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Misteri?

Il caso dell’Uomo Falena


Mothman

Tra il 1966 e il 1967 la cittadina americana di Point Pleasant, nella Virginia dell’Ovest, al confine con l’Ohio, fu terrorizzata dai ripetuti avvistamenti di una misteriosa creatura chiamata “Mothman”, cioè “uomo falena”, un personaggio che ha ispirato anche un blockbuster (si fa per dire) hollywoodiano: “The Mothman Prophecies”.

Tutto cominciò il 15 novembre 1966, nei pressi di un complesso industriale abbandonato alla periferia di Point Pleasant, noto come “Area TNT” e utilizzato durante la seconda guerra mondiale per l’immagazzinamento delle munizioni. Quattro amici che si trovavano a passare in auto da quelle parti notarono due “grandi occhi rossi” nell’ombra. Gli occhi appartenevano a una creatura “con grandi ali piegate sulla schiena”, come disse in seguito uno dei testimoni. Improvvisamente, la creatura si mosse levandosi in volo e gli amici, in preda al panico, fecero dietro front con l’auto e si diedero alla fuga, convinti che la “cosa” li seguisse.

Tornati in città, i giovani raccontarono terrorizzati alla polizia ciò che avevano visto, i giornali ne parlarono, battezzando la creatura “Uomo falena” (Mothman) dal nome di uno dei personaggi dell’allora popolare serie televisiva “Batman”, e gli avvistamenti si moltiplicarono. Alcuni dissero di avere visto, di notte, una “creatura umanoide che emetteva strani squittii, come quelli di un topo”; due pompieri, che visitarono l’area TNT tre giorni dopo il primo avvistamento, raccontarono di avere visto gli occhi rossi e dissero che la creatura era davvero molto grande, ma erano anche sicuri che si trattava di un uccello.

Profeta di sventura?
La vicenda, tuttavia, si sarebbe probabilmente conclusa subito se un giornalista appassionato di misteri, John A. Keel, non avesse scritto The Mothman Prophecies (tradotto in italiano come “Voci dall’ombra”, Sonzogno, 2002), in cui collegava questi avvistamenti ad altri fatti strani successi nella zona: avvistamenti di UFO, strane telefonate ai cittadini, minacciose visite di “uomini in nero” e, soprattutto, il tragico crollo di un ponte sul fiume Ohio in cui morirono 46 persone. L’ipotesi di Keel fu che Mothman, in qualche modo, volesse mettere in guardia la cittadina contro l’imminente disastro.

“ Ci sono diverse circostanze che fanno ritenere molto strano quel crollo” dice oggi il settantaduenne Keel. “I semafori erano sul rosso da entrambe le parti del ponte, così il traffico si accumulò nel mezzo provocando il crollo. Non ho mai scoperto chi potrebbe avere avuto interesse a generare un simile disastro”.
Loren Coleman, autore di un altro bestseller sulla vicenda Mothman (Mothman and Other Curious Encounters), è più dubbioso: “C’è gente che mi ha scritto dicendo che strane creature sono state avvistate anche dopo l’11 settembre. Si trattava forse anche qui di apparizioni mistiche che cercavano di avvisare il mondo degli attentati in arrivo? Non credo, si tratta solo di coincidenze. Fa parte della natura umana cercare di trovare dei collegamenti in qualcosa che scuote la nostra percezione della realtà e il nostro senso di sicurezza”.

Nemmeno Rick Moran, un giornalista che ha condotto per la rivista Fortean Times (n. 156, marzo 2002) un’indagine sul caso, vede particolari misteri in quell’episodio. “Non credo che il crollo del ponte sia veramente collegato alla vicenda di Mothman”. L’indagine che ci fu all’epoca, infatti, poté determinare che il crollo fu dovuto a una sfortunata combinazione di eventi: il deterioramento del metallo, un cedimento strutturale, il cattivo tempo e l’accumularsi del traffico sul ponte, tutto ciò contribuì a creare il disastro. Nessuna influenza di tipo paranormale, quindi. “Tuttavia”, continua Moran, “penso che il resoconto di Keel si basi su avvistamenti realmente accaduti”.
Moran ha intervistato tutti coloro che ancora vivevano a Point Pleasant e che avevano assistito a qualcosa di strano tra il 1966 e il 1967. “Le versioni dei testimoni corrispondevano a quelle date tanti anni prima” dice Moran. “Più le domande si facevano specifiche e più mi convincevo che i testimoni avevano effettivamente visto qualcosa”.
Già, ma cosa?

Una reale creatura alata
“C’è un fatto che mi ha colpito in tutti i resoconti che ho letto sul caso di Mothman” mi dice l’amico e investigatore americano del CSICOP (Comitato americano per l’indagine scientifica delle affermazioni sul paranormale) Joe Nickell, esperto nella soluzione di misteri ed enigmi paranormali. “Si legge che la creatura aveva occhi luminosi come i fari di un automobile; un uomo notò la stessa cosa quando illuminò con una torcia un angolo del suo giardino verso cui il cane aveva preso ad abbaiare. Ora, chi come me si interessa di ornitologia saprà che di notte gli occhi di alcuni uccelli risplendono di colore rosso se illuminati da una torcia o dai fari di un auto. Il rosso che si vede non è il colore dell’iride, ma quello della membrana vascolare sottostante”.

Nickell rivela che nella Virginia dell’Ovest e in altre zone esiste realmente una creatura alata, che ha abitudini notturne e grandi occhi rotondi, che sembrano rossi se illuminati. Sembra avere il collo incassato tra le spalle, ha ali molto grandi, lunghe zampe e ricorda da vicino gli schizzi realizzati dai testimoni che dissero di avere visto Mothman.

“Stiamo parlando di un barbagianni” spiega Nickell. “E’ un uccello che si muove solo di notte e che per questo si vede raramente e può indubbiamente spaventare chi se lo dovesse trovare davanti. Certo non ha le dimensioni di un uomo, ma grazie all’estesa apertura alare e alle lunghe zampe può apparire più grande di quello che è. Il problema delle testimonianze di questo tipo è che il buio, la sorpresa, la paura e altri fattori emotivi possono aver alterato il ricordo di quanto è stato probabilmente visto, e cioè un innocuo barbagianni”.
“Personalmente” concorda Coleman, “propenderei per un qualche tipo di grosso barbagianni non ancora identificato. L’isteria ha poi fatto il resto”.

Mothman: un barbagianni?

Sono tanti gli studi di psicologia che dimostrano come il ricordo di un evento può essere alterato dalle condizioni emotive in cui si trovano i testimoni in un dato momento. Lo stress, per esempio, può alterare i ricordi anche degli osservatori più esperti: il che aiuta a capire perché testimonianze come quelle relative all’avvistamento dell’Uomo falena debbano essere vagliate attentamente, si tratta infatti di esperienze molto ansiogene e stressanti.

“Un altro caso di cui mi sono occupato che ebbe una conclusione simile” continua Nickell, “è quello del Mostro di Flatwoods, avvistato anche questo nella Virginia dell’Ovest, ma nel 1952. Anche allora la creatura aveva grandi occhi rotondi e sembrava avere la testa incassata tra le spalle e, anche in quel caso, la creatura era con ogni probabilità un barbagianni, che in quella regione ha il suo habitat naturale”.

Potete vedere il mostro di Flatwoods nello schizzo qui sotto che Joe mi ha prestato dal suo archivio:

Flatwoods Monster

Un esperimento sociologico?
Nel mondo dell’ufologia, però, non tutti condividono questa opinione. C’è chi parla di complotti e di invasioni di alieni. Moran propende per un’ipotesi non meno bizzarra, quella di un complesso esperimento sociologico: “E’ possibile che Mothman sia stato un esperimento del governo per valutare la reazione della gente comune di fronte a eventi ultraterreni? Chissà; certo, se fosse così, negli anni seguenti i risultati di un tale esperimento sarebbero dovuti diventare noti. Se non se ne seppe nulla, probabilmente, fu proprio a causa del crollo del ponte: l’imprevedibile disastro forse convinse gli studiosi ad abbandonare l’esperimento in quella zona per evitare che il loro lavoro fosse in qualche modo collegato alla tragedia”.

Le ipotesi e le congetture non mancano, insomma, ciò che manca sono le prove. “Ci troviamo a dover fare una scelta” conclude Nickell. “Da una parte abbiamo una spiegazione naturale e plausibile, dall’altra una serie di ipotesi incredibili e fantasiose, fatte di “forse” e di “probabilmente” e che si basano unicamente sul tipo più inaffidabile di prove: la testimonianza oculare. Dal mio punto di vista, è certamente la prima la spiegazione giusta mentre non ho dubbi che la seconda sarà quella preferita dai produttori di Hollywood e dai cultori del mistero”.

© 2007 Massimo Polidoro.

18 risposte su “Il caso dell’Uomo Falena”

Credo che quello del Mothman sia un mito… un mito moderno generato da qualche errata interpretazione… il primo avvistamento era di un animale conosciuto, magari un gufo molto grande, e la psicosi ha fatto il resto.
Se poi si trattasse di una presenza reale, se le storie fossero vere, dovremmo escludere completamente che si tratti di un essere vivente in termini scientifici… dovrebbe essere una sorta di “demone”, di presenza malefica…
Ma io credo in Dio, e so che solo Dio è inconoscibile… quindi il Mothman, che di certo non è Dio, deve essere comprensibile! E quindi, può trattarsi solo di fantasia…

Mi trovo in accordo sul fatto che l’unica prova, la testimonianza oculare, possa essere vista come inaffidabile, che può essere si contaminata e alterata da emozioni e stati d’animo, ma credo che abbia comunque un limite questa inaffidabilità. Credo che il margine di errore sia limitato.

Un barbagianni, tenendo conto anche dell’apertura alare, non credo possa essere paragonato facilmente da una figura umana. Soprattutto per la sua dimensione. Vivo in campagna e questo l’ho potuto constatare di persona.

Quello che personalmente credo è che si possa trattare sì di un uccello, magari non ancora catalogato, però quello che mi domando è la mancanza di prove di questo essere. Piume, habitat, nidi. Si tratta di un uccello così schivo? Mah, Se fotografie dimostrano una simile figura anche vicino alle torri gemelle, non mi pare sia così schivo, se ama la città. Questo diventa dunque un controsenso. E magari proprio per questo controsenso si ritorna a pensare ad un uccello conosciuto, e non per niente schivo, come il barbagianni, peccato però che questo non soddisfi la teoria di partenza, ovvero le proprie dimensioni.

E nemmeno il “bubo virginianus” può essere avvicinato ad una figura umana, se non a quella di un bambino, al massimo. L’apertura alare si estende in orrizzontale, e non verticalmente. Ma le testimonianze sono chiare, parlano di una altezza media di un uomo, non di un bambino.

Insomma, ancora troppi dubbi, credo, per definire questo caso risolto.

Salve, io non sono nè un credulone ,facilmente soggetto a suggestioni pareidoliche, nè uno scettico radicale. Mi chiedo , come fanno altri, come si possa ritenere credibile l’ipotesi del Barbagianni. Io li vedo spesso i barbagianni, la sera, proprio mentre sono in macchina. E’ impossibile confondere un barbagianni con una creatura antropomorfa. L'”uomo-falena”ed il barbagianni non sono sovrapponibili nè per le dimensioni , nè per il colore del corpo e degli occhi. L’ipotesi che possa trattarsi di uno Strigiforme ancora ignoto, mi sembra alquanto peregrina. Praticamente si tratterebbe di una specie ancora sconosciuta alla scienza, che occuperebbe una nicchia ecologica ignota, di dimensioni maggiori a qualunque altro Strigiforme americano e non solo, con occhi grandi ed infuocati….e che insegue le macchine per lunghi tratti. E come mai prima e dopo quei terribili 13 mesi , questo misterioso animale si sarebbe fatto i fatti propri e sarebbe sparito dalla circolazione? Dove sono gli altri individui della sua specie? Che areale geografico occupano? Di cosa si nutrirebbero rapaci così grandi? Nessuno ha mai trovavo, piume o borre di questi presunti uccelli. Avanzo un’ipotesi un pò azzardata: e
se si fosse trattato di un unico esemplare, appartenente ad una
specie alloctona, un esemplare aufugo, magari anche imprintato sull’uomo…… che cerca proprio di avvicinarsi agli esseri umani che riconosce come simili ???

salve.
non reputo possibile la versione del barbagianni: se fosse questa specie responsabile del caso, allora dove sono gli altri barbagianni di quella specie o sottospecie? perchè mai più un avvistamento? La scienza ha grande importanza nella mia vita personale e nella vita dell’umanità, lo scetticismo è ‘dubbio metodico’ per dirla come Cartesio. Ma in questo caso cosa ci offre la verifica? mi sembrano congetture anche quelle del CSICOP, perchè la scienza non può sostenere ciò che va di contrario a se stessa. Cerchiamo di fare attenzione con l’approccio, bisogna essere esenti da pregiudizio per il progresso e la ricerca della verità. il Mothman fa parte di uno studio governativo, ciò è appurato, ed i governi non si muovo mai per le dicerie della gente di paese. Qui è il lato ‘oscuro’ della mente umana ad essere tirato in ballo, ovvero quei poteri che scienziati russi ed americani conoscono e riconoscono con grande rispetto. Perciò, per andare in fondo alla questione, dobbiamo usare un approccio meta-scientifico e tentare quelle soluzioni che non ci snon ancora comuni, ma che fra qualche anno saranno anch’esse annoverate come scienza.

F.

ma davvero si può credere che tutto si possa “misurare” e “spiegare” secondo il nostro metro scientifico?
Non è assurda tutta questa presunzione?
E perchè poi!!!!
Come se la “scienza” potesse spiegare il tutto…e non è cosi!!
Nulla in contrario a smascherare truffe,creduloni e artisti vari, ma da qui a pretendere che la scienza tutto può e che se ancora non può,poi potrà………

Ciao Massimo, lo so che nn c’entra niente col “mostrogufo” qui sopra… però non so dove altro scriverti, quindi la mia domanda te la faccio qui (te l’ho già fatta in passato, ma nn mi hai risp.)
Hai mai sentito parlare di Mario Azzoni? Io l’ho incontrato… ti posso assicurare che si avvicina a Gustavo Rol in un modo incredibile! Che mi dici l’hai mai incontrato?

Please answer me!

Ciao a tutti!

Volevo segnalare un caso analogo (anche se in chiave “tecnologica”) a quello delle profezie dell’uomo falena… Si tratta di John Titor, un viaggiatore del tempo dell’anno 2036 mandato negli anni ’70 per recuperare un computer in grado di risolvere problemi informatici del futuro e che, fermatosi nel 2001 per far visita alla propria famiglia, predisse eventi e guerre future chiacchierando su alcuni newsgroup, mettendoci in guardia sui loro pericoli…

Non sono entrato nei particolari e non ho espresso alcun giudizio a riguardo per lasciare che ognuno di voi il piacere di scoprire questa storia…

Comunque so che il CICAP se ne è già occupato…

Magari Massimo potrebbe parlarne in un nuovo podcast o in un nuovo post…

Buona scoperta,
Ste

Mi chiedo se Nickell – che pure dice di interessarsi di ornitologia- e Coleman -la persona che più al mondo danneggia la criptozoologia- abbiano mai visto in vita loro un barbagianni -o qualunque altro strigiforme- in natura oltre che nelle foto dei libri. 🙂

La spiegazione “razionale” in questo caso mi sembra fantasiosa quanto quella paranormale.

L’ipotesi del barbagianni però mi sembra poco convincente, per via delle dimensioni: per quanto la sua figura, nella notte possa essere molto inquietante, e apparire più grande di quello che è, stiamo comunque parlando di un uccello che non supera i 40 cm. dalla punta del becco alla punta della coda (poco più grande di un piccione).
Inoltre il barbagianni è comunissimo, e facile da incontrare vicino ai luoghi abitati: non è un animale schivo, e quindi sarebbe stato facile individuarlo in seguito, per esempio da parte dei due pompieri che hanno visitato lo stabilimento.
Anch’io sono certo che si trattasse di un uccello, ma dalle descrizioni mi sembra più probabile che si trattasse di un gufo della virginia: il bubo virginianus, con i suoi 65 cm di lunghezza, un’apertura alare di un metro e settanta centimetri, e con un piumaggio meno chiaro di quello del barbagianni (quindi con una sagoma meno definita), può fare una forte impressione su un’osservatore casuale.
Guardando lo schizzo riportato all’inizio dell’articolo, noto che sopra la testa, all’attaccatura delle ali, ci sono due segni scuri, interpretati dal disegnatore come una piega dell’ala: curiosamente hanno proprio l’aspetto di ciuffi auricolari.
Ci tenevo a specificare questa possibilità, perchè spesso i sostenitori delle teorie più bizzarre, smontano le ipotesi più razionali proprio partendo da questi particolari.

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