Identificato Jack lo squartatore grazie al DNA?

La notizia che Jack lo squartatore sarebbe stato identificato da un cultore della materia inglese sta riempiendo i quotidiani britannici e inizia ad avere spazio anche da noi.

Questa volta, il killer sarebbe un individuo che all’epoca dei fatti fu realmente inserito tra i sospetti, un ebreo polacco di nome Aaron Kosminski, e la sua identità sarebbe stata rivelata da tracce di DNA presenti su uno scialle appartenuto a una delle vittime. Sembra tutto a prova di bomba, ma lo è veramente?

Russel Edward con lo scialle che si dice appartenuto a una delle vittime di Jack lo Squartatore.

A rivelare la scoperta è un’esclusiva del tabloid inglese Daily Mail, non proprio noto per il suo rigore giornalistico. È lo stesso autore della scoperta, Russell Edward, appassionato cultore del caso e proprietario di un negozio di souvenir legati all’assassino e localizzato a Whitechapel, il quartiere di Londra in cui avvennero i delitti dello Squartatore, a raccontare in prima persona la sua personale indagine.

Edward spiega di avere acquistato 14 anni fa, a un’asta, uno scialle che sarebbe appartenuto a una delle vittime, Chaterine Eddowes. Tale scialle sarebbe stato raccolto sulla scena del crimine da un poliziotto, Amos Simpson, che lo conservò per darlo alla moglie, che faceva la sarta. Lo scialle, invece, non sarebbe mai stato utilizzato e, in 126 anni, nemmeno mai lavato dalle macchie di sangue.

Così, Edward lo fa esaminare da un esperto di DNA che riesce a estrarre alcuni campioni di mtDNA, cioè DNA mitocondriale. Tali campioni, confrontati con quelli di una discendente di Chaterine Eddowes, risultano uguali. Ma non è finita, l’esperto sembra trovare anche tracce di liquido seminale che potrebbero essere appartenute all’assassino. Già, ma i sospetti per quel delitto furono parecchi, alcune decine, e non è detto che tutti abbiano avuto dei discendenti.

Ma, senza spiegarne (per ora) il motivo, Edward decide di confrontare l’mtDNA trovato dall’esperto con quello appartenente alla discendente di uno solo dei sospetti di allora, il barbiere ebreo di origine polacca di nome Aaron Kosminski. Conclusione, i due campioni combaciano. Edward annuncia trionfante di avere definitivamente scoperto l’identità dello Squartatore e rimanda il pubblico al suo libro in uscita tra pochi giorni, Naming Jack The Ripper, in cui rivelerà tutti i particolari.

Ora, di rivelazioni clamorose che sostengono di avere “finalmente” dato un volto a quello che è stato definito come l’assassino più imprendibile della storia ce ne sono state parecchie. Una volta era il nipote della Regina Vittoria, un’altra il medico della famiglia reale, un’altra ancora Lewis Carroll e un’altra ancora il pittore Walter Sickert. Quest’ultimo fu indicato come colpevole dalla scrittrice Patricia Cornwell, che spese alcuni milioni di sterline per acquistare suoi dipinti, farli a pezzi ed estrarne, pure lì, mtDNA. Lei si disse convinta di avere risolto il mistero, gli studiosi e gli scienziati le risposero che non era così.

Il problema, tanto nel caso della Cornwell quanto in quello dell’ipotesi di Edward, è che il mtDNA non è affatto unico e irriproducibile, a differenza del DNA. Ampie fasce di popolazione, anche centinaia di migliaia di persone, possono condividere lo stesso tipo di mtDNA. Dunque, che cosa dovrebbe farci credere che l’mtDNA estratto apparteneva proprio a Kosminski?

Un altro problema riguarda lo scialle. Non ci sono prove che sia realmente appartenuto alla Eddowes. Lo stesso Edward lo descrive come uno scialle di tessuto pregiato, non certo dunque un indumento che poteva appartenere a una prostituta che solo il giorno prima di essere uccisa dovette vendere le scarpe per poter mangiare. Edward allora ipotizza che appartenesse a Kosminski (altro squattrinato barbiere), che lo avrebbe lasciato sul luogo del delitto per anticipare la data del successivo delitto (per via di alcuni disegni presenti sul tessuto che dovrebbero rimandare a una festività religiosa), come per prendersi gioco dei detective.

Ma l’elenco degli elementi raccolti sulla scena del crimine per il delitto della Eddowes non comprendeva uno scialle. Di tale indumento si iniziò a parlare solo alcuni anni fa, quando la famiglia che lo possedeva volle donarlo al Museo del crimine di Londra, che però non lo espose mai e lo mise in magazzino proprio perché mancavano elementi certi sulle sue origini. Anche ammesso che fosse appartenuto alla vittima o all’assassino, nel corso di 126 anni lo scialle è inevitabilmente passato di mano decine di volte, è stato toccato, strofinato, magari indossato da decine di persone che inevitabilmente lo hanno contaminato. Uno dei proprietari usò anche della candeggina per togliere le macchie. E’ chiaro che in queste condizioni non si può più parlare di un campione incontaminato.

Un’ultima osservazione riguarda il modo in cui tali “rivelazioni” vengono fatte. Qualunque serio studioso, condurrebbe le sue ricerche e le sue analisi in maniera rigorosa, descrivendo ogni passaggio del suo lavoro e pubblicando infine i risultati su una rivista scientifica, in modo che altri studiosi possano valutarne l’attendibilità ed, eventualmente, cercare di ripetere le analisi. Tutto questo non avviene mai nel caso di rivelazioni clamorose su Jack lo squartatore, piuttosto si preferisce vendere l’esclusiva a un quotidiano popolare e usare questa pubblicità per vendere un libro. Ognuno può trarre le sue conclusioni.

 


Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario nazionale del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre quaranta libri e di centinaia di articoli pubblicati su Focus e numerose altre testate. Rivelazioni. Il libro dei segreti e dei complotti (Piemme) è il suo libro più recente. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitter e Google+.




5 Comments

  1. In effetti dietro queste “sensazionali scoperte” ci sono SEMPRE precisi interessi economici. Mah. La cosa strana è che, su un certo tipo di pubblico, immancabilmente funzionano!!
    Grazie a Massimo per fare immediata chiarezza.
    gG

  2. In ogni caso, non si spiegherebbe come il presunto colpevole avesse le conoscenze mediche da sempre attribuite a Jack

    1. Da sempre attribuite… ma solo da parte di chi non ha idea di che cosa fece veramente l’assassino. La sua “opera” è di gran lunga più vicina a quella di un macellaio che a quella di un medico.

  3. Ho fatto bene quindi a non perdere tempo cliccando su un qualsiasi di questi siti, blog e testate giornalistiche, sapevo che era l’ennesimo titolo sensazionalistico che poi ad approfondire ci si trovava in mano della fuffa. Grazie Massimo per la divulgazione seria e corretta che fai!
    Ciao.

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