James Joyce diceva che «gli errori sono l’anticamera della scoperta». Eppure, l’idea che qualunque cosa si faccia deve riuscire al primo tentativo, altrimenti si passa oltre o si desiste, non potrebbe essere più diffusa. Come mai? Su questo tema, dopo avere letto il mio post sul lavoro di riscrittura necessario per raggiungere un testo presentabile, Riccardo, designer, mi ha scritto una bella mail che (con il suo permesso) ho il piacere di proporvi qui come “guest-post”.

"Chi non ha mai commesso un errore non ha mai tentato qualcosa di nuovo", Albert Einstein.

 

«Confesso di non sopportare per nulla i tizi che vendono l’idea e coltivano la convinzione che basti un’idea, ci si alza al mattino e conta quell’intuizione da mettere in pratica» dice Riccardo e continua:

«Quanto hai scritto nel tuo post è esattamente quello che vedo ogni giorno nella progettazione e nel design, dove si buttano via tanti figli (le idee o le caratteristiche di un progetto) a cui ci si affeziona per arrivare a un risultato dove ci sono tanti scarti, trucioli, e rimane solo un progetto finale levigato e asciutto. Sia esso grafico, web, un servizio o un oggetto.

«Confesso di non sopportare per nulla i tizi che vendono l’idea e coltivano la convinzione che basti un’idea, ci si alza al mattino e conta quell’intuizione da mettere in pratica.

«Caso mai potrebbero essere artisti… tuttavia, anche gli artisti, se non sbaglio, ripassano costantemente, rielaborano la loro idea o target finale. Magari lo fanno a mente, concettualmente oppure altri facendo delle prove o dei lavori di studio/approssimazione.

«Non so spiegare socialmente come mai si sia sdoganata l’idea che basta fare una cosa una volta, al primo tentativo, e debba venire bene altrimenti si passa oltre o si deve desistere. Forse viene dalla presentazione di tanti progetti così apparentemente maestosi dove non si vede alcun retroscena, dove le difficoltà devono essere nascoste, quasi un disvalore invece che il vanto di averle superate!

«In questo senso gli artisti, musici o anche altri, spingono questa immagine raccontando sempre come le canzoni nascano sulla tazza del cesso o al bar con gli amici, o in macchina in autostrada. Come se ci fosse un’infusione divina e ciò donasse solo sovraumane capacità a giustificare il valore del risultato, quando invece, dopo quella prima stesura o intuizione, ci sono settimane di lavoro in sala prove, arrangiamenti, etc.

«Come genitore è difficile, pure, trasmetterlo ai bimbi, fargli capire che si riesce sbagliando e per tentativi e mai alla prima volta.

«Devo dire che in questo senso alcune trasmissioni apparentemente noiose o puramente descrittive come alcune serie in onda su Focus o Dmax hanno in realtà il seme giusto: fanno vedere, non il megaponte o il mega ”progetto” finito da acclamare e osannare, quanto i retroscena ed il lavoro continuo irto di problemi e imprevisti da superare per andare avanti».

E voi che ne pensate? Vi capita spesso di scontrarvi con questa mentalità che non contempla nemmeno l’idea che per imparare bisogna sbagliare?


Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario nazionale del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre trenta libri e di centinaia di articoli pubblicati su Focus e numerose altre testate. Il suo ultimo libro, scritto con Marco Vannini, è Indagine sulla vita eterna, pubblicato da Mondadori.


2 risposte

  1. Verissimo, Licia. Ma credo che il discorso non sia tanto quello della perfezione (irraggiungibile e, comunque, poco interessante), quanto piuttosto del non accontentarsi subito del primo tentativo, ma spingere per ottenere il meglio che si può. Nella scrittura, ma in tanti altri ambiti “artistici”, si pensa invece che l’ispirazione scenda da chissà dove e quello che si produce sia intoccabile. Sbagliato, è solo il primo passo.

  2. Il tema è che la società e le logiche aziendali sono tali spesso da non darti il tempo e le risorse per fare “n” tentativi; la perfezione (se esiste ed è cmq relativa e soggettiva) è anti economica. Questo è il punto!
    Nella vita personale è tutta un’altra cosa, perseverare e credere fino in fondo nei propri progetti è fondamentale e irrinunciabile.

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