Categorie
Blog

Corso CICAP: quarto appuntamento su “Come esaminare un sensitivo”

Eccoci al quarto resoconto sul Corso investigatori del CICAP preparato da Giorgio Ferrari. Poiché in tanti vogliono sapere che cosa succede a questo famoso corso, ecco che i racconti di Giorgio aiutano a capire meglio di che si tratta. Potete anche recuperare i resoconti relativi al primo, al secondo e al terzo incontro. Buona lettura!


Corso CICAP 2008 –aprile

di Giorgio Ferrari
È sabato mattina e sono le 9.00. La temperatura non è delle più indicate, fa freddo. Mentre aspetto i miei compagni di viaggio guardo nel cielo per scorgere qualche scia. Simone Angioni è riuscito a contagiarmi. Arriva Gigi e cominciamo a caricare. Il gruppetto non è al completo, manca Simone che stava ancora dormendo: aveva fatto tardi la sera prima a causa di una riunione con le alte sfere dell’Area 51.
Una volta sistemate le borse di Simone, si parte per Padova.
Il primo argomento, strano ma vero, sono le auto e si conviene che quelle di una volta avevano meno comodità ed elettronica, ma in caso di riparazioni ci si poteva anche arrangiare da soli e con poca spesa. Come di consueto gli argomenti non mancano, ma ci si concentra in una discussione sui protocolli per sperimentare un sensitivo e le varie alternative per il test, in modo da offrire “un ambiente e un’atmosfera” il più possibile confortevole.
Seguono la radioestesia, la cassaforte dell’Università di Pavia, le indagini di Fulvio Fulleri, le interferenze geomagnetiche, un’ampia disquisizione sulla forma e sui nomi delle nuvole, la Terra cava, l’Esperanto e infine le armi scalari al plasma!
Strada facendo il freddo iniziale lascia il posto al sole che timidamente sbuca dalle nuvole. Non si nota nessuna “scia chimica”, prova evidente che i militari sono impegnati in altri progetti. Magari sono alle prese con rottami di dischi volanti o antichi manufatti alieni.
Gigi e Simone iniziano a parlare di chimica e di polimeri; quando si verifica questa situazione non riesco più a seguirli e comincio a riordinare gli appunti. Gigi per la prima volta nutre dei sospetti riguardo alla mia attività e mi invita a non scrivere, aggiungendo che poi mi viene la nausea. Cosa che regolarmente succede prima dell’arrivo a Padova.
La prima cosa che Marco ci comunica è di non prendere impegni per la sera e se li abbiamo di annullarli, perchè lo spettacolo che ci attende appartiene alla categoria di quelli da non perdere.
Uno dei primi concetti del corso riassume la filosofia del Cicap: Non credere, non negare, ma approfondire e cercare di vedere cosa c’è di vero. Ecco la motivazione di tutti i test che sono stati effettuati nel corso di vent’anni.
Una domanda che serve per far chiarezza e avere un quadro chiaro è: Che cosa si intende per fenomeno paranormale? Vengono definite delle linee guida per orientarci nel grande calderone da dove varie correnti di pensiero attingono a piene mani.
Il paranormale si pone accanto al normale; a prima vista potrebbe anche essere una battuta, ma non è così. I sostenitori ritengono che esista una realtà parallela alla nostra “di tutti i giorni” e talvolta irromperebbe nel quotidiano. Un “reale” a fianco del reale. Una serie di possibilità che la natura offrirebbe ogni tanto a fianco del normale.
Una di queste possibilità intriganti sarebbe l’azione della mente sulla materia, la psicocinesi ovvero poter agire sul mondo fisico senza utilizzare le forze che la natura ci ha messo a disposizione come la forza fisica, la gravità o quella magnetica.
Marco ci offre una carrellata dei presunti poteri e fenomeni paranormali; è quasi impossibile farne un elenco perchè bisognerebbe riportare ogni sua parola.
Si parte dalla conoscenza del mondo esterno senza l’utilizzo dei 5 sensi, come la chiaroveggenza o la psicometria. La conoscenza di avvenimenti futuri non prevedibili attraverso la precognizione. Si dibatte e viene evidenziato cosa sia paranormale e ciò che non lo è, come sapere in anticipo la traiettoria della palla da biliardo. La comunicazione da mente a mente come la telepatia e la comunicazione con gli spiriti dei defunti oppure la materializzazione di oggetti durante le sedute spiritiche e i sogni premonitori.
Marco è molto chiaro dicendo che un fenomeno paranormale è tale perchè, se autentico, violerebbe le leggi fondamentali conosciute della natura. Studiando i meccanismi che fanno funzionare tutto quello che ci circonda, siamo arrivati alla conclusione che tutto questo è regolato da leggi ben precise. Leggi che si rifanno alla matematica e per le quali, date certe condizioni abbiamo determinati risultati.
Terminata l’introduzione ci parla dei sensitivi Russi nei paesi dell’Est ai tempi della Guerra Fredda. Tutto l’alone di mistero che circondava questi personaggi era ingigantito e consolidato dall’impossibilità di ulteriori analisi e controlli. Situazione che all’Unione Sovietica del tempo ha sicuramente portato vantaggi di natura psicologica, lasciando credere al resto del mondo di poter disporre di persone dotate di poteri incredibili, come prevedere le mosse degli avversari o leggere nella mente delle persone.
Si conoscevano i nomi e le “specialità”di diverse persone che si cimentavano in esibizioni molto spettacolari, tipo influenzare l’ago di una bussola, far levitare degli oggetti o spostarne altri su di una superficie solo avvicinando la mano. Quest’ultimo è il caso di Alla Vinogradova.
Con il contesto mondiale di quegli anni era molto difficile poter indagare e certi fenomeni venivano considerati genuini. Circolavano vari filmati e analizzando uno di questi ci si è accorti di un filo di tela, appartenente al nastro utilizzato per fissare un microfono, si muoveva quando lei avvicinava la mano.
Il ripiano trasparente, immaginato come vetro, poteva essere invece di plexiglass e una volta strofinato, con la scusa di eliminare eventuali residui polverosi si caricava elettrostaticamente.
L’oggetto non si muove perchè viene attirato dalle cariche alla sua destra e alla sua sinistra, generando una condizione d’equilibrio.
Il movimento si ottiene mediante l’induzione elettrostatica: quando avviciniamo la mano, le cariche nella zona si attenuano e l’oggetto viene attirato da quelle sulla superficie dalla parte opposta facendolo rotolare.
In quest’ottica il punto di vista cambia e non di poco. La stessa cosa viene replicata da Marco sotto i nostri occhi mediante un ripiano di plexiglass.
La cosa che si doveva fare in quegli anni era di invitarla a ripetere le sue esibizioni sotto controllo scientifico, replicando le sue prove con un ripiano di vetro, di ferro e di altri materiali con lo scopo di capire meglio come funzionava il tutto. Bisogna sapere come funziona tutto quello che ci circonda per allontanarci da false piste. Se affermo che gli oggetti si muovono grazie all’elettricità statica, posso ricevere come risposta “ma l’elettricità statica attira” e si ritorna nella zona di confusione e di poca chiarezza che contraddistingue queste discipline, pensando di essere sulla pista sbagliata. In base ai fenomeni prodotti ci vuole sempre un esperto in quel determinato campo.
Marco commenta alcuni fatti evidenziando come venivano svolti in passato questo tipo di esperimenti in ambito pubblico. Erano situazioni un po’caotiche, non c’erano condizioni chiare e stabilite in anticipo, non si poteva toccare niente e se qualcuno cercava di verificare, il sensitivo poteva addirittura arrabbiarsi e andarsene. Diversamente accade oggi, certi spettacoli non si vedono più in televisione (per fortuna) e le regole per un test scientifico sono scritte su carta e concordate dalle due parti prima di cominciare e per concludersi positivamente si deve raggiungere un certo risultato determinato dalle regole della statistica.
Veniamo informati da Gigi che è arrivato il sensitivo che attendevamo, e che si dichiara disposto ad effettuare il test davanti a noi. E’ un radioestesista, e dovrà identificare per due volte consecutive un oggetto nascosto in una scatola tra dieci. Cominciamo a preparare la sala del corso, arretrando tutte le sedie e liberando il tavolo. Ci viene descritto il protocollo che si andrà ad adottare per questo test.  Per due prove con dieci scatole, ogni prova ha una possibilità di riuscita del 10%.  Richiedendo due risultati positivi consecutivi, si ha una probabilità di riuscita casuale dell’1%.
Si comincia con il disporre le scatole vuote e in accordo con il sensitivo si verifica che nel luogo della prova non ci siano interferenze di alcun genere. Vengono eseguiti alcuni test preliminari.
Si pongono all’interno di alcune scatole un cuore di quarzo rosa, un accendino, una bottiglietta d’acqua e un pendolino. Lo scopo è quello d’individuare quale oggetto il radioestesista “percepisca” meglio con il suo biotensor. L’oggetto scelto è il primo della serie.
Successivamente si prova con una scatola vuota per avere la conferma che le condizioni siano ideali per distinguere le scatole piene da quelle vuote.
In un’altra stanza, chiusa e separata da una porta, Simone inserisce il cuore di quarzo rosa all’interno di una scatola, in modo che nessuno dei presenti al test conosca questa informazione.
Le scatole sono contraddistinte da un grosso numero stampato su dei fogli uguali e attaccati sopra ai coperchi. La scelta del contenitore viene effettuata pescando a caso un numero contenuto in un sacchettino. In un secondo tempo quando l’oggetto è sistemato al loro interno, Gigi preleva le scatole e le dispone sul tavolo a semicerchio.
A questo punto nel silenzio totale può iniziare la prova. Il sensitivo passa in rassegna le scatole mediante il suo biotensor. Il silenzio è talvolta interrotto da alcuni rumori di stomaco, scricchiolii di sedie e un imprevedibile abbozzo d’abbiocco, con una piccola componente “russatoria”.
Siamo tutti concentrati ad osservare i movimenti, gustandoci una simile opportunità. Durante i due test ho completamente perso il senso del tempo. Alla fine della prima sessione, viene indicata la scatola numero tre, che però all’apertura risulta vuota: la pietra era nella uno.
Si provvede a ritirare tutte le scatole e a ripetere tutta la trafila già effettuata prima. Inizia la seconda prova e alla fine viene indicata la numero otto. Questa volta, la pietra si trova appunto in quella! Secondo il protocollo concordato precedentemente, tuttavia, la prova non è stata superata.
Dopo questo test ufficiale, durante la pausa caffè, ci riposiamo tutti approfondendo la conoscenza reciproca. Il Cicap non è così brutto e cattivo come lo si descrive…
In seguito vengono eseguite delle “sessioni libere”, ovvero un paio di dimostrazioni non ufficiali. Il sensitivo cerca di sapere, mediante l’utilizzo di un pendolino e un foglio con indicate le lettere dell’alfabeto, il nome della madre di Gianfranco.  Indica il nome Carol, ma il nome corretto è Olimpia (Gianfranco aveva portato lo stato di famiglia come prova). Poi si tenta di recuperare il giorno, mese e anno di nascita di Monica. Viene indicato dal sensitivo il 3 febbraio 1981 mentre il dato corretto è 12 dicembre 1983.
Dopo aver salutato e ringraziato con un applauso il sensitivo per la sua disponibilità, “raccattiamo” i dati e ragioniamo sul risultato ottenuto da questo test. Vengono passati in rassegna diversi fattori che potrebbero introdurre errori in prove di questo tipo, sottolineando per l’ennesima volta che le variabili sono molte. Bisogna organizzare e proporre delle prove, dove il risultato sia evidente e inequivocabile come vero o falso, sì o no, giusto o sbagliato. Utilizzando la matematica e la statistica si potrebbe dire che è questione di “freddi” numeri, ma almeno in questo modo si tende ad escludere ogni ambiguità.
Marco proietta sullo schermo alcuni filmati delle sperimentazioni del Cicap tratti dalla trasmissione Voyager; vediamo all’opera rabdomanti, chiaroveggenti, sensitivi. Una visione veramente istruttiva, unita alle spiegazioni sui protocolli adottati, ai commenti sulle prove svolte e a tutto il lavoro per organizzarle. Marco vuole a tutti i costi finire le spiegazioni dicendo “se questa sera durante lo spettacolo magico per una catastrofe dovessimo tutti lasciarci le penne, almeno il discorso è concluso”. Gigi aggiunge “menomale!”.
Infatti, prosegue cambiando argomento e innesca un’interessantissima esposizione su una delle domande che tutti si pongono. Con tutte queste prove, in tutti questi anni, cosa avete scoperto?
Avete trovato un fenomeno paranormale autentico?
In pratica quando si fanno le prove o le indagini su un presunto fenomeno paranormale, come va a finire?
In un primo caso, i fenomeni descritti non si manifestano. Appartengono a questa categoria persone generalmente in buona fede che pensano di avere qualche potere misterioso, ma per vari motivi non si tratta di nessuna capacità fuori dalla norma. Ad esempio, un rabdomante come quelli testati che afferma di riuscire a trovare l’acqua ma sottoposto ad una prova non dà risultati diversi da quelli attesi in base alla statistica. Oppure nel test che ben conosciamo “vivo o morto”, il sensitivo afferma di riuscire a conoscere lo stato delle persone raffigurate utilizzando l’imposizione della mano, ma anche in questo caso il risultato è nel pieno dei parametri statistici.
In un secondo caso, i fenomeni si manifestano, però non erano come sono stati descritti. L’esempio che si potrebbe utilizzare per spiegare i fenomeni del secondo tipo è quello di una statua di Padre Pio in Sicilia che gocciolava un liquido misterioso da un gomito. In seguito ad un’indagine si è scoperto che c’era un buco e la statua era cava. Si trattava di semplice condensa che fuoriusciva dal foro.
Nel terzo caso, si assiste veramente ad un fenomeno insolito, che è proprio come appare, e sembra avere origini misteriose, ma analizzandolo a fondo si scopre che non c’è nessuna origine paranormale. E’ il classico caso delle uova mummificate: il fenomeno avveniva ma per quanto insolito rientrava nella norma. Un uovo rotto su un piattino, trascorsi alcuni giorni, non si decompone, tende a disidratarsi assumendo una consistenza gommosa.
Ci sarebbe anche il quarto caso: succede qualcosa ed è autenticamente paranormale, ma purtroppo nel corso delle indagini Cicap non si è mai verificato.
Dopo una pizzata in compagnia, inizia la parte tanto attesa: una serata di magia con l’incredibile e bravissimo Nicolas D’Amore, presentato da Marco dopo una breve introduzione.
Nicolas inizia ad esibirsi piegando e successivamente spezzando un cucchiaino da caffè, come per magia. Magia di un prestigiatore.
Dopo ogni sua presentazione Marco prosegue con commenti a base di magia, poteri paranormali, spiritismo, precognizione. Per la prova successiva Nicolas ha in mano un mazzo di carte, non scherza mica, sa veramente fare miracoli. Per due volte consecutive indovina la carta scelta da un corsista, in mezzo a tante altre.
Un gioco dopo l’altro Nicolas dà prova della sua bravura, già testata durante il Congresso di Padova del 2006. La musica che si ascolta come sottofondo è adatta allo scopo: un misto gotico – misterioso.
Si dice che capire un gioco da eseguire è importante, ma saperlo presentare è tutto e Nicolas riesce veramente a presentare i suoi giochi con una padronanza non comune.
Il concetto importante che si vuole sottolineare è quello del ruolo del prestigiatore allo scopo di evitare che qualcuno possa “barare” nel presentare i suoi “poteri paranormali”.
Terminata questa parte compaiono nelle sue mani le famose corde e a questo punto si scatena. Le taglia più volte, le tira, le accorcia, ma alla fine sono sempre integre come all’inizio. Come se tutto questo non bastasse Nicolas si sta solamente riscaldando.
In un crescendo di stupore e bravura, arriva a cancellare in un attimo tutti i valori delle carte per evidenziare il “brutto vizio della memoria” di smarrire i particolari al trascorrere del tempo.
Carte che compaiono, scompaiono, si materializzano in tasca, orologi – tenuti per il cinturino- dove le lancette si posizionano sull’ora scelta dal partecipante. Monete che svaniscono sotto alle carte, si raggruppano, migrano di posizione. È sempre bello vederlo all’opera con la carta strappata in più parti: un pezzo lo tiene in mano Monica e inspiegabilmente (anche se sappiamo che c’è il trucco) quelli rimanenti finiscono all’interno di una sigaretta. Nicolas la invita ad accenderla e le dice “certo che tu fumi proprio di tutto”, apre la sigaretta, prelevata da un pacchetto sigillato, e dentro ci trova la carta, carta senza il pezzo che Monica tiene in mano.
Una serata che sembra non finire mai, l’ora è tarda ma nessuno sente il bisogno di andare a dormire, i giochi si susseguono uno dopo l’altro coinvolgendo altre persone come Michele e Stefano.
A questo punto accade una cosa imprevista, a causa dell’atmosfera molto conviviale alcune persone insospettabili si cimentano nella nobile arte della magia. Marco si esibisce nella duplicazione di una moneta da 1 euro, Luca gli chiede se può farlo un milione di volte. Poi è la volta di Marino che catalizza il pubblico del corso con un gioco di carte. Nicolas recupera una bottiglia della birra e dopo averla tappata con il suo tappo originale, riesce, dandogli un colpo da sotto, a trasferire un altro tappo al suo interno. Allora il teletrasporto esiste! Durante quest’ultima parte anche Gianluca esegue molti giochi con le carte ed è molto bravo. Io e lui dormiamo nello stesso albergo e alla mattina, a colazione, si esibisce sempre con i suoi giochi davanti ai titolari. Lo seguo sempre con attenzione perchè è sempre ingegnoso e imprevedibile. Questa volta si è esibito, tra i consueti giochi di carte, nella levitazione del fiammifero, una prova sempre molto suggestiva.
Spetta a Paola De Gobbi chiudere la serata, all’inizio un po’ reticente, ma incalzata dal pubblico, si convince quasi subito esibendosi in un gioco con le carte. Timida e molto modesta, ma non da meno rispetto alle precedenti esibizioni.
Domenica mattina Gigi ci allieta nientemeno che con i fachiri. In apparenza, facendo cose incredibili, sarebbero dei soggetti di studio ideali. Nella realtà il termine fachiro vuol dire varie cose. In origine erano indiani che facevano penitenza in modi estremi, poi altri che si esibivano nelle piazze per reperire denaro, alla fine è diventato uno spettacolo.
Per eclatanti che siano queste esibizioni andandole a ricercare, osservandole di persona, possono essere applicate le 3 regole di Morocutti che abbiamo appreso il giorno precedente.
Basta pensare alla storia della corda indiana, raccontata con particolari sempre più incredibili aggiungendo risvolti macabri. Nessuna ricerca ha mai potuto trovare un fachiro che replicasse quanto si raccontava. Molti dei trucchi che questi eseguono per le strade sono dei trucchi di prestigio da illusionista. La cosa più interessante è rappresentata dal alcuni di questi fenomeni, prodotti sempre da fachiri, che sembrano paranormali ma che in realtà non lo sono. Molte delle cose che fanno rientrano nella normale fisiologia umana.
Si parla del fachiro sepolto per giorni. Un conto è poter gestire al meglio il proprio respiro rallentando il battito del cuore e addirittura fermarlo per un tempo limitato. Un’altra cosa è farsi seppellire sottoterra per giorni, cosa che invece è un trucco – pure scoperto.
Altra cosa “fattibile” è sollevare un paracarro di alcune decine di chili con il proprio pene. Introducendo l’argomento con un filmato, Gigi precisa subito che lui non si cimenterà in un simile esercizio. Seguono abbondanti risate, miste ad un senso di nausea diffusa.
Seguono i mangiatori di spade, di chiodi, chi si fa trafiggere con spilloni, appendere uncini alla schiena in modo da trainare carrettini e ogni altra diavoleria degna di un festino sadomaso estremo.
Tutte queste descrizioni sono abbinate a chiare spiegazioni. Per abituarsi a ingoiare una spada il problema non è tanto quello della lama, che non è affilata, ma dalla resistenza al vomito. Si suggerisce di esercitarsi ingoiando una spugnetta legata ad una corda, tirandola fuori più volte per abituarsi. Marco ci dice di provare anche con un topo.
I filmati si susseguono illustrandoci varie esibizioni eclatanti che rientrano in questa categoria.
Ma il top della relazione arriva quando Gigi inizia gli esperimenti pratici. Si è avvicinato a queste cose per dimostrare che non è necessario avere un fisico particolare o poteri paranormali per esibirsi in numeri veramente inconsueti. Ad esempio, infilarsi un chiodo da muratore di 14 cm. nel naso oppure, prima della pausa caffè niente di meglio che sgranocchiare il vetro di una gustosa lampadina. Proprio così, Gigi ci dice di non buttare via le lampadine guaste perchè vengono sempre buone.
Ne prende una avvolgendola in un fazzoletto e la rompe sbattendola sul tavolo con un colpo deciso. Ne afferra un pezzo con le dita, lo mette in bocca e comincia a masticarlo, il rumore è inconfondibile, lo tritura tra i molari riducendolo in polvere, poi un goccio d’acqua e il gioco è fatto.
Attira la mia curiosità una delle valigie di Gigi. Una vecchia valigia marrone di piccole dimensioni in finta pelle di coccodrillo con una scritta fatta con la Dymo “Garlaschelli fachiro”.
Una specie di scrigno delle meraviglie che rievoca avventura e mistero solo a vederlo. Durante la pausa caffè la apro timidamente e osservo il contenuto. Risulta estremamente difficile fare l’inventario di quello che vedo. Un martello, una pallina, un turacciolo, un pezzo di legno con dei lunghi chiodi infilati, quattro lampadine, un rametto, bastoncini di legno, una bottiglietta di kerosene, una scatola di fiammiferi, un cucchiaio, una confezione di salviette umidificate, uno straccio e altro ancora.
Dopo l’intervallo ci illustra il letto di chiodi, fiore all’occhiello dei fachiri; ci viene in mente proprio questo quando si parla di loro ed è pure un tema classico di alcune barzellette sulla Settimana Enigmistica raccontate in questa occasione.
Sdraiarsi su un letto di chiodi non è un esercizio pericoloso, basta sapere come fare e conoscere il principio fisico che ci sta dietro. Se appoggio il mio corpo su un chiodo, mi faccio male perchè il mio peso è “appoggiato” interamente sopra. Invece se mi corico sopra ad un “tappeto di chiodi”, la mia superficie corporea grava su molti di loro. Più chiodi ci sono e più sono vicini, meno problemi ci sono perchè il mio peso totale viene distribuito per il loro numero. In questo modo il peso su ogni singola punta risulta essere assolutamente accettabile, non procurando alcun danno, visto che si arriva a mezzo chilo per chiodo.
Non poteva mancare la descrizione e i consigli per costruire un letto di chiodi personale.
Ci trasferiamo all’esterno sotto il porticato e Gigi si esibisce per primo coricandosi a torso nudo (richiesta fatta da tutti i partecipanti), descrivendo le precauzioni da prendere per non farsi male.
Il primo ardimentoso che si cimenta è Stefano. Poi è il mio turno, il letto di Gigi è il migliore, senza trucco o inganno, ci sono veri chiodi e questo dimostra che è possibile un simile esercizio senza avere strani poteri. Prima di rialzarmi ho chiesto se avevano fatto la foto, innescando un momento divertente, mi preoccupavo più della foto da mettere sul blog che alle punte. Un buon modo per rilassarsi e riacquistare le forze, basta non bere niente dopo la prova (non si sa mai che ci siano buchi sulla schiena…).
Dopo aver ripiegato il giaciglio miracoloso lontano da noi, Gigi parla dei mangiatori di fuoco. Prende un bastoncino dalla sua magica valigia e lo prepara avvolgendoci sopra un panno. Con il fuoco oltre che mangiarlo o sputarlo, si può passarlo sopra al proprio corpo. Ci viene spiegato come fare, si utilizza del kerosene che produce una fiamma meno calorica rispetto all’alcool, ma d’intensità luminosa maggiore che certamente non guasta durante il numero. Passandolo sulla pelle e avendo l’accortezza di tenere sempre la fiamma in movimento non ci si può scottare, alla fine ci dobbiamo solamente lavare la parte interessata perchè si è annerita superficialmente col fumo della torcia. Bisogna solo imparare a dosare la velocità e la distanza dal corpo.
Successivamente proviamo di persona questo bel giochino, Stefano e Alessandra sono i prescelti, alla fine il torcione arriva nelle mie mani, ma la fiamma si è ridotta ad un lumino che mi annerisce parzialmente la zona del polso. Peccato sarà per un’altra volta.
Rientriamo nella sala preparata per altre esibizioni di Gigi il quale verrà ripreso dalla telecamera di Marco in modo che tutti possano vedere i particolari. Prende un coltello e si taglia sulla mano, con fuoriuscita di sangue, ma dopo essersi pulito non si nota alcuna ferita, grazie ad un altro trucco da prestigiatore. Poi è la volta del “fagiolino dell’occhio” che viene messo in bocca e con vari movimenti facciali risale uscendo dall’occhio. Applausi generali e spiegazioni di rito… che non posso ripetere qua.  Dopo lo spettacolo di Gigi, Marco ripete per l’ennesima volta il concetto molto importante che se riusciamo a replicare un fenomeno con metodiche semplici, non vuol dire che il “fenomeno” originale abbia la stessa origine. Si tratta di capire se l’evento originale si è verificato con le stesse modalità di quello replicato.
Poi ci delizia con l’esempio del mostro di Lockness, e la sua imitazione spettacolarizzata utilizzando come sfondo una foto delle acque del lago d’Iseo e una specie di vermiciattolo fatto con il pongo. Il risultato presentato alla trasmissione “Enigma” era indubbiamente apprezzabile.
In seguito ci racconta della sua inchiesta sulla triste vicenda di Chiara Bariffi in relazione ai metodi utilizzati dai cosiddetti veggenti detective. Incredibile quante informazioni aggiuntive si possono reperire indagando su un simile caso.
Sempre Marco ci introduce alla Psicofonia raccontandoci numerosi esempi di ricerche effettuate in questo campo. Gli inganni della nostra mente quando si trova davanti delle cose indistinte. Gli scherzi che ci può giocare la nostra percezione. Marco fa ridere tutti facendo ascoltare la canzone “Funky Town” cantata in “slang”, il cui testo, se riascoltato pensando alla nostra lingua, varia di significato in modo nettissimo!
L’origine della psicofonia, parecchi ragionamenti su questa disciplina, i risvolti di dolore che si porta dietro e tanti esempi sul perchè non può funzionare.
Concludiamo con gli incantatori di serpenti e tutte le leggende che orbitano attorno a loro, poi Gigi ricordandoci l’ora del pranzo oramai trascorsa chiude ufficialmente questa parte del corso.
Prima di uscire Nicolas ci regala l’ultima emozione cimentandosi con il suo famoso trucco della corda che taglia e ritaglia ma alla fine è sempre integra.
Anche la quarta parte del corso è terminata, io e Antonella abbiamo gli stessi pensieri e non siamo gli unici. Non vediamo l’ora che arrivi la data del nuovo appuntamento; sono due giorni che trascorrono troppo in fretta e quando si è alla fine c’è un poco di tristezza.
Prima di ripartire andiamo a mangiare un panino, Gigi si preoccupa che qualcuno possa toccare il prezioso carico, Simone dice di non preoccuparsi che tanto gli zaini protonici non ce li ruba nessuno. Una macchina con l’adesivo di Ghostbuster chi vuoi mai che la tocchi?
Ci sistemiamo nei tavolini all’aperto, gli argomenti trattati ve li lascio immaginare; finiti i panini compaiono dei mazzi di carte magiche e si ricomincia con la nobile arte del prestigiatore.
Gianluca estrae un mazzo di carte zener e ci stupisce con l’ultimo gioco. Ci sistemiamo su un tavolo vuoto, mentre un signore si avvicina con fare furtivo, probabilmente pensando che si tratti di scommesse clandestine. Mi domando cosa avrà pensato quando ha visto sul tavolo le carte zener.
Saliti sull’auto Simone esclama: “Guarda una bella scia in fase di fiocamento”, Gigi risponde, “guarda la strada e dimmi dove dobbiamo girare”. Mentre Gigi parla di protocolli e calcolo delle probabilità Simone è intento a osservare le scie fotografandole. Terminato il momento scie, la discussione verte sulle scale termometriche, i gas compressi, Dragon Ball, i cartoni animati giapponesi, i programmi di computer, i filmati su You Tube della Panda Supercar e le serrature degli autoveicoli.
Prima di arrivare a Pavia ci si chiede quanto poteva pesare il paracarro sollevato dal fachiro con il proprio pene. Dopo rapidi calcoli si determina un peso dai 25 ai 50 Kg.
A questo punto si comincia a ridere di gusto formulando una proposta di ricerca da finanziare.
“Effetti sull’allungamento del pene, provocato dal sollevamento di paracarri in pietra presso fachiri indiani”.
Tra una risata e l’altra gettiamo anche le basi per una nuova branca dell’archeologia di confine. Teorizziamo come siano state movimentate le singole pietre per costruire Stonehenge e finalmente in quest’ottica scopriamo il vero significato dei rilievi conosciuti anche come “Lampade di Dendera”. Antiche lampadine egizie? Fiori di Loto? Non proprio!
Se è vero che ridendo si acquistano dei minuti di vita, durante il rientro abbiamo guadagnato un giorno ciascuno.

Giorgio Ferrari

8 risposte su “Corso CICAP: quarto appuntamento su “Come esaminare un sensitivo””

ciao massimo ,credo molto in voi e percio’ avrei una foto da farvi esaminare scattata 08-09-09da me nelle grotte di santarcangelo rimini, vorrei un vostro parere , se vuoi hai il mio indirizzo e mi dici come mandarvi la foto grazie

Caro Nic,
sarebbe simpatico se potessi anche dirci quali sarebbero esattamente gli “interessi (anzi i “molti interessi”) del CICAP a smontare a priori tutto”, altrimenti la tua suona come un’accusa aprioristica di chi non sa nemmeno che cos’è o cosa fa il CICAP.

io faccio un mestiere tecnico al massimo…
credo a quello che vedo e sento, so che ancora moltissimo e’ da capire nella scienza,
ho scoperto di sentire l’acqua, non ci speulo od altro per me e’ un “gioco”, sento se scaviamo troviamo….pace
credo a quello che sento e vedo…e credo poco anche al cicap , che ha molti interessi a smontare a priori tutto….

Caro Massimo, ti avevo chiesto un parere, secondo te riguardo
alle tue esperienze che hai avuto sulla Psicofonia se mi puoi
illuminare sulla attendibilità di questa pratica oramai credo diffusa
in tutto il Mondo per cercare secondo tanti di riuscire a comunicare
con i propri cari Defunti. Se lo potrai fare ti ringrazio molto e complimenti sei una persona molto capace è fai onore a tutti quelli
che ti stimano e ti seguono come me Grazie Sinceri Saluti Armando Cravero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*