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Quando i nazisti comandavano a Milano

Settant’anni da ieri, il 27 gennaio 1945, l’esercito dell’Armata rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Il mondo in questi giorni si ferma e ricorda.

Reparti corazzati della Leibstandarte Adolf Hitler a Milano dopo l'8 settembre.

Non sono molte le testimonianze di quella tragedia sopravvissute nel nostro paese, ma ci sono e a Milano se ne possono ritrovare tracce anche importanti. Ma com’era la città quando i nazisti la comandavano?

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Quando il complotto c’è davvero: il golpe Borghese

Complotti e cospirazioni esistono e un esempio di un autentico complotto, che però fallì perché le cose non andarono come sperato dai cospiratori, fu il golpe Borghese, un tentativo di golpe militare pronto a scattare in Italia la sera dell’8 dicembre 1970.

Prendeva il nome dal suo ideatore, il principe romano Junio Valerio Borghese, ex comandante della X Mas, un reparto della marina fascista, e puntava a prendere il potere con la forza nel nostro Paese instaurando un regime neofascista simile a quello dei colonnelli in Grecia.

Questo episodio, tra gli altri che hanno caratterizzato gli anni di piombo, mi è sempre rimasto impresso e nel mio romanzo, Non guardare nell’abisso, rappresenta uno spunto cruciale della trama.

Ma ecco come andarono le cose nella realtà.

Junio Valerio Borghese nell’anno del tentato golpe.

Lo scopo del piano, che – a sentire Borghese – aveva l’adesione di un centinaio di parlamentari, del SID (il servizio segreto militare di allora), della loggia P2 di Licio Gelli, della mafia, oltre all’appoggio dell’ambasciata americana, era quello di impedire che il Partito Comunista arrivasse al governo.

Per evitarlo, il paese sarebbe dovuto cadere sotto una dittatura fascista e gli oppositori, comunisti e sindacalisti, avrebbero dovuto essere uccisi o deportati in Sardegna.

Quella notte di dicembre, grazie ad alcuni infiltrati, un gruppo di eversori si introdusse effettivamente nell’armeria del ministero degli interni e caricò due camion di mitra. Altri gruppi erano pronti a catturare il Presidente della Repubblica, uccidere il capo della polizia e occupare la sede della Rai.

All’ultimo momento però arrivò il contrordine, e il golpe non scattò.

Documenti americani riservati – da alcuni anni resi pubblici grazie al Freedom of Information Act – sembrano dimostrare che i golpisti furono informati che gli Stati Uniti non avrebbero riconosciuto il nuovo governo, e la cosa bastò a fermarli.

Si tratta di uno dei numerosi episodi cospirativi che caratterizzarono l’Italia del dopoguerra, di alcuni si sa ormai quasi tutto, per altri invece molto ancora resta nell’ombra. Ma, a differenza di chi denuncia complotti e cospirazioni immaginari sul web, a proposito di scie chimiche, vaccini o 11 settembre, per esempio, qui le prove ci sono. Esistono i documenti, i testimoni raccontano, la procura indaga e ci sono degli arresti.

Ma, soprattutto, il golpe Borghese è il perfetto esempio di come vadano le cose nel mondo reale.

Non è che le cospirazioni non esistono, ma non si realizzino mai o quasi mai nei modi in cui gli attori coinvolti si aspettano. Che l’assassino di Marat o quello di Lincoln abbiano agito da soli o con dei complici, le azioni non hanno in ogni caso rispettivamente giovato alla causa legittimista o alla causa dei sudisti.

Come dice Karl Popper nella sua analisi della “teoria sociale della cospirazione”: «La nostra analisi della storia non può non tenere conto di quelle che potremmo chiamare le conseguenze non intenzionali delle nostre scelte e decisioni».

Il fatto è che la storia è una realtà estremamente complessa, e quello che risulta difficile da accettare per i teorici del complotto è che non la si può plasmare a proprio piacimento, come dimostra appunto il caso del fallito golpe Borghese. Neppure Hitler, lui stesso un teorico della cospirazione, che godeva di un potere mai visto prima, riuscì a portare a termine i suoi complotti. Il suo piano di conquista del mondo fallì.

«Ma perché fallì?» si chiede Popper. «Non solo perché altre persone cospirarono a loro volta contro di lui. Fallì, semplicemente, perché uno dei dati sconcertanti della vita sociale è che nessuna azione ha mai esattamente il risultato previsto. Le cose alla fine risultano sempre un po’ diverse. A conti fatti dunque, non si riesce quasi mai a produrre esattamente l’effetto desiderato, e di solito si ottiene anche qualcosa che non si voleva».

Per approfondire la storia del golpe Borghese, Colpo di Stato, di Camillo Arcuri e una puntata della storica inchiesta televisiva di Sergio Zavoli La notte della Repubblica:

http://www.youtube.com/watch?v=qEiwOze0oJ0


Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario nazionale del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre quaranta libri e di centinaia di articoli pubblicati su Focus e numerose altre testate. Rivelazioni, il suo nuovo libro dedicato a complotti e segreti svelati, uscirà il 1° luglio per Piemme. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitter e Google+.