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Rol: film su History Channel

Gustavo A. Rol

Questa sera, su History Channel (ore 21,00), sarà trasmesso il documentario “Rol, un mondo dietro al mondo” di Nicolò Bongiorno. Un ritratto del sedicente sensitivo Gustavo Adolfo Rol, le testimonianze di chi ne è rimasto strabiliato e alcune obiezioni degli scettici (tra cui il sottoscritto).

Per chi volesse approfondire l’argomento Rol segnalo il sito dell’amico Mariano Tomatis.

135 risposte su “Rol: film su History Channel”

Per amore di verità, debbo qui testimoniare che ho parlato con Marcello Bacci, e che, in virtù della sua testimonianza, l’episodio della “pioggia di apporti” a cui Morocutti avrebbe assistito nel corso di una seduta di metafonia non è mai avvenuto.
Bacci mi ha detto di aver fatto visitare il Centro di Ricerca Psichica di Grosseto a Morocutti e di aver acceso la radio (presente solo una terza persona), ma di averla prontamente spenta appena “qualcosa iniziava ad accadere”, motivando ciò col fatto che l’unico intento del Cicap è screditare la fenomenologìa paranormale.
Dunque Pielle ha ricevuto un’informazione sbagliata: informazione che, in effetti, avevo presa per buona un pò troppo alla leggera.
Senza questa falsa e fuorviante notizia, probabilmente il dibattito in questa sede non avrebbe assunto certi toni roventi.
In ogni modo, torno a chiedere a Massimo se c’è stato l’accordo con Franco Rol circa l’ispezione dei reperti roliani.

… A parte Morocutti, chiamavo a suo tempo in causa anche il pressapochismo di Silvano Fuso a proposito di Stevenson, nel suo omettere scientemente la questione dei segni di nascita coincidenti coi segni di morte della personalità espressa dai bimbi.
Egli preferisce, e ben lo comprendo, limitarsi a sostenere che la xenoglossia rilevata da Stevenson altro non è che acquisizione stereotipata di alcuni termini.
Mi viene da chiedermi se sa di ciò di cui parla.
Nel suo libro “Xenoglossy” del ’74, difatti (testo che Fuso avrà letto senz’altro!), Stevenson ha documentato puntualmente la ricerca da lui condotta su di una donna americana di 37 anni che, sotto ipnosi, subiva un cambiamento completo sia della voce che della personalità, assumendo l’identità d’un uomo.
In quelle condizioni, ella parlava fluentemente (altro che alcune parole stereotipate!) lo svedese, una lingua che, nel normale stato di veglia, non parlava né capiva, e con la quale mai era venuta a contatto.
Per più di otto anni Stevenson (che, si concederà, non era un ritardato mentale: cosa che sarebbe stata, se non si fosse accorto che la signora ripeteva alcuni termini a pappagallo!) indagò su questo particolare caso; ed, in questo suo lavoro di ricerca, fu coadiuvato da linguisti, scienziati ed altri esperti vari, che indagarono in maniera meticolosa su ogni possibile spiegazione alternativa.
La frode venne esclusa per tutta una serie di ragioni che Stevenson stesso elenca nel suo studio.
Sia la donna che suo marito, medico, furono esaminati accuratamente.
Entrambi furono sottoposti a un controllo pressante e continuo, e bisgna dire che entrambi i coniugi erano stimati come persone oneste e serie nella comunità in cui vivevano, ed il loro comportamento era considerato esemplare.
Sicuramente possiamo escludere un motivo di interesse personale, perché, al contrario, lo svolgimento dell’indagine, che appunto richiese diversi anni, causò loro parecchi disagi.
Anche la criptomnesia (lingua appresa nei primi anni di vita, dimenticata e di nuovo ricordata) venne esclusa.
Insomma, anni di indagini sul soggetto non riuscirono ad evidenziare la minima possibilità che la donna od i suoi genitori avessero mai imparato lo svedese, o quantomeno fossero stati a contatto con qualcuno che parlasse questa lingua.
Un altro caso rimarchevole su cui Stevenson indagò con lo stesso scrupolo venne riportato nell’edizione del luglio del 1980 del “Journal of the American Society for Psychical Research”.
Era, questo, il caso di una donna indiana di nome Uttar Huddar, che, all’età di 32 anni, assunse spontaneamente ed improvvisamente la personalità d’una casalinga del Bengala Occidentale vissuta all’inizio del XIX secolo.
Questa donna iniziò a parlare in bengalese anziché la sua madrelingua, il marathi.
Questo fatto si verificava di continuo, e ogni volta, per giorni od addirittura settimane, fu necessario chiamare traduttori bengalesi per consentirle di comunicare con la famiglia.
Eccetera eccetera.
Da ultimo, per non scordarsi di Rol, chiederei a Silvano Fuso dove ha acquisito che la prestidigitazione (a suo sorridente e spocchioso dire, in definitiva unica prerogativa di Rol) include anche le diagnosi paranormali (tanto per dirne una); e lo sfiderei, in proposito, a trovarmi un prestigiatore in grado di effettuarne su persone mai viste prima e dalle quali nulla trapeli.
Ma sono certo che anch’egli avrà evidentemente di meglio da fare, che degnarsi di scrivere qui…

Caro Andrea,
mi dispiace che tu la pensi così, ma non sono affatto serissimo: chiunque mi conosca sa che adoro l’umorismo e la comicità. Quello che non sopporto sono gli insulti fatti passare per battute e, dunque, ora sai perché le tue frasi sono state tagliate dai moderatori.

Niente da fare neppure su quest’altro fronte.
Il mio ultimo post è stato comunque utile: ha evidenziato, dalle censure ricevute, che il pur serissimo Massimo è allergico alle battute di spirito; ergo, davvero tutto quanto abbia a che fare con lo spirito gli sta sullo stomaco!
E che aggiungere, circa la “dipartita” di Morocutti?!
Pielle era stato facile profeta, nel prevedere che l’avremmo atteso un pezzo; magari, anche per dirci se Paolo Presi e Daniele Gullà sono deficienti, quando relazionano, a proposito di Bacci, che “dall’esame delle strutture elettroacustiche delle voci esaminate e delle loro accertate anomalie oggi siamo in grado di affermare, con il supporto di evidenze documentali, che tali eventi acustici presentano caratteristiche fonetiche associabili a voci. Tali voci si presentano con evidenti caratteristiche di assoluta originalità, essendo strutturate e caratterizzate da parametri che divergono in modo significativo da quelli tipici applicabili alle voci umane. La presenza di zone formantiche costituite da rafforzamenti localizzati di rumore tali da conferire alla voce una struttura acustica prossima, ma non uguale, a quella umana nonché le anomalìe riscontrate nei luoghi di articolazione ci induce ad affermare l’esistenza di un processo di formazione atipico, la cui matrice ci è tuttora scientificamente ignota, ma oggettivamente operante”; od anche per dirci se i ricercatori brasiliani dell’Istituto di Ricerche BioPsicoFisiche di San Paolo, tra cui l’ingegnere acustico Carlos Luz, sono per caso ubriachi, quando ci informano che “premesso che la gamma della voce maschile va da 100 a 130 Hz e quella femminile da 130 a 210 Hz, abbiamo misurato la gamma delle voci paranormali. E i risultati ottenuti sono stati strabilianti: la frequenza è sempre superiore a 500 Hz, quella di Raudive arriva addirittura a 1428 Hz. Nessuno specialista di acustica e di elettronica è in grado di spiegare questo fenomeno, che distingue le voci paranormali da quelle umane”.
Magari Morocutti avrebbe potuto spiegarci il motivo, per cui questi signori sono (sicuramente, ci mancherebbe altro!) un pò come Charles Richet quando misurava la temperatura ai fantasmi e la rilevava di 4,4 gradi centigradi: dei “candidi” ingannati dai “cattivoni”!

A quest’ora Polidoro sarà tornato … ma niente, oramai non risponde più nemmeno alle provocazioni …
Proverei, allora, a passare sul fronte dell’altro Grande Disperso, Franco Rol; provando, anche in tal caso, a lanciare un paio di provocazioni.
Appena entriamo nel suo sito, difatti, ci troviamo di fronte ad un Gustavo Rol in stile Warhol, che reca in epigrafe il celeberrimo motto “hasta la victoria siempre”.
Mi permetterei di consigliare, allora, al buon Franco, un libro uscito solo l’anno scorso, e che mi ha dilettato (si fa per dire!): “Che Guevara, missionario di violenza”, di Pedro Corzo (Spirali Editore); dopodiché, vorrei che mi spiegasse con che coraggio (o che ragionamento) associa il nome di Gustavo Rol a quello dell’Ernesto (altro che le quisquilie e pinzillacchere sull’Obama abortista!).
E, sempre per rimanere in tema, vorrei anche che mi spiegasse come concilia questa sua evidente propensione per la sinistra politica con l’avere come saldi referenti dottrinari, da un punto di vista “spirituale”, autori come Guénon ed Evola, che “più a destra non si possono” (nel caso dell’italiano, anche su un piano propriamente politico).

Se Massimo Polidoro non risponde, vuol dire che è ancora in Florida, a Fort Lauderdale, presso James Randi. Così annunciava settimane addietro l’home page del suo sito che mi sono sforzato di leggere, “sforzato” tanto è irridente !

Tornando al mio iniziale intervento sulla seconda serata fra Rol e Piero Angela a metà degli anni ’70, pur avendo quest’ultimo usato poi la parola “frode” riferendosi agli esperimenti visti in casa del sensitivo torinese, io per la susseguente nascita del Cicap uso la locuzione “diversa versione”: ossìa che il Cicap nacque su una diversa versione che Piero Angela e Gustavo Rol diedero dei fenomeni svoltisi quella sera a Torino. Va bene così ?
Come ci sono i “diversamente abili” o i “diversamente bianchi” (Rosarno) ci possono anche stare le “diverse versioni” o i “diversamente osservanti” o “concludenti”.
Insomma: il vizio del Cicap è proprio ab origine, c’è poco da fare.

Veramente ci sarebbe anche il “caso Carlos Diaz”; ma è ufologico e poi è talmente clamoroso ed inattaccabile che la stessa parapsicologia ufficiale e di stretta osservanza (non quella “umanistico esistenziale” o “di frontiera” che va ben oltre le mere risultanze strumentali) me lo ha rigettato in faccia, pur avendo io buone possibilità di inserirmici.
Più che il Cicap del “caso Carlos Diaz” dovrebbero occuparsi i parapsicologi in collaborazione con gli ufologi; sul perché essi (quelli del “parapsicologicamente corretto”) rifiutino di occuparsi di casi così eclatanti si potrebbe iniziare a discutere (io una ideina l’avrei…), ma forse non qui.
Non chiedetemi invece nulla su Carlos Diaz e le mie “possibilità”. Silenzio assoluto: non intendo bruciarmi il “gancio”.

Riguardo al precedente post: chi ha interventi pubblici da fare si periti di studiare un minimo d’italiano.
Ma passiamo oltre.
Polidoro rientrerebbe mica “obtorto collo” nella conversazione, se per caso io qui spiattellassi direttamente una sua frode?!
Prima di soddisfare la sua legittima curiosità in tal senso, però, egli non potrebbe non darmi conto del perché, un’Associazione che sostiene di “promuovere la ricerca scientifica e critica sul paranormale”, tace scientemente quanto di scientifico e critico è stato fatto circa una delle realtà paranormali italiane più significative di sempre (con medium vivente), e cioè il “caso entità A” (naturalmente, non è certo l’unica cosa che il CICAP tace scientemente, è ovvio; ma questo fenomeno mi sta particolarmente a cuore, come si sarà capito).
Ahimé, è un cinico mondo in cui non si fa niente per niente, questo, caro il mio Massimo: dunque, tu mostra la tua buona volontà, in quanto Segretario Nazionale, a debitamente “promuovere la ricerca sul paranormale” anche sotto quest’aspetto, ed io, comune mortale, a stretto giro di posta, mi impegno a rivelarti la tua frode: di modo che tu abbia agio di controbattere e spiegarti, il che così infine, beninteso, mi vedrà cooperare alla qualità complessiva del vostro lavoro (sic!).

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