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“How to make a monster” su The Skeptical Inquirer

E’ online l’ultimo articolo della mia rubrica “Notes on a Strange World” per la rivista americana The Skeptical Inquirer. Per chi sa l’inglese, l’articolo è leggibile a questa pagina.

5 risposte su ““How to make a monster” su The Skeptical Inquirer”

@Pasquale: davvero grazie, la tua recensione è davvero molto bella e toccante. Mi fa piacere che il libro ti abbia così colpito, anche se avrei preferito anch’io fosse successo per una storia meno drammatica.

Grazie Massimo, per questo riassunto dei robots in Letteratura e nei Miti: tutte cose che avevo regolarmente studaito e dimenticato. Direi che, come al solito, la realtà supera la fantasia. Basta vedere quanti androidi, pronti ad obbedire a comando, sono stati creati dalla politica italiana negli ultimi anni, ben visibili in Tv. Quando parlano nei talk shows sembrano vivi!

Ciao Massimo. So che quello che sto per scrivere non c’entra niente con il tuo articolo sullo Skeptical Inquirer, però non ho trovato altro modo per dirti che oggi ho letto il tuo “eravamo solo bambini” e mi è piaciuto davvero molto. Davvero complimenti! Pur non essendo uno scrittore, un giornalista o un recensore, ho messo giù due righe sul mio profilo di anobii per descrivere il libro. Spero non ti dispiacciano :-). Ciao, Pasquale

Qual è la storia più brutta che abbiate mai ascoltato? Quante volte, vedendo un telegiornale, siete rimasti impressionati da un incidente stradale e una giovane vita spezzata all’improvviso oppure da una bambina che scompare e che lascia sgomenti famiglia ed opinione pubblica? E’ accaduto molto, troppo spesso. Ora prendete la vicenda che più vi ha colpito e moltiplicatela per dieci, cento, mille, aggiungendole dettagli agghiaccianti ed i particolari più macabri che conoscete: vi assicuro che, nonostante tutta la fantasia di questo mondo, nessuno di voi sarà in grado di immaginare una storia turpe e ripugnante come quella descritta magistralmente da Massimo Polidoro.
Siamo negli anni ’60 ed alcuni bambini con menomazioni psico-fisiche, ma anche orfanelli o privi di una famiglia in grado di accudirli, sono ospitati presso un istituto gestito da una anziana signora nell’entroterra romano. Quello che a detta di molti sembra un’oasi di pace e accoglienza, si rivela essere poco meno che un lager, in cui i fanciulli, nel migliore dei casi, patiscono la fame, sono malnutriti e malmenati, mentre nel peggiore passano la vita immobilizzati nel letto, con mani e piedi legati.
Tratto da una storia vera, il racconto ha il merito di far conoscere a chi ha meno di quarant’anni uno scandalo che, quando scoppiò, ebbe un’enorme risonanza in tutt’Italia, sia perché vedeva coinvolti dei piccoli innocenti, sia perché la protagonista era considerata da alcuni politici, ecclesiastici e gente comune poco meno che una santa. Massimo Polidoro, che sino ad ora conoscevo solo come fondatore del CICAP (il comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) ed ottimo autore di saggi che facevano luce e smascheravano pseudo medium, fachiri, veggenti e ciarlatani vari, ha il merito, comune solo ai grandi scrittori, di raccontare una storia molto forte in modo magistrale, facendo in modo che il lettore si immerga totalmente in quello che sta leggendo e che provi, contemporaneamente, tenerezze e rabbia sentendo, sulla propria pelle, tutto ciò che sono costretti a subire i poveri ospiti di quello che – incredibile, ma vero – veniva definito “il nido degli angeli”.
Appena finito, vien voglia di rileggerlo, con la speranza che sulla seconda di copertina sia spuntata magicamente la scritta “ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale”.

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