Elvis e Nixon: ecco la storia di un bizzarro incontro (che ora diventa un film)

Tra le più curiose storie del rock, quella di Elvis Presley che si presenta di punto in bianco alla Casa Bianca per incontrare il presidente Nixon e chiedere un tesserino da agente dell’FBI, è sicuramente ai primi posti.

La storia è talmente bizzarra che ne è appena stato tratto un film di cui vedete sopra il trailer. Quella che segue, invece, è la versione che ho ricostruito per il mio libro Elvis è vivo!

C’era una cosa che Elvis Presley desiderava più di qualunque altra. Una volta aveva conosciuto un attore della TV che gli aveva rivelato di essere anche un agente infiltrato della sezione narcotici. Anche Elvis voleva essere un agente segreto e sognava di possedere il tesserino dell’FBI.

Ci rimuginò così tanto che un giorno del 1970 prese un aereo per Washington e a bordo scrisse una lettera: «Caro signor Presidente, vorrei anzitutto presentarmi. Sono Elvis Presley, la ammiro e Ho un Grande Rispetto [le maisucole sono nell’originale, NdA] per il suo mandato. Tre settimane fa, parlando al vicepresidente Agnew a Palm Springs, gli ho espresso la mia preoccupazione per il nostro Paese. La Cultura della Droga, il Movimento Hippie, l’SDS [Students for a Democratic Society], le Pantere Nere ecc. non mi considerano loro nemico o, come dicono loro, l’Establishment. Per me si chiama America, la patria che amo. Signore, desidero rendermi utile per quanto in mio potere alla nazione… Non ambisco a titoli o nomine. Riuscirei certamente a fare di più se fossi un agente federale con la massima libertà d’azione. Aiuterei a mio modo, comunicando con gente di ogni età. Sono anzitutto un uomo di spettacolo e non mi serve nient’altro che essere convalidato da credenziali federali».

Elvis Presley and Richard Nixon

Il presidente americano Richard Nixon ed Elvis Presley nello studio ovale nel 1970.

La lettera continuava fornendo i recapiti dell’Hotel presso cui Elvis avrebbe alloggiato e promettendo «un dono personale che spero le sia gradito».

Sembrava la lettera di un folle. O di un bambino che desidera la stella dello sceriffo più di ogni altra cosa. Che Elvis avesse idee conservatrici era ben noto. Per quanto avesse sempre trattato la gente e i musicisti di colore come suoi pari, restava pur sempre un ragazzone del Sud, che odiava le droghe (ma si riempiva di farmaci) e per il quale le donne dovevano stare a casa ad aspettare il marito (mentre lui aveva il diritto di divertirsi con tutte le ragazze che incontrava).

Si presentò al cancello della Casa Bianca alle 6.30 del mattino e lasciò la lettera alla guardia. Dopo un’ora un funzionario lo convocò. Fino ad allora, il Presidente Richard Nixon non era riuscito ad attrarre celebrità di spicco dalla sua parte e, anzi, i principali esponenti della musica rock, a partire da John Lennon fino a Jim Morrison, gli erano ferocemente ostili. Riuscire a portare Elvis Presley sul suo carro sarebbe stato un colpo davvero grosso.

Quando Elvis arrivò, però, il funzionario cominciò a temere di avere fatto un errore. Innanzitutto, Elvis sembrava indossare un vestito di scena, con gli occhiali da sole ingioiellati, il catenone d’oro sotto la camicia aperta, un grosso cinturone scintillante in vita e una giacca in stile edoardiano con bottoni d’oro che teneva appoggiata sulle spalle a mo’ di mantellina. Peggio ancora, il “regalino” che aveva portato per il Presidente era una Colt .45 cromata, cimelio della Seconda guerra mondiale. L’arma fu presa da un funzionario ed Elvis fu ammesso nello studio ovale.

Nixon fu piacevolmente sorpreso dalla visita, Elvis ripetè le cose che diceva nella lettera, mostrò le foto della sua famiglia e i distintivi che aveva avuto da varie stazioni di Polizia. Poi, inaspettatamente, si lanciò in un attacco ai Beatles. Disse che erano un baluardo dell’antiamericanismo, che erano venuti in America, avevano fatto i soldi e poi se ne erano ripartiti per l’Inghilterra. Nixon annuiva sorpreso. Elvis si disse pronto a mettersi al servizio del Paese per combattare la cultura della droga, semplicemente dando l’esempio ma anche infiltrandosi tra i giovani e gli hippie che non avevano motivo di temerlo. Ma, e qui veniva il punto, gli serviva quel benedetto distintivo. Glielo poteva procurare?

Nixon assentì, certo si poteva fare. Poi, Elvis, felice come un bambino, fece entrare nello studio ovale anche i due amici che lo accompagnavano, per la sorpresa di tutti i funzionari che lo guardavano muoversi come fosse il padrone di casa. Il Presidente regalò a loro dei fermacravatta e dei gemelli da polso, ma Elvis gli fece capire che non bastava: «Sa com’è, sono sposati…» Così Nixon si mise a cercare qualcosa anche per le loro mogli. Alla fine, Elvis ricevette il distintivo tanto agognato e se ne andò dalla Casa Bianca felice come una Pasqua.

Qualche tempo dopo Elvis cercò anche di incontrare il capo dell’FBI, il temuto J. Edgar Hoover, che definiva «il più grande americano vivente». A lui, in particolare, voleva parlare di quella che sembrava ormai un’ossessione, i Beatles. Per Elvis i quattro ragazzi di Liverpool erano la causa di molti dei problemi che esistevano nel mondo giovanile, per il loro aspetto “sporco” e la musica allusiva che avevano diffuso durante le loro tournèe in America.

Inoltre, ce l’aveva anche con chiunque nel mondo dello spettacolo manifestasse idee democratiche, come l’attrice Jane Fonda, che secondo lui “avvelenavano le giovani menti”. A Hoover, diceva, avrebbe potuto passare informazioni riservate sul conto di questi personaggi. La tirata che Elvis fece negli uffici dell’FBI, però, gli fruttò solo una lettera autografa di Hoover in cui si apprezzavano i complimenti fatti e si garantiva che ci si sarebbe ricordati della sua offerta di collaborazione.

Una storia assolutamente fuori dagli schemi, ma come ne esistono tante nel mondo del rock. Ne conoscete qualcuna che vi piacerebbe approfondire?


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti, mentre Il passato è una bestia feroce è il primo thriller di una nuova serie. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitter, PeriscopeGoogle+, Instagram e attraverso la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive).



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