Il CICAP da 15 anni è un mezzo per vedere chiaro


di Antonio Di Lorenzo


Il mostro di Loch Ness non è mai esistito: era un modellino di plastilina, mosso da una barchetta - giocattolo e fotografato in una vasca. L’artefice ha confessato, in punto di morte, nel 1993. La “maledizione di Tutankhamon” è una bufala: è dovuta in parte ai giornalisti che si vendicarono del “buco” preso dal “London Times”, cui era stata concessa l’esclusiva delle notizie; e in parte è dovuta allo stesso archeologo Howard Carter, che voleva allentare il flusso dei curiosi dal suo lavoro. La verità la raccontò nel 1980 l’addetto alla sicurezza della spedizione, che aveva dormito sette anni nella tomba. Ed era sopravvissuto 50 anni.
Il “triangolo delle Bermude” è l’invenzione di uno scrittore che negli anni Settanta ha fatto i soldi. In realtà nessuna strana forza attira e fa scomparire navi ed aerei. Quel tratto di mare è solcato da 150.000 navi l’anno, 10.000 delle quali lanciano soccorsi e solo quattro o cinque l’anno risultano disperse. Una percentuale che non ha nulla di parnormale. La famosa Squadriglia 19 che nel 1945 partì da Fort Lauderdale e poi sparì (i cui piloti redivivi si vedono tornare sulla Terra nel film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”) in realtà si inabissò nell’Atlantico vicino alle Bahamas, perché finirono la benzina dopo aver perso la rotta e viaggiato alla cieca per 4 ore.
Nemmeno il mito di Atlantide regge alla verifica scientifica: non c’è nulla nei fondali dell’Atlantico (e la tettonica a zolle non lascia scampo) che riveli un continente inabissato; né si può identificare Atlantide con l’isola greca di Santorini, o ritenere che sia stata distrutta dai violenti maremoti che misero fine alla civiltà di Creta. L’unica ipotesi è che sia davvero una metafora inventata da Platone nel suo Crizia.
Sulla veridicità dell’autopsia dell’alieno di Roswell, ormai i credenti sono davvero pochi: l’originale della pellicola (che si dice girata nel 1947) non l’ha mai visto nessuno; la Kodak s’è offerta di esaminarlo, ma non è mai arrivata; c’è un filo di telefono che spunta ed è tipico degli anni Settanta; i chirurghi dimostrano gran poca tecnica e conoscenza dell’anatomia; in trasparenza, poi, quel corpo gonfio e glabro mostra capezzoli e ombelico nascosti dal cerone.
E per finire, i cerchi nel grano. Anche in questo caso c’è da registrare una confessione degli autori, Bower e Chorley, che iniziarono questo passatempo nel 1979: da allora ebbero talmente tanti seguaci e imitatori che adesso c’è anche un sito Internet (www.circlemakers.org). Spiegarono anche come li realizzavano, con una corda, un perno e un’asse di legno che serviva a piegare il grano. E c’è da aggiungere che la rivista “Focus” nel 1999 ha ripetuto l’esperimento in un’azienda agricola vicino Adria. Massimo Polidoro, Luigi Garlaschelli e Marino Franzosi ci hanno messo poco più di un’ora a realizzarne uno perfetto.
Questi sono solo alcuni degli esempi di come gli scettici del Cicap hanno smontato scientificamente alcuni dei “misteri” del paranormale più affascinanti. Naturalmente è solo una sintesi: le spiegazioni dettagliate si possono trovare nelle oltre 700 pagine dei libri di Massimo Polidoro, “Grandi misteri della Storia” e gli “Enigmi della Storia” . Proprio in questi giorni è uscito il suo nuovo libro, “Grandi gialli della Storia” che indaga con lo stesso metodo della verifica incrociata anziché il paranormale alcuni dei più celebri “gialli”, da Jack lo squartatore all’omicidio di John Kennedy.

- Perché affascinano tanto questi aspetti del paranormale, come i “cerchi nel grano”, tanto da costruirci sopra anche un film?
«Perché qualcuno ci vede un segno degli Ufo - risponde Massimo Polidoro - qualcun altro un significato esoterico. I “crop circles” sono fatti bene, è evidente che non sono un fenomeno naturale. Dietro c’è un’intelligenza. Che per noi è umana e non extraterrestre. Tant’è vero che gli inglesi ormai non si nascondono neanche più: si fanno pubblicità e realizzano cerchi per mestiere».

- L’obiezione è: per dieci “crop” fatti dall’uomo ce ne può essere uno di non - umano.
«E perché dovrei crederci, solo perché nessuno ha visto l’autore? Troppo facile. Noi diciamo che c’è una spiegazione naturale, umana. L’abbiamo provato. Chi ne sostiene una diversa, come per ogni fenomeno paranormale, deve portare prove convincenti».

- E ve le hanno portate?
«Finora no. Quando si parla di paranormale dopo un po’ ci si rende conto di trovarsi di fronte a persone ingenue oppure a fenomeni naturali poco conosciuti. Come nel caso dei carboni ardenti».

- Quelli su cui camminava Giucas Casella...
«Un furbastro. Noi abbiamo scoperto il trucco e lo abbiamo invitato a camminare non su 15 metri di carboni ardenti, come fa lui, ma su mezzo metro appena di alluminio rovente».

- Ha accettato?
«Mai. Ha risposto che siamo solo miscredenti».

- Il trucco qual era?
«Pochi sanno che la brace è un cattivo conduttore: ha bisogno di 2 - 3 secondi di contatto per trasmettere calore. È come il forno a 220 gradi: c’è una bella differenza tra metterci la mano dentro e toccare la teglia di alluminio».

- Lei crede negli extraterrestri?
«Le rispondo con una frase del mio amico Tiziano Sclavi, inventore di Dylan Dog: non ci credo, ma ci spero».

- “ET” esiste secondo lei?
«ET può darsi, i dischi volanti per ora sembra di no. Di solito gli avvistamenti sono confusi con meteore, comete, palloni sonda, aerei... Non escludo naturalmente che esistano pianeti sui quali c’è vita. Del resto, esiste un programma scientifico internazionale, il “Seti”, che è specializzato in queste ricerche».

- Quante persone si rivolgono a voi?
«Riceviamo 10 - 15 segnalazioni al giorno di fenomeni paranormali».

- Anche riguardo agli Ufo?
«Sì, ma queste segnalazioni le indirizziamo agli specialisti del Cisu, il Centro di studi ufologici che ha sede a Torino. Sono persone serie.

- Perché, nonostante le prove contrarie, le persone vogliono continuare a credere nel paranormale?
«Perché è un conforto sapere che si può parlare con i morti, sperare di guarire dalla malattia, prevedere il futuro. È più bello abbandonarsi all’illusione che affrontare la realtà. Che è sempre più difficile. Lo scienziato che ti dice la verità è molto meno confortante e rassicurante».

- Lei ha dedicato un libro al “mago” Silvan, definendolo una “leggenda vivente”. Perché?
« Perché è una persona retta e onesta, un illusionista che ammette di essere un attore. Non dimentichiamo che è stato lui a scoprire il bluff dei guaritori filippini. Perché è questo il vero problema: i furbi che si arricchiscono alle spalle di chi dà loro credito, i profittatori che truffano il prossimo».

- E voi che ruolo avete?
«I furbi sanno benissimo che non hanno nessuna facoltà paranormale. E stanno alla larga da noi. A chi ci viene a denunciare che il mago s’è fatto intestare la villa noi proponiamo di andare dai carabinieri. Talvolta ci sentiamo rispondere di no, per paura che il mago si vendichi con qualche altra magia».

- L’ultimo esempio di bluff?
«Il drago sotto spirito fatto passare per vero. Era un feto di drago con coda e alucce spuntato in Inghilterra. Alla fine chi l’ha presentato ha ammesso che s’era inventato tutto perché aveva scritto un libro sui draghi e non trovava nessun editore. E così l’ha trovato».

(a. d. l.). A sentirsi chiamare “acchiappafantasmi” loro sorridono e lasciano dire. In realtà sono, prima di tutto, scienziati. E acchiappano, al massimo, i fantasmi delle paure quotidiane, quelli che prendono la forma di una ricerca di sicurezze, di certezze. Quei fantasmi che qualche “mago” furbacchione cerca di sfruttare (magari facendosi intestare ville e conti correnti) dai clienti che chiedono: cosa mi riserva il domani? Avrò soldi, fortuna, amore? Ligi all’insegnamento di Galileo Galilei, che più o meno 400 anni fa a Padova realizzò le sue maggiori scoperte, usano il metodo scientifico per verificare le affermazioni del presunto paranormale. Non lo escludono, ma se un fenomeno è ripetibile in laboratorio o in natura (come nel caso dei “cerchi nel grano”) significa che c’è almeno una spiegazione umana e scientifica prima di tirare in ballo forze extraterrestri. Poi, sostengono, ognuno è libro di credere in quello che vuole. Ma questa non è più scienza, si entra nel campo della fede religiosa. «L’unica cosa che ci dà fastido - spiega Massimo Polidoro - è essere presi in giro».
Su queste basi e con questa filosofia nel 1989 è nato il Cicap, il Comitato italiano per il controllo sulle affermazioni del paranormale. Un Comitato di questo tipo esiste anche negli Usa, si chiama Csicop. Tra i fondatori del “Cicap” ci sono il giornalista Piero Angela, l’astronoma Margherita Hack, il professor Silvio Garattini, lo scrittore Umberto Eco, l’illusionista Silvan. Il segretario nazionale è Massimo Polidoro, docente di psicologia dell’insolito all’università Milano - Bicocca. Durante i suoi studi a Padova, Polidoro è stato tra i fondatori della sede veneta del Cicap, che è fra le più attive in Italia, tant’è che è diventata la sede nazionale del Comitato. Gran parte del merito va all’attuale responsabile, Marino Franzosi.
Il Cicap ha 3.000 soci in Italia (ai quali arriva la sua rivista) e 20 mila simpatizzanti.
Si definiscono “scettici” a tutto tondo. Vogliono provare, toccare con mano. Hanno smascherato Uri Geller e i suoi cucchiaini piegati. E James Randi, ricercatore e illusionista americano, ha messo in palio un milione di dollari di premio a chi ripeterà - sotto il controllo di una commissione scientifica - un fenomeno paranormale. La scommessa dura da vent’anni, dai tempi in cui Piero Angela sulla Rai mandò in onda il suo “Viaggio nel mondo del paranormale”. Si sono presentati quasi in 800: nessuno è andato oltre il test preliminare. E i soldi sono ancora lì, pronti da incassare.
Il Cicap organizza ad Abano dall’8 al 10 ottobre il convegno mondiale degli scettici: protagonista sarà un nutrito gruppo di professori universitari italiani, americani, inglesi, perfino cinesi e argentini. Il congresso toccherà una serie di argomenti che riguardano il paranormale, ma anche l’attualità: si parlerà anche del “Codice da Vinci” e della “Spada nella roccia”, così come saranno mostrate le prove di quelli che sono chiamati i “I misteri risolti”. Piero Angela condurrà una serata speciale in omaggio al fondatore della Scienza, Galileo Galilei.

 

(Pubblicato su Il Giornale di Vicenza del 13 settembre 2004)