Come si fa una webserie? L’esempio di “Vera Bes”

Come si inventa e come si crea una webserie? Ho voluto chiederlo al regista Francesco Mazza che, con Riccardo Milanesi, ha creato Vera-Bes, raro esempio italiano di web serie dedicata al mondo dell’onirico e dell’inconscio a caccia dei nostri incubi peggiori.

Guarda il primo episodio di "Vera-Bes".

Una fiction, tanto più se ha atmosfere horror, non si improvvisa: nemmeno quando è destinata al web. Francesco Mazza ci racconta come si fa.

Innanzitutto, Francesco, come nasce l’idea di Vera Bes, una “consulente” in grado di entrare nei sogni degli altri per liberarli dai loro incubi?

Fin dall’adolescenza soffrivo di “paralisi ipnagogica”, un disturbo del sonno per il quale, poco prima del risveglio, si verifica una disritmia tra mente e corpo: il cervello è lucido, il corpo ancora addormentato e incapace di muoversi. Questo genera un lungo e terrorizzante stato di paralisi, tipo essere in coma, nel quale le immagini reali si mischiano con quelle dei sogni e degli incubi. Ricordo che descrivevo il disturbo a mia madre, la quale si preoccupava, perché pensava si trattasse di un effetto collaterale dato dall’abuso di qualche sostanza “illecita”. Poi, quando internet divenne popolare, descrissi il mio disturbo online. Non solo scoprì che si trattava di un problema piuttosto diffuso, ma che la paralisi stessa, in alcuni casi, veniva utilizzata da chi ne soffriva come risorsa creativa. Il dipinto “L’incubo” di J.H. Fussli, del 1781, è ispirato proprio alle allucinazioni avute dall’autore durante la paralisi. Pensai che dietro tutto questo c’era una storia, anche se non sapevo quale. Un anno e mezzo fa poi mi chiamò un mio amico, Riccardo Milanesi, che aveva appena letto dei sogni lucidi, ovvero la reale capacità di alcune persone di essere lucide e consapevoli all’interno di un sogno. Unendo le due suggestioni è nato il germe che ha portato a Vera Bes.

Il regista Francesco Mazza durante le riprese di Vera-Bes

Dario Argento è un maestro  la cui importanza trascende il genere horror e riguarda tutto il cinema. Non per niente, a 28 anni scrisse con Bertolucci C’era una volta il West. Mentre aspettiamo che un nuovo Quentin Tarantino lo renda davvero celebre nel mondo, come il vero Tarantino ha fatto con altri capolavori del cinema italiano ignorati dai critici per decenni, è impossibile, per me, immaginare un horror che non richiami, in qualche modo,le sue atmosfere. Altre influenze sono Dylan Dog, i cui primi 20-30 numeri scritti da Sclavi, oltre ad avermi cambiato la vita, rappresentano una vetta narrativamente ineguagliata e ineguagliabile; e in qualche  modo, a livello di regia, la serie tv American Horror Story. Onestamente, avrei voluto rendere Vera Bes più simile, come linguaggio, ad American Horror Story. Ma qui c’è un problema di budget: ogni puntata della miniserie americana costa 90 volte più del pilot di Vera.

Come nasce, invece, l’idea di trasformare Vera Bes in una web serie?

Per necessità. Io e il produttore di Vera Bes, Matteo Scortegagna, abbiamo lavorato in tv per anni. Qualche anno fa realizzammo un documentario sull’università italiana, che si inquadrava nel contesto di un format da noi sviluppato di cui eravamo entusiasti. Noi lo portavamo in giro, i direttori di rete lo guardavano e dicevano: «Bellissimo. Ma parliamo di cose serie: idee per un quiz con Mammuccari?» Questo per dire che le dinamiche che regolano il mercato televisivo in Italia sono imperscrutabili perfino agli indovini più esperti, e nell’attesa di una famosa “opportunità”, anche minuscola, si raggiunge in breve l’età di Matusalemme. Riguardo al cinema, qui il riferimento più calzante mi pare quello con i bramini e le caste indiane: o ci nasci, o entrarne a far parte è materia per Ganesh. Il web, con tutte le sue incognite e le sue contraddizioni, permette quantomeno di realizzare un contenuto e di farlo fruire al pubblico, senza mediazioni.

Come si gira una web serie: come un film che poi va “spezzettato” in episodi? Oppure ogni episodio è girato a parte, come in una fiction?

La web serie, non solo in Italia ma anche in America, dove ho vissuto negli ultimi due anni, è un territorio nuovo, di frontiera, simile al vecchio West. E come nel West troviamo avventurieri, nativi che lottano per la sopravvivenza, (molti) banditi e qualche sceriffo che prova a far valere la sua stella. Di regole ce ne sono poche, forse nessuna, si procede per tentativi, come gli alchimisti, alla ricerca di quello che andavano cercando tutti gli alchimisti: la formula magica per trasformare la materia – in questo caso il web – in oro. Finora, va detto, l’obiettivo è ancora lontano, nonostante si provi di tutto: episodi brevi, episodi lunghi, prodotti dal sapore artigianale, prodotti dal sapore industriale, attori sconosciuti, vecchie glorie a caccia del riscatto, tono leggero, tono pesante, e via dicendo. Di sicuro, il primo che troverà la formula vincente, godrà di luce eterna. Per quanto riguarda Vera Bes, abbiamo girato nel modo più tradizionale possibile. Sceneggiatura alla mano, quattro giorni di ripresa a 14 ore al giorno che sono poi stati montati nell’episodio che trovate online.

Quali caratteristiche deve avere una web serie per funzionare?

Di nuovo, non ho una risposta certa da offrire. In tv, per dire, è facile: se fai ascolto, vuol dire che funzioni. Ma sul web? Le views sono un indice di successo? Certo, fare una web serie e avere 125 views non è molto appagante. Ma i meccanismi della “rete” sono, qui come in America, ben lungi da rendere il web quel luogo “democratico” come vuole una certa corrente di pensiero odierna, e con un paio di malizie è assai facile dopare il dato delle visualizzazioni. Io credo che al centro di tutto debba esserci, come sempre, la storia e soprattutto i personaggi: quando questi due elementi funzionano, non conta se fai una serie per il web, la tv o il teatro dei pupi siciliani. Conta il fatto che la gente ti chiederà di farne ancora.

Quale sarà la cadenza dei singoli episodi e quale il punto di riferimento online principale: il sito web, la pagina su youtube o quella su Facebook?

Io ho pronto un arco narrativo di tre stagioni, con i soggetti delle puntate della stagione 1 già scritti. È inutile nascondersi: preferirei un atterraggio televisivo, per avere più mezzi a disposizione e, soprattutto, poter disporre di più tempo per una singola puntata. Un dato che mi ha profondamente colpito riguardo alle visualizzazioni di Vera Bes, è che il 62% delle stesse provengono da cellulare. Come si può pensare di fare un episodio di 48 minuti, come fosse una serie americana, se la fruizione è legata a un dispositivo mobile, con uno schermo di massimo cinque pollici? Ma se anche dovessimo rimanere sul web, non mi dispiacerebbe: a quel punto, però, ancora più che nel pilota proverei a sfruttare davvero le famose “potenzialità” dell’online, sia in termini di interazione con i social sia in termini di interattività. Il grosso limite delle web serie è che troppo spesso diventano “un vorrei ma non posso” del cinema, con la specificità del medium che viene del tutto trascurata. Unica eccezione: Lost in Google di The Jackall.

Qui il link alla puntata completa.

Qui il link al teaser.

Il canale youtube dedicato a Vera-Bes

La pagina Facebook

 


Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario nazionale del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e numerose altre testate. Rivelazioni. Il libro dei segreti e dei complotti è il suo libro più recente. Si può seguire Massimo Polidoro anche su Face-bookTwitterGoogle+ e attraverso la sua newsletter (che da diritto a omaggi ed esclusive).



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