In questi giorni, con l’uscita di Indagine sulla vita eterna, sono stato più volte contattato per parlare delle “esperienze di premorte”. Ne ho parlato, per esempio, in un’intervista sul settimanale Oggi di questa settimana e in un servizio del TG2 che andrà in onda la sera di sabato 19 aprile. Tuttavia, dell’argomento mi sono occupato più volte in passato e tempo fa, per un articolo pubblicato da Focus, ho chiesto a una studiosa italiana di parapsicologia, Brunilde Cassoli (moglie del compianto decano della parapsicologia in Italia, Piero Cassoli, e lei stessa a sua volta mancata pochi giorni fa), e a un celebre neurologo, poi diventato anche presidente del CICAP, Sergio Della Sala, il loro parere. Ecco il risultato:

Sui casi di premorte alcuni scienziati sembrano possibilisti. Esistono elementi per riaprire il dibattito su aldilà, anima e spiriti?

Brunilde Cassoli.

Risponde: Brunilde Cassoli: «In realtà quello delle cosiddette “esperienze di premorte”, fenomeno che si verifica in genere in prossimità di interventi medici, rianimazione o pronto soccorso, è un fenomeno che compete alla medicina. La parapsicologia comunque è indubbiamente coinvolta, visto che questo tipo di esperienze furono e sono tuttora interpretate anche come possibile fenomeno associato alla reincarnazione, alle apparizioni di fantasmi e a tutti quei fenomeni che sembrano dimostrare la possibilità della sopravvivenza oltre la morte. Ciascuno vive il Mistero come sa e come può. Nulla vieta allo scienziato, una volta uscito dal suo laboratorio, girato l’angolo della strada, di entrare in una chiesa».

Sergio Della Sala.

Risponde Sergio Della Sala: «Le sensazioni di premorte, come vedere una luce alla fine di un tunnel o vedere il proprio corpo lontano da sé, non sono rare nelle sale di rianimazione, ma possono essere ricondotte al malfunzionamento temporaneo del cervello umano, spesso per una ridotta disponibilità di ossigeno al cervello. E’ utile ricordare, però, che esperienze simili sono vissute anche da persone la cui vita non è in immediato pericolo, come per esempio piloti in fase di rapida accelerazione, persone affette da psicosi, o consumatori abituali di sostanze psichedeliche, quali la N-dimethyltryptamine (DMT), o di allucinogeni talvolta usati dagli anestesisti, come la ketamina. Inoltre, esperienze simili sono state osservate in seguito a stimolazione dei lobi temporali del cervello durante interventi chirurgici per il trattamento dell’epilessia. Quanto alla possibilità di vedere il proprio corpo da una prospettiva impossibile è qualcosa che può provare chiunque. Basta cercare di ricordare quando l’estate scorsa eravamo su una spiaggia, sdraiati comodamente al sole. Se immaginiamo la scena probabilmente ci vedremo stesi sulla sdraio, ma questa è una memoria visiva impossibile: noi eravamo stesi, non in piedi mentre guardavamo il nostro corpo steso. E’ solo un esempio di come il nostro cervello può creare un ricordo che non esiste. E’ poi stato più volte dimostrato come il fenomeno di vedere il proprio corpo a mezz’aria o sotto il soffitto sia dovuto a un fallimento temporaneo dell’integrazione propriocettiva, tattile e visiva del proprio corpo, dovuto ad un malfunzionamento di una zona del cervello chiamata giunzione temporo-parietale. Questa inconsistente integrazione sensoriale provoca l’esperienza soggettiva di vedere il proprio corpo in una posizione non coincidente con quella reale. Dunque, non c’è alcun dibattito aperto in campo scientifico sul fatto che queste esperienze insolite, ma normali, abbiano qualcosa a che vedere con l’aldilà. Tuttavia, mi rendo conto che credere il contrario sia qualcosa che dà sollievo. E, dunque, non ho dubbi che ci sarà sempre qualcuno che preferirà ignorare le evidenze empiriche e abbraccerà spiegazioni semplicistiche, ma confortanti».

 

Colgo l’occasione per rivolgere un pensiero affettuoso all’amica Brunilde, che ci ha lasciato proprio tre giorni fa. Con lei ho sempre intrattenuto gradevoli rapporti (qui un nostro dialogo di qualche tempo fa) e una piacevole collaborazione iniziata molti anni fa con suo marito Piero, fondatore del bolognese Centro Studi Parapsicologici. Il Centro ha appena pubblicato un numero del suo Notiziario a lei interamente dedicato.

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