Io sto dalla parte dei fatti. La mia risposta a troll e complottisti

Nei giorni scorsi, sul suo blog ospitato da l’Espresso, Luigi Bruschi ha positivamente recensito il mio libro Rivelazioni. Immediatamente ha iniziato a piovere una serie di commenti anonimi e offensivi da parte dei soliti troll e complottisti.

Non entro mai in discussione con questi individui, ma ho pensato di fare un’eccezione visto l’ambito e il pubblico che poteva seguire lo scambio. Ecco la mia risposta:

Sono Massimo Polidoro. Ringrazio Luigi Bruschi per la sua bella recensione e coloro che hanno lasciato i loro commenti. Come sempre accade in questi casi, vedo che chi la pensa diversamente da me appiccica etichette (”Intellettualmente in malafede”) ma non si azzarda mai a entrare nello specifico di ciò che ho scritto veramente.

Nessuno di coloro che ha fin qui commentato “Rivelazioni” lo ha aperto, altrimenti saprebbe che in questo libro non parlo minimamente dell’11 settembre. Eppure, piovono critiche ad affermazioni (che non ho fatto) proprio su questo tema.

Così come dice sciocchezze chi sostiene che io sarei sempre dalla parte della “versione ufficiale”: altra falsità. Io sono dalla parte dei fatti, punto e basta.

E se i fatti (non le opinioni o ciò che ci piacerebbe fosse vero) ci portano a dire, per esempio, che il presidente Kennedy fu assassinato dal solo Oswald, senza l’aiuto di altri (suggerisco di leggere quello che ho scritto su questo caso in Grandi gialli della storia per sapere che cosa scrivo esattamente su questo caso, prima di parlare), nel caso di Pasolini i fatti ci portano a dire che fu massacrato da un gruppo di persone, e non dal solo Pelosi come vorrebbe la versione “ufficiale” (ne ho scritto ampiamente in un altro libro, Elvis è vivo!).

Bisognerebbe provare a non aggredire le persone solo perché ci si è fatti di loro un’impressione pessima, basata magari solo sul sentito dire o sulle falsità che circolano in rete.

Perché, per una volta, non cercare di leggere esattamente che cosa dice qualcuno e, solo dopo, commentare ed eventualmente criticare? Certo, richiede un minimo di sforzo in più, ma sarebbe un bel progresso.

Le critiche nel merito non solo sono bene accette ma sono incoraggiate, solo così possiamo tutti migliorare e accrescere le nostre conoscenze. Gli insulti e le aggressioni preconcette (peraltro fatte da chi non ha il coraggio di esporsi con nome e cognome, come faccio io, ma si nasconde dietro pseudonimi) non portano a nulla se non ad alzare i toni e a buttare tutto in caciara.

Poiché nelle repliche, anziché entrare nel merito dei fatti, si iniziavano a insinuare nuove falsità ho pensato di intervenire un’ultima volta:

Non è mia abitudine dibattere con chi non si presenta, tantomeno se insinua doppi fini e malafede nell’interlocutore. Scrivo dunque per chi, con interesse sincero, legge il dibattito e si fa ragionevoli domande:

1) ribadisco che non sono interessato a difendere versioni ufficiali, ma solo a ricostruire ciò che accade limitandomi a mettere in fila fatti oggettivi e verificabili da chiunque. E, se in certi casi ciò porta a conclusioni simili a quelle ufficiali, in molti altri (ribadisco molti) ciò non è così e i fatti, non le opinioni, portano a pensare che ci sia molto più di quanto appare. Limitandosi all’Italia, rientrano certamente in questo campo Pasolini, Ustica, Piazza Fontana, Piazza Della Loggia, le stragi di mafia, i tentati golpe in Italia e così via tristemente elencando.

2) Non sono, non mi definisco e non mi sono mai definito un “debunker”. Ci sono ottime persone che lo fanno, anche molto bene e con serietà, ma il mio approccio è diverso. Non sono mai partito nelle mie inchieste con l’idea di smontare qualcosa sapendo in partenza che andava smontata: io, come del resto il CICAP, indago e indaghiamo e solo dopo vediamo dove portano le conclusioni. Sfido chiunque a trovare una mia dichiarazione in cui abbia detto, prima di occuparmene, che si trattava di una scemenza. Le bufale ci sono, ovviamente, e sono tante ma quando lo dico o lo scrivo è solo al termine di un’indagine.

3) Sull’11/9 il CICAP ha appena reso disponibile gratuitamente l’inchiesta condotta a suo tempo dai suoi componenti. Chi volesse sapere che cosa abbiamo concluso lo può fare scaricandosi qui il libro.  Certo, poi tocca anche leggerlo, se si vuole criticare.

4) Sui finanziamenti del CICAP, infine, il Comitato è un’associazione di volontari senza fini di lucro, non siamo finanziati da nessuno se non dai soci e dai simpatizzanti: chi sostiene il contrario, perché, non avendo argomenti concreti per ribattere al nostro lavoro, può solo dire che siamo prezzolati, è in malafede e ne risponderà per via legale.

5) Per coloro che affermano, infine, che il CICAP sostenga certe posizioni per non scontentare il Vaticano lo invito a leggersi le nostre inchieste demistificanti su reliquie e santi: da Padre Pio al sangue di S. Gennaro, dalla Sindone a Lourdes… Noi non siamo l’UAAR, non critichiamo scelte di fede, pensiamo che ognuno sia libero di pensare e credere a ciò che vuole (se non danneggia gli altri) e nel CICAP convivono tranquillamente atei, agnostici e credenti: e questo perché a noi interessa unicamente ciò che si può analizzare oggettivamente con gli strumenti della scienza, e le reliquie, gli oggetti che lacrimano o sanguinano, le levitazioni o le presunte guarigioni rientrano perfettamente in questo campo. Si trova tutto sul sito del CICAP, www.cicap.org, ma anche qui occorre fare lo sforzo di leggere e di documentarsi. Prima di parlare.

Chi ancora desiderasse intervenire o continuare la discussione può visitare la pagina in questione. Per quel che mi riguarda, ho già nutrito a sufficienza i troll.

 


Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario nazionale del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e numerose altre testate. Rivelazioni. Il libro dei segreti e dei complotti è il suo libro più recente. Si può seguire Massimo Polidoro anche su Face-bookTwitterGoogle+ e attraverso la sua newsletter (che vi da diritto a 2 ebook omaggio).




13 Comments

  1. Luca: ” Un solo appunto: l’UAAR non critica in nessun modo alcuna scelta di fede.”
    Sei un coraggioso, Luca. Come la metti con questa Dichiarazione copincollata dal capitolo Dichiarazioni (ufficiali dell’ UAAR) dal loro sito, in dettaglio dal capitolo sull’ Etica?
    “Nel pensiero religioso si ravvisa inoltre l’autolimitazione della ragione e l’oppressione interiore, oltre che esteriore, derivanti dal dogmatismo, dall’oscurantismo (pensiamo al concetto di peccato dei cattolici), dallo stordimento dei riti e dall’ossessività dei culti.”

    1. Sig. Grano, la frase da Lei citata mi sembra una ovvia e assoluta verità. Lei non trova? Occupandomi per lavoro di tecnologia trovo che la ricerca dei pregi e dei difetti sia alla base di QUALUNQUE scelta. Ovviamente la scelta finale può dipendere anche da altri fattori (moda, disponibilità economica, ecc.) ma ritengo che, comunque, sia fondamentale “capire” il perché della scelta effettuata. Io, per esempio, sono un appassionato lettore di fantascienza e fantasy ma non mi aspetto affatto che le opere che leggo siano “verità” anche se mi possono dare opportunità di riflessione e momenti di svago. Detto questo ognuno è, per fortuna, libero di aderire a qualunque (o nessuna) religione o credo più o meno organizzati. Contestualizzando, però, la sua scelta. Grazie.

  2. Grazie massimo per le tue precisazioni.
    Il cicap è una grossa risorsa.
    Cerchiamo di ribadire sempre il suo spirito investigativo basato sui soli fatti. Opinioni basate sui fatti potranno cambiare se si aggiungano fatti nuovi. Ben vengano fatti nuovi anche sull’11 settembre con nuove opinioni.
    Nuovi dati su qualsiasi cosa sono la linfa del cicap.

    1. Proprio così, Mario: si progredisce solo di fronte a nuova evidenza e non perché qualcuno pretende che le cose stiano diversamente solo sulla base delle proprie convinzioni. I fatti possono non essere piacevoli e lasciarci scontenti, ma sono l’unico strumento tramite cui si può sperare di raggiungere la verità.

  3. Saluti sig Polidoro sono lo stessa della critica sull’ 11/9 ma bisogna dire che le persone quando sono anonime ed al riparo di una tastiera tendono a diventare dei Rambo,le motivazione lei che è psicologo le conosce bene.Porti pazienza il problema non è internet ma l ‘uomo che vi è dietro,adesso ha questo mezzo per sfogare frustrazioni e psicosi piu’ o meno gravi,qualche anno fà sarebbe andato per le strade a graffiare automobili a vandalizzare le cose che le capitavano a tiro.Forse è meglio cosi’ immaginarli sudati,ansimanti,livorosi davanti al Pc che sempre livorosi,arrabbiati con un sasso in mano di sera per strada.

    Grazie

    1. Condivido le sue considerazioni. Grazie.

  4. Buonasera Massimo,
    mi ritrovo in questo periodo sempre più sfiduciato a riguardo di un aspetto di internet: l’uso di internet per creare cultura. Dal punto di vista della comunicazione, dei rapporti interpersonali, della ricerca di prospettive lavorative, dello svago, ecc.. internet penso che possa aver superato molte barriere e migliorato la vita di coloro che riescono ad usarla in modo corretto. Però in merito alla creazione di cultura vedo una nascita continua di “mostri” che ora hanno una eco notevole proprio grazie a internet, senza aver mai faticato nel settore specifico e solo per aver letto dei “siti”.

    Alle medie il mio professore di italiano ci diceva che il fatto che qualcosa sia stato scritto su un giornale non doveva sempre essere preso come oro colato. Su internet vale quasi il contrario ormai: quello che viene scritto e salta immediatamente all’attenzione pubblica è quasi sempre da “attenzionare”. E mi vengono in mente alcuni siti di informazione che usano titoloni (falsi) per fornire informazioni (diverse) anch’esse parzialmente vere. Uno sono costretto a vederlo perché mi fornisce il servizio di posta elettronica…

    D’altronde su internet penso che non sarebbe logica né ammissibile alcuna modalità di censura; a volte è possibile deselezionare o evitare di leggere alcune tipologie di informazioni o che provengono da determinate fonti ma il tutto è in mano ad algoritmi che come si è visto mirano ad aumentare la permanenza nel mondo virtuale (immagino per scopi di guadagno pubblicitario) attraverso li consiglio di visualizzazione di fonti “amiche”. Chi si occupa di creare questi algoritmi dovrebbe farlo in modo “intelligente”, meno legato alla pubblicità e più legato al “peso reale” delle varie informazioni, ove possibile ovviamente.

    Il peso reale dovrebbe essere definito solo da chi in merito ad una notizia, accadimento, nozione, ecc… ha avuto modo di studiare in prima persona e confrontarsi con altri che han fatto lo stesso (ma per lavoro non per svago su “siti”). Perché il confronto tra uno scienziato e 20 “fai-da-te” sarà sempre visto a sfavore dello scienziato per la regola 1 contro molti, e quello che più sconforta è che i 20 “fai-da-te” hanno sicuramente passato più tempo su quell’argomento rispetto allo scienziato ma partendo da “Internet”. E con le loro “scoperte” rischiano anche di far perdere del tempo a chi già ne ha poco per far andare avanti il progresso. Anche perché lo scienziato dovrà ripetere 10-15 volte gli stessi concetti per arrivare ai 20 “fai-da-te”.

    Non mi vengono in mente soluzioni interessanti, solo uno sterile dialogo a voce (tastiera) alta…

    …che forse sia giusto così e che nei fatti (non virtuali) prevalga il più forte? Il passaggio da virtuale a reale però sta mutando considerevolmente in questi anni e quindi la legge del più forte sempre maggiormente passerà di qui…
    Buon lavoro

    Mi scuso in anticipo per la prolissità :/

    1. Grazie Vito, sono considerazioni molto interessanti e molto vere le sue. Come dice, non è facile individuare soluzioni, ma forse la sfida sta proprio qui: i mutamenti rapidi impongono di trovare soluzioni efficaci e altrettanto rapide. Ci riusciremo? Non ho nemmeno io una risposta, ma mi piacerebbe se anche altri intervenissero qui dicendo la loro.

  5. Un solo appunto: l’UAAR non critica in nessun modo alcuna scelta di fede.

    1. Giusta osservazione, grazie Luca per la precisazione. Intendevo semplicemente dire che il CICAP non prende posizioni di nessun tipo sulle credenze individuali, semplicemente la fede (ma non i fenomeni scientificamente indagabili, che alla fede sono connessi) esula dal campo di indagine del CICAP.

    2. Possiamo dire che l’UAAR non contrasta scelte di fede fino a quando queste mettono a repentaglio diritti civili fondamentale o la laicità dello stato?

  6. Come sempre Massimo sei un signore e le tue risposte sono cortesi e serene.
    A me non riesce altrettanto bene e mi capita di nutrire il troll ben sapendo che non si arriverà da nessuna parte.
    Sei di esempio (specialment eper certi “scrittori”) anche in questo!

    1. Ti ringrazio Igor, sei gentile. Ormai non cado più da tempo nel trabocchetto di chi vorrebbe farmi arrabbiare, di esperienza con certa gente ne ho parecchia, ma confermo che è sempre meglio evitare di nutrire i troll. Dunque, in quello scambio, se c’è un errore è il mio che ho disobbedito alla regola 😉

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