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La bufala di Charlie Challenge e il triste caso di James Hydrick

Forse ne avete sentito parlare: si prende un foglio su cui si è scritto “Yes” e “No”, si mettono due matite una sopra l’altra, poi si pone una domanda e uno “spirito” muove la matita superiore per rispondere.

Charlie Challenge spiegata - bufala

È il gioco di “Charlie Challenge“, da alcuni visto come una nuova ouija board e da altri come un terrificante evocatore di demoni da cui fuggire. Ne scrivo su Focus, ma qui vi svelo il trucco e un triste episodio che lo ha anticipato di trent’anni…

Di questa novella bufala (di cui ha scritto anche l’amico Paolo Attivissimo) racconto ampiamente su Focus n. 274 (agosto) le origini, il funzionamento, le reazioni a volte isteriche che ha provocato, le conseguenze sulle persone suggestionabili e gli antenati che questo tentativo casalingo di contattare gli spiriti ha avuto negli ultimi cento anni.

Tra simili precursori, per motivi di spazio, non ho però potuto citare l’episodio che anticipa l’idea di una matita che si muove da sola, vale a dire il caso di James Hydrick. Lo faccio ora.

James Hydrick muove una matita posta in bilico sul bordo di un tavolo.
James Hydrick muove una matita posta in bilico sul bordo di un tavolo.

Nel gennaio del 1981 i media americani dedicarono particolare attenzione a un giovane, James Hydrick, che affermava di possedere straordinarie capacità psicocinetiche. Hydrick raccontava di essere stato per anni nel Tibet, dove un maestro spirituale gli aveva insegnato come espandere i suoi poteri. Tornato negli Stati Uniti, aveva aperto una palestra di arti marziali, a Salt Lake City, dove diceva di potere insegnare ai suoi allievi, oltre al karatè, anche la capacità di spostare oggetti con il pensiero.

Le sue dimostrazioni erano particolarmente sorprendenti, oltre che nuove. Hydrick, per esempio, metteva una matita in equilibrio sul bordo di un tavolo, quindi si concentrava e la matita lentamente ruotava da sola: se qualcuno sospettava che egli soffiasse, lui girava la testa di lato e la matita si muoveva ancora.

Iniziò a comparire in televisione e la sua carriera di straordinario sensitivo sembrava sul punto di decollare se sulla sua strada non fosse capitato James Randi.

Randi fu incaricato da un programma televisivo di sottoporre Hydrick a un test per valutare le sue facoltà psichiche e poté determinare subito che gli oggetti si spostavano perché Hydrick era sì bravissimo… ma a soffiare. Ecco il programma in questione:

https://youtu.be/QlfMsZwr8rc

Hydrick riusciva a emettere forti  sbuffi d’aria senza muovere le labbra e con quelli costringeva la matita, così come le pagine di un elenco telefonico, a ruotare. A volte bastava il movimento delle mani a creare il movimento e, altre ancora, Hydrick non doveva fare proprio nulla perché le correnti d’aria presenti nella stanza erano sufficienti a muovere gli oggetti in precario equilibrio.

Ed è proprio qui la spiegazione del gioco di Charlie: se si mette una matita in equilibrio instabile sull’altra è pressoché impossibile che resti ferma a lungo. Basta un qualunque refolo d’aria per costringerla a muoversi. Provare per credere.

La storia di Hydrick, invece, ha un finale triste. Dopo l’episodio con Randi, Hydrick non riuscì più a tornare in vetta e alla fine si convinse a rivelare la verità. Ebbene sì, i suoi erano solo trucchi, ma nascevano da un doloroso bisogno di rivalsa.

Hydrick aveva vissuto un’infanzia terribile: i genitori lo picchiavano e abusavano di lui, fino ad abbandonarlo per nove anni in un ospedale psichiatrico. Crebbe tra furtarelli e soggiorni in riformatorio, dove nelle lunghe giornate vuote imparò a soffiare senza farsi vedere dagli altri.

Nacque lì il desiderio di vendicarsi nei confronti di un mondo di adulti che lo aveva sempre trattato male: «Volevo dimostrare quanto era stupido il mondo, quant’è idiota l’America» disse. «Davano dello stupido a me… e allora com’è che ci sono cascati tutti? Mi hanno preso a calci per tutta la vita e volevo dimostrare che non ero una nullità».

L’episodio ha altri, toccanti strascichi, che qui sarebbe lungo raccontare ma che troveranno posto nella biografia su Randi a cui sto lavorando. In ogni caso, la vicenda è un ulteriore esempio di come chi imbroglia nel mondo del paranormale e dell’occulto non necessariamente lo faccia solo per denaro o per desiderio di pubblicità.

 


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti. Il suo primo thriller è Il passato è una bestia feroce. Si può seguire Massimo Polidoro anche su FacebookTwitterGoogle+ e attraverso la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive).


3 risposte su “La bufala di Charlie Challenge e il triste caso di James Hydrick”

E’ un site encomiabile questo…. e particolarmente utile per un paese come l’Italia, sede di una delle religioni che vanno per la maggiore ma non per questa meno “superstitions ridden” delle altre. Per favore continuate… non scomparite. So che è faticoso, ma almeno scatenate un dibattito che possa nel lungo termine creare una coscienza di una problematica ritenuta minore che è quella di porsi domande sul presunto mondo “metafisico” (che non si è mai capito cosa veramente fosse)…. rispetto alla consolidata potenza di certe insostenibili superstizioni – nondime no ancor oggi tacitamente… incoscientemente… date per “fatti” ormai indiscutibili (vedasi Padre PIO, Madonne che piangono etc.). Grazie per il vostro lavoro ed impegno.
Domenico Petito

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