Brunilde Cassoli intervista Massimo Polidoro

Con la gentilissima e cara Brunilde, parapsicologa e moglie dello scomparso Piero Cassoli, ho sempre intrattenuto una piacevole corrispondenza. Un paio d’anni fa, in occasione dell’ultimo numero dei Quaderni di Parapsicologia di cui avrebbe seguito la redazione, Brunilde mi chiese di concederle un’intervista. La cosa mi fece molto piacere e l’intervista uscì poi sul n. 1 del 2007 dei Quaderni, che per chi non lo sapesse è la rivista del Centro Studi Parapsicologici (CSP) che ha sede a Bologna. Per chi non la leggesse, ripropongo di seguito il nostro scambio, perchè mi permette di chiarire tante idee false e precocette che alcuni ancora nutrono sul CICAP e su di me. Non è naturalmente il caso di Brunilde, che anzi, è una cara amica e sospetto mi abbia fatto quest’intervista per dimostrare ai suoi lettori che gli “scettici” non sono affatto così “cattivi” come li dipingono…

1) Come sei emtrato nel CICAP? Eri giovanissimo e subito sei stato “Qualcuno”

Semplicemente, ero un ragazzino quando ho letto il libro di Angela sulla parapsicologia. Ho scritto a lui e a Randi per chiedere come mai non ci fosse anche in Italia un comitato come lo CSICOP e, con mia sorpresa, mi hanno risposto entrambi. Angela mi ha spiegato che da tempo voleva far nascere un comitato del genere e che mi avrebbe tenuto informato. Così è stato. Alla prima riunione organizzativa, sono stato invitato insieme a tutti quelli che erano abbonati allo Skeptical Inquirer in Italia (una dozzina di persone). Nel frattempo, ero rimasto in contatto via posta (non c’erano ancora le mail) con Randi e quando è venuto in Italia, visto che avevo finito le scuole superiori, Angela mi ha proposto di andare a studiare con Randi negli Stati Uniti, per imparare da lui e poi riportare l’esperienza nel nascente Comitato italiano. Era il sogno della mia vita, non ci ho pensato nemmeno un minuto. E devo ringraziare sempre mia mamma per avere sempre incoraggiato le mie idee e i miei sogni.

2) Hai amato più il “mistero” o la prestidigitazione, all’inizio del tuo lavoro?

Da piccolo ero rimasto impressionato dal film su Houdini con Tony Curtis. Ero davvero un bambino, di 4 o 5 anni, e ricordo che sognavo di diventare come lui. Da lì è nata la passione per i giochi di prestigio, con i libri di Silvan e tutto quello che trovavo sulla magia. Poi, crescendo, ho visto Geller alla tv e la cosa mi ha affascinato moltissimo: volevo sapere tutto di lui e sul paranormale. Investivo tutti i soldi delle mie paghette in libri, che mi facevo arrivare anche dall’estero. Alla fine, pero’, rimanevo deluso: le cose che leggevo non mi sembravano molto convincenti e solo quando ho scoperto il libro di Angela ho iniziato a guardare l’argomento con un atteggiamento più consapevole. Quel libro mi ha davvero aperto gli occhi.

3) Alla curiosità dell’ anomalo, quando é diventato più forte in te il desiderio di scoprire l’inganno?

In realtà la curiosità per l’anomalo ha tutt’ora il sopravvento. A me non interessa scoprire l’inganno tanto per scoprirlo: mi interessa semmai eliminare subito dal banco delle possibilità anche l’ipotesi della frode, per poi potermi concentrare su quello che resta. Se non resta niente, ho imparato qualcosa di più sulla natura umana. Se invece, resta qualcosa che suscita ancora curiosità, tanto meglio.

4) La ricerca del trucco e dei mistificatori all’inizio del tuo lavoro è stata un po’ un gioco tipo “Guardie e Ladri” o subito hai provato il bisogno di criticare e smascherare?

Non mi è mai interessato criticare o smascherare qualcuno. Io non ce l’ho con nessuno: quello che mi interessa è capire se un fenomeno c’è oppure no.
Come dicevo, voglio capire e togliere subito dal gioco chi bara o imbroglia: questo non per giocare a Guardie e ladri, ma appunto perchè se prima non si tolgono queste “interferenze” di mezzo, non si puo’ sperare di avere la possibilità di trovare qualcosa di genuino. Bisogna diradare il fumo, prima di vedere se sotto c’è l’arrosto o se è solo cenere.

5) Ti é rimasto qualche dubbio sulla possibilità che esistano dei fenomeni spontanei anomali?

Certo che mi è rimasto. A differenza di tanti, non ho certezze. Non devo difendere nessuna fede. Sono semplicemente un curioso e ogni volta che mi imbatto in qualcosa di anomalo ne resto affascinato. In genere succede che salta fuori anche una spiegazione naturale per quel fenomeno, ma potrebbe anche capitare, prima o poi, di trovare qualcosa che lascia più spazio all’indagine.

6) La tua posizione dentro al CICAP é parte affermata e rispettata della tua professione. Hai anche una attività professionale indipendente?

Si puo’ dire che sono riuscito a trasformare la mia passione per il mistero nel mio lavoro. Mi occupo di tante cose (insegno in Università, lavoro in TV, tengo conferenze, scrivo per i giornali…) ma la mia attività principale è scrivere libri. Non passa giorno senza che stia lavorando su qualche libro (in media ne pubblico un paio l’anno) e gli argomenti di cui tratto hanno sempre aspetti misteriosi.

7) Ti senti sempre a tuo agio nel discutere e confrontarti con i tuoi colleghi………da Piero Angela in giù?

Certo, perchè non dovrei?
8) La vostra campagna di Igiene Sociale é sempre molto apprezzata da tutti. Noi vecchi parapsicologi l’avevamo cominciata ancora prima di voi, come compito indispensabile. Ma qualche volta non ti viene il sospetto che negare per negare, manchi di quella libertà di pensiero, di quella apertura alla Conoscenza che distingue il vero scienziato?

Sono d’accordo. Chi nega tanto per negare non potrebbe buttare il suo tempo in modo peggiore. Nonostante io mi renda conto che da molti parapsicologi è proprio questo l’atteggiamento che il CICAP sembra avere, posso garantire che non è così. A nessuno interessa passare anni a negare le cose per partito preso (e per fortuna di persone così non ne conosco, se ne esistono). Magari in passato, anche nel CICAP ci sarà stato qualcuno che negava a priori cose che non capiva, ma dopo un po’ si sarà stufato. Se noi siamo ancora qui, dopo vent’anni, vuole dire che la nostra curiosità è sincera. Certo, fa più notizia se noi diciamo che abbiamo scoperto qualche imbroglio, piuttosto che se diciamo che siamo curiosi e che ci piacerebbe trovare qualcosa di autentico prima o poi. Ma posso assicurare che l’atteggiamento di tutti noi è proprio questo: magari nutriamo poche speranze di riuscirci, pero’ non demordiamo.

9) So che oltre alla tua posizione di uomo pubblico e di comunicatore (TV, conferenze, libri ecc.) ti capita anche di “esaminare” un presunto “dichiarante” di fenomeni paranormali. Lo definisci subito un mistificatore, un allucinato, o sospetti anche che potrebbe raccontarti anche qualcosa di vero?

Sherlock Holmes diceva che è sempre un errore farsi delle teorie prima di conoscere i fatti e io, da grande ammiratore del personaggio di Conan Doyle, non posso che attenermi alla regola. Non mi permetto mai di dare giudizi su una persona che non ho ancora visto all’opera: ma dopo che il test è stato fatto e l’esperimento ha dato i suoi risultati, mi sembra più che normale farsi un’opinione. E se devo essere sincero, delle decine di persone che ho avuto modo di conoscere in questo modo, solo un paio erano imbroglioni, quattro o cinque avevano problemi psichiatrici piuttosto seri, mentre tutte le altre erano persone a cui capitava qualcosa di insolito che non si sapevano spiegare. Con gli esperimenti fatti, la spiegazione poi la trovavamo: ma, ahimè, finora non è mai stata una spiegazione di tipo paranormale.

10) A noi del CSP capita spesso che qualcuno si rivolga a noi per cercare e sperare di avere spiegazioini su fenomeni ‘stranì che gli accadono. Spesso sono spaventati, hanno paura, non capiscono cosa gli succede, e non si azzardono a parlarne. In questo caso hai mai pensato che questi individui hanno bisogno di comprensione, di attenzione, di bontà?

È esattamente quello che cerchiamo anche noi di dare a queste persone. Mi piacerebbe se tu o qualcun altro del CSP poteste partecipare a qualcuno di questi incontri: vi rendereste conto della pazienza che mettiamo in questi esperimenti (ci capita spesso di dedicare giornate intere, e del tutto gratuitamente, alle persone che si presentano da noi con qualche affermazione insolita). E anche della grande umanità che c’è da parte di tutti noi, quando ci rendiamo conto di avere a che fare con qualcuno che è, per l’appunto, spaventato o semplicemente cerca qualcuno che lo ascolti.

11) Se la tua vita non fosse già così chiaramente consolidata dal successo, ti piacerebbe cambiare? dimenticare il CICAP, per esempio…..?

Successo? Ti ringrazio, ma di strada ne devo ancora fare tanta. Ho la fortuna di potermi occupare delle cose che più mi piacciono, dunque perchè dovrei cambiare? In passato, mi è stata offerta più volte la possibilità di seguire altre occupazioni (anche affini ai miei interessi) in ambienti “strutturati”: in università anche straniere, per esempio, in redazioni di giornali o anche in grosse organizzazioni americane di divulgazione scientifica. Lo stesso Randi avrebbe voluto che rimanessi in America a lavorare con lui e la stessa offerta me l’ha poi fatta anche lo CSICOP. Ma da un lato, pur avendo vissuto all’estero, non ho mai preso in considerazione l’idea di lasciare l’Italia definitivamente. Dall’altro, per come sono fatto io, preferisco non dover lavorare alle dipendenze di nessuno. E, per mia fortuna, la mia attività di scrittore mi permette di restare indipendente.

12) A tuo figlio preferiresti insegnare la via del Negativismo, o della Libertà di Ricerca e di Pensiero?

C’è davvero bisogno che risponda? Come si può pensare di insegnare una cosa terribile come il “negativismo” a un bambino?

Caro Massimo, le mie domande, come hai capito sono piuttosto tendenziose, e tu -come ti ho detto subito- elimina quelle che vuoi. Vorrei soltanto pregarti di capire una cosa. La mia non è curiosità -diciamo giornalistica- ma è una mia PERSONALE e umana curiosità, anzi, interesse per l’Uomo Massimo Polidoro.

(Pubblicato su: Quaderni di Parapsicologia Vol. XXXVIII – Primavera 2007 – No. 1)

5 risposte

  1. Sono un fan di Massimo Polidoro,ho molti suoi libri e anch’io,come lui,ho amato il libro di Piero Angela sul mondo del paranormale.Vorrei però chiedere a Massimo perchè non ha mai,o almeno che io sappia,dedicato un volume al paranormale religioso,argomento che io trovo affascinante ma al tempo stesso molto inquietante.Ho notato che anche nel libro di Piero Angela non c’è nessuno spazio a quest’argomento,credo volutamente,per non ferire molti lettori,o per non perderne…Io personalmente non sono d’accordo,non deve e non può esistere una gerarchia del paranormale,quindi metto sullo stesso piano il sale di Wanna Marchi e la moltiplicazione dei pani e dei pesci.Detto questo,Polidoro potrebbe replicare dicendo che ci sono altri nel Cicap che si occupano di questo argomento ma io,da fan di Massimo,vorrei leggere qualcosa in merito dalla sua magica penna….
    Grazie

  2. Spe.le CICAP, perchè non si organizza qualche serata anche a Roma e non sempre a Torino, Padova, Milano…..comunque al nord? Noi appassionati CICAP del centro sud così siamo penalizzati.
    Complimenti per il sito e i suoi contenuti.
    Ciao.
    Mauro Leoncini.

  3. Bella intervista e bel dialogo.Massimo Vi conferma quanto già era facile evincere dai suoi interventi sia su questo sito sia sui Mass-Media.Pur essendo un cattolico “talebano”, continuo a pensare che se il CICAP non esistesse, bisognerebbe inventarlo.

  4. Caspita, certo che anche la “csp bologna” ne conta di accademici eh?
    Mi auguro sia sempre più dialogo, integrazione e mutua crescita anzicchè una triste quanto religiosa faida tra comitive di dottori e professori 😉

    Cmq, in un modo o nell’altro, neutrali ricercatori, devoti od oppositori… siamo, siete e sono a contatto con ciò che Einstein stesso definì il principio di tutta la vera arte e tutta la vera scienza (riferendosi al mistero).

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