La leggenda del Commissario Nardone

Fu il Maigret italiano, l’uomo che creò la “mobile”, la prima squadra investigativa italiana, quello che inventò il 777, il primo numero d’emergenza antesignano del 113.

Mario Nardone

Una vera leggenda per la polizia nell’Italia che tra gli anni ’40 e ’50 si stava riprendendo dalle devastazioni della guerra…

Milano: Mario Nardone, Rina Fort.

Mario Nardone (al tavolo) durante l’interrogatorio in Questura di Rina Fort.

Un commissario dopo la guerra

Si chiamava Mario Nardone, veniva da Napoli e quando arrivò a Milano nel novembre del 1945 come nuovo commissario di polizia trovò una città ridotta a un cumulo di macerie per via dei bombardamenti. Ma nonostante la distruzione, o forse anche a causa di quella, il crimine non mancava.

Era un periodo in cui la polizia non aveva soldi e si muoveva per la città sulle jeep lasciate dagli americani se non sul tram. Nardone capì subito che non era più tempo di la caccia a ladri di polli, la criminalità stava cambiando e che anche le indagini di polizia dovevano adeguarsi ai tempi. Fu così che nacque l’idea della “mobile”, cioè di una polizia che si muovesse in auto e che fosse divisa per settori: omicidi, truffe, rapine…

Preferiva usare il cervello al posto del mitra

Ma lui non era un uomo d’azione, non amava le armi e non portava nemmeno la pistola. Preferiva far funzionare il cervello e stanare i criminali con l’ingegno piuttosto che con il mitra.

Per il suo primo caso partì da una radio rubata per smascherare un pluriomicida, uno degli ultimi condannati alla pena di morte in Italia. Poi vennero i casi famosi, come quello di Rina Fort che sterminò la famiglia del suo amante e che Nardone convinse a confessare con un trucco: le mostrò una sciarpa dell’uomo sporca di rossetto per convincerla che lui l’aveva già dimenticata. E lei parlò.

E poi la cattura dell’imprendibile bandito Carlo Bollina, rintracciato da Nardone fingendosi idraulico nella casa di alcuni suoi parenti. Fino alla clamorosa rapina di via Osoppo, un colpo a un portavalori organizzato in un modo così professionale come non si era mai visto prima in Italia. Nardone fece pedinare un pregiudicato che si era comportato in modo sospetto durante i rilievi sul luogo del furto e tramite lui scoprì tutti i componenti della banda. Il capo, Enrico Cesaroni, che si era rifugiato in Venezuela, una volta estradato in Italia volle stringere la mano al commissario per congratularsi con lui. Altri tempi.

Un napoletano innamorato di Milano

L'attore Sergio Assisi nei panni del Commissario Nardone per la fiction di Raiuno del 2012.

L’attore Sergio Assisi nei panni del Commissario Nardone per la fiction di Raiuno del 2012.

Piccolo, col volto spigoloso, la fronte spaziosa e due baffetti neri sul labbro superiore Nardone era abituato al profumo del mare e al caffè fatto come si deve della sua Napoli. Invece, a Milano trovò solo nebbia e freddo, di bar neanche l’ombra. Eppure di quella città così inospitale Nardone si innamorò e lei finì per ricambiare, visto l’affetto e il bel ricordo che ha lasciato in chi lo ha conosciuto. Non solo, fu anche una donna, Eliana, a innamorarsi di lui e a sposarlo. Per tutta la vita, fu lei l’unica capace con dolcezza di tenergli testa.

Nella fiction che la Rai gli ha dedicato qualche anno fa, Nardone era interpretato dall’attore Sergio Assisi, napoletano come il poliziotto, mentre Giorgia Surina era Eliana. Assisi è riuscito a riprodurre l’ironia, il disincanto, l’intuito e la profonda umanità di Mario Nardone, un uomo che non solo fu molto amato dai suoi agenti ma anche rispettato da criminali e banditi che ancora seguivano un loro codice d’onore.

Divenuto questore di Como, Nardone andò in pensione nel 1980 e un male incurabile se lo portò via solo sei anni dopo, all’età di 71 anni. Oggi sarebbe stato contento di vedere la sua straordinaria carriera, a cui praticamente dedicò tutta la vita, riprodotta in quella TV che ai suoi tempi stava appena nascendo.

Qui, una bella intervista di Enzo Biagi, del 1983, con Nardone ormai in pensione. Davvero un’altra epoca.


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti, mentre Il passato è una bestia feroce è il primo thriller di una nuova serie. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitter, PeriscopeGoogle+, Instagram e attraverso la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive).




3 Comments

  1. Bell’articolo, in linea con tutto il blog, molto avvincente la fiction sul Commissario.
    Erroneamente viene indicato il 119 come numero di emergenza, invece che 113 o 112 (NUE) per l’Italia;
    non ricordo se il primo attualmente è associato ancora ad un operatore di telefonia, mentre il 911 è utilizzato in America.

    1. Caro felice, se non siamo ignoranti noi, magari perché il 119 è venuto prima del 113, (oggi è il numero clienti TIM) Massimo si è sbagliato sicuramente perché va molto all’ Estero e smanetta in fretta sul cellulare. Come questi:
      http://www.marcoronline.net/index.php/14-pc-blog/servizi/634-chiami-il-119-e-rispondono-i-carabinieri-ecco-la-soluzione.html

      1. Avete ragione voi! Il numero che Nardone aveva istituito, il 777, era l’antesignano del 113. E non del 119, come scrivevo io. Grazie per le segnalazioni.

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