Il caso di “Lady”: la cavalla telepatica

Uno dei primi esperimenti sulla telepatia mai realizzati non riguardava l’uomo ma, curiosamente, una cavalla.

ladywonder

Fu proprio J.B. Rhine, il padre della “parapsicologia”, a dedicarsi allo studio del caso. Ma ci sarebbero state sorprese…

Come già anticipato, il 24 marzo uscirà insieme ai mensili Focus e a FocusStoria il mio nuovo libro intitolato I poteri della mente: illusione o realtà? Nell’attesa, iniziamo a parlare di “poteri della mente”, ma lo facciamo con un caso relativo al mondo degli animali.

Il primo lavoro pubblicato da J.B. Rhine e da sua moglie Louisa sulla telepatia, infatti, non riguarda l’uomo ma la probabile presenza di tale facoltà negli animali, in questo caso in Lady, una cavalla di Richmond, nello stato americano della Virginia.

Un'immagine di Lady di fronte alla sua "macchina per scrivere"

Un’immagine di Lady di fronte alla sua “macchina per scrivere”

Nel loro articolo, i Rhine raccontano di come Lady sembrasse in grado di fare semplici calcoli matematici o formulare delle parole toccando con il muso dei blocchi di legno su cui erano scritti numeri e lettere dell’alfabeto. Ma non era tutto.

Secondo la signora Fonda, proprietaria della cavalla, Lady poteva rispondere in maniera intelligente a domande e fare dei calcoli anche senza che nessuno formulasse verbalmente le domande. Era sufficiente che le domande fossero lette in silenzio dalla signora Fonda.

Il problema in questo tipo di indagini, come anche i Rhine rilevano nel loro articolo, è capire «se ci sono segnalazioni dall’agente al percipiente, in questo caso dalla signora Fonda alla cavalla. Simili segnalazioni potrebbero essere deliberate e coscienti, come movimenti della frusta o del braccio o della testa, oppure parole chiave, suoni della gola e simili. Altrimenti, si potrebbe anche trattare di segnalazioni involontarie e inconsapevoli, purché l’agente ne sia all’oscuro, e consistono in un’inclinazione del corpo, una pausa nella respirazione, una tensione dei muscoli, uno sguardo particolare, ecc…»[1].

In passato, infatti, c’erano stati tanti casi di questo tipo e il più famoso era sicuramente quello verificatosi ai primi del novecento e noto con il nome del cavallo protagonista: “Furbo Hans” (“Clever Hans”, nella letteratura inglese; in origine: “Kluger Hans”, perché tedesco). A raccontare bene questo e altri casi simili è Stefano Vezzani in un “Quaderno del CICAP” dedicato proprio agli Animali sapienti.

Il fatto che Hans potesse rispondere a quasi ogni tipo di domanda, anche quando il suo proprietario era distante e quindi non poteva inviare eventuali segnalazioni, risultava particolarmente strabiliante. Col tempo, si scoprì un particolare importante: se la persona che poneva la domanda non conosceva la risposta, Hans non era più capace di rispondere correttamente.

Lo stesso si ripeteva se chi poneva la domanda era nascosto alla vista del cavallo e nessun altro era presente. Ciò permise di escludere nel primo caso che il cavallo possedesse un’intelligenza simile a quella umana, nel secondo che si trattasse di telepatia. La conclusione cui si giunse fu che Hans aveva sviluppato un’abilità sicuramente straordinaria ma certo non paranormale: poteva cioè riconoscere i più piccoli movimenti involontari trasmessi da coloro che ponevano le domande. Si trattava di movimenti così lievi e impercettibili che gli stessi studiosi, anche dopo avere imparato bene il sistema di segnalazione, continuavano a mandare stimoli involontari ad Hans, nonostante stessero consapevolmente cercando di evitare di trasmettere il messaggio visivo[2].

Nonostante la consapevolezza di questi rischi nella sperimentazione con animali ritenuti telepatici, i Rhine e McDougall organizzarono una serie di esperimenti del tutto inattendibili. Chi poneva le domande, infatti, era sempre presente e, per quanta attenzione si prestasse nel controllare le proprie reazioni involontarie, è dimostrato che è praticamente impossibile escluderle del tutto[3]. Pertanto, la considerazione di Rhine secondo cui «non c’era altra ipotesi ragionevole di guida se non quella telepatica… ai nostri stessi occhi era impedito di vedere e i nostri corpi venivano mantenuti in una posizione di assoluta quiete»[4], non risulta affatto condivisibile, in particolare, se si ricorda che gli stessi studiosi del caso di Hans avevano scoperto di non poter fare a meno di inviare segnali involontari.

La signora Fonda, proprietaria della cavalla, mentre segue le lettere scelte dall'animale e involontariamente agita il frustino, segnalando a "Lady" se la scelta è giusta oppure no.

La signora Fonda, proprietaria della cavalla, mentre segue le lettere scelte dall’animale e involontariamente agita il frustino, segnalando a “Lady” se la scelta è giusta oppure no.

In una visita successiva[5], i movimenti della signora Fonda, proprietaria di Lady, sia quelli involontari del suo corpo sia quelli fatti muovendo la frusta, apparvero ai Rhine più evidenti della volta precedente e ogni tentativo fatto per limitarli portò, di conseguenza, a una riduzione delle risposte esatte da parte di Lady. Ciò indusse Rhine a concludere che Lady aveva perso i suoi poteri telepatici che, tuttavia, riteneva fossero stati conclusivamente dimostrati nel corso del primo incontro.

Nel 1956, trent’anni dopo le prove di Rhine, Lady era divenuta ormai famosa come “Lady Wonder”, la cavalla paranormale. I curiosi facevano la fila alla fattoria dei Fonda per potere chiedere a Lady, dietro pagamento, consigli sul proprio futuro o sull’amore, o un aiuto per ritrovare oggetti perduti. Un giornalista e un uomo di nome John Banks si presentarono alla fattoria e chiesero di potere vedere la cavalla in azione. Al loro ingresso, prontamente la cavalla compose il nome B-A-N-K-S. Poi, alla domanda di questi: «Quando tornerà dall’Europa mio fratello?», rispose: S-U-M-M-E-R (estate).

Dopo altre domande simili, la signora Fonda fornì ai due ospiti dei bloc-notes su cui fu loro chiesto di scrivere dei numeri. Si misero distanti e fecero attenzione che nessuno potesse vedere cosa scrivevano, ciononostante la cavalla indovinava sempre i numeri del giornalista. Con quelli scritti da Banks ebbe tuttavia qualche problema.

Probabilmente, ciò era dovuto al fatto che il signor Banks si chiamava in realtà Milbourne Christopher (1914-1984) ed era un ben noto prestigiatore.

Vedendo che la cavalla indicava il suo nome come “Banks” e non Christopher, e osservando che rispondeva a domande false senza accorgersene (Christopher non aveva fratelli), l’illusionista poté verificare che Lady non leggeva il pensiero ma, più probabilmente, leggeva qualcosa d’altro. Così, quando si vide presentare un blocco di fogli stretti e lunghi e una lunga matita capì subito che si trattava della cosiddetta “lettura della matita” (pencil reading).

È questa una tecnica classica usata dai prestigiatori per indovinare cosa scrive qualcuno seguendo i movimenti dell’estremità della penna. Per questo motivo, Christopher finse di scrivere un 9, con il movimento della matita, ma in realtà scrisse un 1. Immediatamente, la cavalla disse che aveva scritto un 9: era la conferma che la proprietaria leggeva la matita e poi segnalava il numero alla cavalla.

«C’è un divertente aneddoto legato alla mia visita alla cavalla parlante», scrisse Christopher nel suo resoconto. «Inchiodato a un angolo della stalla c’era un cartello. Il cane della signora Fonda era scappato. Offriva una ricompensa a chiunque l’avesse ritrovato. Strano: lì c’era Lady, che rispondeva addirittura alle domande di coloro che cercavano le persone scomparse, ma non cooperava alla ricerca del cagnolino smarrito»[6].

Per saperne di più

[1] Rhine J. B. e E., 1929, “An Investigation of a ‘Mind-Reading’ Horse”, in Journal of Abnormal and Social Psychology, XXIII, 4, pp. 449-466.

[2] Sul caso di Hans vedi: Pfungst, O., 1965, Clever Hans, New York: Holt, Rinehart & Winston; vedi anche sul fenomeno delle segnalazioni involontarie: Sebeok, T. A. e R. Rosenthal (eds.), 1981, The Clever Hans Phenomenon: Communication with Horses, Whales, Apes and People, New York: New York Academy of Sciences.

[3] Sebeok e Rosenthal, op. cit.

[4] Rhine, J. B., 1968, New World of the Mind, New York: Sloane.

[5] Rhine J. B. e E., 1929, “Second Report on Lady, The ‘Mind-Reading’ Horse”, Journal of Abnormal and Social Psychology, XXIV, 3, pp. 287-292.

[6] Christopher, M., 1970, Esp, Seers and Psychics, New York: Crowell & Co., p. 45.


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. L’avventura del Colosseo è il suo nuovo libro, e tra gli altri Rivelazioni, Il tesoro di Leonardo e i thriller Il passato è una bestia feroce Non guardare nell’abisso. Segui Massimo anche su FacebookTwitter, PeriscopeInstagram, Pinterest, Telegram e la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive). Per invitarmi a tenere una conferenza scrivi qui.



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