La proposta di Umberto Eco per scovare gli spacciatori di bufale

Perché non recensire ogni giorno i siti web virtuosi e segnalare quelli che spacciano bufale?

umberto eco

È questa la proposta lanciata poco tempo fa da Umberto Eco. Si tratterebbe di un servizio al pubblico sempre più necessario…

«È giusto che la rete permetta di esprimersi anche a chi non dice cose sensate, però l’eccesso di sciocchezze intasa le linee». Così spiega Eco la sua proposta lanciata sulle pagine de l’Espresso.

«Un utente normale della rete dovrebbe essere in grado di distinguere idee sconnesse da idee ben articolate, ma non è sempre detto, e qui sorge il problema del filtraggio, che non riguarda solo le opinioni espresse nei vari blog o twitter, ma è questione drammaticamente urgente per tutti i siti web, dove (e vorrei vedere chi ora protesta negandolo) si possono trovare sia cose attendibili e utilissime, sia vaneggiamenti di ogni genere, denunce di complotti inesistenti, negazionismi, razzismi, o anche solo notizie culturalmente false, imprecise, abborracciate».

Il problema è: come filtrare? «Ciascuno di noi è capace di filtrare quando consulta siti che riguardano temi di sua competenza» spiega Eco, «ma io per esempio proverei imbarazzo a stabilire se un sito sulla teoria delle stringhe mi dica cose corrette o meno. Nemmeno la scuola può educare al filtraggio perché anche gli insegnanti si trovano nelle mie stesse condizioni, e un professore di greco può trovarsi indifeso di fronte a un sito che parla di teoria delle catastrofi, o anche solo della guerra dei trent’anni».

Rimane allora una sola soluzione, scrive Eco: «I giornali sono spesso succubi della rete, perché ne raccolgono notizie e talora leggende, dando quindi voce al loro maggiore concorrente – e facendolo sono sempre in ritardo su Internet. Dovrebbero invece dedicare almeno due pagine ogni giorno all’analisi di siti web (così come si fanno recensioni di libri o di film) indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni. Sarebbe un immenso servizio reso al pubblico e forse anche un motivo per cui molti navigatori in rete, che hanno iniziato a snobbare i giornali, tornino a scorrerli ogni giorno».

A questa pagina potete leggere l’intero articolo di Umberto Eco.

Mi sembra un’idea non solo sensata ma che si potrebbe rivelare davvero molto utile per tutti. Magari due pagine quotidiane sono troppe, ma una rubrica fissa si potrebbe fare no?

Saranno in grado i nostri giornali di raccogliere la proposta? Voi che cosa ne pensate?


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti, mentre Il passato è una bestia feroce è il primo thriller di una nuova serie. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitter, PeriscopeGoogle+, Instagram e attraverso la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive).




6 Comments

  1. Temo che servirebbe a poco.

    Una delle specialità dei complottisti è fare le vittime.

    Comincerebbero a dire: “Vedete? Il NWO ci censura!”.

    Poi le liste di siti pieni di bufale potrebbero diventare una pubblicità dei medesimi.

  2. Trovo più sensato insegnare alla gente ad usare il cervello piuttosto che guidare le loro dita cliccanti.
    Due frasi che forse riassumono il concetto sono quelle che ho letto in giro tempo fa: “se non c’è su google, non esiste” e “se non lo trovi su facebook, questa persona non esiste”.
    In poche parole la gente si abituerebbe (e giá lo è fin troppo) ad essere imboccata, prendendo per oro colato un pasto giá masticato da altri.

  3. Purtroppo se pure ci fossero delle recensioni onestissime che danno indicazioni sulla qualità dei contenuti dei siti, servirebbero a poco, perché gli “inoltratori seriali” non si curerebbero minimamente di informarsi. Basti pensare che inoltrato notizie solo leggendo il titolo, quando basterebbe cliccarci per vedere in fondo alla pagina un avviso che dice che il sito potrebbe contenere notizie finte. Peggio ancora, mi è capitato di leggere sotto un articolo che spiegava la bufala del branco di lupi, che di recente ha invaso i social network, commenti piccati di quanti sostanzialmente dicevano “fatevi i fatti vostri, ci piace credere che sia una notizia vera”.
    Il fenomeno bufale sul web credo sia ancora molto sottovalutato, per dimensione e per effetti.

  4. Devo dire che per esempio Il Post dedica una buona quantità di spazio al debunking e non rincorre la notizia fresca tanto per darla, anche a discapito della precisione o veridicità.

    1. È vero, al Post lavorano molto seriamente.

  5. Il problema sarebbe come al solito l’organismo di controllo.
    Siamo pieni di sovrastrutture di controllo che non sono gestite in modo del tutto trasparente, e come per il giornalismo non-etico ci ritroveremmo di fornte a situazioni in cui viene accreditato positivamente un sito web “solo perchè ha oliato gli ingranaggi giusti”.
    La proposta è si sensata ma non di facile attuazione … a mio modo di vedere.

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