Umberto Eco parla di 11/9 su “l’Espresso”
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Su l’Espresso del 28 ottobre 2007 Umberto Eco presenta, nella sua “Bustina di Minerva”, 11/9. La cospirazione impossibile da me curato. E’ la seconda volta che ho il piacere di vedere un mio libro presentato da Eco su l’Espresso. Ecco di seguito il suo intervento così come l’ha ripreso informazionecorretta.com:
Com’è noto sull’11 settembre circolano molte teorie del complotto. Ci sono quelle estreme (che si trovano in siti fondamentalisti arabi o neonazisti), per cui il complotto sarebbe stato organizzato dagli ebrei, e tutti gli ebrei che lavoravano alle due torri sarebbero stati avvisati il giorno prima di non presentarsi al lavoro - mentre è noto che circa 400 cittadini israeliani o ebrei americani erano tra le vittime; ci sono le teorie anti-Bush, per cui l’attentato sarebbe stato organizzato per potere poi invadere Afghanistan e Iraq; ci sono quelle che attribuiscono il fatto a diversi servizi segreti americani più o meno deviati; c’è la teoria che il complotto era arabo fondamentalista, ma il governo americano ne conosceva in anticipo i particolari, salvo che ha lasciato che le cose andassero per il loro verso per avere poi il pretesto per attaccare Afghanistan e Iraq (un poco come è stato detto di Roosevelt, che fosse a conoscenza dell’attacco imminente a Pearl Harbor ma non avesse fatto nulla per mettere in salvo la sua flotta perché aveva bisogno di un pretesto per iniziare la guerra contro il Giappone); e c’è infine la teoria per cui l’attacco è stato dovuto certo ai fondamentalisti di Bin Laden, ma le varie autorità preposte alla difesa del territorio statunitense hanno reagito male e in ritardo dando prova di spaventosa incompetenza. In tutti questi casi i sostenitori di almeno uno tra questi complotti ritengono che la ricostruzione ufficiale dei fatti sia falsa, truffaldina e puerile.
Chi voglia avere una idea circa queste varie teorie del complotto può leggere il libro a cura di Giulietto Chiesa e Roberto Vignoli, Zero. Perché la versione ufficiale sull’11/9 è un falso, edizioni Piemme, dove appaiono alcuni nomi di collaboratori di tutto rispetto come Franco Cardini, Gianni Vattimo, Gore Vidal, Lidia Ravera, più numerosi stranieri.
Ma chi volesse ascoltare la campana contraria ringrazi le edizioni Piemme perché, con mirabile equanimità (e dando prova di saper conquistare due settori opposti di mercato) hanno pubblicato un libro contro le teorie del complotto, 11/9. La cospirazione impossibile, a cura di Massimo Polidoro, con collaboratori di altrettanto rispetto come Piergiorgio Odifreddi o James Randi. Il fatto che ci appaia anch’io non va né a mia infamia né a mia lode perché il curatore mi ha semplicemente chiesto di ripubblicare in quella sede una mia Bustina che non era tanto sull’11 settembre quanto sull’eterna sindrome del complotto. Tuttavia, siccome ritengo che il nostro mondo sia nato per caso, non ho difficoltà a ritenere che per caso o per concorso di varie stupidità vi avvengano la maggior parte degli avvenimenti che l’hanno tormentato nel corso dei millenni, dalla guerra di Troia ai giorni nostri, e quindi sono per natura, per scetticismo, per prudenza, sempre incline a dubitare di qualsiasi complotto, perché ritengo che i miei simili siano troppo stupidi per concepirne uno alla perfezione. Questo anche se - per ragioni certamente umorali, ma per impulso incoercibile - sarei propenso a ritenere Bush e la sua amministrazione capaci di tutto.
Non entro (anche per ragioni di spazio) nei particolari degli argomenti usati dai sostenitori di entrambe le tesi, che possono parere tutti persuasivi, ma mi appello soltanto a quella che io definirei la ‘prova del silenzio’. Un esempio di prova del silenzio va usato per esempio contro coloro che insinuano che lo sbarco americano sulla Luna sia stato un falso televisivo. Se la navicella americana non fosse arrivata sulla Luna c’era qualcuno che era in grado di controllarlo e aveva interesse a dirlo, ed erano i sovietici; se pertanto i sovietici sono rimasti zitti, ecco la prova che sulla Luna gli americani ci sono andati davvero. Punto e basta.
Per quanto riguarda complotti e segreti l’esperienza (anche storica) ci dice che: 1. Se c’è un segreto, anche se fosse noto a una sola persona, questa persona, magari a letto con l’amante, prima o poi lo rivelerà (solo i massoni ingenui e gli adepti di qualche rito templare fasullo credono che ci sia un segreto che rimane inviolato); 2. Se c’è un segreto ci sarà sempre una somma adeguata ricevendo la quale qualcuno sarà pronto a svelarlo (sono bastati qualche centinaio di migliaia di sterline in diritti d’autore per convincere un ufficiale dell’esercito inglese a raccontare tutto quello che aveva fatto a letto con la principessa Diana, e se lo avesse fatto con sua suocera sarebbe bastato raddoppiare la somma e un gentiluomo del genere l’avrebbe ugualmente raccontato). Ora per organizzare un falso attentato alle due torri (per minarle, per avvisare forze aeree di non intervenire, per nascondere prove imbarazzanti e così via) sarebbe occorsa la collaborazione se non di migliaia almeno di centinaia di persone. Le persone utilizzate per queste imprese non sono mai di solito dei gentiluomini, ed è impossibile che almeno uno di questi non abbia parlato per una somma adeguata. Insomma, in questa storia manca la Gola Profonda.
Umberto Eco





6 Novembre 2007 alle 11:35
“Tuttavia, siccome ritengo che il nostro mondo sia nato per caso, non ho difficoltà a ritenere che per caso o per concorso di varie stupidità vi avvengano la maggior parte degli avvenimenti che l’hanno tormentato nel corso dei millenni..”
Encomiabili come sempre alcune sue considerazioni en passant
7 Novembre 2007 alle 11:06
quello che sostiene Umberto Eco non fa una piega,io non voglio mettermi nè dalla parte dei complottisti e nè dalla parte dei sostenitori della verità ufficiale,ma ciò che francamente non capisco è come mai il luogo più sorvegliato,fotografato,ripreso 24 ore su 24 del mondo,cioè il Pentagono,non abbia mai rilasciato testimonianza dell’impatto dell’aereo,se non una sola fotografia dopo mesi e mesi di pressione da parte dell’opininone pubblica.Fotografia che,ovviamente,potrebbe essere stata ritoccata anche da un bambino della prima elementare.
7 Novembre 2007 alle 12:40
Io personalmente non ci trovo nulla di strano: innanzitutto, essendo un obiettivo sensibile, è sicuramente un posto molto sorvegliato ma credo che le misure di sicurezza di cui è certamente dotato servano a rivelare tentativi di intrusione ben diversi da quelli di un aereo che sfonda le pareti.
Burocraticamente parlando, immagino che siano pieni di documenti e cartelle con foto dei danni subiti… credo anche che quei documenti siano “per uso interno” e pratico come catalogare i danni subiti e organizzare le opere di intervento necessarie a ripristinare lo status quo, ecc.
Dubito che per il Pentagono tali foto rappresentino qualcosa di non ordinario e banale… tanto che solo dopo mesi di insistenti richieste dell’opinione pubblica per qualcosa di comune che tutti hanno avuto modo di vedere in tv (praticamente in diretta in tutto il mondo), hanno rilasciato una comunissima foto…
Ciò che mi fa supporre più di ogni altra cosa che non ci sia stata alcuna operazione di insabbiamento è che i veri segreti da nascondere all’opinione pubblica, se ce ne sono, saranno custoditi in un livello molto più interno dell’edificio e non certo in una zona perimetrale come quella colpita.
Beninteso, le foto rese pubbliche (in qualsiasi circostanza) saranno controllate a fondo per essere sicuri che non venga rivelato alcun dato sensibile, comunque credo che in questo caso non abbiano fatto molta fatica in questo senso…
Ad ogni modo così è come la vedo io con un po’ di buon senso, ma ovviamente non ho alcuna prova “provata” a corroborare la mia ipotesi…
Scusate l’italiano tremendo, ma con l’avvicinarsi di un esame entro in uno stato di “percezione alterato” e le mie abilità linguistiche si riducono veramente al minimo!!! Ciao a tutti!
10 Novembre 2007 alle 0:00
Scettico puranco io sul complotto. Anche se i ragionamenti non sono prove scientifiche, mi sembra quanto meno improbabile che una organizzazione così potente da inscenare un undici settembre non sia poi stata nemmeno capace di trasportare una bomba atomica in Iraq per giustificare la guerra preventiva.
Spero di non scandalizzare Umberto e voi scettici se dico che per me, al Mondo e nella Storia, nulla avviene per caso. L’ 11 Settembre è per me il pezzo dell’ Apocalisse di Giovanni che parla della grande Babilonia e dei potenti della terra che piangono a distanza guardandone il fumo ( Cap. 18).Si può pensarla da due chiavi di lettura opposte, quindi, ma concordare sull’ improbabilità del complotto.
31 Marzo 2008 alle 16:07
Tanto di cappello allo stile inconfondibile di Umberto Eco di cui ho apprezzato “Il nome della rosa” (impareggiabile la descrizione di ogni singolo intarsio del portone dell’abbazia)…
…il Niger gate, lo scandalo Iran contra, nessun legame diretto riscontrato trà Saddam e Al Queda, questi evidentemente sono dati che non vengono mai presi in considerazione dai cosiddetti “debunker” italiani…
saluti
1 Agosto 2008 alle 22:39
Leggo molto in ritardo questa argomentazione.
Credo non dispiaccia a Polidoro, che per altro apprezzo per il suo razionale ascolto di Ockham: “numquam ponenda est pluralitas sine necessitate”, se questo suo post riceve ancora attenzione dopo qualche mese.
Umberto Eco lo sapra’ certamente, e suppongo anche lo stesso Polidoro, ma temo nessuno o molto pochi dei suoi lettori: la argomentazione di Eco
“in questa storia manca la Gola Profonda”
e’ stata smentita da Giulietto Chiesa.
[ http://www.zerofilm.info/giulietto_chiesa_risponde_a_umberto_eco/ ]
Chiesa controdeduce, in sintesi:
“l film Zero contiene una successione di testimonianze di persone che hanno visto da vicino l’accaduto, da posizioni di alta competenza tecnica e professionale. Nel volume c’è un’appendice con 65 nominativi che contestano la versione ufficiale dell’11 settembre: tra essi ex capi della Cia, ex membri delle amministrazioni Usa, alti funzionari americani, alti ufficiali dell’esercito etc.”
Tra gli altri anche la signora Barbara Honegger, che
“…compare nella stessa veste di accusatrice molto bene informata, essendo una voce interna nientemeno che al Pentagono (e avendo raccolto di persona testimonianze, fatti, nomi, a sostegno della sua denuncia). Non è una ‘gola profonda’? Se non lo è, è solo perché il mainstream non ha dedicato alle sue rivelazioni una sola riga in questi anni. Siamo andati noi a cercarla.
E non è l’unica. Quindi la domanda per Umberto Eco è: quante sono le “gole profonde” necessarie perché l’11 settembre esca dall’“Eterna Sindrome” e diventi materia di esame politico e giornalistico?”
Oltre a questi fatti documentati, che dimostrano perlomeno la superficialita’ di Eco nell’usare l’argomentazione sbagliata (che ricorda gli aristotelici incapaci per mancanza di logica di guardare dal cannocchiale di Galilei), Chiesa attacca la stessa argomentazione di Eco.
Umberto Eco infatti sembra pretendere di usare sue personali credenze metafisiche (”ritengo che i miei simili siano troppo stupidi”) quale “prova” del fatto che “è impossibile che almeno uno [...] non abbia parlato”.
Questo e’ un gioco di prestigio di un eccelso giocoliere delle parole, ed e’ illogico almeno quanto e’ graziosamente elegante.
Giulietto Chiesa pero’ ritiene il caso di svelarne l’infondatezza, soprattutto considerando il clima emotivo MONDIALE seguito all’evento dell’11/09. Il sistema mediatico americano ed europeo fu infatti (e forse in larga parte e’ ancora) preso da una violentissima reazione emotiva, che genero’ una ossessiva ripetizione delle stesse immagini e delle stesse argomentazioni per anni: provocando non poche cacce alle streghe.
“non sempre un complotto ha la sua gola profonda. E che la “prova del silenzio” non è semplicemente una prova.
Tanto più che non si può diventare gola profonda se non c’è nessuno disposto a pubblicare quello che riveli”
Essendo la risposta di Giulietto Chiesa altrettanto razionale di quelle di Eco (forse di piu’: infatti e’ almeno documentata con fatti e non solo da deduzioni estetizzanti), mi domando come mai non sia stata pubblicata.
Almeno per onesta’ intellettuale verso i lettori.
Questo post infatti e’ stato pubblicato il 6/11/07, mentre la risposta a Eco di Chiesa risale al 30/10/07.