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Blog Psicologia dell'insolito

Sul “mestiere” di indagatore di misteri

Professione “paranormale”
Come si diventa investigatori di misteri?

A proposito dell’argomento con cui abbiamo iniziato questo blog (Come si diventa investigatori di misteri) tempo fa avevo rilasciato un’intervista al sito jobonline.it.

Ora l’intervista, e lo speciale sull’argomento a cura di Fabrizio Leonardi, è stato messa online e lo potete leggere a questo indirizzo.

Ecco qualche anticipazione:

1)Laureato in psicologia a Padova, con un indirizzo clinico? Se sì come mai l’interesse per l’”insolito” e la psicologia dell’insolito?

Non ho seguito un indirizzo clinico, ma sociale. E se devo essere sincero, non ho mai pensato dopo la laurea di lavorare come psicologo. Avevo deciso prima ancora di iscrivermi all’università che il mio mestiere sarebbe stato quello di studiare e indagare presunti misteri e ritenevo che una laurea in psicologia mi avrebbe potuto fornire la formazione più adeguata. Non a caso, l’unico ordine professionale a cui sono iscritto è quello dei giornalisti e non degli psicologi.

2)Lei si sente un pioniere in questo ramo della psicologia?

No, direi che piuttosto contribuisco a divulgare questi argomenti in Italia, mentre nei paesi anglosassoni l’Anomalistic Psychology è una materia riconosciuta.

3)Quali potenzialità future ha la psicologia dell’insolito?

Potrebbe sicuramente averne, visto che si occupa di argomenti che interessano e incuriosiscono tutti quanti, ma a parte il mio corso non mi sembra ci sia da parte dell’Accademia in genere un interesse a sviluppare in maniera sistematica questi temi. Speriamo che le cose cambino presto.

4) La sua attività la porta spesso a scontrarsi con persone in malafede che approfittano della parola “mistero” per lucrare?

Certo, imbroglioni e truffatori sono all’ordine del giorno. Ma incontro più spesso (anche perché i ciarlatani stanno alla larga) persone che in buona fede ritengono di possedere facoltà paranormali, e poi in genere si scopre che erano in errore o perché non si erano mai sottoposti a nessuna seria verifica, oppure perché illudevano sè stessi.

5) Gli psicologi, specie quelli di orientamento psicoanalitico, vengono accusati di essere privi di metodo scientifico. Lei che metodologia usa, visto che nel suo campo la metodologia è alla base della credibilità degli studi?

Alla base del mio lavoro, come di quello del CICAP, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, di cui sono Segretario nazionale, non ci può essere altro che il Metodo Scientifico. Ipotesi, teorie e interpretazioni vengono solo dopo che empiricamente si sia dimostrata o meno l’esistenza di un fenomeno insolito.

6) Cosa rappresenta per lei il libro “Il sesto senso”?

È un volume con cui ho cercato di raccontare la psicologia dell’insolito al pubblico italiano, raccogliendo tante esperienze insolite che capitano o possono capitare a ciascuno di noi e spiegando che cosa le provoca in realtà e come mai siamo spesso pronti a interpretarle come paranormali o, comunque, ”inspiegabili”.

7) Com’è il suo rapporto professionale con James Randi?

Il migliore che ci possa essere. Ho avuto la fortuna di studiare con lui per due anni negli Stati Uniti – e questo prima ancora di iscrivermi all’Università – e da allora non abbiamo mai smesso di vederci e sentirci: sul piano personale è quasi un secondo padre per me.

8 ) Anche lo psichiatra e psicoanalista C.G. Jung si è interessato molto ai fenomeni paranormali.

Ecco, diciamo che Jung era molto lontano dalla verifica empirica e scientifica che invece cerchiamo di ottenere noi. Per lui, un’interpretazione suggestiva, anche se soggettiva, era sufficiente a ”dimostrare” la realtà di un fenomeno: per noi invece non può bastare.

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