Perché è difficile credere a un testimone

Come fanno gli investigatori a capire quando un testimone dice il vero o il falso? È una delle cose più difficili.

I personaggi di Men in Black alle prese con il "cancellatore" di ricordi...

Non si tratta del fatto che la gente mente o è sbadata: il problema sta nel modo in cui vengono codificati i ricordi nella nostra mente…

I nostri ricordi, infatti, non sono fissati nella memoria come le immagini su una pellicola cinematografica, ma sono soggetti a modificarsi con il passare del tempo. Anche il modo in cui sono formulate le domande da parte di un investigatore può avere l’effetto di modificare non solo il resoconto ma anche il ricordo che il testimone ne ha.

Il bel libro di Giuliana Mazzoni: "Si può credere a un testimone?"

Proprio per la difficoltà nel valutare l’attendibilità di un resoconto testimoniale, nei processi può capitare che vengano accettate testimonianze inficiate da errori.

La verità è che non esistono tecniche sicure per accertare se un testimone dice il vero oppure no. Il poligrafo, noto anche come “macchina della verità”, si limita a registrare alcune reazioni corporee (battito cardiaco, respirazione, sudorazione…), supponendo che se una persona mente “dovrebbe” agitarsi e, dunque, produrre alterazioni corporee misurabili.

Il problema è che una persona potrebbe essere nervosa durante il test per tanti motivi: paura, imbarazzo, rabbia, tristezza, bisogno di andare in bagno… e non necessariamente perché sta mentendo. Senza contare che un buon bugiardo potrebbe essere in grado di raccontare panzane senza scomporsi; così come una persona potrebbe essere convinta in buona fede di dire la verità, anche se racconta qualcosa di completamente falso.

Data la sua fragilità, la memoria è estremamente vulnerabile alla suggestione: molti studi, come quelli condotti dalla psicologa americana Elizabeth Loftus, dimostrano che si possono provocare false memorie attraverso manipolazioni.

«Le mie ricerche sulle distorsioni della memoria risalgono ai primi anni settanta, quando iniziai a studiare l’“effetto disinformazione”» mi ha raccontato la Loftus, quando l’ho incontrata qualche tempo fa. «Questi studi dimostrano che, quando le persone che sono testimoni di un evento sono poi esposte a nuove e ingannevoli informazioni, i loro ricordi risultano spesso distorti. In un caso, i partecipanti osservavano la simulazione di un incidente automobilistico a un incrocio con segnale di stop. Dopo l’osservazione, a metà dei partecipanti veniva suggerito che il segnale di stop fosse un segnale di precedenza. Alla successiva richiesta di indicare di quale segnale stradale si trattasse, quelli a cui era stato dato il suggerimento tendevano ad affermare di avere visto un segnale di precedenza».

Per questi e molti altri motivi, le dichiarazioni di un testimone oculare vanno prese con moltissima cautela. Il discorso sarebbe molto lungo e più volte ne ho scritto nei miei libri. Per chi volesse avere una visione d’insieme dell’argomento, indubbiamente affascinante, consiglio il bel libro di Giuliana MazzoniSi può credere a un testimone? La testimonianza e le trappole della memoria (Il Mulino).

E voi siete sicuri dei vostri ricordi? Vi è mai capitato di ricordare qualcosa in un modo e scoprire poi, confrontandovi con altri o rivedendo registrazioni filmate di quell’evento, che le cose erano andate diversamente? Raccontatemi…


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti, mentre Il passato è una bestia feroce è il primo thriller di una nuova serie. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitter, PeriscopeGoogle+, Instagram e attraverso la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive).



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