Dolore? Sì, grazie! Ecco perché non possiamo farne a meno

Non si parla di masochisti qui, ma di un’esigenza del tutto naturale di ogni essere umano.

insensibilità al dolore - cactus

Potrà non piacere, infatti, ma tutti noi abbiamo bisogno del dolore. Ecco perché…

È un sistema di allarme fondamentale che ci permette di proteggerci: se tocchiamo una pentola calda il dolore ci dice di allontanare immediatamente la mano.

Ci aiuta anche a guarire, se siamo doloranti in seguito a una malattia tenderemo a riposarci finché stiamo meglio.

Esistono però alcune persone nate senza il senso del dolore.

Si tratta di una rara condizione nota come “insensibilità congenita al dolore” (CIP). Il sistema nervoso di queste persone non è in grado di riconoscere le informazioni dolorifiche, probabilmente a causa della mancanza di certe aree del midollo spinale che trasmettono le sensazioni dalla pelle al cervello.

È come se mancasse una stazione di collegamento tra i recettori che percepiscono il dolore e i centri cerebrali che li analizzano.

Si potrebbe pensare che sia una bella cosa, ma così non è. Senza la possibilità di riconoscere le stimolazioni dolorose, infatti, non è possibile evitare di farsi del male (vedi per esempio il caso di Isaac Brown).

Se ci si rompe l’osso di un braccio, si può continuare a usare quel braccio perché non fa male, peggiorando ulteriormente la situazione.

Non è un caso, quindi che le persone con insensibilità congenita al dolore abbiano spesso molte lesioni, lividi, danni alle articolazioni e perfino dita mancanti.

Ecco perché dovremmo essere grati al nostro sistema nervoso per il dolore che ci fa provare!


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Massimo Polidoro

Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Rivelazioni e Il tesoro di Leonardo sono i suoi libri più recenti. Il passato è una bestia feroce è il primo thriller di una nuova serie: il secondo si intitola Non guardare nell’abisso e arriva il 21 giugno 2016. Segui Massimo anche su FacebookTwitter, PeriscopeInstagram, Pinterest, Telegram e la sua newsletter (che dà diritto a omaggi ed esclusive). Per invitarmi a tenere una conferenza scrivete qui.




4 Comments

  1. Salve Massimo,
    ti chiedo qual’è il tuo pensiero riguardo l’utilizzo dalla cosiddetta terapia ipnotica che curerebbe il dolore, utilizzata da alcuni psicoterapeuti: è davvero possibile eliminare il dolore in tal senso? Quali sono i meccanismi neurologici che porterebbero una persona a sentire meno dolore? Se così fosse i medici anestesisti potrebbero chiudere i battenti e rimanere disoccupati.
    Ti posto un articolo pubblicato su lastampa.it del 2013 che parla di una donna padovana operata sotto ipnosi.
    L’articolo è il seguente:
    http://www.lastampa.it/2013/08/21/italia/cronache/ipnosi-invece-dellanestesia-operata-di-tumore-a-padova-iiDXhk9xr51X1MDJVQRKnI/pagina.html
    Grazie

    1. I dati scientifici sull’uso dell’ipnosi durante interventi chirurgici non sono chiari e conclusivi. Ciò che spesso accade, è che il paziente riceve un anestetico locale e poi resta sveglio e l’ipnosi è utilizzata essenzialmente per tranquillizzarlo (ma l’anestesia è opera del farmaco). Meglio non fidarsi dei resoconti giornalistici, in ogni caso; qui si può trovare una trattazione più approfondita degli aspetti scientifici: https://www.sciencebasedmedicine.org/surgery-under-hypnosis/

  2. Buonasera, Massimo
    la seguo da un po’ (credo siamo ormai prossimi all’anno di “frequentazione”) ma credo che questa sia la prima volta che scrivo.

    Intanto, vorrei farle i complimenti per il blog, sempre molto interessante. In secondo luogo, vorrei segnalare una patologia che riguarda sempre il dolore, ma che è ancora più “strana” e, in una certa misura, affascinante di quella da lei descritta: l’asimbolia per il dolore. In questa patologia, il paziente a tutti gli effetti “sente” la stimolazione dolorosa, ma non la percepisce come qualcosa di sgradevole o pericoloso. Per usare il suo esempio: sente che la pentola scotta, ma non associa questo fatto ad un pericolo o ad un danno potenziale. In questo modo, le conseguenze sono le medesime da lei descritte, ma con un meccanismo diverso. La causa di questa patologia è probabilmente da ricercare in una scarsità di connessioni in quello che viene chiamato “sistema mediale”, che è l’insieme delle connessioni che conducono le informazioni dolorose al cosiddetto “sistema limbico”, che è il centro in cui vengono elaborate le nostre emozioni, tra cui, pure, la paura.

    1. Grazie mille, davvero interessante.

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