Oggi è il giorno dei defunti, in Messico si concludono le celebrazioni per il Dìa de Muertos e ad Haiti si festeggia rispolverando il voodoo.

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Un interrogativo però torna spesso a risuonare in giorni come questi: esistono davvero gli zombi?

Secondo le leggende dell’isola di Haiti, lo zombi è un defunto riportato in vita da uno stregone bokor, seguace del culto voodoo, per essere sfruttato come schiavo nelle piantagioni. Nella successiva interpretazione occidentale, gli zombi dei film, come quelli di The Walking Dead, sono diventate creature mostruose che infestano il mondo e avanzano, inarrestabili e immuni al dolore, verso i vivi sopravvissuti per cibarsi della loro carne.

Fantasie cinematografiche e televisive a parte, è possibile che le storie di Haiti contengano un nocciolo di verità?

Morte apparente

L’origine stessa della parola non è chiara. Nelle Indie occidentali si chiama jumbie il fantasma e, nel Congo, nzambi denota lo «spirito di una persona morta». Come che sia, la lingua inglese vede per la prima volta l’utilizzo del termine zombi nel 1871, derivandolo dalla parola creola in uso ad Haiti zonbi, ovvero: persona creduta morta riportata in vita priva della parola e della propria volontà.

Gli zombi della tradizione haitiana non sarebbero veramente morti. È lo stregone bokor a somministrare a un vivo una “polvere” capace di farlo ammalare e cadere in uno stato di morte apparente. Una volta creduto morto e sepolto dai famigliari, lo stregone recupera la vittima e, somministrandole un’altra sostanza, la risveglia parzialmente.

Gli zombi così creati non hanno coscienza di sé e sono innocui, a meno di non dare loro del sale, sostanza capace di risvegliarli dal loro stato e renderli pericolosi. Inoltre, se uno zombi riesce a fuggire, lo si riconosce dallo sguardo vacuo, la voce nasale e i movimenti lenti e goffi.

Ad Haiti gran parte della popolazione, e talvolta anche certi medici, ritiene reale l’esistenza degli zombi; la “zombificazione” è contemplata espressamente dal Codice Penale di Haiti e giudicata reato: l’articolo 246 vieta la somministrazione di droghe atte a indurre morte apparente. Se la vittima, in seguito a ciò, viene sepolta, il reato è paragonabile all’omicidio.

La polvere degli zombi

Nonostante queste credenze siano così diffuse, però, gli antropologi e gli etnologi che hanno studiate il fenomeno hanno finito per paragonare queste storie alle leggende metropolitane: fanno leva sulle paure più nascoste della gente e sembrano plausibili, nonostante la loro evidente improbabilità. Nessun ricercatore, infatti, è riuscito a trovare prove sulla reale esistenza del fenomeno.

Tuttavia, nel 1982, un etnobotanico di Harvard, Wade Davis, si chiese se nella cosiddetta “polvere degli zombi” potesse trovarsi qualche sostanza capace di creare gli effetti descritti dalle leggende.

A stimolare la sua curiosità fu la notizia che un uomo che diceva di chiamarsi Clairvius Narcisse, creduto morto da 18 anni, era tornato al suo villaggio ad Haiti sostenendo di essere stato uno zombi ridotto in schiavitù.

Nel corso dei suoi viaggi sull’isola, Davis riuscì a recuperare dai bokor locali alcuni campioni di “polvere zombi” e scoprì che contenevano frammenti triturati di rospi, ossa umane, ragni, lucertole, piante urticanti e pesce palla.

Davis fu colpito dall’ultimo ingrediente. Si sa, infatti, che il pesce palla, come il pesce istrice, contiene la tetrodotossina, una potente tossina che blocca il canale del sodio nelle terminazioni nervose e può provocare paralisi e morte. In Giappone, dove il pesce palla è considerato una prelibatezza, sono in media 200 l’anno i casi di persone avvelenate da tetrodotossina.

Se, dunque, questa sostanza può provocare una paralisi nella vittima, ipotizzò Davis, la successiva somministrazione di allucinogeni potrebbe servire a mantenerla nello stato di dipendenza psichica tipica dello zombi.

In un primo esperimento, molto contestato, Davis somministrò ad alcuni topi un campione di polvere, provocando una paralisi negli animali. Una successiva ripetizione della prova da parte di un collega, tuttavia, non diede alcun risultato. Seguirono contese scientifiche e Davis fu anche accusato di avere messo qualche altra sostanza, nella polvere, per paralizzare i topi.

Niente zombi in cattività

Al di là del fatto che la polvere zombi esista e abbia davvero gli effetti ipotizzati da Davis, però, la spiegazione del fenomeno appare più complessa e, probabilmente, deriva da un intreccio di superstizioni ed errori di interpretazione.

Fino a poco tempo fa, ad Haiti non era obbligatorio che un medico redigesse un certificato di morte, la famiglia poteva seppellire da sé un defunto se lo credeva tale. Ecco, allora, la possibilità che in qualche caso di morte apparente la persona si sia “risvegliata”, inducendo a credere che fosse possibile tornare dalla morte. Un particolare interessante: nessuno, ad Haiti, ha mai visto uno zombi “in cattività”, quelli riconosciuti come tali erano sempre in fuga o vagavano senza meta.

Esami medici e psichiatrici pubblicati nel 1997 sul periodico scientifico Lancet, e condotti su tre presunti zombi ritornati, hanno portato i ricercatori a concludere così: «È improbabile che vi sia una sola spiegazione per tutti gli zombi. La più probabile è un errore di riconoscimento da parte dei parenti addolorati. Persone con schizofrenia cronica, danni cerebrali, incapacità di apprendimento, si incontrano non di rado che vagabondano per Haiti, ed è particolarmente probabile che si attribuisca loro la mancanza di volontà e di memoria che sono le caratteristiche di uno zombi».

 


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. L’avventura del Colosseo è il suo nuovo libro, e tra gli altri Rivelazioni, Il tesoro di Leonardo e i thriller Il passato è una bestia feroce Non guardare nell’abisso. Segui Massimo anche su FacebookTwitter, PeriscopeInstagram, Pinterest, Telegram e la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive). Per invitarmi a tenere una conferenza scrivete qui.


Una risposta

  1. Se fosse vera la leggenda che descrive la zombificazione come una pratica usata dal patronato agricolo per sfruttare automi umani nei campi sarebbe semplicemente orribile e sicuramente più terribile di certi film horror. Cmq un grazie infinito all inventore della leggenda perché il genere horror zombie è da sempre il mio preferito.

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