Il caso dei Raggi “N”: quando la scienza cade in errore

Il modo in cui il nostro cervello “costruisce” la percezione spiega alcuni dei più strani episodi nella storia della scienza.

scienziato pasticcione

Spiega per esempio perché gli scienziati della Germania nazista pensavano di poter vedere differenze fisiche inesistenti tra le particelle del sangue di persone ebree e quelle di ariani. Spiega i canali di Marte di Schiaparelli e Lowell e spiega anche il famoso caso dei “Raggi N” del professor Blondlot, oggi largamente dimenticato…

Si tratta di un episodio particolarmente istruttivo e che merita di essere ricordato, come ben fa, per esempio, Silvano Fuso nel suo ottimo La falsa scienza (Carocci).

LEGGI “LA FALSA SCIENZA”

Per chi va di fretta, ecco la storia in questo filmato curato da Lorenzo Pinna e tratto da una puntata di Superquark:

Per chi ha più tempo, ecco il racconto di quell’incredibile episodio.

Nel 1903 il fisico francese René Blondlot, professore all’Università di Nancy e membro dell’Académie des Sciences, pubblicò un articolo in cui illustrava la scoperta di un nuovo tipo di radiazioni, che egli chiamò “raggi N”, in onore della città in cui lavorava.

Il mondo scientifico di quel periodo era psicologicamente preparato alla scoperta di nuovi tipi di radiazioni, considerato che pochi anni prima vi erano state importanti scoperte in questo campo. Nel 1895 Roentgen aveva scoperto i raggi X e pochi anni dopo gli esperimenti sulle sostanze radioattive avevano evidenziato l’esistenza delle radiazioni alfa, beta e gamma.

Il libro di Silvano Fuso "La falsa scienza"

Il libro di Silvano Fuso “La falsa scienza”

Blondlot giunse alla sua scoperta mentre effettuava ricerche volte a determinare la natura dei raggi X. Con sua enorme sorpresa, accanto alle reazioni che cercava di verificare a proposito dei raggi X, notò alcune anomalie luminose che attribuì alla presenza di altre radiazioni, fino ad allora sconosciute, che egli battezzò, appunto, “raggi N”.

Proseguendo i suoi studi Blondlot perfezionò i sistemi di rilevazione e di produzione dei raggi N. Da esperto sperimentatore, egli ebbe cura di eliminare tutte le cause di possibili interferenze, quali la luce ordinaria. In tal modo egli scoprì numerose sorgenti di raggi N. Oltre ai tubi di scarica, si rilevarono ottime sorgenti i filamenti e le reticelle metalliche riscaldate. Inoltre, Blondlot scoprì l’esistenza di parecchie sorgenti naturali: il Sole, ad esempio, emetteva raggi N.

Le proprietà dei raggi N erano altrettanto interessanti. Potevano attraversare spesse lastre metalliche e, in generale, tutti i corpi opachi nei confronti della luce visibile. Al contrario venivano assorbiti da alcuni corpi trasparenti quali l’acqua e i cristalli di salgemma.

L’entusiasmo di Blondlot si trasmise ben presto a gran parte del mondo scientifico francese. Fisici famosi, quali Charpentier, Becquerel, Broca, Zimmern, ripeterono con apparente successo gli esperimenti di Blondlot, confermando l’esistenza dei raggi N. Il numero di pubblicazioni sull’argomento ebbe un enorme e rapidissimo incremento.

Nella prima metà del 1903 apparvero quattro lavori sui raggi N nei Comptes Rendus dell’Académie des Sciences. Nella prima metà del 1904 il loro numero era già salito a 54. In questi lavori si sostenevano tesi insolite. Charpentier, illustre fisico medico, credette di scoprire l’emissione di raggi N da parte di nervi e muscoli.

Sosteneva inoltre che l’emissione di raggi N da parte di organismi persisteva anche dopo la morte. Ci fu persino chi pensò di utilizzare questa scoperta per scopi diagnostici. Inoltre, si sosteneva che i raggi N potevano essere immagazzinati. Un mattone avvolto in un foglio di carta nera ed esposto al sole poteva, per esempio, immagazzinare raggi N che venivano riemessi e rilevati successivamente in laboratorio.

Il clima di euforia generale generato dai raggi N cessò bruscamente intorno alla metà del 1904. Nel 1905, infatti, i Comptes Rendus non pubblicarono più nulla sull’argomento.

Causa di questo generale raffreddamento fu il fisico americano Robert W. Wood, professore di fisica alla John Hopkins University.

Wood, grande esperto di ottica e di spettroscopia, aveva tentato senza successo di riprodurre gli esperimenti di Blondlot e, sollecitato da altri fisici che avevano condiviso la stessa esperienza, si recò a Nancy per visitare i laboratori di Blondlot.

Wood non era soltanto un illustre fisico, ma aveva anche tutte le carte in regola per essere un perfetto smascheratore di eventuali inganni o illusioni. Incorreggibile autore di scherzi e burle, aveva più volte smascherato presunti possessori di facoltà paranormali. Questi suoi aspetti caratteriali furono determinanti per l’epilogo della storia di raggi N.

Il primo esperimento che Blondlot propose a Wood era un perfezionamento di quello che egli aveva condotto originariamente. Lo stesso Wood, nel resoconto della sua visita pubblicato sulla rivista Nature (1904, 70: 530), afferma di non aver osservato alcuna variazione della luminosità della scintilla, contrariamente a quanto affermavano Blondlot e i suoi collaboratori.

L’esperimento decisivo fu però il successivo. Blondlot intendeva misurare la deviazione subita da un fascio di raggi N incidenti su un prisma di alluminio. Oltre a un sistema di focalizzazione, l’apparato sperimentale disponeva di un rivelatore dei raggi N deflessi, costituito da uno schermo fluorescente.

Blondlot e collaboratori sostenevano che si osservavano quattro diverse posizioni in cui i raggi venivano deflessi. In altre parole, questo esperimento avrebbe dimostrato l’esistenza di raggi N con quattro differenti lunghezze d’onda. Wood non riuscì nuovamente a condividere le osservazioni di Blondlot e collaboratori.

Egli chiese che l’esperimento fosse ripetuto e, spinto dalla sua natura burlona, sottrasse il prisma di alluminio, senza che nessuno se ne accorgesse (l’esperimento si svolgeva al buio).

Ebbene, secondo Blondlot e collaboratori, i risultati del secondo esperimento confermavano quelli del primo. Wood lasciò Nancy, con la convinzione che nessun esperimento cui aveva assistito poteva in qualche maniera confermare l’esistenza dei raggi N. Essi esistevano soltanto nella mente dei loro scopritori.

Dopo la pubblicazione del resoconto di Wood, la maggior parte degli scienziati non francesi si convinse dell’inesistenza dei raggi N. Blondlot e gli altri, sicuramente in buona fede, si erano fidati troppo della possibilità di stimare visivamente le variazioni della luminosità, che potevano avere un’origine puramente casuale. Il desiderio e l’eccitazione di essere di fronte a un’importante scoperta scientifica completarono infine l’opera di autoconvincimento.

I sostenitori dei raggi N continuarono tuttavia a lottare anche dopo lo smacco imposto loro da Wood. Essi affermavano che per osservare i raggi N occorreva essere dotati di particolare sensibilità. Alcuni sostenitori arrivarono all’eccesso, sentenziando che solamente le razze latine possedevano questa sensibilità. Le capacità percettive degli anglosassoni erano compromesse dalla continua esposizione alla nebbia e quella dei tedeschi dall’uso continuo della birra.

Blondlot restò fedele alla sua convinzione e rifiutò persino di sottoporsi a un esperimento decisivo, che venne proposto dalla rivista francese Revue Scientifique, e che avrebbe definitivamente chiarito la questione dei raggi N. Egli, nel 1906, così si espresse:

«…i fenomeni in questione sono troppo delicati. Lasciamo che ciascuno si formi la sua opinione personale sui raggi N, o in base ai propri esperimenti o in base a quelli di altri in cui egli abbia fiducia».

Blondlot andò in pensione nel 1909 e morì a Nancy nel 1930.

Né lui né i suoi colleghi che avevano creduto nei raggi N avevano mentito né si erano inventati di avere visto qualcosa. La forte convinzione che i raggi N esistessero aveva alterato il loro modo di percepire.

Come dimostra questo episodio, nemmeno gli scienziati sono immuni dalle distorsioni percettive a cui noi tutti siamo soggetti.

Nel libro di Silvano Fuso, La falsa scienza, molti altri esempi di come un’erronea applicazione del metodo scientifico può portare a errori clamorosi:

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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. L’avventura del Colosseo è il suo nuovo libro, e tra gli altri Rivelazioni, Il tesoro di Leonardo e i thriller Il passato è una bestia feroce Non guardare nell’abisso. Segui Massimo anche su FacebookTwitter, PeriscopeInstagram, Pinterest, Telegram e la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive). Per invitarmi a tenere una conferenza scrivete qui.




1 Comment

  1. Ciao Massimo, ho sia letto l’articolo che visto il filmato sulla fantomatica scoperta dei Raggi N di Blondlot. E’ proprio vero che quando si è convinti di qualcosa e, ci si crede fermamente tutto sembra avverarsi. Almeno, per Blondlot è stato così.

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