Sei un sensitivo? Mettiti alla prova

di Riccardo Luccio

Introduzione a Sei un sensitivo?

 


Nella battaglia quotidiana contro l'irrazionale in cui tanti di noi, scienziati e non, ritengono doveroso impegnarsi, Massimo Polidoro rappresenta una voce di inusitata freschezza, che nel giro di pochissimi anni è riuscita ad imporsi all'attenzione di un pubblico senz'altro ampio. Certo, Massimo è stato aiutato della strordinaria simpatia che irradia, con il suo aspetto un po' faunesco, che sembra sempre da un lato irridere alle furbizie dei tanti cialtroni che ingombrano il campo del paranormale; dall'altro sorridere con umana simpatia alle ingenuità di chi cade in certe trappole, spesso perché oppresso da dolore vero. E questo volto Massimo ce lo ha mostrato tante volte, in televisione come in affollatissime manifestazioni pubbliche, in cui, da degno allievo del grande James Randi, ha dato la palpabile dimostrazione del fatto che tanti fenomeni mirabolanti, che sembrano palesi violazioni delle leggi della scienza, sono in realtà null’altro che effetti ottenuti da un abile prestigiatore. A volte, anzi, non c’è neppur bisogno di esibire grandi abilità, per stupire e far credere all’intervento di chissà quali forze paranaturali.
Ma Massimo Polidoro non è solo un bravissimo prestigiatore. E la reputazione sempre più solida che sta acquisendo è sempre più legata alla solidità della sua preparazione scientifica, e alle notevoli doti di divulgatore scientifico che sta dimostrando, attraverso i libri che scrive con continuità in questi ultimi anni. Vogliamo ricordarne i titoli? Viaggio tra gli spiriti (Sugarco, 1995), una straordinaria storia dello spiritismo, con tutti i trucchi relativi svelati; Al di là e Il mediumo sottospirito (Stampa alternativa, 1996), due godibilissimi Millelire che davano rapide ma essenziali indicazioni su paranormale e ancora spiritismo; Misteri (Eco, 1997), una divertentissima dissacrazione di alcuni dei più famosi “enigmi”, autentici classici (o tormentoni) perennemente ricorrenti nelle discussioni sul paranormale, dal triangolo delle Bermude alla maledizione di Tutankhamen; e soprattutto il Dizionario del paranormale (Esedra, 1997), un eccellente strumento di lavoro per chi voglia dedicarsi a questi temi.
Con questi libri, Massimo ha dimostrato due cose: che per poter scrivere seriamente, anche se con tono a volte leggero, di questi argomenti, occorre innanzitutto avere una robusta preparazione scientifica, specie in metodologia della ricerca; e questa preparazione lui, che si è laureato qualche anno fa in psicologia a Padova con un’impegnativa tesi su questi argomenti, ce l’ha largamente; e che la divulgazione scientifica è una cosa seria, che va fatta con umiltà e con un’attenzione e una precisione che nulla hanno a invidiare a quelle che si mettono in un lavoro scientifico propriamente detto; altrimenti non si fa divulgazione, ma cattivo giornalismo.
Io credo che con questo suo ultimo lavoro Massimo Polidoro abbia comunque compiuto un ulteriore passo qualitativo. Intendiamoci, ci troviamo ancora una volta di fronte a un libro anche divertente da leggere, scritto in tante pagine con quell’ironia, e nello stesso tempo quella mancanza di indulgenza, che costituiva una precisa cifra delle opere precedenti di Massimo. Ma qui l’analisi critica prevale di gran lunga sull’aspetto, diciamo così, di denuncia. I temi affrontati richiedono spesso, infatti, non tanto di smascherare la truffa, quanto di rivelare l’insidia metodologica, la trappola statistica, l’inadeguatezza strumentale. Al fondo, nella provocatorietà sin dal titolo del lavoro, vi è il disvelamento di quella tremenda capacità di autoinganno che è la fonte di tante illusioni.
Perché, diciamocelo, la fiducia nel paranormale trova la sua origine soprattutto in due motivazioni: il desiderio di onnipotenza, e il bisogno di uscire da situazioni di sofferenza spesso atroce. La prima motivazione è banalmente ignobile, e va non solo smascherata, ma anche irrisa. La seconda è purtroppo saldamente vincolata alla condizione umana, spesso sovraccaricata in modo intollerabile di dolore. Ma la comprensione non può condurre a nessun incoraggiamento o accettazione acritica: al dolore non può mai rispondersi con l’invito all’inganno.

Prof. Riccardo Luccio
Direttore del Dipartimento di Psicologia, Università di Trieste

 

(Dall'introduzione a Sei un sensitivo?, 1997)