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Blog Psicologia dell'insolito

“Hereafter”: ai confini della vita?

"Hereafter": esperienze di pre-morte e contatti con l'aldilà. Sono possibili?

Con l’uscita del nuovo film di Clint Eastwood Hereafter, l’argomento dei contatti con l’aldilà è tornato al centro dell’attenzione. Sono numerosi i giornalisti che in questi giorni contattano me e il CICAP per un’opinione e nelle prossime settimane ci vedrete sicuramente in TV per parlarne. Devo ancora vedere il film e comunque, considerando Eastwood uno dei più grandi registi viventi, sono sicuro che non resterò deluso. Tuttavia, una delle cose che mi vengono chieste più spesso, di cui mi dicono si parla anche nel film, riguarda le esperienze di pre-morte: quanto c’è di vero?

Un tunnel buio che sbocca in una luce abbagliante, una sensazione di profondo benessere, un amico o un parente sorridente che ci viene incontro per condurci, mano nella mano, verso la vita eterna. È così che descrivono l’aldilà coloro che affermano di esserci stati.

Un terzo di coloro che sono stati in pericolo di vita e poi si sono ripresi dice di avere provato questo tipo di esperienza (stime dell’associazione internazionale per gli studi sulla pre-morte, o “near death experiences”, che ha sede negli Usa). L’aldilà viene descritto come un luogo pieno di luce e di gioia: e molti sostengono di avere visto il proprio corpo circondato da parenti o da medici che si affannavano per rianimarlo, mentre si erano ormai staccati da esso.

«È probabile che questi racconti siano veritieri, del resto si somigliano tutti», ha detto Luigi Boselli, primario presso il servizio di neuroanestesia e rianimazione all’ospedale Niguarda, di Milano, quando l’ho sentito sull’argomento per un servizio su Focus. «Attenzione, però: le esperienze di pre-morte accadono solo a chi ha subito un arresto cardiaco ed è rimasto in stato di incoscienza per pochi minuti, non a chi per esempio ha subito un trauma cranico, o un ictus o è stato tra la vita e la morte per periodi molto lunghi».

È soprattutto questo indizio a far pensare che nella pre-morte non ci sia nulla di soprannaturale, benché i neurofisiologi non abbiano ancora scoperto il meccanismo esatto che provoca queste visioni celestiali (quasi tutte le esperienze di pre-morte sono di felicità, non importa se il “resuscitato” sia un criminale). «La sensazione di beatitudine è facilmente spiegabile. È stato dimostrato che il cervello, quando viene sottoposto a stress fortissimi (e la vicinanza alla morte deve esserlo per forza) reagisce liberando grandi quantità di endorfine, sostanze oppiacee che danno tranquillità. Inoltre, l’arresto cardiaco fa sì che al cervello non arrivi più ossigeno: le cellule allora cambiano tipo di metabolismo ed è possibile che anche questo influisca sul loro funzionamento», aggiunge Boselli.

E la vista del proprio corpo dell’esterno? Karl Jansen, un neurologo inglese, ha dimostrato che si può provare la sensazione di trovarsi fuori dal proprio corpo semplicemente ingerendo chetamina (una sostanza che si trova anche nel cervello). Il suo collega Michael Persinger, della Laurentian University di Sudbury, in Ontario (Canada), è invece riuscito a indurre la visione di un tunnel che termina in una grande luce stimolando elettricamente alcune cellule nervose del lobo temporale destro, una zona del cervello.

Nessun mistero dunque? Rimangono da chiarire casi particolari, come quello di coloro che portati in sala operatoria in stato di incoscienza, al risveglio raccontano di essere “usciti dal proprio corpo” e hanno raccontato poi correttamente le fasi dell’intervento seguito dai medici. È probabile però che in questi casi la persona non fosse del tutto incosciente e che siano stati i discorsi dei medici a produrre immaginazioni tali da essere in seguito ricordate come reali “visioni”.

Nemmeno le esperienze di pre-morte, dunque, sembrano offrire quella conferma scientifica tanto ricercata sull’esistenza dell’aldilà, anche se tuttavia rappresentano un ulteriore esempio di quale macchina complessa e affascinante sia il nostro cervello.

Quanto al film di Clint Eastwood, conto di tornare a parlarne dopo che l’avrò visto. Nel frattempo, ecco il trailer in italiano:

20 risposte su ““Hereafter”: ai confini della vita?”

Salve Polidoro,
mi sono casualmente imbattuto nel suo blog e non ho potuto trattenermi dallo scrivere. Da 3 anni a quasta parte ricevo contatti dall’aldilà al cellulare, mentre telefono. Un paio di anni fa contattai anche Paolo Attivissimo che mi chiese per conferma un file in cui la voce interagiva con me. Attivissimo non ha più risposto….se la sarà data a gambe?! Ho provato a contattare anche uomini di chiesa, ma tutti scappano di fronte a questa cosa, come se il mistero della vita non li interessasse. Posseggo più di 80 registrazioni. Spesso telefonate lunghe anche più di un’ora. Lei può aiutarmi o preferisce darsela a gambe anche lei!? Grazie. Saluti

Aldo, sei un fonte di informazioni inesauribile.. Contattami pure o mandami sms con il tuo indirizzo email a questo numero: 373.7558515, numero telefonico temporaneo attivo ancora solo per tre giorni (fino alle 24.00 del 23.01.2010). A presto!

Caro Gianluca, autorizzo Massimo a darTi la mia e-mail perché l’ articolo Inglese mi interessa, se fosse possibile leggerlo per intero. L’ anno scorso, comunque, il Dr. Francesco Benedetti e la sua equipe del Niguarda di Milano pubblicarono uno studio dichiaratamente volto a DEMISTIFICARE (parola sua) le NDE. Ascoltai la trasmissione su Radio3Scienze in cui fu presentato lo studio, dove chiaramente, a mio giudizio: 1)si allargava indebitamente il campo dalle OBE (esperienza di uscita dal corpo, del tipo provato da LZ) a tutte le NDE. Invece le NDE sono indotte da eventi potenzialmente letali, mentre le OBE possono raggiungersi tramite tecniche psico-magiche o tradizionali, come lo Yoga. Numerosi i casi spontanei, da parte di persone che non hanno mai praticato queste tecniche.Ovviamente le OBE venivano indotte elettricamente, mediante stimolazione cerebrale, d’ altro canto non si può pretendere che, come in un noto film, una equipe medica induca un arresto cardiaco mediante fibrillazione ventricolare per studiare le NDE, a rischio di uccidere i malati. 2)Lo studio riguardava, inoltre, un numero ben limitato di pazienti e quindi, come al solito, per avere un largo consensus medico, deve essere ripetuto da numerose equipes in tutto il mondo con risultati sovrapponibili. Questo vale anche per lo studio di Pim Van Lommell, che, comunque, è molto più attendibile: per il gran numero dei pazienti osservati e per la lunghezza negli anni della raccolta dei dati. Altro problema del lavoro di Benedetti: 3)parte con una idea preconcetta. Questo vale, nel mondo scientifico, sia per chi parte, ad esempio, con l’ idea di dimostrare che un evento sia un miracolo, sia per chi parte con l’ idea di dimostrare che non lo è. Più semplicemente e frequentemente, se una equipe parte con l’ idea di dimostrare che un farmaco funziona o con quella opposta.

Caro Aldo, osservazione giusta.. Non ho scritto i riferimenti per il semplice fatto che non ho nessuna intenzione fare pubblicità gratuita ad una trasmissione televisiva Rai che non apprezzo per nulla.. Comunque se ti interessa approfondire l’argomento puoi scrivermi il tuo indirizzo email e sarò ben felice di mandarti privatamente tutti i riferimenti del caso.

Per quanto ne so, almeno una malattia risulta (cfr. Wikipedia) definitivamente sconfitta: il vaiolo.
Le malattie nuove che continuano ad arrivare (ma non saranno mica mutazioni di quelle vecchie, tipo i vari ceppi di influenza?) mi ricordano tanto il caro Morbo di Morgellons… 😉

Gianluca Dell’ Agnese:” Ricordo che in Inghilterra i medici neurologi stanchi di tutti questi racconti fantasiosi tipo…” Caro Gianluca, a me, credulone, coloro che parlano di miracoli dicendo “ricordo che in America ci fu una donna che…” fanno arrabbiare. Comunque, almeno su un sito scettico, abituiamoci a ricordare date, nomi, riviste che hanno pubblicato l’ articolo o, almeno, a dare riferimenti precisi che abilitino tutti a verificare. Grazie. Dimenticavo: i medici nerurologi esercitanti sono centinaia anche in Inghilterra e non mi risulta siano tutti d’ accordo su nessun argomento, tranne sul fatto di essere laureati in Medicina.

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