Chiude il laboratorio di parapsicologia di Princeton

Era uno dei pochissimi centri nel mondo dove si cercava di verificare se le facoltà paranormali esistono oppure no e ora, dopo 28 anni di attività, il Laboratorio di Princeton di ricerca sulle anomalie (Princeton Engineering Anomalies Research, PEAR in breve) chiuderà.

Lo aveva fondato nel 1979 Robert G. Jahn, già rettore della Facoltà di ingegneria a Princeton, che ora a 76 anni, si rende conto di non essere riuscito a dimostrare la realtà della Percezione Extra-sensoriale e ha deciso di gettare la spugna. «Se la gente non crede all’ESP sulla base delle prove da noi ottenute, significa che non lo farà mai» ha detto al New York Times.

La specialità del PEAR erano gli esperimenti con i generatori di eventi casuali, dei quali Helmut Schmidt fu uno dei principali sostenitori. Mi ero occupato di questo tipo di esperimenti nel mio libro Il sesto senso e, poichè la chiusura del Laboratorio dimostra che le critiche mosse dalla comunità scientifica a quel tipo di esperimenti sono ancora valide, vi ripropongo di seguito il testo in questione tratto dal Sesto senso:

Da circa trent’anni Helmut Schmidt conduce esperimenti sulla capacità dei soggetti di predire (precognizione) o influenzare (psicocinesi) il decadimento radioattivo di particelle subatomiche. In una tipica prova di precognizione, un soggetto siede di fronte a una macchina con quattro lampadine (Schmidt, 1969). Sotto ogni lampadina si trova un bottone. Compito del soggetto è quello di indovinare quale lampadina si accenderà e, per indicare la propria previsione, il soggetto preme un bottone posto sotto la lampadina prescelta. La macchina sceglie quale lampadina accendere secondo un processo assolutamente casuale, basato sul decadimento di un isotopo radioattivo in essa contenuto: per questo motivo tali macchine sono definite “generatori di eventi casuali” (o “Random Event Generators”, in sigla: REG). In breve, l’isotopo radioattivo emette a intervalli irregolari dei “segnali” registrati da un contatore Geiger e trasmessi alla macchina. Una volta che il soggetto preme un bottone sotto una lampadina, la macchina fa corrispondere il successivo segnale che arriva dall’isotopo con una lampadina a caso. Se il soggetto ha premuto il bottone corrispondente alla lampadina che si è poi accesa si ha un successo.
Stando agli esperimenti condotti da Schmidt (1969), la media di successi ottenuti si aggirerebbe sul 27%; mentre, per il caso, ci si attenderebbe una media di successi del 25% (un soggetto, infatti, ha ogni volta una probabilità su quattro di indovinare la lampadina giusta). Questo scarto del 2% andrebbe attribuito secondo Schmidt alla reale facoltà dei soggetti di prevedere il futuro. In seguito, Schmidt (1971) ha ipotizzato che forse i suoi soggetti non prevedevano il futuro ma influenzavano il “generatore” a dare le risposte volute per mezzo della psicocinesi.
Alcock (1989) ha condotto un’approfondita analisi del lavoro di Schmidt. Egli riconosce l’onesto sforzo fatto per migliorare la qualità della ricerca parapsicologica, e l’ingegnosa creatività introdotta nei suoi esperimenti. Detto questo, però, egli ritiene che questi esperimenti presentino seri difetti metodologici, al punto che non risulta possibile determinare se i dati ottenuti sono realmente dovuti a un qualche fenomeno insolito o, piuttosto, a problemi sperimentali. Va anche detto che successivi tentativi da parte dei parapsicologi di replicare i risultati di Schmidt o hanno ottenuto percentuali di successo infinitesimali (Jahn, 1985) o sono stati dei completi fallimenti (Beloff e Bate, 1971; Thouless, 1971).

Per saperne di più su RobertG. Jahn.

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*