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A caccia di "bufale scientifiche"

“ Noi organizziamo la nostra esperienza e il nostro ricordo degli avvenimenti umani principalmente sotto forma di racconti”. Così scriveva lo psicologo Jerome S. Bruner, e così ribadisce oggi Lorenzo Montali nel suo libro dedicato alle leggende urbane sulla scienza e la tecnologia di uso quotidiano: "Leggende tecnologiche…e il gatto bonsai mangiò la fragola-pesce"(Avverbi edizioni).

“Il lettore” dice nella prefazione Riccardo Luccio, psicologo dell’Università di Firenze, “non si faccia ingannare né dall’apparente frivolezza del tema, né dal tono apparentemente leggero, spesso francamente divertente, dell’esposizione. Ci troviamo qui di fronte a un ottimo saggio di psicologia sociale, e nello stesso tempo a una riflessione seria e preoccupata sul contesto in cui un fenomeno sociale come quello delle leggende urbane si sviluppa”.

L’uomo ha sempre avuto bisogno di rappresentare la realtà per poterla capire e interpretare: un tempo erano i miti le favole popolari a servire allo scopo, oggi questo ruolo è ricoperto dalle leggende urbane.
Di cosa si tratti lo sappiamo tutti. Sono quelle storie incredibili, per lo più allarmiste ma talvolta anche divertenti, che si sentono raccontare dall’amico dell’amico e che, oggi, arrivano sempre più spesso via e-mail.

I protagonisti delle leggende di oggi, però, non sono più le baby sitter che cucinano i bambini o gli spacciatori di figurine all’Lsd, ma sono i telefonini, i computer, i forni a microonde o gli airbag, oggetti tecnologici che siamo abituati ad usare tutti i giorni, ma che rimangono per la gran parte di noi misteriosi e che spesso sono sentiti come minacciosi.

Ecco allora nascere le leggende, come quella secondo cui appendendo allo specchietto retrovisore dell’automobile un cd-rom questo sarebbe in grado di “deviare il raggio del telelaser” usato dalla polizia stradale per rilevare la velocità. Non è vero, ma fino a poco tempo fa era facilissimo vedere auto i cui proprietari si erano premurati di appendere un cd-rom allo specchietto o al lunotto retrovisore nella vana speranza di evitare di essere sanzionati per l’elevata velocità a cui viaggiavano.

O quelle che invitano a diffidare dei comportamenti delle aziende, come quella che recita: “Attenzione quando comprate il parquet: alcune aziende senza scrupoli usano, per il loro costo irrisorio, gli alberi provenienti da Chernobyl. Il parquet, altamente radioattivo, ha già fatto parecchie vittime”.

Sullo stesso tono allarmistico, anche le leggende che cominciano con l’inquietante domanda: quello che vedete è quello che realmente mangiate? Qui sono sempre più spesso i timori legati alla produzione di alimenti geneticamente modificati a tenere banco. In un’ormai classica leggenda si racconta di una ragazza che finisce in ospedale per un’intossicazione allergica inspiegabile. La giovane non tollera il pesce, ma lei lo sa e non ne mangia. Si scopre poi che la reazione è stata provocata dalle fragole che la ragazza aveva mangiato. Per farle crescere anche in inverno, qualcuno aveva combinato il DNA del seme con quello di un pesce artico particolarmente resistente al freddo. In questo caso, Montali ha potuto scoprire non solo che un fatto del genere non è mai successo, ma che non è neppure vero che sul mercato si trovino le cosiddette fragole-pesce.

Un’altra storia simile voleva che il pollo fritto venduto negli Stati Uniti dalla catena Kentucky Fried Chicken fosse fatto con animali geneticamente modificati, mostri fatti di sola carne e niente ossa. Quando la leggenda arrivò in Italia, visto che da noi non esiste la KFC, la storia fu prontamente adattata alla catena McDonald’s e al posto dei polli si parlò dei vitelli usati per gli hamburger.

Questi ultimi sono esempi indicativi di quanto imprecise siano le informazioni che il pubblico riceve sugli alimenti geneticamente modificati. E allo stesso tempo segnalano che la responsabilità di questa situazione ricade su tanti soggetti: sulle società produttrici, sempre a caccia di nuovi finanziamenti, che annunciano di aver realizzato un nuovo prodotto quando ancora sono in una fase di progettazione che poi spesso non porta a nulla, sulle associazioni ecologiste, che sembrano più interessate a fomentare la paura dei cittadini che ad aumentare la loro consapevolezza delle questioni in discussione, sui mass media, che non procedono a verifiche indipendenti delle notizie, preferendo inseguire i casi più sensazionalistici.

“Che in questa situazione le leggende siano destinate a moltiplicarsi nel prossimo futuro” conclude Montali “diventa una previsione sin troppo semplice”.


Massimo Polidoro

 

(Pubblicato su La Stampa del 17 settembre 2003)