Il cameriere (ligure) del Titanic

L’amico Federico Marchi, giornalista a Sanremo, sapendo del mio interesse per il Titanic mi gira questo interessante contributo riguardante un cameriere ligure imbarcatosi sul transatlantico. Il racconto, che ora posso condividere con voi, è tratto da un articolo di Federico uscito nella pagina regionale ligure de “Il Giornale” lo scorso 28 aprile:

A 17 anni abbandonò il suo paese natale, Molini di Triora nell’immediato entroterra della provincia di Imperia, per andare a cercare fortuna all’estero. Un viaggio che lo porterà prima in Francia e poi in Inghilterra dove, cinque anni più tardi, riuscirà a firmare un contratto con la White Star Line per imbarcarsi sul Titanic come assistente cameriere. Così inizia la tragica storia che porterà Battista Allaria, nato nel paese dell’entroterra ligure il 31 maggio del 1889, verso la morte che troverà la notte tra il 14 ed il 15 aprile del 1912 nelle gelide acque dell’Oceano Atlantico.

La storia di questo giovane, che guardava al futuro con speranza ed entusiasmo, torna ora alla luce in occasione del centenario del disastro navale più famoso della storia. Il suo nome, infatti, è presente tra le 1523 vittime del naufragio. Battista fece quindi parte degli sventurati che, tra le 2223 persone a bordo, non riuscirono o non vollero salire su una scialuppa magari per aver ceduto il proprio posto ad una donna o ad un bambino. Come è noto il Titanic, per una serie di motivi particolari che incredibilmente si concatenarono tra di loro, colò a picco dopo essersi scontrato con un iceberg alle 23.40 del 14 aprile di 100 anni fa. Lo scafo, dopo essersi spezzato in due, s’inabissò due ore e quaranta minuti più tardi.

Tra le cause dell’incidente ci fu la mancanza di onde che, infrangendosi sul ghiaccio avrebbero segnalato in anticipo l’iceberg, l’assenza dei binocoli per le vedette, la non cura dei telegrafisti di alcuni messaggi di allerta e la presenza a causa di una variazione anomala delle temperature delle cosiddette isole di ghiaccio galleggianti in un’area dove non si sarebbero dovute trovare. Battista Allaria, prima di mettere piede sul Titanic, aveva già avuto due esperienze a bordo di un transatlantico, si trattava proprio della nave gemella Olympic.

Quando riuscì a firmare il contratto, il 6 aprile del 1912, per la crociera inaugurale del Titanic, con partenza da Southampton, gli sembrò il raggiungimento di un vero sogno. “Battista Allaria faceva parte di una famiglia molto numerosa con otto o nove fratelli – ha raccontato l’attuale sindaco di Molini di Triora Marcello Moraldo – Il padre, che aveva la prima cava di ardesia del paese, morì molto giovane. Per questo Battista seguì alcuni fratelli nella vicina Costa Azzurra per cercare lavoro.

Questo suo viaggio lo portò prima a Parigi e poi Londra dove trovò il primo ingaggio per l’Olympic”. La sua morte rimase avvolta nel mistero addirittura per 86 anni. La famiglia, infatti, non ne ebbe mai notizia certa, se non la sua assenza tra i superstiti tratti in salvo. Un giallo che sembrava dovesse rimanere tale per sempre.

Una svolta importante ci fu nel 1998 quando, sull’onda emotiva del film di James Cameron, le pronipoti Luisella e Arianna utilizzando le nuove tecnologie e possibilità aperte da Internet, avviarono una ricerca ad Halifax in Canada dove sono presenti tre campi di sepoltura con i corpi delle vittime del Titanic che, nelle settimane successive al disastro, furono recuperati in mare. Grazie alla collaborazione di una dipendente della Municipalità locale, la famiglia dell’assistente cameriere 22enne di Molini di Triora venne a sapere della presenza in uno dei tre cimiteri di una tomba recante il nome “Battista Allaria”.

Così, dopo 86 anni, il mistero sulla sua morte venne risolto. Il corpo, catalogato con il numero 221, venne recuperato il 6 maggio del 1912, dalla nave Mackay Bennet. La sua identificazione fu possibile attraverso gli indumenti e gli effetti personali che aveva ancora addosso: il cappotto, la giacca, i pantaloni, le mutande con le sue iniziali, il rasoio, un coltello, il mazzo di chiavi del ‘Bagno Camerieri’, un lucchetto, un taccuino, un pettine, il libretto di risparmio posta e soprattutto il permesso di sbarco. La storia di Battista Allaria però non è l’unico collegamento tra la Liguria, ed in particolare l’estremo ponente ligure, ed il Titanic.

Tutto questo si deve al direttore di sala Luigi Gatti, un italiano che era proprietario di un ristorante e di albergo a Londra. Quando gli fu affidato l’incarico da parte dei dirigenti della White Star Lines, lui accettò con la condizione di avere carta bianca sulla cucina. Dopo averla ottenuta, cercò il meglio da proporre a bordo alla sua particolare clientela. “Il menù di prima classe prevedeva gli Italian Spaghetti – conferma Paolo Taroni, perito navale ed esperto del Titanic – Ed è così che Gatti si fece arrivare da Imperia sia la pasta italiana sia il già famoso olio d’oliva. Dalle carte si è risaliti che la prima era stata prodotta nella zona dell’attuale Fondura, mentre l’olio a Borgo Prino”. Quindi la tanto decantata Dieta Mediterranea, oggi al centro dei principali studi di alimentazione, era già stata scoperta e valorizzata all’epoca, tanto da essere proposta ai facoltosi passeggeri della prestigiosa prima classe del Titanic.

Federico Marchi


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti, mentre Il passato è una bestia feroce è il primo thriller di una nuova serie. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitter, PeriscopeGoogle+, Instagram e attraverso la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive).



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