Quelli che… 20 anni fa nasceva il CICAP

In vista del week end, e in preparazione dell’imminente Convegno dei 20 anni del CICAP (9-11 ottobre 2009), ecco una lettura un po’ più lunga del solito. Un’intervista che mi ha fatto Lorenzo Montali e che è uscita sull’ultimo numero di Scienza & Paranormale, la rivista del CICAP. Un racconto sulle origini del Comitato, la sua evoluzione e i progetti per il futuro.

Quelli che…. 20 anni fa nasceva il CICAP

Un’intervista con Massimo Polidoro:

Da dove viene e soprattutto dove vuole andare il Comitato

di Lorenzo Montali

Come ormai sapete, nel 2009 il CICAP compie vent’anni. I compleanni sono sempre anche occasioni di bilanci e di riflessioni sul futuro. Per questa ragione abbiamo pensato che potesse essere interessante fare una chiacchierata con Massimo Polidoro, il Segretario del Comitato, ripercorrendo le principali tappe dell’associazione sin dalla sua fondazione e provando a gettare uno sguardo sul futuro prossimo venturo.

Proviamo a fare un po’ di storia, ci racconti come e perché nacque il CICAP?

Permettimi una digressione. Trovo sia molto divertente ma anche strano farmi intervistare da te. Tu sei stato il primo che Piero Angela aveva coinvolto nel progetto del CICAP, tu hai trascorso un’estate negli Stati Uniti al CSICOP, oggi CSI, per capire come far nascere un Comitato analogo in Italia e sempre tu sei stato il primo Segretario. Dunque, è chiaro che a questa come alle altre domande tu potresti tranquillamente rispondere come e meglio di me.

Già, ma un monologo forse sarebbe meno intrigante, e poi ora il Segretario sei tu….

Ti confesso che mi sembra incredibile pensare che sono già passati vent’anni. Mi sembra ieri che ci trovavamo a casa tua, a Milano, per decidere chi coinvolgere nel Comitato, per definire i contenuti dei primi numeri del Bollettino o per rispondere alle decine di lettere che arrivavano ogni settimana – risposte che scrivevamo su una macchina da scrivere, ci tengo a precisarlo: il primo PC sarebbe arrivato qualche tempo dopo e di Internet avremmo sentito parlare solo sei o sette anni dopo.

Un inizio da pionieri…

Visto che all’epoca eravamo solo studenti, e tu vivevi con la tua famiglia, mi chiedo come si viveva in casa il fatto che ogni tanto, in TV, sbucava Piero Angela che annunciava il tuo indirizzo davanti a milioni di spettatori.

All’inizio fu un piccolo shock sia per la quantità di persone che ci contattavano al telefono o per posta, sia per la varietà di richieste che arrivavano. C’era chi ci chiedeva di salvare il parente irretito dal mago X, chi voleva aiuto perché aveva paura dei suoi poteri telepatici, chi ci insultava perché non riconoscevamo le sue doti di pranoterapeuta, chi ci sfidava spiegandoci che “ci sono più cose tra il cielo e la terra…”. Insomma senza rendercene conto ci eravamo addentrati in una sorta di terreno minato, nel quale la voce di un comitato come il nostro era apprezzata da alcuni e invisa a molti. Ovviamente, tra le diverse persone che incontrammo all’inizio ce ne erano molte che invece aspettavano da anni la nascita di un’associazione come il CICAP e che si resero subito disponibili a offrire aiuto e collaborazione. Tra questi sicuramente Steno Ferluga, che sarebbe poi diventato il Presidente del Comitato, sua moglie Patrizia, che ha organizzato in quei primi anni molte delle nostre iniziative più riuscite, e Adalberto Piazzoli, il nostro vicepresidente. Ma torniamo a noi. Vogliamo ricordare ai lettori come e perché nacque il Comitato?

Fu un’idea di Piero. Nel 1977 aveva condotto per la Rai un’inchiesta sulla parapsicologia che lo aveva portato in tutto il mondo. Incontrò i più importanti parapsicologi dell’epoca, da Rhine a Honorton, e per la prima volta diede voce anche all’altra campana, cioè ai critici. Era nato da un paio d’anni il CSICOP, un Comitato formato da scienziati, studiosi e prestigiatori, da Isaac Asimov a James Randi, che voleva indagare con spirito critico i tanti fenomeni misteriosi cui i media davano uno spazio enorme e, allo stesso tempo, porre un freno al dilagare dell’irrazionalità. L’inchiesta si tradusse in cinque puntate che andarono in onda sul primo canale Rai, in prima serata, con il titolo di “Indagine critica sulla parapsicologia”.

I bei tempi in cui la Rai svolgeva ancora un servizio pubblico degno di questo nome e ci si poteva permettere anche di usare titoli poco commerciali!

Già. Ma la cosa più interessante è che, per la prima volta, in Italia, qualcuno esaminava il mondo della parapsicologia nel suo complesso, con pazienza e meticolosità, e giungeva alla conclusione che non c’era nulla di dimostrato scientificamente. Era una notizia clamorosa poiché ovunque, tra la gente, sui giornali o in TV, si dava per scontato che certi accadimenti o certe facoltà paranormali fossero reali. Ricordiamo, per esempio, lo sceneggiato con Paolo Stoppa intitolato E.S.P., del 1973, dove si raccontavano le straordinarie facoltà paranormali del veggente olandese Gerard Croiset, senza che fosse avanzato nemmeno un dubbio sulla realtà di quanto raccontato. Oppure, il caso di Massimo Inardi, il medico poi diventato presidente del Centro studi parapsicologici di Bologna, che nel 1972 divenne uno dei personaggi più celebri di Rischiatutto, il quiz di Mike Bongiorno. Ebbene, poiché Inardi rispondeva molto velocemente alle domande che Bongiorno gli faceva, si arrivò addirittura a pensare che gli leggesse il pensiero: così, si decise che Mike doveva leggere le domande e la sua partner, Sabina Ciuffini, leggeva le risposte su un altro foglio! E poi era l’epoca del boom di Uri Geller, che venne anche a Canzonissima dalla Carrà e che sui nostri giornali era chiamato “L’extraterrestre”… Il clima, insomma, era questo. Il paranormale era autentico e la parapsicologia una normale disciplina scientifica.

E l’inchiesta di Piero Angela ribalta tutto.

L’inchiesta e il libro che ne seguì. Ma, soprattutto, Piero si rese conto di una cosa importante: trattare in maniera acritica e superficiale il paranormale, dandogli spazio solo perché è un argomento affascinante che attira lettori o spettatori, non solo era poco serio e diseducativo ma rischiava anche di diventare pericoloso. Perché, in questo modo, si contribuiva ad alimentare la convinzione che la magia esistesse e, dunque, fosse un’opzione reale. In altre parole, si dava indirettamente (o anche direttamente spesso) credito a tutti coloro che sostenevano, attraverso la magia, di potere risolvere ogni tipo di problemi: trovare un lavoro, sposarsi, guarire da una malattia, rintracciare persone scomparse, parlare con le anime dei defunti, prevedere e manipolare il futuro… Ovviamente, diventava un terreno fertilissimo per ogni genere di truffatore.

Da qui l’idea di fondare il CICAP?

Sì, alla fine della sua inchiesta Angela pensa che anche in Italia serva un Comitato come quello che aveva visto operare negli Stati Uniti. Coinvolge così tanti nomi della scienza, da Edoardo Amaldi al Nobel Daniel Bovet, oltre a gran parte dei nomi che ancora oggi sono Membri onorari e Garanti scientifici del CICAP e ad alcuni personaggi, come Silvan e il difensore civico Alberto Bertuzzi, che già allora si distinguevano per il loro impegno nella lotta alla credulità.

Ma questo accadeva nel 1978 e il CICAP parte solo dieci anni dopo. Come mai?

In quei dieci anni c’erano stati diversi tentativi di mettere in moto la macchina, con alcune riunioni che si erano tenute anche a casa di Sergio Della Sala, oggi neurologo all’Università di Edimburgo ma che, all’epoca, viveva ancora a Milano. Però non si riesce perché l’iniziativa richiede molto lavoro preparatorio e poi di manovalanza quotidiana, e in quel gruppo manca qualcuno che abbia il tempo materiale di occuparsi di queste cose. Ed è qui che arrivi tu.

Nel mio caso era successo che avevo ricevuto… la chiamata. Scherzi a parte, tutto è nato un pomeriggio quando, rispondendo al telefono, sentii dall’altra parte una voce nota: era Piero Angela che mi disse che aveva presieduto la giuria di un premio a cui avevo partecipato e che gli avrebbe fatto piacere conoscermi. Puoi immaginare lo stupore, avevo 17 anni, avevo appena vinto un concorso promosso dalla Mondadori nei licei con un tema dal titolo un po’ pomposo “A proposito di Feyerabend: la scienza e le sue regole”, ma mai avrei immaginato che quelle poche pagine sarebbero state così significative per me. Dopo aver fissato l’appuntamento per il nostro incontro Angela mi disse: guardi domani sera il Maurizio Costanzo Show, così quando ci vediamo ne potremo discutere. Ricordo che quella sera la trasmissione ospitava vari personaggi legati al mondo del paranormale. La cosa che mi stupì fu vedere con quanta supponenza tacciavano Angela di ignoranza e superficialità, loro che stentavano a esprimersi in un italiano minimamente corretto e che non riuscivano a rispondere alle sue obiezioni se non con generici rimandi alla spiritualità e a conoscenze superiori di cui, ben poco credibilmente, si dicevano portatori. Così quando ci vedemmo e Angela mi offrì una borsa di studio per andare a Buffalo nella sede dello CSICOP, a studiare in vista del lancio del Comitato anche in Italia, non ebbi nessuna esitazione e dissi subito di sì. Nel tuo caso invece mi ricordo che l’iniziativa è partita da te, con una lettera.

Sì, dopo avere letto il libro di Piero ero rimasto folgorato dal suo modo di affrontare l’argomento con piglio assolutamente razionale e logico. Per la prima volta, dopo anni che mi appassionavo alla parapsicologia con mille domande senza risposta, tutto acquistava un senso. Scrissi a lui per complimentarmi e per chiedergli perché non esisteva in Italia un gruppo come il CSICOP. Coincidenza volle che proprio quell’estate tu eri appena stato in America proprio per far partire il Comitato. Così mi rispose, ci incontrammo e credo che dopo pochi giorni avevo già iniziato a farmi tutti i giorni il viaggio in treno, da Voghera a Milano, per lavorare con te alla nascita del CICAP.

Vogliamo ricordare, dunque, quale fu l’importanza di un riferimento negli Stati Uniti come quello dell’allora CSICOP?

Fu fondamentale, per noi. Non era mai esistito nulla di simile in Italia prima e, dunque, per noi rappresentava l’unico punto di riferimento cui rifarci nella formazione del CICAP. E poi, con l’esperienza che avevano accumulato in 14 anni di attività, potevano aiutarci a capire meglio come affrontare certi misteri, potevano condividere con noi i risultati delle indagini e delle inchieste già condotte su quelli più famosi. Sia tu che io, che poi ebbi modo di studiare negli Stati Uniti con Randi, abbiamo ricevuto una “formazione” americana all’indagine del mistero che è stata per noi essenziale, pur adattandola alla situazione italiana per molti aspetti diversa da quella anglosassone.

Come venne accolto il CICAP sui media?

A differenza di tutti gli altri gruppi sorti in giro per il mondo, noi avevamo un vantaggio straordinario: l’ideatore del nostro Comitato era un uomo della televisione. Non solo: era anche una persona stimata dalla comunità scientifica. Questo permise a Piero di raccogliere senza fatica le adesioni dei più importanti nomi del mondo accademico, un elemento che ci aiutò molto nel presentarci al pubblico come un’associazione credibile e affidabile. Il lancio del CICAP, dunque, fu ben supportato da Piero. Rimise in onda, nell’edizione pomeridiana di Quark, la sua vecchia inchiesta sulla parapsicologia, aggiornata e integrata qui e là con nuovi interventi, e poi sollecitò i nostri Garanti a scrivere sui principali quotidiani per annunciare la nascita del CICAP. Inevitabile, però, che all’inizio ci fosse anche una certa approssimazione in alcuni articoli. Ricordo un servizio de L’Espresso, ben fatto nei contenuti, per illustrare il quale fu scelto però di realizzare un fotomontaggio che ritraeva Piero, la Hack e i nostri tre Nobel, Bovet, Montalcini e Rubbia, nei panni dei “ghostbusters”. Piero scrisse poi una lettera al giornale, dispiacendosi per la scelta di trasformare il CICAP in un gruppo di burloni “acchiappa fantasmi”. «Che cosa pensereste» scrisse nella sua lettera «se qualcuno presentasse don Ciotti come un acchiappa-drogati con tanto di siringona e retino? In fondo, anche noi cerchiamo di combattere un tipo di droga: quella che si insinua nei cervelli attraverso l’informazione pseudo-scientifica così diffusa oggi».

Fino a quel momento, come ricordavi, non era mai esistito in Italia nulla di simile al CICAP per cui anche l’esperienza nelle indagini sul tema è stata costruita strada facendo. Cosa ci puoi raccontare su questo?

Questo fu uno dei motivi per cui andai negli Stati Uniti a studiare con Randi: non c’erano scuole che insegnavano a indagare misteri né esperti italiani cui fare riferimento. L’unico che aveva dedicato la carriera a questa insolita attività era Randi e, così, non poteva esserci niente di meglio che imparare direttamente dal maestro. Quell’esperienza naturalmente fu fondamentale per avere una base di partenza, ma poi fu la pratica, il dovere affrontare continuamente situazioni insolite e imprevedibili, a farci acquisire dimestichezza con le tecniche di indagine. Era chiaro, per noi, che il CICAP doveva avere due filoni principali di attività: uno divulgativo e l’altro investigativo. Fu con Garlaschelli, che entrò nel Comitato poco dopo, che iniziammo a ragionare su come standardizzare le tecniche di indagine e sperimentazione. Gigi, Sergio e Franco Ramaccini scelsero come primo mistero importante con cui cimentarsi nientemeno che il sangue di S. Gennaro. Riuscirono a pubblicare la loro ipotesi addirittura su Nature e ne seguì una copertura incredibile su tutti i giornali più importanti del mondo. Da allora, come dice Gigi, gli esperti del CICAP si sono andati via via specializzando: all’inizio noi ci occupavamo un po’ di tutto, dalla parapsicologia al paranormale religioso, dagli UFO allo spiritismo. Col tempo, si sono aggregate al Comitato persone con passioni e competenze ben precise, ciascuna interessata a sviscerare uno specifico mistero: Francesco Grassi coi cerchi nel grano, Marco Morocutti con la psicofonia, Stefano Bagnasco con l’astrologia… fino alle nuove “leve”, come Simone Angioni, esperto di “scie chimiche”, che si stanno formando ora.

Sì perché a un certo punto sono arrivati anche i Corsi per investigatori.

Avevo pensato che c’era bisogno di allargare le competenze e le personalità su cui il CICAP poteva contare e l’idea di un Corso mi sembrò la più adatta. Dal Corso, che l’anno prossimo sarà alla sua ottava edizione e si terrà per la prima volta a Pavia, sono in effetti usciti alcuni ottimi esperti e collaboratori del CICAP, ma questa iniziativa si è rivelata anche un modo efficace e riuscito per avvicinare il Comitato ai suoi Soci, per far nascere nuove amicizie e collaborazioni. E anche per fare capire concretamente di cosa ci occupiamo e come lo facciamo.

20 anni non sono passati invano e molte cose sono cambiate anche nell’ambito del paranormale, cosa soprattutto secondo te?

Come è cambiata la società nel suo complesso così è cambiato anche il “paranormale”. Vent’anni fa era ancora possibile vedere programmi come Mister O sulla Rai, una sorta di fiera del paranormale, con fachiri, telepati, sollevatori di tavoli e piegatori di cucchiai, senza il minimo contraddittorio. Fu solo dopo una protesta partita da Piero Angela e firmata da Nobel e scienziati italiani, che la Commissione Vigilanza Rai impose un riequilibrio. Risultato: 5 minuti offerti a Paul Kurtz e Ray Hyman del CSICOP (Randi fu rifiutato e il CICAP non era ancora ufficialmente nato). Oggi gli Uri Geller sono spariti, sanno che non avrebbero vita facile. Ma l’irrazionale non è scomparso affatto, ha solo cambiato aspetto. Con il tempo, dunque, noi, ma anche gli altri gruppi in giro per il mondo, abbiamo esteso la nostra attenzione anche a fenomeni pseudoscientifici di ben altra portata. Si sono moltiplicate teorie fantastiche che più sono bizzarre più fanno presa, si sono diffuse false terapie mediche la cui efficacia non è mai stata dimostrata, sono fiorite le teorie della cospirazione, che si basano spesso su una deformazione dei fatti e su una ignoranza voluta o deliberata delle più elementari leggi scientifiche. Tutte cose che possono avere effetti deleteri su scelte politiche o sociali che riguardano tutti noi. E indagare e controbattere a tutte queste cose richiede moltissimo lavoro e un livello di specializzazione e competenza veramente molto alto.

Con il rischio, magari, di vedersi poi accusati di essere al soldo di qualche multinazionale o di chissà quale potere oscuro.

È chiaramente l’arma spuntata che resta in mano a chi non ha altri argomenti. Costruire e alimentare una teoria della cospirazione è molto facile, basta selezionare i fatti, ignorare quelli scomodi, distorcerli o interpretarli come meglio conviene. Verificare questo tipo di affermazioni è molto più impegnativo. Quando un paio d’anni fa abbiamo realizzato la nostra controinchiesta sulle teorie della cospirazione legate agli attacchi terroristici dell’11 settembre abbiamo dovuto imparare a discernere i fatti dalle fantasie, recuperare le fonti originali di documenti e dichiarazioni, mettere a confronto le testimonianze, ascoltare decine di esperti nei campi più disparati, dalla metallurgia all’aeronautica… Un anno di lavoro che ci siamo divisi in dieci, per poi sentirci dire dai complottisti (che dimostravano di non avere nemmeno aperto il nostro libro) che eravamo al soldo di Bush e che avevamo semplicemente ricopiato le versioni ufficiali di comodo!

Tornando al CICAP, come è cambiato in questi 20 anni?

Direi che siamo continuamente cresciuti, in termini di competenze, di professionalità e di credibilità. L’età media dei Soci, poi, si è anche molto abbassata. Se all’inizio spesso si trattava soprattutto di persone già in età matura che aderivano, magari nella convinzione che occorresse qualche competenza specifica o qualche titolo di studio per aderire al CICAP, ora non è più così. Sono moltissimi i ragazzi che diventano soci e che vedo alle conferenze e agli incontri pubblici che organizziamo. E credo dipenda dal fatto che, finalmente, il CICAP inizia a essere percepito per quello che è: non una congrega di noiosi e cinici conservatori e negatori ad oltranza, ma piuttosto come un gruppo di appassionati di misteri, che cerca di trovare delle risposte concrete. Un’attività, questa, che si dimostra spesso anche divertente e appassionante per chi la pratica.

E la prima “Giornata nazionale anti-superstizione” va in questa direzione.

Ho pensato a questo appuntamento, che si è tenuto lo scorso venerdì 17 luglio e ha ottenuto una buona visibilità sui media (ne hanno parlato ampiamente tutti i quotidiani e anche alcuni TG), per vari motivi. Intanto per avere un appuntamento estivo da offrire ai nostri soci e simpatizzanti. Poi volevo qualcosa che si distaccasse dal solito convegno o dalla conferenza; volevo cioè fosse un appuntamento che prendesse spunto da un argomento serio (la superstizione e il pregiudizio), ma che poi desse modo a tutti di conoscersi e di divertirsi. Non a caso, in alcune città, dopo la dissacrazione delle più note superstizioni, si è andati tutti a mangiarsi una pizza, altri hanno organizzato un aperitivo o un happy hour… Insomma, un altro modo per mostrare che essere scettici non significa necessariamente annoiarsi o prendersi troppo sul serio. Anzi!

E adesso, come dovrà cambiare il CICAP secondo te?

Adesso dobbiamo passare al CICAP 2.0, per usare una terminologia moderna. Dobbiamo diventare una vera associazione, nella quale la partecipazione dei Soci è incoraggiata e si realizza in ambiti e modi diversi. Lo abbiamo visto con l’Assemblea nazionale dei Soci dello scorso febbraio, a Torino. Era un esperimento, non sapevamo quante persone avrebbero partecipato e se ne sarebbe uscito qualcosa di utile. Ed è stato un successo. Alla fine c’erano oltre 100 persone, rappresentative di quasi tutte le regioni italiane, e i risultati usciti dai quattro gruppi di lavoro (eventi, gruppi locali, rivista e indagini) sono concreti e li stiamo osservando ora o li vedremo presto.

Qualche esempio?

Visto che siamo su Scienza & Paranormale uno dei cambiamenti in corso, che stai seguendo tu, riguarda proprio la rivista, che si rinnoverà radicalmente nei prossimi mesi. Poi anche il sito verrà rinnovato e ampliato. Poi c’è stata la Giornata anti-superstizione di cui abbiamo detto e altri eventi sono in preparazione mentre parliamo. È partito un coordinamento dei Gruppi Locali che vedrà, entro l’anno, un rafforzamento dei Gruppi e la nascita di nuove realtà locali… Ma, soprattutto, c’è il fatto che la figura del Socio si è trasformata.

In che senso?

Da oggi, chiunque può decidere di sostenere il CICAP indipendentemente dall’abbonamento alla rivista (mentre prima era l’unico modo possibile). E ciascuno può scegliere di diventare Socio secondo la modalità che meglio lo rappresenta: singolo, coppia, famiglia… (scoprite qui tutte le modalitò per aderire al CICAP, NdR). C’è la possibilità di fare aderire la classe intera di una scuola e ci sono agevolazioni per gli studenti o per chi è in pensione. Per chi ha i mezzi, poi, c’è anche la possibilità di sostenere il Comitato in maniera più decisa, scegliendo di diventare Socio Sostenitore o Benemerito. Tutti i Soci, poi, riceveranno un “welcome pack” contenente gli essenziali di ogni associazione che si rispetti: una tessera, lo statuto, una spilla in metallo, un vademecum del Socio, un adesivo per l’auto e altre sorprese. Ma, soprattutto, i Soci potranno partecipare. È questa, credo, la parola chiave del CICAP del futuro: partecipazione. I Soci potranno partecipare con le loro idee e progetti all’Assemblea nazionale, che diventerà un appuntamento annuale; potranno partecipare seguendo corsi formativi che il CICAP organizzerà gratuitamente (o quasi) per insegnare a parlare in pubblico o a trattare con i media. Potranno partecipare dando vita o partecipando alle attività dei Gruppi locali (la speranza è di riuscire ad averne uno attivo in ogni Regione d’Italia entro la fine del 2010) oppure diventando Antenne del CICAP. Potranno partecipare conducendo inchieste locali, scrivendo articoli o girando filmati che troveranno spazio sul nuovo sito del CICAP. Potranno partecipare poi anche a una serie di appuntamenti sociali a cui stiamo lavorando: dalle “passeggiate del Mystero” in alcune città cariche di storia e misteri alle gite e alle escursioni di gruppo (uno dei progetti, per esempio, riguarda una vacanza in barca a vela alla “ricerca” di Atlantide). Insomma, una serie di attività che, credo, permetteranno a tutti di scoprire e sperimentare quella “palestra per il cervello” cui fa riferimento Piero quando parla del CICAP.

O, parafrasando lo slogan che abbiamo coniato per questi 20 anni, i Soci del CICAP potranno scoprire tante occasioni per accendere la propria curiosità.

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  1. Aldo, grazie. Ti segnalo solo che il CICAP è “nato” nel 1989, ma è vero: l’idea di un Comitato simile è degli anni ’70. Ed è Lorenzo (che ha fatto filosofia) ad avere scritto la tesi su Feyerabend – la mia (psicologo) era sull’attendibilità dei testimoni oculari.

    msm

  2. Quindi ricordavo bene che il CICAP era nato fin dagli anni 70! Meno male, è una “prova scientifica” che ho ancora una buona memoria. Tra l’ altro in quegli anni vi conobbi attraverso la Radio, perché mi rifiutavo di tenere la TV in casa e ci riuscii fino al 1991(vorrei aver mantenuto questo voto di castità televisiva!). Altra cosa che mi ha fatto molto piacere sapere che Massimo ha fatto la tesi su Feyerabend, l’ anarchico della Scienza!

    Anche io non amo la Scienza dogmatica. Bene, cento di questi compleanni, anche se le profezie cui crede un credulone come me mi dicono che cento anni non li ha davanti niente della nostra civiltà, comprese le Banche e le Assicurazioni.