Le congiure esistono, ma quasi mai si realizzano come previsto

Un dato di fatto, che i teorici della cospirazione tendono a trascurare, è che nella vita sociale nessuna azione ha mai esattamente il risultato previsto. Le cose alla fine risultano sempre un po’ diverse da come si pensava.

L’idea che architettare cospirazioni che coinvolgono grandi quantità di persone, oltre a eventi che si devono verificare in maniera precisa e articolata nelle sequenze programmate, sia qualcosa di fattibile è un errore fatale. Il mondo e la storia non funzionano come meccanismi di un orologio. Di questo e altro ho parlato nella recente intervista che ho rilasciato al quotidiano svizzero laRegioneTicino. Vi ripropongo di seguito le domande del giornalista Ivo Silvestro e le mie risposte.

Leggendo Rivelazioni – Il libro dei segreti e dei complotti di Massimo Polidoro (edizioni Piemme), scopriamo tutto sui misteri della morte di Kennedy e di Paul McCartney – sostituito da un sosia –, sull’avvelenamento di Napoleone e l’arrivo degli alieni sul nostro pianeta, oltre che sul Santo Graal, sul tesoro del pirata Jean Lafitte e molti altro. Purtroppo, o per fortuna, scopriamo che molti di questi misteri, in realtà, non ci sono: a Dallas non ci fu un secondo cecchino a sparare a Kennedy, Paul è vivo e canta insieme a noi, Napoleone non è stato avvelenato e così via.

L'articolo de laRegioneTicino Clicca per ingrandire).

Massimo Polidoro, per molti questo libro sarà una delusione… Possibile, si chiederanno, che questi grandi eventi abbiano una spiegazioni così banale?

In realtà, le spiegazioni non sono affatto banali. Possono apparire tali solo a chi le guarda in superficie, ma se si va a fondo, come ho fatto io, si scopre che la realtà è spesso più incredibile di tutte le fantasie cospiratorie. Scoprire per esempio come un fallito in cerca di riscatto come Lee Harvey Oswald abbia potuto trovarsi nel posto giusto al momento giusto, cogliendo l’occasione per lasciare un’impronta lurida e indelebile sulla storia, uccidendo il presidente Kennedy, è qualcosa che lascia senza parole. Il fatto è che certe risposte non ci soddisfano perché pensiamo che grandi delitti o grandi misteri debbano per forza avere dietro menti raffinate e grandi macchinazioni, ma non è quasi mai così. Pensiamo che personaggi storici o comunque celebri non possano morire in incidenti banali o per coincidenze impreviste, ma purtroppo accade. Accettare che chiunque, persino il presidente degli Stati Uniti, può essere vulnerabile è qualcosa che ci spaventa, perché se nemmeno l’uomo più potente della terra è al riparo dai pericoli, allora significa che anche noi possiamo essere spazzati via da un giorno all’altro. Ecco allora lo stimolo a immaginare gigantesche cospirazioni per giustificare ciò che non possiamo accettare. Pier Paolo Pasolini diceva che il complotto ci fa delirare perché ci libera dal peso di doverci confrontare da soli con la verità. Aveva ragione.

Immagino che in molti ti abbiano accusati di essere o molto ingenuo, o parte del complotto, magari sul libro paga di qualche associazione segreta. In genere come rispondi a queste accuse?

Chi avanza questo tipo di accuse, in realtà, crede di conoscere l’argomento di cui parla ma ne ha solo una conoscenza superficiale e si convince di sapere tutto quello che c’è da sapere. In Rivelazioni, per esempio, è vero che dedico al caso Kennedy solo una quindicina di pagine, ma si tratta di un riassunto dei fatti principali che derivano da un’inchiesta più ampia che occupava un terzo di un altro mio libro, Grandi gialli della storia (uscito di nuovo questa estate come allegato alla rivista Focus), a sua volta frutto di anni di studio e approfondimento sulle migliaia di pagine delle inchieste condotte in 50 anni sulla vicenda. E così per tutti gli altri argomenti di cui mi occupo. Sono 25 anni che studio e che scrivo su questi temi, non penso proprio mi si possa dare dell’ingenuio. Quanto alle insinuazioni di far parte del complotto (di quale in particolare? Di tutti i complotti del mondo?), o di essere pagato per depistare, sono assolutamente ridicole. Ricorrere all’insulto o alla denigrazione dell’altro è l’unica strategia di chi non ha argomenti per replicare alle critiche fondate esclusivamente su fatti e dati oggettivi, come quelle che presento nei miei libri. Se poi avessi voluto davvero guadagnare con i complotti, avrei fatto l’esatto contrario di quello che faccio: avrei cioè raccontato che è tutto vero, come fanno certi programmi TV e certi libri speculando sul bisogno di risposte suggestive e semplici da parte del pubblico.

Se molti complotti sono inventati, ce ne sono molti purtroppo autentici. Anche senza scomodare l’attualità, se Giulio Cesare fosse stato un po’ complottista forse sarebbe sopravvissuto alle Idi di marzo. Come distinguere una (sana) diffidenza con le teorie del complotto?

Spesso si è portati a credere alle teorie della cospirazione perché, effettivamente, i governanti non di rado legittimano questo tipo di sospetti. Decisioni e comportamenti illeciti da parte di chi è al potere, una volta scoperti, alimentano il sospetto e la sfiducia nei confronti delle istituzioni. Si tratta ovviamente di abusi e reati che vanno scoperti e denunciati. Ma c’è una differenza fondamentale tra chi denuncia soprusi e illeciti governativi e chi va a caccia di cospirazioni. I primi raccolgono fatti e sulla base di quelli cercano di costruire una tesi che permetta di spiegare tutti gli episodi raccolti. I secondi, invece, partono con un’idea preconcetta (per esempio, l’11 settembre non può essere opera di Al Qaeda, devono essere stati per forza gli stessi americani ad avere organizzato gli attentati per avere il pretesto di scatenare una guerra in Iraq) e vanno alla ricerca di fatti e particolari che la soddisfino e sembrino confermarla, scartando e ignorando allo stesso tempo tutto ciò che contrasta con tale idea.
Le cospirazioni esistono ma la verità, come diceva il filosofo Karl Popper, è che esse non si realizzano “mai” o “quasi mai” nei modi in cui gli attori coinvolti si aspettavano. Che l’assassino di Marat o quello di Lincoln abbiano agito da soli o con dei complici, non sembra che quelle azioni abbiano giovato rispettivamente alla causa legittimista o alla causa dei Sudisti. La nostra analisi della storia non può non tenere conto di quelle che potremmo chiamare le conseguenze non intenzionali delle nostre scelte e decisioni. In altre parole, nessuna azione ha mai esattamente il risultato previsto. Le cose alla fine risultano sempre un po’ diverse. Nella vita sociale non si riesce quasi mai a produrre esattamente l’effetto desiderato, e di solito si ottiene anche qualcosa che non si voleva.

La diffusione del complottismo può avere effetti sociali negativi?

Ne vedo soprattutto tre: il primo è quello di indurre un senso di impotenza politica. Che cosa può fare la gente comune, se il mondo è gestito da società segrete come gli Illuminati, famiglie facoltose come i Rockefeller o i Rothschild, agenzie di intelligence come la Cia o il Kgb, che operano in segreto per stabilire un nuovo ordine mondiale? Tanto vale arrendersi. Ancora più devastante il secondo effetto: l’angoscia per un pericolo inesistente induce a comportamenti suicidi. Credere che i vaccini siano responsabili dell’autismo è una teoria che non ha fondamento e nasce dalla truffa di un medico radiato dall’albo, Andrew Wakefield, pagato per dichiarare il falso… Chi rifiuta di vaccinare i propri figli non solo li espone al rischio di malattie che si ritenevano debellate come il vaiolo o la rabbia, ma contribuisce alla diffusione dei virus anche nel resto della popolazione. E proprio in questi giorni abbiamo saputo che la disinformazione ha fatto breccia, tanto che le vaccinazioni contro rosolia e morbillo sono crollate del 25%. Il terzo effetto è deviare la protesta sociale verso falsi obiettivi: la campagna sulle cosiddette «scie chimiche», l’innocua condensa degli aeroplani spacciata per misteriosi gas venefici, distoglie l’attenzione da minacce autentiche come gli scarichi delle auto o i rifiuti tossici.

Tra le varie rivelazioni che fai nel libro, qual è secondo te quella più divertente?

Ce ne sono diverse che trovo divertenti, come quelle legate ai presunti codici segreti nascosti in quadri e dipinti celebri o come le tecniche di Houdini per liberarsi da catene e prigioni o quelle dei “pickpocket” per borseggiare il pubblico ignaro. Ma, senza dubbio, la palma di bufala più spassosa va alla leggenda sulla morte di Paul McCartney: mettersi a cercare i presunti indizi nelle canzoni e sulle copertine dei dischi dei Beatles, indizi che dovrebbero dimostrare come Paul morì in incidente nel 1966 per essere poi sostituito da un sosia, è un passatempo che mi divertiva tantissimo da ragazzino e che tutt’ora trovo esilarante.

 


Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario nazionale del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre quaranta libri e di centinaia di articoli pubblicati su Focus e numerose altre testate. Rivelazioni. Il libro dei segreti e dei complotti (Piemme) è il suo libro più recente. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitter e Google+.




3 Comments

  1. Ma, come volevasi dimostrare, sono state scoperte abbastanza presto e non sono andate quasi mai come avrebbero dovuto.

  2. Saluti sig. Polidoro e grazie per la sua attività,con la quale concordo all 98%.Ho però qualche dubbio che vorrei potesse essere chiarito da Lei.Credo che i complotti siano un po’ piu’ numerosi di quello che si afferma nel suo utimo libro e le cito ad esempio il golpe in Cile del 1973,non fu forse un ‘attività’ della CIA (non la vogliamo chiamare complotto?) a destituire violentemente Allende per mettere le mani sulle miniere di rame?Oppure ci siamo già dimenticati di generali americani (Colin Powell se non erro) che si presentava con fiale di presunte sostanze che erano nelle mani di Saddam Hussein,a suo dire,pronte a diventare e celeberrime ed invisibili ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA irachene?Chi poi presento falsi documenti che avrebbero dovuto attestare l ‘acquisto di Uranio,sempre da parte dell Iraq,proveniente dal Ciad??Ma fabbricare falsi documenti,esibirli per giustificare un attacco militare come si puo’ chiamare?Infine mi sembra che George W. Bush parlo di un collegamento tra i Talebani (armati per anni dagli USA in funzione antisovietica) e l ‘attentato dell 11 settembre e tutto senza supporto di nessuna prova,che non poteva essitere essendo i talebani assolutamente non coinvolti con 11/9.
    Grazie per la pazienza e se mi togliesse qualche dubbio mi farebbe un grande favore

    1. La ringrazio, Edoardo. Mi trova d’accordo, i complotti e le congiure reali sono moltissime e spesso si sono tradotte in autentiche tragedie. Ma scopo del mio libro non era parlare di questo, bensì esaminare la sindrome di coloro che vedono le cospirazioni anche dove non ci sono e che si servono di tecniche pseudoscientifiche per costruire ipotesi del tutto campate per aria. Però, non escludo in futuro di occuparmi di vicende dove le cospirazioni c’erano eccome. Un esempio lo trova qui: http://bit.ly/1pNZQuM

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