’accusa di essere il mandante dei quattro duplici omicidi del mostro di Firenze. Il volume è intitolato «Assolto perchè il fatto non sussiste», riprendendo la formula con la quale il giudice De Luca ha assolto l’ex farmacista di San Casciano. Assoluzione avvenuta nel maggio 2008 e della quale, a fine dicembre scorso, sono state appunto pubblicate le motivazioni. Motivazioni che vengono riportate in maniera integrale nel volume. Perchè, come ha scritto il direttore di Metropoli Fabrizio Nucci nell’introduzione del libro, «le riteniamo illuminanti sul modo in cui è stata condotta questa indagine, che per anni ha caratterizzato la vita dell’ex farmacista di San Casciano e della sua famiglia».
Non trovo serie motivazioni per giudicare fantasiosa o assurda l’ipotesi dei più livelli (mandanti ed esecutori) che fa capo a Giuttari.
Trovo però che, essendo più complessa, comporti la necessità per chi la sostiene di provare i collegamenti fra i soggetti principali.
Un’attività assolutamente insidiosa giacchè, come è noto, l’omertà o la protezione di un soggetto da parte di “poteri forti” implica l’interruzione del moto deduttivo.
E così è stato, secondo me. Ad un certo punto si è materializzato un ALT “che non si poteva rifiutare”.
Ma fra le varie piste seguite mi pare quella che, fosse proseguita e completata, aveva più probabilità di giungere alla verità.
Se è vero quello che ha dichiarato “Mario” in data 28 dic. 2008, lui conoscerebbe l’identità del mostro. “Mario” sembra avere familiarità con i luoghi e parla di un capocantiere e, soprattutto, di una pallottola calibro 22.
Lo invito a rivelarci maggiori dettagli, magari sempre protetto dall’anonimità.