Mothman: l'uomo falena

Recensione di Massimo Polidoro


The Mothman Prophecies
(Voci dall’ombra)
John A. Keel
Sonzogno, 2002
pp. 284, E 15,00

Tra il 1966 e il 1967 la cittadina americana di Point Pleasant, nella Virginia dell’Ovest, al confine con l’Ohio, fu terrorizzata dai ripetuti avvistamenti di una misteriosa creatura chiamata “Mothman”, cioè “uomo falena”, un personaggio che ha ispirato l’ultimo blockbuster hollywoodiano: “The Mothman Prophecies”.
Tutto cominciò il 15 novembre 1966, nei pressi di un complesso industriale abbandonato alla periferia di Point Pleasant, noto come “Area TNT” e utilizzato durante la seconda guerra mondiale per l’immagazzinamento delle munizioni. Quattro amici che si trovavano a passare in auto da quelle parti notarono due “grandi occhi rossi” nell’ombra. Gli occhi appartenevano a una creatura “con grandi ali piegate sulla schiena”, come disse in seguito uno dei testimoni. Improvvisamente, la creatura si mosse levandosi in volo e gli amici, in preda al panico, fecero dietro front con l’auto e si diedero alla fuga, convinti che la “cosa” li seguisse.
Tornati in città, i giovani raccontarono terrorizzati alla polizia ciò che avevano visto, i giornali ne parlarono, battezzando la creatura “Uomo falena” dal nome di uno dei personaggi dell’allora popolare serie televisiva “Batman”, e gli avvistamenti si moltiplicarono. Alcuni dissero di avere visto, di notte, una “creatura umanoide che emetteva strani squittii, come quelli di un topo”; due pompieri, che visitarono l’area TNT tre giorni dopo il primo avvistamento, raccontarono di avere visto gli occhi rossi e dissero che la creatura era davvero molto grande, ma erano anche sicuri che si trattava di un uccello.

Profeta di sventura?
La vicenda, tuttavia, si sarebbe probabilmente conclusa subito se un giornalista appassionato di misteri, John A. Keel, non avesse scritto il libro in questione (oggi tradotto in Italia, a 27 anni dalla pubblicazione originale del 1975, per approfittare della pubblicità offerta dall’omonimo film con Richard Gere), in cui collegava questi avvistamenti ad altri fatti strani successi nella zona: avvistamenti di UFO, strane telefonate ai cittadini, minacciose visite di “uomini in nero” e, soprattutto, il tragico crollo di un ponte sul fiume Ohio in cui morirono 46 persone. L’ipotesi di Keel fu che Mothman, in qualche modo, volesse mettere in guardia la cittadina contro l’imminente disastro.
“ Ci sono diverse circostanze che fanno ritenere molto strano quel crollo” dice oggi il settantaduenne Keel. “I semafori erano sul rosso da entrambe le parti del ponte, così il traffico si accumulò nel mezzo provocando il crollo. Non ho mai scoperto chi potrebbe avere avuto interesse a generare un simile disastro”.
Loren Coleman, autore di un altro bestseller sulla vicenda Mothman (Mothman and Other Curious Encounters), è più dubbioso: “C’è gente che mi ha scritto dicendo che strane creature sono state avvistate anche dopo l’11 settembre. Si trattava forse anche qui di apparizioni mistiche che cercavano di avvisare il mondo degli attentati in arrivo? Non credo, si tratta solo di coincidenze. Fa parte della natura umana cercare di trovare dei collegamenti in qualcosa che scuote la nostra percezione della realtà e il nostro senso di sicurezza”.
Nemmeno Rick Moran, un giornalista che ha recentemente condotto per la rivista Fortean Times (n. 156, marzo 2002) un’indagine sul caso, vede particolari misteri in quell’episodio. “Non credo che il crollo del ponte sia veramente collegato alla vicenda di Mothman”. L’indagine che ci fu all’epoca, infatti, poté determinare che il crollo fu dovuto a una sfortunata combinazione di eventi: il deterioramento del metallo, un cedimento strutturale, il cattivo tempo e l’accumularsi del traffico sul ponte, tutto ciò contribuì a creare il disastro. Nessuna influenza di tipo paranormale, quindi. “Tuttavia”, continua Moran, “penso che il resoconto di Keel si basi su avvistamenti realmente accaduti”.
Moran ha intervistato tutti coloro che ancora vivevano a Point Pleasant e che avevano assistito a qualcosa di strano tra il 1966 e il 1967. “Le versioni dei testimoni corrispondevano a quelle date tanti anni prima” dice Moran. “Più le domande si facevano specifiche e più mi convincevo che i testimoni avevano effettivamente visto qualcosa”.
Già, ma cosa?

Una reale creatura alata
“C’è un fatto che mi ha colpito in tutti i resoconti che ho letto sul caso di Mothman” dice l’investigatore americano del CSICOP (Comitato americano per l’indagine scientifica delle affermazioni sul paranormale) Joe Nickell, esperto nella soluzione di misteri ed enigmi paranormali. “Si legge che la creatura aveva occhi luminosi come i fari di un automobile; un uomo notò la stessa cosa quando illuminò con una torcia un angolo del suo giardino verso cui il cane aveva preso ad abbaiare. Ora, chi come me si interessa di ornitologia saprà che di notte gli occhi di alcuni uccelli risplendono di colore rosso se illuminati da una torcia o dai fari di un auto. Il rosso che si vede non è il colore dell’iride, ma quello della membrana vascolare sottostante”.
Nickell rivela che nella Virginia dell’Ovest e in altre zone esiste realmente una creatura alata, che ha abitudini notturne e grandi occhi rotondi, che sembrano rossi se illuminati. Sembra avere il collo incassato tra le spalle, ha ali molto grandi, lunghe zampe e ricorda da vicino gli schizzi realizzati dai testimoni che dissero di avere visto Mothman.
“ Stiamo parlando di un barbagianni” spiega Nickell. “E’ un uccello che si muove solo di notte e che per questo si vede raramente e può indubbiamente spaventare chi se lo dovesse trovare davanti. Certo non ha le dimensioni di un uomo, ma grazie all’estesa apertura alare e alle lunghe zampe può apparire più grande di quello che è. Il problema delle testimonianze di questo tipo è che il buio, la sorpresa, la paura e altri fattori emotivi possono aver alterato il ricordo di quanto è stato probabilmente visto, e cioè un innocuo barbagianni”.
“Personalmente” concorda Coleman, “propenderei per un qualche tipo di grosso barbagianni non ancora identificato. L’isteria ha poi fatto il resto”.
Sono tanti gli studi di psicologia che dimostrano come il ricordo di un evento può essere alterato dalle condizioni emotive in cui si trovano i testimoni in un dato momento. Lo stress, per esempio, può alterare i ricordi anche degli osservatori più esperti: il che aiuta a capire perché testimonianze come quelle relative all’avvistamento dell’Uomo falena debbano essere vagliate attentamente, si tratta infatti di esperienze molto ansiogene e stressanti.
“Un altro caso di cui mi sono occupato che ebbe una conclusione simile” continua Nickell, “è quello del Mostro di Flatwoods, avvistato anche questo nella Virginia dell’Ovest, ma nel 1952. Anche allora la creatura aveva grandi occhi rotondi e sembrava avere la testa incassata tra le spalle e, anche in quel caso, la creatura era con ogni probabilità un barbagianni, che in quella regione ha il suo habitat naturale”.
Un esperimento sociologico?
Nel mondo dell’ufologia, però, non tutti condividono questa opinione. C’è chi parla di complotti e di invasioni di alieni. Moran propende per un’ipotesi non meno bizzarra, quella di un complesso esperimento sociologico: “E’ possibile che Mothman sia stato un esperimento del governo per valutare la reazione della gente comune di fronte a eventi ultraterreni? Chissà; certo, se fosse così, negli anni seguenti i risultati di un tale esperimento sarebbero dovuti diventare noti. Se non se ne seppe nulla, probabilmente, fu proprio a causa del crollo del ponte: l’imprevedibile disastro forse convinse gli studiosi ad abbandonare l’esperimento in quella zona per evitare che il loro lavoro fosse in qualche modo collegato alla tragedia”.
Le ipotesi e le congetture non mancano, insomma, ciò che manca sono le prove. “Ci troviamo a dover fare una scelta” conclude Nickell. “Da una parte abbiamo una spiegazione naturale e plausibile, dall’altra una serie di ipotesi incredibili e fantasiose, fatte di “forse” e di “probabilmente” e che si basano unicamente sul tipo più inaffidabile di prove: la testimonianza oculare. Dal mio punto di vista, è certamente la prima la spiegazione giusta mentre non ho dubbi che la seconda sarà quella preferita dai produttori di Hollywood e dai cultori del mistero”.

Massimo Polidoro

PER SAPERNE DI PIU’: Joe Nickell, "Mothman Solved"