La tomba di Re Artù era un falso (ma si sapeva già…)

Uno studio durato quattro anni ha portato un team di archeologi a concludere che la presunta tomba di Re Artù, a Glastonbury, è un falso.

King Arthur's burial place in Glastonbury Abbey. Photographer: Fran Stothard/Staff. Date: 09/12/11 Reporter:.Wendy Best Copyright: Northcliffe Media Ltd.

Un’idea dei monaci che, in pieno medioevo, dovevano raccogliere fondi per ricostruire la chiesa distrutta in un incendio. Ma è solo la conferma di qualcosa che già si sapeva…

Re Artù si reca all'isola di Avalon, dove secondo la leggenda riposa.

Re Artù si reca all’isola di Avalon, dove secondo la leggenda riposa.

Già nel 2003, nel mio Gli enigmi della storia, raccontavo di come la presunta tomba di Artù, a Glastonbury, fosse considerata un falso persino dai contemporanei. In particolare, spiegavo che «i monaci avevano buoni motivi per simulare la scoperta della tomba.

«La loro chiesa, la più gloriosa d’Inghilterra, era stata distrutta da un incendio pochi anni prima, nel 1184; stessa fine avevano fatto gli antichi resti dell’edificio monastico e i costi per la ricostruzione erano immensi. Il principale benefattore dei monaci, Enrico II, era morto poco tempo dopo e il nuovo re, Riccardo, era più interessato a finanziare crociate che chiese.

«Servivano nuove entrate e la presenza di reliquie clamorose come quelle legate a re Artù avrebbe certamente richiamato folle di pellegrini e, quindi, di denaro».

Oggi, un team guidato da Roberta Gilchrist, docente di archeologia all’Università di Reading, in Inghilterra, ha esaminato reperti di scavi precedenti e mai analizzati prima. La presunta tomba di Artù è risultata un buco nel terreno dove nessuna bara o corpo furono mai calati. Inoltre, gli studiosi hanno scoperto che, dopo il rogo, i monaci ricostruirono una chiesa in stile arcaico per farla apparire più antica.

Ciò serviva a dare credito anche a un altro mito, quello secondo cui Glastonbury sarebbe stata la prima chiesa cristiana d’Inghilterra, fondata in seguito alla presunta visita di Gesù Cristo bambino, accompagnato dallo zio Giuseppe di Arimatea a bordo di una nave fenicia.

I monaci, insomma, le provarono proprio tutte per attirare pellegrini e raccogliere fondi e l’impresa riuscì. Sul finire del medioevo, Glastonbury risultava infatti il secondo monastero più ricco d’Inghilterra. Riesaminando i registri archeologici, si è anche scoperto che l’abitazione stessa dell’abate era in realtà un palazzo lussuoso.

D’altra parte, i monaci di Glastonbury avevano già prima una pessima reputazione in fatto di false reliquie. Prima di Artù, infatti, avevano affermato di conservare le ossa di San Patrizio (che però era morto in Irlanda) e di San Dunstano (che invece era sepolto a Canterbury).

Ma anche se perde un tassello di verosimiglianza, quella di Re Artù resta una delle più belle leggende epiche mai raccontate. A conservare intatto il fascino di storie simili, infatti, non sono le presunte prove storiche che dovrebbero dimostrarle “autentiche”, ma piuttosto la straordinaria potenza che ha un bel racconto di trasportarci con la fantasia in mondi lontani e magnifici. E quello di Artù è forse il più magnifico di tutti.


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti, mentre Il passato è una bestia feroce è il primo thriller di una nuova serie. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitter, PeriscopeGoogle+, Instagram e attraverso la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive).




1 Comment

  1. Post interessante; mi piacerebbe sapere anche cosa sappiamo sulla realtà storica (o meno) di Artù. A che punto sono le indagini?
    Un caro saluto
    Nicola

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