Fu Leonardo Da Vinci l’autore della Sindone?

La datazione al radiocarbonio del 1988, così come i documenti storici, sembrano tutti indicare che la Sindone di Torino è un’opera realizzata dall’uomo. Ma chi l’ha fatta?

Secondo Lynn Pickett e Clive Prince sarebbe opera, nientemeno, che di Leonardo Da Vinci.

La scrittrice Victoria Hazel interpreta un passaggio nel Codice Atlantico come una “confessione” da parte del suo autore: «Quando io feci Domene Dio putto, voi mi mettesti in prigione: ora s’io lo fo grande, voi mi farete peggio».

Non solo, secondo l’americana Lillian Schwartz, il volto della Sindone combacerebbe con l’autoritratto di Leonardo e sarebbe dunque un esperimento di tecniche pre-fotografiche ideato dal genio di Vinci.

Ma si tratta unicamente di fantasie.

In realtà, tanto le fonti storiche (il primo riferimento scritto alla Sindone è in un memoriale del 1389) quanto la datazione scientifica operata con il radiocarbonio circoscrivono l’età del telo sindonico a un periodo compreso tra il 1260 e il 1390.

Si tratta dunque verosimilmente di un’opera d’arte, ma che non può essere stata realizzata da Leonardo visto che esisteva già da almeno un secolo prima che lui nascesse.

Per approfondire il discorso sulle indagini che dimostrano come la Sindone sia quasi certamente un artefatto medievale, si vedano i libri di Luigi Garlaschelli, Processo alla Sindone (Avverbi), e di Antonio Lombatti, Il Graal e la Sindone (CEP), e questo sito. Tra i miei libri, si veda Grandi misteri della storia (Piemme).

 


Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario nazionale del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e numerose altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti. Si può seguire Massimo Polidoro anche su Face-bookTwitterGoogle+ e attraverso la sua newsletter (che da diritto a omaggi ed esclusive).




9 Comments

  1. Ma come si possono scrivere simili stupidaggini? E voi sareste i cultori della scienza? Non accetto di essere preso in giro in questo modo! Non avete il diritto di scherzare con queste cose o di prenderci per il naso.

    Chiunque abbia un po’ di cultura non può non conoscere le ultime ricerche dell’ENEA al riguardo (COLORAZIONE SIMIL–SINDONICA DI TESSUTI DI LINO TRAMITE RADIAZIONE NEL LONTANO ULTRAVIOLETTO – Riassunto dei risultati ottenuti presso il Centro ENEA di Frascati negli anni 2005 – 2010 – RT/2011/14/ENEA):

    “…i nostri risultati dimostrano che un brevissimo e intenso lampo di radiazione VUV direzionale può colorare un tessuto di lino in modo da riprodurre molte delle peculiari caratteristiche della immagine corporea della
    Sindone di Torino, incluse la tonalità del colore, la colorazione superficiale delle fibrille più esterne della trama del lino, e l’assenza di fluorescenza. Tuttavia, va sottolineato che la potenza totale della radiazione VUV richiesta per colorare istantaneamente la superficie di un lino corrispondente ad un corpo umano di statura media, pari a

    IT x superficie corporea = 2000 MW/cm2 x 17000 cm2 = 34mila miliardi di Watt

    rende oggi impraticabile la riproduzione dell’intera immagine sindonica usando un singolo laser eccimero, poiché questa potenza non può essere prodotta da nessuna sorgente di luce VUV costruita fino ad oggi”.

    1. Gentile Mauro, le rammento che non è con le aggressioni o gli insulti che si può discutere e progredire nelle conoscenze. Lei cita lo studio dei ricercatori dell’ENEA e sostiene che questo dimostrerebbe l’impossibilità di riprodurre la Sindone.

      La invito a leggere l’analisi di quello studio fatta da Garlaschelli a suo tempo (2011). La trova qui: http://www.queryonline.it/2011/12/28/una-fibrilla-per-la-sindone/

      In particolare, Garlaschelli scrive: «Gli autori si limitano a studiare le caratteristiche delle fibre di lino ingiallite che formano l’immagine antropomorfa sulla Sindone; non si fa cenno del fatto che tali fibre colorate si trovino anche al di fuori dell’immagine, o del fatto che sono state trovate nella zona dell’immagine microtracce di ocra».

      Inoltre rileva come «gli autori affermano che “i ricercatori STURP conclusero che l’immagine corporea non è dipinta, né stampata, né ottenuta tramite riscaldamento”… In realtà secondo lo STURP l’ingiallimento potrebbe essere dovuto a degradazione e ossidazione della cellulosa del lino, a sua volta indotta da cause termiche o chimiche».

      E conclude: «Per essere ancora più chiari: supponiamo che un moderno falsario voglia riprodurre un dipinto eseguito alcuni secoli fa, e del quale si conoscono le più minute caratteristiche microscopiche. Partendo da materiali (tela, legno, ecc.) moderni, il falsario dovrebbe anche trovare qualche metodo per invecchiare artificialmente la sua opera. Potrebbe sperimentare con una lunga esposizione alla luce solare, o un trattamento con prodotti chimici, o scaldare l’opera in un forno elettrico, o in un forno a microonde… o magari usare un laser UV; questo ovviamente non vorrebbe dire che l’opera originale che sta cercando di imitare sia stata prodotta, secoli prima, grazie a microonde o con un laser UV, quindi i risultati dei ricercatori dell’ENEA non bastano a escludere l’ipotesi di un falsario medioevale».

      Infine, come osserva Antonio Lombatti, «può mai essere rilevante il modo in cui si è prodotta l’immagine, se la reliquia fu bollata come falsa quando apparve in Francia verso il 1355 e se perfino i proprietari definivano la Sindone una rappresentazione del sudario di Cristo? Come ha detto giustamente uno degli scienziati che ha messo la parola fine alla controversia sull’età del lino, se non si trattasse di una reliquia importante per la fede di alcuni cristiani nessuno ne parlerebbe più. Impressionante il numero di persone che i marpioni della sindonologia continuano a coinvolgere nella speranza di provare che la Sindone sia almeno del primo secolo: dal pregiudicato Kuznetsov a Garza Valdès, da Jackson a Fanti, da Benford e Marino fino a Di Lazzaro. Il risultato, tuttavia, non cambia mai. Nessuna prova dell’esistenza della reliquia prima del XIV secolo, nessuna prova che il C14 sia errato».

      1. A me non pare affatto che quella di Mauro si possa qualificare come aggressione e tanto meno come insulto. E’ solo la reazione di una persona indignata, tutto qui.

        Lei come risponderebbe ad uno che le offre una moneta evidentemente falsa in cambio di una vera? Il fatto è che la facilità con cui voi liquidate qualsiasi cosa (o mistero che dir si voglia) a volte riesce urtante. Questo soprattutto quando continuate a riproporre le stesse identiche spiegazioni anche dopo che ve le hanno smontate pezzo a pezzo.

        Adesso, a meno che voi non siate in grado di smentire gli scienziati dell’ENEA, cosa del quale dubito molto, dovreste avere l’umiltà di ammettere che ci sono dei conti che non tornano.

        Non si può continuare ad offendere l’intelligenza delle persone con la storiella della Sindone come falso medioevale. Oppure intendete dire che quelli dell’ENEA sono degli incompetenti?

        Spero di non essere accusato a mia volta di essere un aggressore. Attendo una sua cortese risposta.

        1. Prendendo per buona la ricerca dell’ENEA mi pare che invece di avvicinarsi alla soluzione ci si allontani. Troppo semplice l’ipotesi dell’ocra rossa, e allora supponiamo un corpo che sprigiona una energia da deflagrazione cosmica… semplice, no? Per milletrecento anni dove sarebbe stato conservato quel telo? Gli evangelisti non lo hanno mai visto? Se quella immagine è stata prodotta dall’energia sprigionata da un corpo umano (divino?) perché non c’è continuità tra l’immagine frontale e quella posteriore, ovvero: perché si interrompe sopra la fronte, e la sommità della testa, che pure doveva essere aderente al telo, non è riprodotta? Il disegnare il fronte/retro di una figura è indizio del modus operandi di un artista.

      2. Caro signor Polidoro,

        ho letto le obiezioni nel documento da lei indicato e che riporto nella sintesi:

        «Solo per il fatto di avere ottenuto risultati simili con un laser ultravioletto, non significa che questo sia il solo modo nel quale potrebbe essere stato fatto in origine. Ci sono varie possibilità, e potrebbe essere anche un effetto casuale dovuto a una serie di diversi fattori. Ma nelle scienze archeologiche, essere in grado di riprodurre qualcosa non vuole dire che quella fosse la tecnica impiegata; può semplicemente dimostrare che si ha una nuova tecnica da provare».

        Leggendo quanto sopra chiunque si può rendere questo che questa e una non-risposta. Per dire che possono esserci molti modi per ottenere un qualche risultato non occorre essere scienziati, anche un calzolaio può farlo.

        La ricerca eseguita dai tecnici dell’Enea è scientifica, ossia quantitativa, con misure ed esperimenti ben determinati. Il lavoro da lei citato non contiene nulla di tutto ciò, contiene solo parole, supposizioni e valutazioni non quantitative, ossia non rigorose e perciò non scientifiche. Proprio ciò che capita di leggere nelle relazioni del Cicap. Parole, parole, soltanto parole.

        La mia opinione è che fareste bene a dare una profonda revisione ai vostri statuti e soprattutto alla vostra metodologia. Grazie!

        1. Il problema, Nicola, non sono le misurazioni quantitative: ma che cosa si misura. La ricerca degli studiosi dell’ENEA ha semplicemente dimostrato che certi effetti sulla Sindone si possono ottenere con un laser ultravioletto. Garlaschelli, Nickell e altri hanno dimostrato che si possono ottenere gli stessi effetti con un bassorilievo e ocra rossa. Si può speculare fin che si vuole sulla tecnica esatta con cui è stato realizzato il telo, resta il fatto che tanto la misurazione al radiocarbonio quanto le prime documentazioni storiche lo situano al XIV secolo d.C.

          Qui non ho lo spazio per andare oltre, ma chi fosse interessato ad approfondire l’argomento Sindone, oltre ai testi sopra citati, suggerisco la lettura del documentatissimo materiale che trovate qui: http://sindone.weebly.com/articoli.html

  2. @John, nell’articolo dice che esiste un documento scritto del 1389 che parla della sindone, il che già invalida la teoria.

    Per quanto riguarda la datazione, non sono un esperto (anzi) ma leggo su wikipedia che il calcolo dell’età con il carbonio 14 ha un margine di errore compreso tra il 2% e il 5%, quindi più un reperto è recente più dovrebbe essere precisa la datazione.

    1. mb,
      ok, grazie.
      In effetti ero convinto del contrario, che più un reperto fosse recente, meno fosse preciso il C14, anche se non capisco ancora una cosa (parlo da totale inesperto): se come dici tu “più un reperto è recente più dovrebbe essere precisa la datazione”, allora se lo si applica a un oggetto di dieci anni fa la datazione dovrebbe essere incredibilmente precisa… sarei grato a chi mi spiegasse bene se è effettivamente così.

      Infine una precisazione perché prima mi sono spiegato male. È vero che il documentodel 1389 invalida già la teoria. Quando ho detto che il c14 non invalida la teoria, intendevo dire “non concorre ad invalidare la teoria” (che magari è invalidata comunque da altri fattori, come appunto la menzione nel documento preesistente).

  3. Massimo, un dubbio: io pensavo che la radiazione del radiocarbonio fosse precisa su altre scale di grandezza temporale almeno le migliaia di annni… per cui, un periodo di circa cento anni non dovrebbe essere inferiore al margine di errore del C14? (e quindi non invalidare la tesi leonardesca)?

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