Due “Fake” di Conan Doyle e Houdini con lo spirito di Lincoln

 

L’amico holmesiano Gabriele Mazzoni ci scrive: «Amici carissimi, seguo da tempo la vostra interessante mailing list e leggo avidamente molte cose che pubblicate anche altrove. Mi chiamo Gabriele Mazzoni, e sono un appassionato e collezionista di libri e molto altro riguardante Sherlock Holmes e, più in generale, Arthur Conan Doyle. Non intendo con questa mia partecipare a questo “insolito concorso”, come simpaticamente lo definite, ma vi fornisco in allegato un contributo fotografico i cui originali sono fiero di avere nella mia collezione.

«Si tratta di due foto, come vedete, risalenti molto probabilmente agli anni venti del secolo scorso, e rappresentanti un ragazzino a contatto molto stretto con il… fantasma di una coetanea! Sono certamente foto propagandistiche (forse distribuite durante una conferenza) del fatto che si possa fotografare l’ectoplasma, le anime dei defunti, ecc. La scritta sul cartoncino dove sono incollate, che non si tratta di una doppia esposizione, risulta oggi così ingenua che ci fa quasi perdonare loro il tentativo di truffa.

«Ma il fatto sorprendente è che le due foto sono state autografate inequivocabilmente da Arthur Conan Doyle che, “bevutosi totalmente il cervello”, si è prestato miseramente a tale mezzuccio. Probabilmente nell’immediato periodo post-Cottingley Fairies. Dico “autografate inequivocabilmente da ACD” perché sono abbastanza esperto di grafia doyleana, ed ho diversi manoscritti ed autografi.

«Il dilemma che pervade noi studiosi ed appassionati holmesiani è se Conan Doyle sia stato vittima in buona fede od ingannatore; o forse entrambi. Nel senso che pur di dimostrare ciò di cui era convinto abbia probabilmente “forzato la mano” anche con l’illecito.

«Resta poi l’interrogativo fotografico su come siano state realizzate le due foto a quel tempo: non sono un esperto, ma credo che proprio la doppia esposizione potrebbe spiegarle, ma forse anche in fase di sviluppo? Sarei curioso di conoscere l’esito di una vostra analisi. Posso nel caso farvi esaminare gli originali.

«Lascio a voi la piena disponibilità di utilizzo delle stesse, se credete, magari per animare parallelamente il concorso con questa “chicca storica”. E sono a piena disposizione per qualunque cosa riteniate utile alla “causa”».

 

 

Ringrazio Gabriele per avere condiviso con noi questo cimelio d’epoca (e ammetto che un po’ lo invidio per il doppio autografo di Doyle 🙂

Hai ragione, si tratta chiaramente di una doppia esposizione, una specialità che gli spiritisti fotografi hanno saputo sviluppare immediatamente dopo l’invenzione della fotografia. Sull’argomento della fotografia spiritica, di Doyle e di Houdini, ricopio sotto un estratto dal mio libro “Il grande Houdini”.

Prima, però, ti ringrazio per l’idea di utilizzare in qualche modo i tuoi “veri” fake all’interno del Convegno. Si potrebbe magari realizzare un tabellone, in mostra, con una collezione dei fake più famosi e più spesso indicati come autentici: e poi sfidare i visitatori a riconoscere i nostri falsi fake da quelli… veri!

Se ci leggono altri collezionisti in possesso di altri ovvi fake segnalateceli. E ora torniamo alla fotografia spiritica:

da “Il grande Houdini” di Massimo Polidoro (Edizioni Piemme, 2000 – riproduzione vietata senza il permesso dell’autore):

«La pratica della fotografia spiritica nacque a Boston, nel 1862, dopo che William H. Mumler, un fotografo, aveva scoperto in una fotografia che si era scattato da solo l’immagine di un cugino morto da vari anni.

 

All’epoca le tecniche fotografiche erano ancora in una fase rudimentale; il primo processo fotografico funzionante, il “dagherrotipo”, era stato ottenuto solo 22 anni prima da Louis-Jacques-Mandé Daguerre. La fotografia era, quindi, relativamente agli inizi e quando Mumler annunciò di essere riuscito a fotografare un fantasma il pubblico accorse entusiasta al suo studio.

La tecnica fondamentale, alla quale si rifecero decine di altri fotografi spiritici, consisteva semplicemente nello scattare una fotografia al cliente; una volta sviluppate le lastre, però, insieme alla persona fotografata apparivano una o più forme spiritiche. Spesso, i clienti riconoscevano nelle immagini un loro parente o un conoscente defunto.

 

Tuttavia, quando si scoprì che in alcune famose fotografie di Mumler comparivano i volti di persone che morte non erano cominciarono a sorgere dei sospetti persino tra gli stessi spiritisti. Mumler aveva ottenuto le sue fotografie per mezzo di doppie esposizioni, una tecnica questa allora praticamente sconosciuta, per mezzo della quale gli era stato possibile sovrapporre a normali fotografie, volti di persone ritagliati da altre fotografie. Fu accusato di frode e addirittura portato in tribunale; al processo fu assolto ma morì in povertà nel 1884.

 

Nei giorni in cui Doyle parlava di fotografia spiritica, tuttavia, il più famoso fotografo-medium era l’inglese William Hope (1863-1933), uno dei componenti di un gruppo di spiritisti, il Circolo Crewe (da Crewe, la cittadina inglese in cui il gruppo viveva). Hope era in grado di fissare sulla pellicola immagini di spiriti senza nemmeno scattare le fotografie, tenendo semplicemente in mano la lastra, che poteva anche essere fornita dagli stessi clienti. Lo stesso Doyle aveva ottenuto dal Circolo una foto in cui una figura ricordava la sorella morta trent’anni prima.

 

Houdini venne a sapere che la Society for Psychical Research aveva condotto un’indagine su Hope quello stesso febbraio. Ne era stato responsabile Harry Price (1881-1948), un eccentrico ricercatore psichico, il quale aveva fornito al Circolo Crewe delle lastre fotografiche segretamente contrassegnate ai raggi X. Quando furono sviluppati i negativi mostravano un’immagine spiritica ma il contrassegno era scomparso: era evidente che c’era stata una sostituzione di lastre. Gli spiritisti protestarono che era stata organizzata una congiura contro il circolo Crewe e Doyle, che occupava la posizione di vicepresidente della Società per lo studio delle fotografie supernormali, dichiarò che quella di Price era stata semplicemente una «trovata pubblicitaria».

Deciso a saperne di più, Houdini chiese a un amico prestigiatore inglese, DeVega (Alexander Stewart, 1891-1971), di prendere un appuntamento con il Circolo e di farsi scattare qualche foto. Durante l’incontro, DeVega si accorse che Hope aveva sostituito una delle quattro lastre che si era portato da casa e che, proprio su quella, era comparso il volto di un “fantasma”. Lo scetticismo di Houdini nei confronti di Hope, dunque, sembrava giustificato».

In questa pagina alcuni scatti di W. H. Mumler. Qui sotto una doppia esposizione di Houdini con il “fantasma” del presidente Lincoln.

 

 

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11 risposte

  1. non so se è la sede appropriata ma volevo farti i complimenti per quello che scrivi e per come lo scrivi. ciao

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