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Con Joe Nickell tra i misteri di Genova

Anche se con un po’ di ritardo, eccomi finalmente a raccontarvi il fine settimana genovese. E’ stata un’altra bella occasione di full-immersion CICAP. Approfittando della nostra presenza al Festival della Scienza, e della conferenza che avremmo dovuto tenere la sera del 31 ottobre (chiaramente una data non scelta a caso…), ci siamo organizzati per un piccolo tour “misterioso” di Genova.

Il caro amico Joe Nickell, invitato anche lui al Festival per intervenire alla serata, adora conoscere e vedere di persona i piccoli e grandi misteri che ogni città conserva. Visto il tempo comunque limitato a nostra disposizione, abbiamo optato per una visita a due particolari “reliquie” storiche. Prima al museo della Cattedrale di San Lorenzo, dove si custodisce uno degli oggetti che secondo alcune leggende corrisponderebbe nientemenno che al Santo Graal. Parlo naturalmente del “Sacro Catino”. Fabio Lottero, che insieme a sua moglie ci ha fatto da guida, ha già raccontato per il CICAP le vicende della reliquia (e voi le potete leggere qui).

Nickell ha voluto scattare molte foto al catino e al suggestivo museo, dove tra l’altro si conserva pure uno dei tantissimi pezzi della Croce. Con gli amici Gianni Sarcone e Marie-Jo Waeber, creatori di illusioni ottiche e genovesi d’adozione, siamo poi saliti fino alla piccola chiesetta di San Bartolomeo degli Armeni. Lì è conservato un altro oggetto “mysterioso”, cioè il presunto mandylion, anche noto come immagine di Edessa (perché conservato in origine a Edessa di Mesopotamia). Un oggetto da alcuni ritenuto miracoloso perché si diceva contenesse un’immagine di Cristo ottenuta “non da mano umana”. Le prime documentazioni storiche, tuttavia, localizzano questo e l’altro presunto mandylion (conservato a Roma, nella cappella Matilda in Vaticano) tra il XIV e il XVII secolo. Sul sito del CICAP-Piemonte trovate un approfondimento sulla storia del mandylion.

Luigi Garlaschelli, Massimo Polidoro e Joe Nickell a Genova (2009)

Hanno contribuito a rendere memorabile il soggiorno anche la prima mostra dedicata ai 20 anni del CICAP, ideata e realizzata da Stefano Bagnasco e Beatrice Mautino (mostra che ha attirato circa 3000 visitatori!), il laboratorio sui “lunacomplotti” (realizzato in collaborazione con Paolo Attivissimo – che doveva essere anche dei nostri ma, purtroppo, all’ultimo è stato dirottato per una conferenza “fuori portata”), la conferenza serale organizzata da Alfonso Lucifredi, Alfonso Mantero e Marco Di Falco (nella bellissima Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale, tutta esaurita per l’occasione!), le belle foto di Stefano e le chiacchiere pomeridiane e notturne con Gigi Garlaschelli, Enrico Scalas, Silvano Fuso, Marta Annunziata, Viviana Ambrosi, Andrea Ferrero e poi Francesca, Massimiliano, Enrica, Luca e tutte le amiche e gli amici che si sono uniti a noi. Ancora grazie a tutti e alla prossima!

"Foto di gruppo" CICAP a Genova (2009)

7 risposte su “Con Joe Nickell tra i misteri di Genova”

Massimo non e’ per volerti stressare , ma anche io sto’ provando da un altro computer, ma “il mago delle auto” non lo vedo mannaggiaaa

Per Paola:come ho detto il Volto Santo di Manopello non è stato sottoposto ad analisi chimiche, tanto meno da scettici ed atei. Quindi il CICAP può chiedere di esaminarlo e, se gli viene negato, può affermare che non può certificare che si tratti di una immagine acheropita. Per Massimo: il post sul Mago delle Auto è praticamente vuoto da stamani, ci deve essere un errore di visualizzazione.

Ho letto anch’io che il bisso marino non può essere dipinto, ma facendo una ricerca su Google non sono riuscita a trovare una fonte non “di parte” che spieghi come mai questo non sia possibile, si parla genericamente di sale presente tra le fibre che farebbe ammuffire i colori. Inoltre, a parte l’opinione di Chiara Vigo, ci sono prove certe che si tratti di bisso marino e non di un’altra stoffa molto fine e trasparente?

Sul Santo Volto custodito nella chiesa di S. Bartolomeo Degli Armeni è stata effettuata una ricognizione tecnico-scientifica, con tanto di TAC, dalla Prof.ssa Colette Dufour e dal Prof. Pico Cellini. Si tratta di una tempera ad uovo ed è improbabile che sia “acheropita” anche se manca il parere di un esperto pittore sulla tecnica usata. Manca anche una datazione al C 14, ma i materiali, la tecnica e i colori sembrano risalire a molto prima del XIV Secolo, gli autori la collocano al IX-X. Nel rimando si legge un articolo di Antonio Lambotti, esperto di Antisindonologia e di Scetticismo Reliquiario, che evidenzia soprattutto la confusione delle testimonianze storiche tra la Sindone ed il Mandylion della Veronica, che furono entrambe custodite, per un certo periodo, ma senza prove storiche inoppugnabili, prima ad Edessa poi a Costantinopoli. Una immagine sicuramente acheropita (a mio giudizio, non a quello di Lambotti) del volto di Cristo è custodita a Manopello. La mia certezza si basa sul fatto che l’ immagine compare su un tessuto di bisso, che non si può dipingere. Ma manca una analisi, distruttiva per forza su un pezzo di tessuto, da parte di un laboratorio chimico, magari quello dell’ Università di Pavia (una a caso!)

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