Corso CICAP: secondo appuntamento su “Enigmi e misteri storici”

Corso CICAP: secondo appuntamento su “Enigmi e misteri storici”

Come già per il primo appuntamento, Giorgio Ferrari mi sottopone un resoconto del secondo incontro che io giro qui per tutti coloro che non hanno potuto partecipare e mi hanno chiesto di raccontare cosa fosse successo. Buona lettura.

Corso CICAP 2008 – febbraio

di Giorgio Ferrari

Anche a febbraio era finalmente arrivata la data del corso. Questa volta ognuno doveva raggiungere Padova con i suoi mezzi.
Una levataccia alle 5.00 del mattino e, dopo aver preso il treno a Pavia, mi ritrovo a Milano in stazione centrale alle 7.30, un’ora e mezza prima della partenza. Nei pressi del binario trovo Antonella, anche lei partecipa al corso. Noi siamo relativamente vicini a Padova, mi viene in mente Salvatore che arriva nientemeno che da Cosenza e deve attraversare tutto il paese. Troviamo sul treno anche Simone, che per la legge di Murphy è nella carrozza più distante, chiacchiero dell’astronauta di Palenque e successivamente Simone prosegue con le scie chimiche e gli ufo. Dobbiamo aver stressato in modo particolare i due passeggeri presenti nello scompartimento perchè sfiniti dalle nostre parole si sono addormentati.
Prima di scendere a Padova abbiamo incontrato Massimo Polidoro e insieme a Marino che ci aspettava ci siamo recati all’agriturismo.
Gigi introduce l’argomento conduttore di questa parte del corso: l’indagine sui misteri storici.
Massimo Polidoro inizia la sessione con l’inquadramento generale sulla ricerca per la risoluzione di indagini che hanno a che fare con la storia. Come viene sottolineato, esse rappresentano “una delle attività più affascinanti e gratificanti per un investigatore di misteri”.
Viene sfatata la credenza molto comune che vorrebbe vari misteri del passato irrisolvibili, secondo il pensiero che più trascorre il tempo, più diventa difficoltoso ottenere una soluzione.
In questo campo la scienza e la tecnologia aiutano in modo notevole a risolvere casi del passato, anche per quanto riguarda le indagini di Polizia. Infatti sembrerebbe che una volta passate le fatidiche 24/48 ore non si riesca più a trovare particolari utili per arrivare ad una conclusione positiva. Basti pensare a diversi casi risolti dopo diverso tempo grazie all’analisi del DNA.
Ma non bisogna dimenticarsi che dietro a tutte le più avanzate risorse tecnologiche c’è sempre una persona che è il punto focale per le indagini e deve necessariamente affrontare il mistero che ha davanti.
Perciò è fondamentale l’approccio che si utilizza per una simile azione. Come esempio viene portata l’analisi del DNA, test quasi infallibile, ma se utilizzato senza le dovute procedure, rischia di diventare inutile o controproducente.
Dopo le premesse iniziali il primo caso discusso riguarda Jack lo squartatore e l’esempio è più che illuminante. Per indagare un mistero non bisogna mai pensare di investigare partendo dall’idea di soluzione che abbiamo già in mente. Bisogna iniziare senza nessun preconcetto e vedere strada facendo, passo dopo passo, cosa succede. Partire con una mente aperta (senza esagerare) per cercare di saperne di più, senza avere la smania di smontare o smascherare.
Il triangolo delle Bermuda è un altro esempio: ha tenuto testa nell’elenco delle tematiche misteriose per anni, ma sarebbe bastato leggere il libro con spirito critico per rendersi conto che alcuni punti non tornavano. Poi i controlli effettuati su quanto si è scritto hanno fanno il resto.
Anche se l’autore è affidabile, basta una piccola dimenticanza, una piccola inesattezza, in buona fede, che ingigantita tutte le volte che viene riportata a distanza di tempo rende distorta la vicenda.
E occorre anche chiedersi se effettivamente c’è un mistero reale, come nel caso della maledizione di Tutankhamon.
Successivamente si parla di Poltergeist, di veggenti detective, delle linee di Nazca, dello spionaggio paranormale durante la guerra fredda. Non manca il famoso caso della sensitiva russa Vinogradova che si esibiva facendo muovere dei piccoli oggetti su un ripiano trasparente avvicinando la mano. Una forza psicocinetica? No, con ogni probabilità quella elettrostatica.

Matteo Borrini, archeologo e antropologo forense ci introduce in un argomento molto affascinante in oltre due ore di conferenza. L’applicazione delle metodiche archeologiche alla scena del crimine e viceversa l’applicazione di metodiche investigative all’ambito archeologico.
Come in un telefilm: solo che nel lavoro di Matteo non c’è spazio per tutte le “sparate di fantasia” che in trasmissioni di questo genere si vedono in continuazione.
Nella realtà molte scene del crimine possono essere situate in un appartamento o sull’asfalto. Ma quando resti ossei vengono individuati ad esempio sepolti nel terreno, l’indagine che ne segue avendo a che fare con il “sottoterra” è in un ambiente più simile ad una sepoltura ed è necessario per preservare le possibili prove avvalersi di tecniche di scavo archeologico.
Dalla posizione delle ossa si può capire se la persona era stata seppellita nuda, che tipo di vestiti indossava, se era stata legata e una miriade di informazioni che senza un adeguata tecnica potrebbero andare perse.
Ci vengono illustrate le varie strade attraverso le quali si trova la scena del crimine, la ricognizione della stessa, l’individuazione delle anomalie rispetto all’ambiente circostante, l’importanza dello scavo stratigrafico, le tecniche per raccogliere i resti, l’analisi del DNA e il profilo biologico.
Poi si passa ai reperti ossei, le differenze tra i sessi, l’età, le patologie, lo stile di vita, la capacità muscolare, il colore, i vari segni presenti, non s’immagina quante informazioni possano dare. In questo argomento non si potevano certo tralasciare gli pseudo crani “alieni”, quelli deformati e le foto taroccate di scheletri umani di proporzioni gigantesche tratte da vari concorsi di Photoshop.
Durante l’esposizione vengono sfatati alcuni miti di telefilm famosi, dove basta passare uno strumento sul terreno per osservare su di un video un bello scheletro con tutte le sue parti in mostra. Nella realtà abbiamo dei grafici con indicati dei picchi e questi indicano un anomalia e di conseguenza il luogo dove scavare. Le indicazioni che ci vengono fornite dalla forma del terreno rispetto al piano ideale, dalla vegetazione, gli insetti, da alterazioni varie dovute all’attività umana.
Le informazioni che apprendiamo sono talmente numerose che si potrebbe scrivere un libro. Matteo possiede l’arte della comunicazione e rende facilmente comprensibili le nozioni più complesse.
Le ricerche sono supportate da una serie di ausili scientifici, che non hanno niente a vedere con rabdomanti o sensitivi. L’utilizzo del metal detector, del georadar, della fotografia aerea, di sonde, la resistività elettromagnetica e non ultimo i cani addestrati allo scopo.
Matteo Borrini conclude la sua relazione con la frase “non esiste il delitto perfetto, possono essere imperfette solo le indagini”.
Al termine facciamo la pausa, tra un caffè e un biscotto, Matteo viene sommerso da tantissime domande riguardanti il suo lavoro.
Durante questi momenti ho conosciuto Alessandra, la ragazza che ha ideato le oramai leggendarie merendine che giravano per il Congresso del 2006, quelle ottenute con il grano prelevato all’interno dei “cerchi”.
Finita la pausa è il turno di Gigi che presenta un argomento simile a quello precedente: le ricerche d’archeologia con il tema della Spada nella roccia. Inizia la sua relazione con alcune riflessioni molto interessanti che riguardano la storia e le ricerche compiute.
Il resoconto storico o una cronaca si basano su fatti avvenuti una volta sola, non più riproducibili a piacere o verificabili in modo sperimentale come nel caso di un esperimento scientifico. La certezza degli storici non sarà mai come quella dei fisici, dei chimici o dei biologi che lavorano in un campo specifico, in base al quale date certe condizioni si devono verificare determinati fenomeni replicabili a piacere.
La verità storica si basa su documenti che possono essere tra loro confrontati per verificare la reciproca congruenza ma quest’operazione ci può solo avvicinare a quello che è accaduto in passato. Basta riflettere su quante lacune e punti poco chiari ci siano nella storia contemporanea per capire quanto sia difficoltoso indagare o essere sicuri di avvenimenti accaduti secoli o millenni fa.
Il “prodigio” rimane legato a quel tempo, irriproducibile e non verificabile, i testimoni sono morti da tempo e di conseguenza non si possono controinterrogare e ci rimane solo una prova scritta su fogli di carta.
Gigi ci introduce all’effetto “specchio deformante” mediante il quale il resoconto viene ingigantito ad ogni passaggio e una volta analizzato ci si rende conto che effettivamente era molto più limitato, alcuni elementi erano stati inventati, mal riportati o fraintesi; e poi l’effetto “Blackmore” dal nome della psicologa Susan Blackmore che ha impiegato gran parte della sua vita ad inseguire un fenomeno paranormale, verificando tutti i lavori scientifici attinenti. Sulla carta davano risultati positivi, mentre riverificati hanno dato un esito contrario.
Si comincia accennando al folclore e alla saga arturiana che conosciamo tutti, per evidenziare che la spada esiste veramente e si trova in Toscana a Chiusdino. Questo rappresenta un oggetto reale che si può studiare e trarne delle conclusioni, o forse altre domande.
Secondo la tradizione la spada era appartenuta a Galgano Guidotti, diventato in seguito, dopo varie vicissitudini, San Galgano. La spada in questione l’avrebbe infilata in un banco roccioso a seguito della rinuncia al suo ruolo di cavaliere. Il mistero, se vogliamo proprio chiamarlo in questo modo è rappresentato dalle analogie tra la storia di San Galgano e il ciclo arturiano.
In seguito Gigi ci parla nei dettagli di tutti gli aspetti delle ricerche attorno alla figura di San Galgano e della spada, illustrandoci le indagini all’interno della “Rotonda della spada”.
Dopo la consueta pizza in compagnia la serata è allietata da Mariano Tomatis con il suo interessante lavoro su Rennes le Chateau. Il filo conduttore è la ricerca di un tesoro, ma come per ogni altro argomento sono molteplici gli aspetti che strada facendo si presentano uno dopo l’altro come
l’archeologia, la topografia, le geometrie sacre.
Il fascino della ricerca del tesoro ce lo portiamo dentro sin da bambini, la classica “X” segnalata sulle mappe dei pirati o nelle storie di Topolino che indicava il punto dove scavare. È molto difficile sottrarsi a questo richiamo, per il senso di mistero e di avventura che sono sempre presenti dentro di noi. Infatti il grande successo di questa storia è dato proprio dalla grande disponibilità di denaro dell’abate Sauniere, come se avesse trovato un tesoro o un grande segreto che gli avrebbe permesso di arricchirsi oltre misura.
Mariano è il classico esempio di come si possa iniziare ad occuparsi di un argomento che esula completamente dal campo di competenza della nostra professione. Infatti si occupa di statistica, un lavoro completamente diverso dalla sua passione per Rennes le Chateau. I risultati che ha ottenuto sono estremamente interessanti, ha intrapreso una ricerca molto vasta trovando documenti inediti che forniscono una storia diversa da quella descritta nel romanzo di Dan Brown.
Avevo già visto in precedenti occasioni la sua conferenza sul Codice Da Vinci e sapevo di cosa si trattava, ma grazie all’atmosfera tranquilla del corso e al maggiore tempo a disposizione sono riuscito ad apprendere meglio il lavoro svolto da Mariano.
In questa affascinante vicenda irrompono i personaggi di Bianca di Castiglia, Pierre Plantard “il simpatico fabbricatore di società segrete”, i Merovingi e i Carolingi, il Priorato di Sion, documenti segreti e simbologie religiose. Il giusto mix per appassionarsi all’argomento.
Mariano ci presenta i dettagli di documenti originali che illustrano la contabilità del parroco, le spese effettuate, addirittura le condizioni atmosferiche in determinati giorni.
Incrociando i dati reperiti sui documenti originali ci si rende conto che il mistero non è come viene presentato normalmente.
Poi si aggiungono varie teorie che vedono la discesa in campo della geometria per ottenere delle stelle, dei pentacoli e addirittura dei collegamenti tra Rennes le Chateau con il pianeta Marte.
Non poteva mancare la citazione del sito www.geocatching.com una vera zona virtuale dove pianificare e reperire informazioni per una vera caccia al tesoro nel mondo reale.
Prima di salutarci mi trovo casualmente vicino a Mariano che si avvolge la sciarpa attorno al collo. Ancora prima di girarmi comincia a tirare i due lembi, in direzioni opposte, con l’apparente intenzione di strangolarsi. Una scena surreale da prestigiatore e dopo alcuni secondi senza togliere le mani dalle estremità del tessuto, come per “magia” la sciarpa si “stacca” dal collo senza causare danni.
La domenica mattina Gigi ci illustra le caratteristiche e il protocollo scientifico per testare un pranoterapeuta. Questa persona sosteneva di essere in grado di identificare mediante i suoi poteri, se le foto presentate erano di persone vive o morte. Le foto in formato 12 x 18 in bianco e nero con numerazione progressiva ritraevano 30 persone, un campione rappresentativo di donne e uomini di tutte le età e si erano prese le precauzioni per non suggerire dati in modo involontario che potessero invalidare la prova.
Prima di effettuare il test è stata eseguita una prova su due foto, una appartenente ad una persona sicuramente viva, presente nella stanza e l’altra di una sicuramente morta.
L’esito della prova è stato di 15 risultati positivi su 30, esattamente quello che ci si poteva aspettare dal caso. Spiacente per il simpatico e gentile pranoterapeuta ma la prova non è stata superata.
Una nostra corsista ha comunicato il risultato del test alla madre che ha gli ha risposto: “…però ne ha indovinati 15!”. Il fatto è che questo numero lo si può ottenere secondo il calcolo delle probabilità “tirando a caso”.
Successivamente Massimo ci relaziona riguardo alla sua indagine sulla morte del Presidente Kennedy. Non mi sarei mai immaginato che se ne fosse scritto e parlato così tanto.
Massimo ci espone una ricca ricostruzione della vicenda a base di grafici, foto, filmati dell’epoca ed elaborazioni 3D. Una chiara ed esauriente analisi dei fatti e delle testimonianze. Un minuzioso resoconto, come si potrebbe dire, attimo per attimo degli eventi precedenti e successivi all’omicidio.
A prima vista è molto semplice lasciarsi coinvolgere dalle tesi dei complottisti, ma l’ulteriore lezione che si apprende è quella di non iniziare mai con idee preconcette, ma di “lasciar parlare le “evidenze”. Indagando in modo approfondito si scoprono molti particolari che ci allontanano dalle opinioni più estreme. Si era detto che Oswald era un pessimo tiratore, invece aveva fatto il militare ed era un cecchino. Oppure la famosa signora testimone oculare che avrebbe guardato il Presidente nel momento esatto della sua morte, ma dai filmati dell’epoca risulta evidente che il suo sguardo era diretto altrove. Aveva poi notato la presenza di un cagnolino tra Kennedy e sua moglie che invece non c’era. Questo particolare gli era stato fatto notare in seguito e si era corretta dicendo che si era sbagliata sostenendo la presenza di fiori bianchi, che nella realtà erano rossi.
Per non parlare degli studi seri sulla balistica e il comportamento dei proiettili quando colpiscono un oggetto che si scontra con la famosa “teoria della pallottola magica”. Un’analisi approfondita che tende ad accantonare varie tesi alternative che sono proliferate fino ai giorni nostri.
Una delle prime indagini del Cicap, risalente al 1991, ce la illustra Gigi e riguarda il sangue di San Gennaro. Secondo la tradizione il contenuto dell’ampollina presenta dei comportamenti anomali rispetto al sangue normale. Gigi inizia con una descrizione del sangue, delle sue caratteristiche, dei suoi componenti, come si comporta normalmente e come si coagula.
Il miracolo consisterebbe nei ripetuti passaggi dallo stato di coagulazione a quello liquido e viceversa in determinati giorni dell’anno.
Solo nel 1389 dopo circa mille anni dalla morte di San Gennaro appare la reliquia, non documentata precedentemente e avviene ufficialmente, durante una processione, il fenomeno della liquefazione. A Napoli esistevano 3000 reliquie di martiri cristiani presenti nel territorio cittadino.
Si passano in rassegna varie ipotesi formulate nel corso del tempo per spiegare il passaggio di stato del contenuto dell’ampollina. Una di queste ipotesi vedeva il contenuto come una sostanza tissotropica che si comporta in modo analogo: se lasciata a riposo solidifica e se agitata diventa liquida. Gigi ci descrive le ricerche e le prove da lui effettuate con varie sostanze che erano presenti in zona nel 1300.
Erano i tempi della costruzione del Duomo di Napoli ed erano presenti artisti di vario genere. Uno di questi potrebbe aver trovato qualcosa di simile. Sono tutti indizi che non confermano, ma creano dei sospetti, anche perché creare una sostanza che si comporta come quella all’interno dell’ampolla, non vuol dire che al suo interno ci sia lo stesso materiale.
Aggiungiamo anche che ci sono state delle liquefazioni fuori dalle date “regolari”, causate da lavori alla teca che contiene l’ampolla, o durante un servizio fotografico per la Domenica del Corriere.
L’ultima relazione ci informa su un altro lavoro a sfondo storico di Gigi, l’indagine sui pietrificatori di cadaveri.
Tra il 700 e l’800 sono diventati famosi dei medici e alchimisti che conferivano a parti anatomiche una consistenza simile alla pietra,
Le tecniche e le sostanze impiegate sono quasi sempre avvolte nel mistero in quanto la maggior parte di loro non ha lasciato scritti a riguardo. Questa idea nasce dall’esigenza di ottenere dei preparati anatomici da poter studiare. Essendo un chimico Gigi ha cercato di saperne di più.
Non poteva mancare la figura del principe di Sansevero di Napoli, mitica figura che evoca mistero e leggenda.
Nella stupenda Cappella Sansevero a Napoli, la parte più enigmatica sono le due “Macchine anatomiche”. La visione degli scheletri ricoperti solo dal sistema circolatorio metallizzato è uno spettacolo molto inquietante. Il principe e un medico di sua fiducia avrebbero iniettato un preparato in grado di metallizzare l’intera rete di arterie, vene e capillari.
Osservando bene questi grovigli di fili si nota però che dove inizia o finisce il singolo filamento si vede la vera struttura. Un filo centrale ricoperto di una sostanza che in alcuni punti è saltata via rivelando l’aspetto dell’oggetto. Esattamente come quando si spella un filo elettrico, il conduttore interno e l’isolamento esterno. Questo particolare avvalorerebbe l’ipotesi del filo di ferro ricoperto.
Gigi presenta una carrellata dei reperti sopravvissuti e dei personaggi eclettici che si sono cimentati il questa macabra arte come Girolamo Segato, Francesco Spirito e Paolo Gorini.
Quest’ultimo ha lasciato numerosi preparati e alcuni scritti recuperati in archivio. Nonostante i problemi che si presentano, Gigi e il Dottor Boschetti diventano gli ultimi pietrificatori. Visto che i tempi sono cambiati, i cadaveri sono stati sostituiti da un fegato di pollo, un galletto, mezza porchetta e un coniglio spellato. La consistenza è quella della pietra.
Durante il viaggio di ritorno in auto, tengo sempre a portata di mano il blocco degli appunti. Simone ha già capito tutto e periodicamente mi osserva con la coda dell’occhio, preoccupato per ciò che posso trascrivere. Anche questa volta gli argomenti di discussione sembrano essere inesauribili.
Si passa da Second Life alla dinamica di formazione delle code in autostrada, dai parabrezza alternativi idrorepellenti al campo della statistica, non tralasciando vere e proprie discussioni sui protocolli di controllo e su come aprire le serrature danneggiate dalla “presenza” di Attack.
L’abitudine di Simone è sempre la stessa tanto che durante una discussione Gigi lo riprende dicendo: “… smettila di guardare le scie nel cielo e ascolta …”.

Giorgio Ferrari


Lascia un commento

*