La sfida del libro impossibile di J.J. Abrams

Si può creare un libro che non solo racconti un mistero, ma sia esso stesso un mistero?

J.J. Abrams "S" - Ship of Theseus (V.M. Straka) - recensione di Massimo Polidoro

È la sfida che si è posto un moderno creatore di enigmi, il regista J.J. Abrams, papà di Lost, Fringe e regista dei nuovi Star Trek e del settimo Star Wars. Ci è riuscito?

Il libro, che Abrams ha scritto con Doug Dorst, e che in Italia è edito da Rizzoli Lizard (pp. 472, € 35), si intitola semplicemente “S.” ed è qualcosa di veramente eccezionale. Arriva in un cofanetto sigillato contenente un volume che sembra preso a prestito da una biblioteca americana, con tanto di segnatura, pagine ingiallite e odore di stantio.

Si intitola La nave di Teseo, sembra essere un romanzo pubblicato nel 1949 da un misterioso scrittore, V. M. Straka, autore di cui non si sa nulla, mai apparso in pubblico e su cui si fanno mille congetture, anche sul fatto che sia vivo oppure morto.

Il romanzo (e qui stiamo parlando de La nave di Teseo) racconta di un uomo, S. per l’appunto, che ha perso la memoria e si trova imbarcato su una nave insieme a un equipaggio di 19 marinai muti.

Questo è il primo livello. Si potrebbe leggere La nave di Teseo come fosse un autentico romanzo e fermarsi lì. Ma il gioco elaborato da Abrams è ben diverso. Perché il libro, pieno di annotazioni ai margini, è un oggetto che vive su più piani.

Gli appunti sono scritti da mani diverse. C’è una prima serie di commenti a matita realizzati da Eric, un ragazzo che ha preso il libro in prestito in biblioteca e ne è rimasto stregato. Poi il libro lo ha preso una ragazza, Jen, che a sua volta ha lasciato commenti a cui Eric ha risposto e lo scambio tra i due è realizzato con penna blu in corsivo e pennarello nero in stampatello.

Non è finita qui. Perché i due ragazzi riprendono nuovamente in mano il libro per rileggersi e rispondersi nuovamente in un nuovo scambio, questa volta verde e arancio. Solo che non sono soli, forse c’è un terzo incomodo che scrive insieme a loro… Per non parlare delle note scritte dal curatore del libro, tale F.X. Caldeira,, che inserisce strani messaggi in codice che fanno pensare che forse si tratti di una donna, magari innamorata di Straka!

Finito? Nemmeno per idea. La straordinarietà del libro di Abrams sta nel fatto che l’esperienza che vuole trasmettere al lettore è quella di trovarsi tra le mani un autentico volume dove non solo i suoi precedenti possessori hanno lasciato le loro note a margine, ma hanno riempito le pagine di oggetti raccattati qua e là.

Riprodotti con enorme cura, in ciascuna copia del libro, sono presenti ritagli di giornale ingialliti, lettere dello stesso Straka in tedesco, appunti, cartoline, fotografie, fogli di un blocco con racconti all’apparenza autonomi, una misteriosa bussola e un tovagliolo di carta su cui è disegnata una mappa.

Quando ho trovato questo libro, più di un anno fa, in una libreria di New York sono rimasto subito colpito. Non ne aveva parlato nessuno, che sapessi, e il nome di Abrams, regista che apprezzo, mi ha incuriosito all’istante. Mi è bastato sfogliare qualche pagina per capire immediatamente che quel libro doveva essere mio.

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Al di là del gioco in sé, si tratta di un omaggio estremo alla bellezza del libro cartaceo come oggetto da sfogliare, vivere e conservare. Anche se esiste la versione in ebook, un libro del genere ha senso solo se può essere sfogliato.

E veniamo alla domanda iniziale: la sfida di Abrams è riuscita? Se devo essere sincero non lo so. Per quante volte abbia preso in mano il libro, mi sia divertito a sfogliarlo, a leggere qualche parte, a tentare di risolvere qualche enigma, non sono ancora riuscito a portarlo a termine.

Però non mi stupirei se fosse proprio questo lo scopo di Abrams. Creare cioè un’esperienza coinvolgente ma che, come insegna lo stesso Lost, rimane aperta e non si conclude mai con un finale risolutivo, lasciandoci liberi di immaginare il seguito o, semplicemente, perplessi di fronte a un mistero che, in quanto tale, non avrà mai soluzione.

So però di altri che il libro lo hanno terminato e sono rimasti soddisfatti. A voi la scelta, dunque. Procuratevi una copia del libro e lasciate che vi ispiri. Deciderete una pagina alla volta che strada prendere e scoprirete se il piacere del mistero avrà la meglio su di voi…


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti. Il suo primo thriller, Il passato è una bestia feroce, è in libreria dal 3 marzo. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitterGoogle+ e attraverso la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive).




5 Comments

  1. Ciao, appena ho visto la struttura di questo libro mi è venuto immediatamente in mente “House of Leaves” di Mark Z. Danielewski.
    Dovrebbe piacerti, anche solo come opera d’arte unicamente da osservare.
    Conosci?

    1. Grazie per la segnalazione! Non lo conoscevo.

  2. Gli autori di “S.” riferiscono di aver preso spunto dalla vita, misteriosa e avventurosa, dello scrittore B.Traven e dai suoi romanzi (specie la “nave morta”) eppure c’è da domandarsi:

    1) quanto possa aver influito il romanzo di Umberto Eco “Il cimitero di Praga”, che come è noto è strutturato intorno all’amnesia del protagonista (tale Simonino Simonetti N.b.invertendo la lettera s con la m, Simonino diventa sinonimo —-> ossia: simile) che proprio al fine di far riemergere i propri ricordi si scambia note e commenti sul diario con il suo coinquilino senza mai incontrarsi (trattandosi del suo alter ego!).
    2) quanto possa aver influito il romanzo “S.” nella scelta di Umberto Eco del nome per la propria casa editrice, fondata con altri, “La nave di Teseo”.

    Solo coincidenze? o un loro reciproco omaggio? ..su questo riflettere io dovrò!

    1. Belle considerazioni, Luca. Sono sicuro che Eco avrà apprezzato “S”, ma se si sia trattato solo di coincidenze ormai credo sia difficile saperlo.

      1. Grazie Massimo, per la tua gentile risposta ed osservazione: chissà, magari qualcuno dei collaboratori di Eco o gli stessi J.J.Abrams e Doug Dorst saprà dircelo!
        ps.ho scritto per errore Simonetti, mentre il cognome del protagonista del romanzo di Eco è Simonini.

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