Giù la testa! Quanto si può resistere capovolti?

Me lo chiede Raffaella, dopo avere letto di Houdini che si faceva calare a testa in giù nella sua Pagoda della tortura dell’acqua.

Non c’è una risposta univoca a questa domanda, ma ci provo comunque…

Un pipistrello può restare a testa in giù per molte ore, mentre l’“upside-down catfish” è un pesce che nuota sempre a testa in giù per nutrirsi delle larve di insetti e delle alghe che si trovano sotto le rocce sporgenti o le piante marine.

Per quanto riguarda l’uomo esiste una discreta variabilità individuale. Si tratta comunque di un’esperienza poco piacevole, protraibile per una quindicina di minuti prima che subentri un forte senso di nausea. Del resto, basta pensare a quanto succede sugli otto volanti o su certe giostre dei luna park, quando si rimane a testa in giù per pochi secondi: il sangue va al cervello, ci si sente obnubilati, i barocettori del corpo avvertono l’aumento di pressione sulla testa – e giustamente se ne preoccupano – e il battito del cuore si modifica.

I cultori di yoga che per facilitare l’afflusso di ossigeno al cervello usano la posizione nota come “sîrsâsana”, a testa in giù per l’appunto, riescono a sostenere il flusso ematico per più tempo rispetto a una persona non allenata, ma si tratta sempre di pochi minuti. I propugnatori della “Inversion Therapy”, quella pratica cioè che si serve di brandine capovolgibili che permettono di stendersi a testa in giù per alleviare i dolori di schiena, non lasciano i loro pazienti sottosopra per più di una manciata di minuti: i più esperti sembra riescano a mantenere la posizione per un massimo di 15 minuti.

Tutto ciò naturalmente vale sulla Terra, nello spazio, dove l’attrazione della forza di gravità è assente, si può restare capovolti anche per mesi (il problema, semmai, è capire rispetto a “che cosa” si è capovolti).


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario nazionale del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e numerose altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitterGoogle+ e attraverso la sua newsletter (che da diritto a omaggi ed esclusive).




10 Comments

  1. Non hai descritto cosa accade a coloro che vengono torturati e messi a testa in giù per ore.

  2. Non ho capito… perché la data di questo post è “28 dicembre 2015” se si tratta di un vecchio post di luglio 2010?

    1. Perché in questi giorni di festa ho riprogrammato qualche vecchio post che molti dei nuovi visitatori si erano persi.

  3. scusate ma rimanere a testa in giù non diventa pericoloso? anche per qualche minuto.. far fluire il sangue al cervello mantenendo la posizione non causa problemi al fisico?

    Pol

  4. @Marco: sono d’accordo con te, ho solo fatto notare che in orbità c’è l’attrazione di gravità terrestre. :)

    @John Titor: non ho mai detto che la frase fosse sbagliata, ma io volevo solo puntalizzare che gli astronauti in orbita subiscono l’effetto gravitazionale terrestre. Concordo sul fatto che la caduta libera è equivalente alla assenza di gravità (a dirla tutta non sono d’accordo con te perché per me attrazione e forza sono la stessa cosa, ma queste sono opinioni). :)

    Sono sicuro che la mia precisazione fosse inutile perché sono certo che Massimo non intendeva scrivere una cosa diversa e naturalmente riconosco che la mia puntualizzazione è fuori tema, ma mi permetto di ripetermi per spiegarmi meglio: la forza di gravità terrestre non cessa appena al di là dell’atmosfera terrestre, gli astronauti della stazione spaziale non sperimentano il peso perché sono in “caduta libera” assieme alla stazione durante l’orbita.

    Propongo un giochino: rispetto al livello del mare sapreste stimare quanto si riduce la forza di gravità terrestre in:
    A) orbita della stazione spaziale
    B) orbita geostazionaria
    C) orbita della luna

    Provate a dare un valore a naso prima di fare calcoli.

  5. Per ste z:
    pignoleria per pignoleria :-) riesaminando la frase di Massimo, essa non è errata:
    lui dice:
    “…dove l’attrazione della forza di gravità è assente”
    e non “…dove la forza di gravità è assente”
    Si riferisce quindi all’effetto (l’attrazione) e non alla forza in sé.
    E tale effetto attrattivo in effetti è assente, a causa del fatto che ci si trova in caduta libera (la quale, infatti, dal punto di vista effettivo è indistinguibile dall’assenza di gravità).

  6. @Ste Z: pignoleria x pignoleria: Massimo ha scritto ‘nello spazio’ non ‘in orbita’.
    Nello spazio la forza di gravità è potenzialmente irrilevante (se ad esempio fossimo a metà strada tra il sole e proxima centauri saremmo in equilibrio gravitazionale e non si muove un granello di….cometa).:P

  7. Pignoleria inutile:

    “nello spazio, dove l’attrazione della forza di gravità è assente,”

    In orbita l’attrazione di gravità non è assente infatti assicura la forza centripeta per per garantire l’orbita. In altri termini gli astronauti della stazione spaziale non sono al di fuori del campo gravitazionale terrestre, ma sono senza peso perché “cadono” assieme alla stazione spaziale stessa.

  8. Un mio amico cardiologo, accompagnando il figlio al luna park, circa quarantenne (il cardiologo, non il figlio), ebbe un black out con un breve svenimento all’ uscita di uno di quegli aggeggi che ti capovolgono per pochi secondi (meno di due, direi) non ricordo quale, poteva essere anche una montagna russa con giro completo. La RMN rilevò un microictus che non gli ha lasciato conseguenze: a dieci anni di distanza è regolarmente operativo e interventista. Non sottovalutiamo, comunque…

  9. Posso sbagliare, ma credo che l’effetto degli ottovolanti c’entri più con la repentina e violenta (diversi g di accelerazione in certi casi) variazione di forze centripete e centrifughe più che con la posizione relativa del corpo.
    Però probabilmente contribuisce anch’essa.

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