Si può indirizzare la fortuna a proprio favore?

La fortuna non esiste. Tuttavia ci sono persone a cui sembra che ogni cosa vada bene e altre a cui va tutto storto. Scoprire quali sono i meccanismi psicologici di quelli che chiamiamo “caso” e “destino” può aiutarci a migliorare la nostra situazione personale.

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Iniziamo da questa settimana una serie di post più approfonditi del solito per andare a fondo di alcuni argomenti particolarmente intriganti. Questi post saranno segnalati in anticipo agli iscritti alla mia newsletter. Cliccate qui per iscrivervi:

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La fortuna, la malasorte e il destino sono spesso percepiti come forze imprevedibili che, tuttavia, si tenta di controllare adottando comportamenti magici e scaramantici. Si tocca ferro, si cercano quadrifogli e si indossano amuleti e corni per attirare la buona sorte, mentre si evita di incrociare i gatti neri o di passare sotto le scale per non allontanarla.

Qualcuno ci crede e altri ci ridono sopra. Resta il fatto che alcune persone sembrano sempre baciate dalla fortuna, mentre ad altre non ne va mai una dritta. L’argomento affascina anche la scienza ma è solo da poco che si sono lasciate da parte le disquisizioni su caso e destino e si sono invece aperte le porte dei laboratori.

Gatto nero, gatto bianco

Un ingegnoso esperimento per determinare se davvero i gatti neri portino sfortuna, per esempio, è opera di uno studente americano, Mark Levin, vincitore del Joel Serebin Memorial Essay Contest. “Volevo capire se la fortuna delle persone cambia veramente quando un gatto nero attraversa loro la strada” racconta Levin. “Così ho chiesto a due persone di “misurare” la loro fortuna a un gioco di testa o croce con una moneta. Poi, mentre passavano in un corridoio, ho fatto attraversare loro la strada da un gatto nero. A questo punto, hanno ripetuto il gioco. La stessa prova è stata poi rifatta, come condizione di “controllo”, usando un gatto bianco al posto di quello nero. Il risultato, dopo numerose ripetizioni della procedura, è stato che il passaggio del gatto nero non influiva minimamente sulla fortuna al gioco dei soggetti”.

Richard Wiseman, psicologo all’Università dello Hertfordshire, in Inghilterra, ha messo alla prova gli amuleti. “Abbiamo chiesto a un gruppo di persone di indossare per qualche settimana dei ciondoli portafortuna acquistati in un negozio New Age. Al termine del periodo di prova, nessuno ha detto di sentirsi più fortunato, felice o soddisfatto rispetto a quando aveva iniziato. Alcuni si erano addirittura sentiti più sfortunati ed erano contenti che la prova fosse finita. Probabilmente, ciò dipende anche dal fatto che chi crede negli amuleti si affida troppo al loro presunto potere invece di impegnarsi di più nella vita”.

Gastone e Paperino

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Il libro di Wiseman che raccoglie le sue ricerche sulla “fortuna”.

I risultati di questo esperimento suggerirono a Wiseman una nuova idea: non sarà per caso il modo in cui affrontiamo e reagiamo alle esperienze della vita a renderci più simili a Gastone, il fortunato papero di Disney, piuttosto che alla sfortunato Paperino? Non può essere, cioè, che i “Gastone” della vita sanno cogliere le occasioni favorevoli quando gli si presentano, mentre i “Paperino” se le fanno banalmente sfuggire, tutti presi solo da ciò che hanno in mente?

Per scoprirlo, Wiseman pubblicò una serie di annunci sui giornali e su Internet in cui invitava a contattarlo persone che si ritenessero eccezionalmente fortunate o sfortunate. Nel giro di alcuni anni 400 persone, tra i 18 e gli 84 anni e provenienti da ogni professione e strato sociale, accettarono di partecipare alla ricerca.

In un tipico esperimento i soggetti venivano invitati a sfogliare una rivista, dicendo loro di contare quante fotografie vi comparivano. Ebbene, la maggioranza del gruppo dei Paperino contò le immagini e restituì la rivista mediamente dopo due minuti. Invece la maggioranza dei Gastone si accorse che a pagina 2 una nota diceva chiaramente: “Non contate oltre: questa rivista contiene 43 immagini”. Per gioco, Wiseman aveva inserito anche un’altra nota a metà della rivista, grande quanto la pagina, che diceva: “Non contate oltre, dite allo sperimentatore di aver visto questa pagina e vincete 250 sterline”. Anche questa volta gli “sfortunati” si erano lasciati sfuggire un’opportunità perché erano troppo presi a contare le fotografie.

“Più sono concentrati su qualcosa e meno vedono ciò che sta loro intorno” spiega Wiseman. “Gli “sfortunati”, cioè, perdono delle occasioni buone perché sono troppo impegnati a cercare altro. Vanno alle feste cercando di trovare il compagno perfetto e perdono l’occasione di fare nuove amicizie. Leggono gli annunci cercando un lavoro specifico e perdono altri tipi di lavoro. I “fortunati” sono più rilassati e aperti, di conseguenza vedono quello che c’è piuttosto che quello che cercano”.

“A proposito del ruolo delle aspettative nel creare situazioni reali” dice lo psichiatra Matteo Rampin, “gli studiosi del Mental Research Institute di Palo Alto, in California, parlano di “profezie che si autoavverano”: se mi aspetto di essere trattato male, sarò diffidente e scontroso, ma è proprio comportandomi così che gli altri finiranno per trattarmi secondo le mie peggiori aspettative. Il contrario accade a chi crede di essere simpatico e ha fiducia che la vita gli sorriderà. Tuttavia, avere un’aspettativa fiduciosa è cosa ben diversa dall’illudersi: anzi, solo sapendo che non si ottiene nulla senza sforzo si evita di passare dall’illusione alla delusione”.

Un cesto di mele

La ricerca di Wiseman, durata in totale dieci anni, ha fatto emergere anche un altro elemento, il fatto cioè che chi si ritiene fortunato si impegna anche a introdurre frequenti cambiamenti e varietà nella propria vita. C’era chi, prima di una decisione importante, cambiava ogni giorno la strada per andare al lavoro; chi, invece, accortosi che alle feste parlava sempre con lo stesso tipo di persone, pensava prima a un colore e poi parlava unicamente con quelli che indossavano un indumento di quel colore.

“Per quanto strano sembri” spiega Wiseman “in certe circostanze questo tipo di comportamenti può davvero aumentare le occasioni che si presentano nella propria vita. Immaginate di vivere al centro di un frutteto. Ogni giorno dovete raccogliere un cesto di mele: le prime volte non importa quali parti del frutteto deciderete di visitare, ma in seguito se tornerete sempre negli stessi punti le mele diventeranno sempre più rare. Solo chi decide di visitare ogni volta punti inesplorati del frutteto, procedendo anche a caso, aumenterà le probabilità di trovare delle mele. La stessa cosa succede con la fortuna: è facile esaurire le proprie opportunità parlando sempre con le stesse persone, andando sempre in vacanza negli stessi posti e facendo sempre la stessa strada per andare al lavoro. Ma è sufficiente introdurre esperienze nuove per ritrovarsi con tante nuove possibilità”.

Chi fa sempre le cose nella stessa maniera, insomma, non lascia margine all’inaspettato e l’inaspettato potrebbe essere proprio il tanto atteso colpo di fortuna.

Il bicchiere è pieno o vuoto?

Un altro dato importante che fa la differenza tra fortuna e sfortuna è la diversa capacità delle persone di far fronte agli incidenti di percorso della vita. Wiseman chiese ai soggetti di immaginare di essere stati testimoni di una rapina a mano armata, durante la quale sarebbero stati lievemente feriti a un braccio. Questo, chiese poi, è un evento fortunato o sfortunato?

Gli “sfortunati” risposero che un fatto simile sarebbe una prova decisiva della loro sfortuna: “Proprio a me doveva capitare, potevo rimetterci la vita!” I “fortunati”, invece, riuscirono a vedere anche in questa circostanza un lato buono: “Me la sono cavata bene, sono stato solo sfiorato; magari potrei vendere questa storia ai giornali e farci qualche soldo!”

“I fortunati”, continua Wiseman, “sembrano vedere il bicchiere mezzo pieno, al contrario degli sfortunati che lo vedono sempre mezzo vuoto. Così facendo i fortunati vivono meglio e mantengono alte le loro aspettative per il futuro, aumentando di conseguenza la probabilità di continuare a vivere una vita fortunata”.

La fortuna, dunque, non è un’abilità magica né è distribuita dalla dea bendata degli antichi romani e non ci sono persone che nascono fortunate e altre sfortunate. Anche se i diretti interessati non sembrano rendersene conto, sono i loro pensieri e comportamenti che li rendono fortunati o meno.

“Secondo la sapienza dei latini”, dice ancora Rampin, “ciascuno è artefice della propria sorte. Infatti, anche se ci è più comodo attribuire i nostri insuccessi a cause esterne, in realtà siamo noi a interpretare un evento come “fortunato” o “sfortunato”: ecco perché uno stesso evento viene vissuto da alcuni come un limite e da altri come una risorsa. Si narra che in Cina il cavallo di un contadino fuggì; i vicini esclamarono: “Che sfortuna!”, ma il contadino rispose: “Forse”. Poco dopo il cavallo ritornò, portando con sé una cavalla. “Che fortuna”, commentarono i vicini; il contadino replicò: “Forse”. Nel domare la cavalla, il figlio del contadino si ruppe una gamba: “Che sfortuna”, esclamarono i vicini, ma il contadino ripeté: “Forse”. Giunse un ufficiale per reclutare soldati da inviare al fronte; il figlio del contadino, ferito, fu scartato, e i vicini si rallegrarono: “Che fortuna!”, ma ancora una volta la risposta del contadino fu: “Forse””.

Le 4 regole della fortuna

“La mia ricerca” spiega Wiseman “ha rivelato che i fortunati generano la propria fortuna attraverso quattro principi base; essi sanno:

1) cercare, creare e sfruttare le occasioni favorevoli offerte dal caso, cambiando anche le proprie abitudini;

2) seguire di più il proprio istinto;

3) creare profezie che si autoavverano guardando con ottimismo il futuro e

4) vedere che le cose sarebbero potute andare peggio, anziché lamentarsi perché non sono andate meglio”.


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. L’avventura del Colosseo e I poteri della mente sono i suoi nuovi libri, tra gli altri: Rivelazioni, Il tesoro di Leonardo e i thriller Il passato è una bestia feroce Non guardare nell’abisso. Segui Massimo anche su FacebookTwitter, PeriscopeInstagram, Pinterest, Telegram e la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive). Per invitarmi a tenere una conferenza scrivi qui.




4 Comments

  1. Il post, all’inizio, si propone di “scoprire quali siano i meccanismi psicologici di caso e destino” e specifica di volerlo fare per “migliorare la nostra situazione personale”. Ma il post si conclude, osservando come i “fortunati” siano in realtà coloro che cercano, creano e sfruttano “le occasioni favorevoli offerte dal caso”, reintroducendo così dalla finestra una categoria (il “caso”), che si è voluto far uscire dalla porta. Mi pare che il problema possa essere semantico: si confondono tra loro piani diversi (“caso”, “sorte”, “destino”), ciascuno dei quali meriterebbe viceversa un capitolo a sé stante. Cordiali saluti.

  2. Ciao Massimo, credo che il dottor Richard Wiseman, abbia reso molto convincente la sua ricerca. Le quattro regole formulate sulla fortuna sono risultate molto interessanti.

  3. Riassunto: se si bluffa bene è più facile essere fortunati. Poi ci sono gli Amerigo Dumini, Fascista (fucilato dagli Inglesi, 17 fori di Sten addosso. E poi dicono che il 17 porta sfiga!) Carlo Viviani, Partigiano, fucilato dai Tedeschi il 24/7/44 assieme ad altri 4, morto 20 anni dopo. E, soprattutto, Giuseppe Giannola.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Giannola

  4. Un uomo aveva una cavalla .Un giorno scappò.” sei stato sfortunato” dissero gli amici.”ma siamo sicuri che sia una sfortuna?”rispose l’uomo. Dopo una decina di giorno la cavalla tornò con due cavalli selvatici “ora sei stato fortunato” gli dissero gli amici. ” ma siamo davvero sicuri che sia una fortuna?” rispose l’uomo. Dopo una settimana il figlio dell’uomo decise di domare uno dei due cavalli selvatici ma cadde e si ruppe una gamba. “adesso sei stato sfortunato ” gli dissero gli amici. ” ma saimo davvero sicuri che sia stata una sfortuna?” rispose l’uomo? Pochi giorni dopo scoppiò la guerra ma il figlio dell’uomo non venne mandato al fronte, non partì. aveva ancora la gamba ingessata. Difficile a volte distinguere subito tra fortuna e sfortuna.

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