Il mistero dell’isola di Elefantina: un’altra “svista” per gli antichi astronauti

Conoscete l’isola di Elefantina? Si trova al centro del Nilo e, secondo i cultori del mito degli antichi astronauti, c’è un mistero che la riguarda.

piramidi antichi astronauti

L’isola aveva quel nome anche nell’antichità, secondo lo scrittore svizzero Erich Von Däniken, perché la sua forma richiama quella di un elefante: ma come potevano gli antichi Egizi vederla dall’alto se non erano dotati di velivoli volanti? La risposta è molto semplice…

L'isola di Elefantina al centro della cartina: la sua forma non ricorda nemmeno lontanamente un elefante.

L’isola di Elefantina al centro della cartina: la sua forma non ricorda nemmeno lontanamente un elefante.

«Ogni turista conosce l’isola di Elefantina», scrive Von Däniken nel suo celebre Chariots of the Gods? (in Italia: Gli extraterrestri torneranno, Armenia, Milano, 1969), «con il famoso Nilometro di Aswan. L’isola si chiama Elefantina anche nei testi antichi, perché si supponeva che somigliasse a un elefante. Quei testi avevano ragione: l’isola assomiglia davvero a un elefante.

«Ma come potevano saperlo gli antichi Egizi? Questa forma è riconoscibile unicamente da un aereo che voli ad alta quota, perché non c’è alcun rilievo che offra un panorama dell’isola e possa indurre qualcuno a fare un simile confronto» (pp. 81-82).

Cominciamo col dire che nell’antichità quest’isola, posta nel fiume Nilo all’altezza di Assuan, si chiamava Yeb o Yebu, cioè “avorio”, perché era un deposito commerciale per l’avorio importato dall’Africa subsahariana.

Il nome attuale deriva dalla traduzione greca del termine egiziano: elephantinos significa infatti “avorio” in greco.

Se proprio si vuole cercare un aggancio con gli elefanti, lo si può trovare nella forma delle rocce, grigie e massicce come placidi pachidermi.

Ma ciò che più conta è che, se si osserva la forma dell’isola dall’alto, si vede che non assomiglia affatto a un elefante. Ricorda forse una lacrima (o anche un’astronave, volendo!) ma di sicuro non un elefante: Von Däniken non ha nemmeno fatto lo sforzo di aprire un atlante e controllare.


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti. Il passato è una bestia feroce è il primo thriller di una nuova serie: il secondo si intitola Non guardare nell’abisso e arriva il 21 giugno 2016. Segui Massimo anche su FacebookTwitter, PeriscopeInstagram, Pinterest, Telegram e la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive). Per invitarmi a tenere una conferenza scrivete qui.




4 Comments

  1. Con tutto il rispetto, ma voi vi stare proprio imbottigliando. Le prove archeologiche che fornite sono davvero dilettantistiche e trovano lo spazio che trovano. Saranno pure gli americani stati vittoriosi nel mondo, ma il loro nuovo ellenismo è inverosimile. Tecnologie senza barlume di pensiero con dei valori che non siano i soliti verdoni, non servono a gran chè. Sono fiero di essere invece europeo, con una storia di gran lungo superiore e non faccio come quei cowboy così naif, che ne pensano una dopo l’altra confondendosi. La teoria degli antichi astronauti è una catastrofe. Alcun dio manipolò il nostro genoma come fosse una mitica argilla. Un tempo i russi ne sparavano una sugli ufo, in piena guerra fredda; ora l’irrazionale è purtroppo sulla bocca di tutti. Ma voi siete testoni. E allora continuate, continuate il gioco: nel malato sistema c’è posto per tutti.

  2. Guardando l’immagine, prima di leggere articolo e didascalia ho pensato “Ma che sta vaneggiando? al massimo può vagamente ricordare la sagoma di un capodoglio”.
    Poi ho letto la didascalia e l’articolo. Comunque criticare von Daniken è come sparare sulla croce rossa.

  3. Il punto è che ciò che si vede non è sempre la stessa cosa. (B. Russell – Macchie di Rorscach), senza contare il condizionamento mentale. A volte non è solo il desiderio di lucro che fa affermare qualcosa di inesatto, ma anch’io andrò a controllare su qualche cartina.

  4. Non credo che Daniken abbia avuto solo una svista, e che certi autori fantarchelogici cercanon qualsiasi cosa che possa accreditare la loro strambalata teoria, con un pò di cherry picking e di paraocchi ed il gioco è fatto……..un gioco a tratti anche consapevole da parte di certi autori ma va bene lo stesso per loro….e per le vendite di libri e riviste…..

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